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lavoro pubblicato martedì 31 ottobre 2017
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

BRUTTE COSE

di RinoTagliafili. Letto 315 volte. Dallo scaffale Pulp

Le brutte cose accadano. E tu non puoi farci nulla. Succedono. A loro non frega nulla se tu ti sei comportato bene. Se hai detto le tue preghiere quotidiane. Se hai fatto il bravo cittadino o spacci erba ai ragazzini. A loro, di te, importa come ...

Le brutte cose accadano.

E tu non puoi farci nulla.

Succedono.

A loro non frega nulla se tu ti sei comportato bene. Se hai detto le tue preghiere quotidiane. Se hai fatto il bravo cittadino o spacci erba ai ragazzini.

A loro, di te, importa come ad un branco di puttane interessa fare pompini gratis.

Alle brutte cose non frega nulla di niente. Loro, irremovibili, inesorabili, implacabili, spietate. Accadono.

Per spezzare una lancia a loro favore va detto che succedono a tutti, indistintamente.

Ricchi, poveri, colti, ignoranti, belli, brutti, alti, bassi, cinesi o negri.

Uno puo’ avere tutto nella vita, un buon lavoro, una bella moglie che cucina e scopa, per terra e con te, una bella auto nuova in leasing ed ecco che al figlioletto di sei anni viene il cancro.

Uno puo’ essere un fallito che truffa le casalinghe con titoli svedesi a basso tasso di interesse, e magari si fa anche di crack che ecco che viene investito mentre cerca di cambiare una gomma bucata in autostrada. Succede.

Sempre meglio che succeda ad altri pero’. Certo, perche’ dietro ai pianti, alle condoglianze, alle parole di conforto, si cela sempre quell’amaro sollievo del non essere stato la vittima.

Il tuo vicino non te lo dira’ mai, nemmeno giurandolo sulla madre, ma quando quel ladro ti e’ entrato in casa, picchiandoti e violentando tua moglie per poi darsi alla fuga con le poche cose che possedevi…beh mio caro, lui è stato contento che sia capitato a te. Sicuro che lo e’ stato. E a ben ragione. Ha pensato al suo Rolex e alla sua collezione di monete antiche mentre ordinava una nuova porta blindata. Ha ragionato su come a quella zoccola di sua moglie sarebbe piaciuto essere scopata da uno a cui almeno si drizza il cazzo mentre montava le inferrate alle finestre. Nulla contro di te, sia chiaro. Si tratta del puro e semplice istinto di sopravvivenza. Ora il quartiere sarà un pochino più controllato. E si sa che casi del genere sono isolati e comunque i malviventi cambieranno area. Lui è salvo. A volte pensa alla tua tv di venti pollici più grande della sua che ora sta trasmettendo canali in lingue straniere, o della tua irripetibile vacanza alle Maldive dell’anno scorso mentre a lui toccavano straordinari al lavoro. Su questo non ci puoi fare nulla. E’ inconscio e naturale. Come pure tu quando sei stato felice di scoprire che il tuo migliore amico era in crisi con la ragazza cosi da poterci provare. E’ la vita. La vita delle brutte cose. Implacabili e dannatamente stronze. Si perche’, oltre ad avere la caratteristica di essere imparziali e colpire chiunque, hanno un'altra caratteristica unica. Colpiscono in due momenti ben precisi. Quando tutto va bene o quando tutto va male.

Facci caso.

Hai perso il lavoro? Hai cinque rate di affitto da pagare e non hai il becco di un quattrino? Una bella caduta con annessa rottura della gamba e’ proprio cio’ che le brutte cose hanno in mente.

Viceversa.

Hai appena avuto una promozione al lavoro e finalmente decidi di chiedere la mano alla tua ragazza? Sarebbe un vero peccato che lei scappasse con uno conosciuto in chat.

Se tutto va in merda, stai tranquillo che le brutte cose ti daranno una mano con una bella cagata. Se tutto va a gonfie vele, stai sereno che una bella secca si presentera’ all’orizzonte.

Il trucco e’ andare così così. Benino. Non male. In quella via di mezzo in cui si sopravvive ma “potrebbe andare meglio” (o peggio).

