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lavoro pubblicato martedì 31 ottobre 2017
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

DICIOTTO SECONDI

di RinoTagliafili. Letto 196 volte. Dallo scaffale Pulp

Diciotto secondi. E' questo il tempo esatto che passa dal benessere alla totale ripugnanza. Dal paradiso all'inferno. Prima la scarica di endorfine, il tiepido torpore che i tuoi muscoli sconquassati si godono dopo gli spasmi. La testa leggera, ubriaca...

Diciotto secondi. E' questo il tempo esatto che passa dal benessere alla totale ripugnanza. Dal paradiso all'inferno. Prima la scarica di endorfine, il tiepido torpore che i tuoi muscoli sconquassati si godono dopo gli spasmi. La testa leggera, ubriaca. Poi una sberla in fronte. Come un sacchetto di ghiaccio che cala come una ghigliottina sulla tua testa. Tutto ritorna vivido e lucido. E con uno spintone allontani quello schifo che ancora è sopra di te. Senti il suo respiro affannato. Il sudore che ti impesta. Il suo odore nauseabondo.

<Levati dalle palle troia schifosa! Che cazzo! Vai ad impestare con il tuo puzzo qualcun altro! Mi fai proprio schifo!>

Lei ti guarda incredula. Come se non fosse colpa sua. Come se non fosse sua la colpa di fare cosi schifo. Cazzo. Come ho fatto a scopare questa qui? E' un cesso schifoso. Ma guardala. Che cazzo ha da guardare?

<Che cazzo ti guardi puttana? Ho detto di spostarti!>

E giù un pestone. Lei si ripara. Intravedo un mezzo sorriso sulle sue labbra. Uno di quei mezzi sorrisetti del cazzo che non si capisce se siano di divertimento, paura o altre stronzate.

Non capisce che non sto scherzando. Non capisce che in questo momento è la cosa che mi fa più vomitare su questo pianeta. Come ho fatto a scoparmela? Come ho potuto? Sono davvero io questo?

Per rispetto verso me stesso le rifilo un manrovescio che le fa scricchiolare il collo.

<Non mi guardare porca troia! Non devi osare guardarmi! Vattene! Vattene cazzo prima che ti ammazzi!>

Lei capisce la gravità della situazione e scatta in piedi tenendosi una guancia. Un rivolo di sangue le scende da un angolo della bocca. Ha gli occhi spalancati, come se si trovasse dentro la gabbia dello zoo con un leone affamato. E non ha tutti i torti a pensarla così, quella stronza. Il rivolo di sangue mi pompa un'ondata di adrenalina come se avessi preso una scossa. Sento la pressione che spinge dentro i miei vasi sanguigni, li porta allo stremo. Un aneurisma di piacere. Come se mi avessero infilato un compressore nel culo e avessero aperto al massimo la valvola. Il cazzo mi torna duro. Periodo refrattario un paio di palle. L'ossitocina mi fa una pompa. La prolattina me la inculo a secco. Io vivo per il plateau. E non mi basta una scopata per raggiungerlo. La scopata è solo un antipasto. L'aperitivo dei diciotto secondi. La mia vita dura diciotto fottuti secondi. Il mio plateau inizia alle undici di sera e finisce alle undici di mattina. Dodici ore per diciotto secondi. Non è male.

Le salto addosso come un animale. Non ha nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo. le sbatto la testa sul pavimento. La tengo stretta per i capelli e la sbatto. Lei urla. Vedo il sangue che impiastriccia il parquet e i suoi capelli. Stringo in mano un piatto di spaghetti al sugo. Sento il suo sangue. Lo vedo. Ho il cazzo che mi sta per esplodere.

<Stai zitta troia! Sei solo una lurida troia svuotapalle! Mi fai schifo! Tu servi solo per una cosa, per farmi sborrare! E allora vedi di farlo che se no ti ammazzo quanto è vero Iddio!>

Lei si divincola e cerca di girarsi ma io la tendo con la testa ben schiacciata al pavimento. Le allargo le gambe e sputo. Raccolgo un po di sangue dai suoi capelli che ormai sono strozzapreti pasticciati e mi lecco la mano. Se non infilo il cazzo da qualche parte mi prende un infarto. Lubrifico quel buco schifoso e sporco con saliva e sangue. Lei piange e urla di lasciarla andare. Devo scoparmela.

Guardo la radiosveglia sul comodino. Le dieci e mezza di mattina.

La fotto come una cagna. Mentre la pompo ho come un allucinazione. Un viaggio extracorporeo che solo un medium può provare. Un medium strafatto di MD. Vedo questa ragazza. Come cazzo si chiama? Antonella? Valentina? Giulia? Non me lo ricordo. Non so nemmeno se me lo abbia detto. Non me ne frega un cazzo. Ricordo solo che è carina in quella discoteca. Mi guarda. Con quei capelli castani lunghi, o forse erano corti e biondi? Ora sono solamente un sanguinoso grumo di fili appiccicosi. Non fa differenza. I suoi occhi azzurri, o verdi, o che cazzo ne somi osservano. Mi invitano ad avvicinarmi. Avanzo. Calmo e paziente. Mi ha scelto e ho tutto lo stramaledetto tempo del mondo. Balliamo. Si struscia e mi guarda. E guarda le sue amiche che si coprono la bocca e la indicano come se fosse un acrobata del circo. Sente la mia erezione. Si struscia con più vigore. Questa troia stasera me la scopo. Penso. Poi il bacio. Poi il viaggio in macchia verso il mio appartamento. I problemi della sua amica Giorgia, o Elisa. Il suo pastore tedesco Jack, o la povera terrier Jenny. Il mio appartamento. Lei che si spoglia. Io che dolcemente la stringo tra le mie braccia.

Poi un esplosione. Un eruzione vulcanica. Inizio a tremare e la afferro forte e spingo. Il mio esorcismo. Il diavolo, o i dodici demoni o novantanove o quel cazzo che è sborrano fuori come un fiume su un precipizio. Ed è così che mi sento. Una gocciolina di acqua in una cascata. Una lacrima spinta dalla forza travolgente del fiume e gravità che si stacca dalla rupe e diventa aria. Un millesimo di secondo. Divento aria. Nirvana. Sento la leggerezza della brina contrapposta alla forza della cascata. Il vapore. La spuma. Dal tutto vengo risucchiato verso il basso. Trascinato verso l'abisso da una forza maggiore. Incalcolabile. E poi ritorno acqua. E mi disperdo con la corrente. Dodici ore per questa miserabile e fantastica caduta.

Ansimo. Riapro gli occhi. Lei è a terra. Immobile. Sulla schiena ha graffi e tumefazioni. La testa zampilla.

Guardo l'orologio e sorrido.

Diciotto secondi.



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