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lavoro pubblicato domenica 29 ottobre 2017
ultima lettura sabato 28 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'artista - Il Seme del Male (Capitolo Finale)

di Drakuma. Letto 554 volte. Dallo scaffale Horror

AVVISO: Il contenuto di questo testo, può disturbare le persone più sensibili e facilmente sugestionabili. Per loro si sconglia la lettura, per tutti gli altri, buona visione.......

Le porse la mano, come fosse stato un dono, una salvezza, ma Jenny, sentiva in cuor suo, che se avesse stretto quella mano, avrebbe segnato un tacito accordo, con il diavolo in persona.
"Non ti fidi di me, come biasimarti" disse inginocchiandosi e fissandola con un sorriso beffardo. Poi si voltò verso il corpo freddo di Jeff, che giaceva sul cemento.
"Invece di lui, avevi piena fiducia, vero? Il povero ragazzo, che ha salvato la vita dai cattivi, portando in salvo la bella."
Si fermò un attimo, facendo calare il silenzio, mentre Jenny lo fissava impietrita, poi una risata sguaiata scosse Cruberg, il quale rideva cosi forte, che per un attimo provocò una fitta alle orecchie di Jenny, tappandosele con i palmi delle mani per calmare quel dolore lancinante. Alzò il capo al cielo, ridendo ancora, in preda ad un delirio immotivato. Jenny, non riusciva a capire, mentre lo osservava con aria persa, nel vago tentativo di carpire i suoi pensieri, egli si voltò con gli occhi sgranati verso di lei, fissandola con acuta attenzione.
"Non trovi che sia una favola magnifica, degna dei migliori clichè, ahahahahhahaahah; è dannatamente divertente tutto questo e tu mia cara Jenny, sei davvero la più ingenua delle creature"
Jenny, non riusciva a comprendere le sue parole, era troppo spaventata, e curiosa al contempo, ansiosa di capire, ed ancor più tesa per ciò che sarebbe potuto accadere. Un groviglio di emozioni che la tenevano legata a quel pavimento freddo, in balia di quegli eventi, padroni nuovamente, del suo corpo.
"Voglio farti un dono, qualcosa di speciale." disse Cruberg con aria soddisfatta, sicuro che avrebbe suscitato la reazione che si era immaginato nella sua mente.
"Voglio dirti la verità, sul tuo caro Jeff e su di me, il tuò più grande fan, colui che ha spinto le marionette, in questo teatrino cosi squinternato, cosi divertente che, a stento ricordo l'ultima volta che ho riso cosi di gusto."
"Non guardarmi con quell'aria spaesata, posso comprendere perfettamente che le mie parole stanno generando in te solo confusione, ma non ti preoccupare, come ogni storia ben raccontata, dobbiamo partire dal principio."
"C'era una volta, una ragazza ricca di ambizione che desiderava in maniera spasmodica il potere della fama, l'immortalità dei libri di storia, l'ascesa al piano divino e per fare questo avrebbe fatto qualunque cosa. Purtroppo la nostra piccola principessa, non aveva i mezzi necessari per trovare l'uomo che le avrebbe permesso di esaudire tale desiderio, quindi chiese aiuto ad un ragazzo, il nostro bel principe, che sfortunatamente, nel cercare di aiutarla, l'ha data in pasto ad un branco di leoni affamati. Eppure, prima che la storia si trasformasse in un dramma, il nostro aitante cavaliere, salvò la dolce pulzella e vissero felici e contenti. Ah, no! Manca la parte più importante della storia."
"Il nostro cavaliere, era stato contattato dal sottoscritto, con il quale aveva avuto diversi "affari" in passato. Mi raccontò di questa ragazza che conobbe ai tempi dell'università. Mi parlo del tuo carisma, della tua bellezza, ma sopratutto della tua smisurata ambizione. Sapevo che mi stavi cercando, quindi ordinai al tuo amichetto, di mandare sul tuo pc, un messaggio che contenesse informazioni su di me, cosi tu saresti giunta da lui e io avrei potuto appurare la verità sulle sue parole. Dopo di che abbiamo atteso, il susseguirsi degli eventi e da bravo attore che era, ha salvato la tua vita, uccidendo una cinquantina di persone, solo per avere la tua eterna riconoscenza ed essere solo sua."
Si avvicinò al corpo del ragazzo e tirandogli i capelli, mostro il suo volto, con un vistoso buco sulla fronte e lo sguardo fisso nel vuoto, privo di vita.