Inconsciamente tutti ne siamo a conoscenza. E infatti alle brutte cose non se la passano poi tanto bene. Ecco perche’ cercano di insinuarsi sottoforma di nuove malattie, nuove conoscenze, nuove auto superveloci. Oltre agli intramontabili disastri aerei o ferroviari, calamità naturali e pazzi fanatici. Se e’ un periodo in cui nel mondo va tutto ok (come se potesse andare bene un mondo che non vede un solo giorno senza guerra dal duemilacinquecento avanti Cristo) un bell’ attacco terroristico, un terremoto, una fuga di gas in una fabbrica di vernici, qualcosa cazzo deve pur succedere. Tempo tranquillo? Sfiga in atto.

Ecco.

Questa e’ piu’ o meno la mia situazione.

Sono seduto su questo cesso da almeno quaranta minuti. Ho le areole rosse dei gomiti sulle cosce che ormai si sono trasformate in un ulcera di primo grado a forza di stare appoggiato.

Conosco il metro e mezzo quadrato dove mi sto rifugiando come se ci fossi nato.

La seconda piastrella sulla destra scheggiata nella parte sinistra. La carta igenica alla mia destra offerta dalla ditta John’n Guss toilet paper di Minneapolis. Il numero per poter parlare con ‘focose studentesse lesbo’. Con una ragazza ‘vogliosa di cazzo’. Con un ‘trans per inculate selvaggie’. Con un tizio che offre ‘divertimento serio, no perditempo’. C’è davvero di tutto e per tutti i gusti. Chissà che genere di divertimento offre il tipo. Forse è un povero segaiolo che tenta di rimnorchiare qualche baldracca, oppure un simpaticone alla ricerca di amici. Quasi quasi me lo segno questo numero. In altro a sinistra e’ incisa grossolanamente una croce che ricorda una svastica. Poco sotto vengo informato che una certa Sophia ingoia. Potrebbe essere interessante, ma senza numero non so che farmene di questa notizia. Sulla sinistra, invece, un adesivo di un qualche party una decina di anni fa. A saperlo prima sarei anche andato. Da come lo pubblicizzano non sembra essere stato nemmeno un brutto party. Magari chi è andato si è davvero divertito. Magari e’ stato annullato per maltempo o magari un paio di ragazzi si sono incontrati, ubriachi e arrapati ed ora sono marito e moglie con una figlioletta di dieci anni.

Come la mia Megan.

Lei li ha fatti la settimana scorsa gli anni. Me ne sono ricordato tre giorni dopo. Quella stronza di sua madre avrebbe potuto almeno mandarmi un messaggio per ricordarmelo. Non che il fatto di avermi beccato a letto con sua sorella la autorizzi a farmi fare la parte del cattivo padre. Non me lo merito. Sono sempre stato bravo con la mia piccolina. Chissà se le è arrivato il mio regalo con le mie scuse del ritardo delle poste. E’ talmente piccola che ci crederebbe. E’ di quella strega di sua madre che non mi fido. Quella vecchia troia. Cosa credeva? Che uno come me sarebbe stato calmo e buono con una di quasi venti anni piu’ grande? Va bene che sono stato incastrato mettendola incinta subito. Va bene che di comune accordo abbiamo deciso di sposarci, più per la bimba che per noi. Però poi non poteva credere che sarei rimasto a leccare quella figa secca quando la sua sorellina me lo ciucciava meglio di un vitellino al capezzolo di mamma mucca. Era finita ancora prima che iniziasse.

Ed ora me ne sto rintanato in questo cesso.

Non posso uscire.

Non posso permettermelo. Fisicamente ed economicamente.

Con tutte le persone che potevo incontrare nel centro commercialee proprio lei? E come se non bastasse conosce pure Mary. Non so chi conosca chi e perché ma al loro saluto una paura fottuta mi ha abbrancato e sono scappato. Una reazione istintiva. Di quelle che hanno gli animali braccati. Quel colpo di coda che il tuo corpo esegue senza nessun ordine centrale. Quella mossa per sfuggire alla morte. Come puo’ essere il distacco della coda di una lucertola o la spruzzata della puzzola. Strategie difensive innate che ti salvano il culo. La mia e’ stata la super vista e la super velocità. Ne ho combinate due insieme. Un nuovo passo evolutivo. E non sono bastate.