"Ah, è vero, mi sono dimenticato, che la medicina che ti stava facendo passare per antidoto, era invece una particolare droga, che riduceva le facoltà mentali di chi l'assumeva, rendedola facilmente manipolabile, offerta ovviamente dal sottoscritto, cosi saresti diventata un perfetto giocattolo che avrebbe dato sfogo alle sue più profonde perversioni. Non credi che questo ragazzo, era davvero un monelaccio?"
Con la mano, iniziò a muovere i lineamenti del viso, per tirar fuori smorfie simili a sorrisi. Lo manovrava come fosse stato un giocattolo nel mani di un bimbo e lo fissava con una tale euforia, da sembrarlo davvero.
"Smettila!" disse Jenny in lacrime, impotente davanti alle profane azioni di Cruberg.
"Non mi dire, ti dispiace cosi tanto per il tuo amichetto? Nonostante, ti abbia solo utilizzata? Nonostante, per lui eri solo un gioco, uno strumento da poter utilizzare? Sto solo facendo ciò che lui voleva farti, io gli ho solo fornito gli strumenti necessari, per realizzare questi suoi profondi desideri e lui, da bravo cagnolino ammaestrato, ha ubbidito fino in fondo, anche se, come ogni bestia viziata ha provato a mordere la mano del suo padrone."
Lo sguardo gioioso e la bocca spalancata per la felicità, si mutarono ben presto in disprezzo, schiantando la testa sul cemento, spinta dalla mano che la sorreggeva.
"Cattivo, cane, cattivo." Frammenti di pietruzze e cemento si conficcarono nella pelle, lacerandola. Cruberg, continuò a percuotere la testa ancora e ancora, trasformando l'aspetto del giovine in un ammasso di carne lacera e livida.
"Basta! Basta! Ti prego smettila." urlò con decisione Jenny, ranicchiandosi in posizione fetale, coprendo con tutta la forza che aveva le orecchie per non sentire quel rumore di ossa, che lentamente si stavano frantumando.
"Mia cara, mi stai deludendo, pensavo che dopo tutto quello che era successo, la tua mente fosse già sprofondata nel dirupo, ma a quanto pare mi sbagliavo, forse dovrò usare un altro metodo con te."
"Perchè? Perchè hai fatto tutto questo..."
Alzandosi in piedi e guardando il soffitto, verso il cielo che si intravvedeva dalle finestre frantumante disse:
"Che domanda sciocca, mia cara, ho passato metà della mia vita, per l'arte, vivendo per essa, respirando l'odore delle tempere e delle matite, inebriandomi della sua stessa esistenza, in un legame indissolubile, profondo, cosi tanto, che non aveva più nulla da offrire. Sono stato io ricercare in essa qualcosa di più, la sua vera natura e in tutto questo tempo, ho trasformato il mondo, nella mia arte, donandole nuova forma, nuova essenza; Tu sei stata la mia penultima creazione, prima plasmavo la carta, poi la tela, poi grazie al mio vecchio maestro, la carne, ed infine la vita stessa. Tu, il cagnolino,la setta dell'occhio, la polizia, perfino questa città sono i miei strumenti, per portare la mia arte ad un livello superiore, che trascenda l'umanità stessa e la elevi a Divinità."
Si avvicinò nuovamente al suo corpo tremante, porgendo nuovamente la mano insaguinata e sporca di cervella.
"Jenny, sono qui per offrirti l'immortalità, gli avvenimenti accaduti sono stati una prova per testare la tua determinazione e la tua volontà, ed ora sei qui, difronte all'uomo più ricercato e temuto degli ultimi tempi, colui che tu disperatamente ricercavi, ad offrirti molto più della semplice fama, ed avrai tutto questo, solo accettando il mio aiuto. Prendi la mia mano e compi finalmente il tuo destino."
Era vero. Non poteva più negare la realtà e quella verità cosi crudele che si poneva davanti ai suoi occhi ricolmi di lacrime, che si seccarono attorno al suo volto.
Aveva desiderato quel momento, cosi tanto che era diventato reale. Una realtà cosi terribile che difficilmente poteva essere accettata da chiunque.
Lentamente avvicinò la sua mano verso quella di Cruberg, ma arrivata a metà strada fisso quegli occhi pieni di desiderio, che attendevano solo quel momento e disse: "Cosa intendevi, quando hai detto che vuoi diventare il Dio di questo mondo? A cosa ti servo io, veramente?".
Quelle parole, che ruppero quel momento, immobilizzarono per qualche attimo Cruberg, che cambiò subito espressione, diventando cupa e a tratti malinconica.
Fece due passi indietro, accovacciandosi sul pavimento, proprio difronte a Jenny, incrociò la gambe e tenendo lo sguardo verso il pavimento li chiese: "Dimmi, cos'è per te l'arte?".