Come è potuto succedere? Ho calcolato tutto nei minimi dettagli. Orari, impegni, tempi. Come fa Mary e conoscere Jess? Come fa mia moglie e conoscere mia moglie? Due stati diversi, due infanzie diverse, due persone totalmente diverse. Sconosciute. Eppure eccole là. ‘Ciao tesoro!’. E che cazzo.

Quando ho sposato Jess conoscevo Mary da circa tre anni. Per lavoro sono spesso fuori casa e non mi è sembrato strano avere una relazione extraconiugale. O meglio, due. Perche’ mi sono sposato con Mary dopo quattro mesi che ero convolato a nozze con Jess. Due donne tranquille, rispettose del mio lavoro e dei miei spazi. I piccoli Saul e Brock da una parte. Becky dall’altra. Cinque, tre e quattro anni. Saul e Brock, i miei campioni che vivono con Mary e Becky, la mia principessa, con Jess. Ovviamente ciascuna famiglia è all’oscuro dell’esistenza dell’altra. Ed entrambe non sanno nulla di Megan e della vecchia troia.

Non ho mai pensato ad una famiglia come alla brutta copia dell’altra. Entrambe sono meravigliose e irrinunciabili. Trascorro un week end a casa di ognuna. E’ stata dura tra i vari impegni, compleanni, recite, viaggi, ma ce l’ho sempre fatta. Un Natale per uno. Due telefoni. Tanta concentrazione per non tradire situazioni o vissuti avvenuti con una o con l’altra realtà. Tutto andava a gonfie vele. Non sono mancati i litigi, da una parte e dall’altra. Sempre per colpa del mio lavoro. Sempre troppo tempo lontano da casa, molte volte assente. Ma la mancanza da una parte era la presenza dall’altra. E comunque un lavoro io lo faccio davvero. I soldi servono ad entrambe le famiglie. Due case, due auto, due assicurazioni. Vivo la vita il doppio degli altri. Due Pasque, due giorni del ringraziamento, due anniversari di matrimonio, due suocere. Non dico che sia stato sempre cosi facile. Molte volte ho pensato di mollare tutto e stabilirmi con una famiglia sola, lasciando l’altra. Oppure di andarmene e ricominciare da capo. Ancora. Ma non ce l’ho fatta mai a scegliere. Sono troppo importanti entrambe. Non riesco a pensare alla mia vita senza Mary e i bambini o senza Jess e la piccola Becky. Tutte e due mi danno qualcosa che una famiglia sola non riuscirebbe mai a darmi. Tutte e due mi rendono felice ed orgoglioso. I malestri di Brock, la dolcezza di Saul e l’amore di Becky. Come potrei rinunciare a loro? Il sesso sfrenato con Mary e le cure di Jess. Ognuo di loro mi da qualcosa che mi merito e a cui non posso rinunciare. E invece quelle due sono la fuori a parlare come amiche di infanzia mentre io me ne resto qui ad aspettare qualcosa.

La fine forse.

Ho conosciuto Jess sette anni fa. Lei e’ sempre stata una ragazza semplice, di vecchio stampo. Un po’ ingenua, gran lavoratrice e molto dolce. Con la mia personalità è stato facile conquistarla. Sempre poche domande, tanta fiducia ed un tacido accordo di sottomesso rispetto. Con il suo carattere debole e casalingo mi ha sempre trattato con grande ammirazione per la mia vivacità e faccia tosta. Dopo qualche anno di fidanzamento ci siamo sposati ed abbiamo iniziato a convivere. Da li prima Brock e poi Saul arrivarono a formare la nostra famiglia.

Con Mary il discorso fu diverso.

Lei era una scapestrata dedita all’eroina ed ai rave. La conobbi durante un orgia che un mio amico aveva organizzato durante uno dei suoi party. Era una assatanata. Insaziabile. Completamente diversa rispetto alla pudica fidanzata che avevo a centinaia di chilometri. I nostri incontri si intensificarono e lentamente smise pure di farsi. Le bastavo io mi diceva. Il nostro amore era cosi forte e tuttavia sano che andammo a vivere insieme pochi mesi dopo esserci incontrati. Mary divenne una ragazza a modo. Con un lavoro e la piccola Becky sempre sorridente con lei. Due persone diverse, due facce della stessa moneta, la mia.

Ed ora?

Staranno parlando di me?

Forse ho male interpretato la situazione. Forse quella donna che ha alzato il braccio verso di noi in un cenno di saluto non era nemmeno Mary. Quante possibilità ci sono di incontrare tua moglie in un centro commerciale a mille chilometri da casa? Forse ho avuto davvero un abbaglio.

Ma se davvero fosse stata lei?

Una sorpresa, una coincidenza, un pedinamento.

Mi sento il sudore colare lungo la schiena in lunghe, gelide goccie. Fino al bordo della cintura, lasciando scie di terrore. Ho lo stomaco come se l’intestino mi fosse stato estratto, spalmato di ortiche e ributtato nella pancia alla rinfusa. Le gambe anchilosate nella posa costretta. Sul water. A respirare e osservare le scritte sulla porta chiusa davanbti a me. Ho perso il conto di tutte le pisciate che ho sentito, delle scorregge marce e dello scroscio dei rubinetti.

Non so per quanto tempo staro’ qui.

Il cellulare ha vibrato numerose volte. Non so chi mi ha cercato. Jess? Mary? Mi staranno cercando? Oppure e’ stato tutto frutto della mia paranoia ed ora Mary sara’ in pensiero per me?

Chissà se il tizio che ha scritto il suo numero sul muro qui di fronte a me mi può aiutare. Dovrei proprio chiamarlo. Magari è una specie di Mr. Wolf e riuscirebbe a risolvermi il problema in fretta.

Non ho la forza di aprire la porta ed andare ad affrontare quello che mi aspetta la fuori. Potrebbe essere nulla, o potrebbe essere tutto. La paura mi ha afferrato dalle caviglie e dai fianchi e mi tiene ben saldo sul cesso. Tremo. Non so che altro fare. Penso e ripenso ad un escamotage, una scusa, un modo per farla franca. Ma tutto cio’ a cui riesco a pensare sono le brutte cose che colpiscono. Che il caos e’ solo una cazzata per creduloni. Non esiste. Esistono le brutte cose che si manifestano in momenti ben chiari. Altro che caos.

Un annuncio in filo-diffusione ‘Informiamo la gentile clientela che il centro commerciale chiuderà in dieci minuti. Siete pregati di ultimare gli acquisti e dirigervi verso l’uscita. Grazie’.

Il mio gong.

L’incontro inizia adesso.

Faccio respiri profondi per cercare di calmare il mio cuore. Mi sembra di essere seduto su una sedia elettrica, pronto per l’esecuzione. Anzi, magari lo fossi. Sono convinto che quasi tutti i condannati a morte avrebbero preferito essere fritti sulla sedia che non andare faccia a faccia con due mogli, ignare l’una dell’altra. Che brutta cosa.

Mi alzo.

Mi sento svenire.

Ho la pressione sotto le scarpe.

Per un attimo vedo il gabinetto come se fossi sott’acqua. Rallentato, sfocato. Tutto ondulato e gelatinoso. Riprendo a respirare profondamente come un vissuto maestro di yoga.

Bene.

Non ho pensato ad un cazzo.

Come va va.

Apro la porta, passo una mano sotto il rubinetto accendendo la fotocellula e mi lavo le mani. Non stacco gli occhi dalla mia immagine riflessa. I miei occhi incavati, quasi spenti. La mia bocca storta. Il viso di un uomo che tra pochi secondi conoscerà il suo destino. La paura mi blocca come una serpe e fa piu’ male del suo morso. Mi sciaquo il viso.

E’ ora.

Inspiro.

Il diaframma bloccato all’altezza dei capezzoli e non si decide a scendere. Prarticamente non inspiro nulla. Con le mani umide e la faccia gocciolante apro la porta. Le luci dei negozi e il chiassoso rumoreggiare della folla mi strattonano inglobandomi come uno qualunque. Una persona ordinaria. Una persona con gli stessi problemi delle altre. Con una casa, un’auto, un’assicurazione, un Natale, un anniversario, una famiglia.

Con le proprie brutte cose.



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