Totalmente, presa alla sprovvista da una tale domanda, Jenny cercò rapidamente una risposta giusta, che non avrebbe scatenato le sue ire: "è la rappresentazione dell'anima umana".
"Esatto, essa rappresenta ciò che l'uomo ha dentro di se, attraverso la tecnica e i suoi vari strumenti, egli ha il potere di imprimere in questo mondo, ciò che è racchiuso dentro di se, eppure non si limita solo a questo. Ci sono stati grandi uomini, che tramite le loro opere, hanno cambiato il corso della storia, modificando i pensieri dell'umanita e aprendo nuovi orizzonti.
Ho speso la mia intera esistenza, non solo nel scoprire i modi e le tecniche più raffinate, per dare vita a quell'universo che si celava in me, ma anche nel tentativo di comprenderlo e per fare ciò, ho tentato innumerevoli volte di essere compreso, da qualcuno di cosi intelligente da saper apprezzare davvero la mia arte. Il mio precedente maestro, il Signor Degard, era riuscito a farmi comprendere la bellezza intrinseca della mia arte, elevandola ad un altro livello di percezione, eppure alla fine come tutti gli altri, ha preferito rimanere nella sua mediocrità."
Tentennando per qualche istante, Cruberg diede il tempo a Jenny, di ricordarsi del Signor Degard, una delle prime vittime e assassini noti, fra le opere dell'artista.
"Cosi, negli ultimi momenti passati assieme, decisi di mostrarli un degno tributo, verso ciò che aveva fatto per me e lo trasformai nella mia più grande opera, da li compresi tutto. La mia arte non era fattà per essere compresa da una mente mediocre, semplicemente perchè esse solo legate dalle catene della realtà.
I costumi di questa società, hanno inibito ciò che davvero si anela dentro i nostri corpi, una bestia affamata di emozioni, cosi antiche e primordiali, che sono perfino difficili da accettare e ancor più da capire. Molti uomini che ho incontrato, aveva la capacità di ascoltare questo loro "lato", ma nessuno di essi è mai stato capace di spezzare quel legame, che li congiungeva a questo mondo, cosi gli ho trasformati tutti quanti in opere per generare un monito per tutti coloro che avessero visto le mie opere."
Cruberg, alzò il capo di scatto e a gattoni, si avvicinò rapidamente al volto di Jenny, che rimase paralizzata dal terrore.
"Eppure, ogni mio intento è stato travisato, le azioni dell'umanità hanno solo testimoniato che il mio pensiero è giusto, come per esempio quella setta della quale sei stata partecipe, un gruppo di personaggi potenti, che per liberarsi dalla loro noia, hanno venerato una falsa divinità per appagare il loro istinto, ma tu Jenny...".
Con la bava alla bocca e un sorriso deforme, iniziò a ridere, con un ghigno che faceva rabbrividire.
"Tu sei diversa, tu hai rinnegato tutto solo per raggiungermi, perchè hai ascoltato il tuo vero io, la tua vera essenza, tu volevi ascoltare le mie parole e comprendere il mio messaggio, perchè sei l'unica ad aver capito, ed è per questo che sarai portatrice del mio messaggio divino, tu sarai colei che spezzera le catene di questa prigione, che ci ha rinchiuso nella falsità e nella menzogna. Tu sarai colei che ci renderà liberi".
Elevandosi con le mani e il volto verso il soffitto, Cruberg aveva mostrato il suo delirante scopo a Jenny, che stranamente rimase calma.
"Allora dimmi, mia dolce principessa, che cosa ne dici?"
"Dico che sei un pazzo completo, hai ucciso delle persone solo per questo? Perchè volevi essere compreso? Tu sei semplicemente malato, non hai nulla di speciale".
Cruberg, fermò immediatamente Jenny, facendo oscillare l'indice davanti al suo volto e disse: "Oh, mia cara, anche tu allora sei fatta della mia stessa sostanza, dato che hai sacrificato il tuo stesso corpo e le persone vicino a te, solo per raggiungere il tuo scopo, noi due siamo uguali, ma non lo vuoi comprendere, sei ancora legata a questo mondo, ma stai tranquilla, presto tutto ti sarà più chiaro e conoscerai anche tu la verità".
Agguantò con forza il collo di Jenny, tentando di bloccarla, impresa che si rivelò presto semplice, data la mancanza di forze nel suo corpo, che cedette facilmente. Pressò un panno sulla sua bocca, stordendola e facendola cadere in un sonno profondo.
Riprese i sensi successivamente, quando una folata di vento gelido si scontro sul suo viso, visibilmente scossa, si rese subito conto che era notte fonda, le stelle illuminavano il cielo e quelle artificiali, i vicoli delle strade, ricolme dal suono di quel secondo mondo, che si risvegliava al calare del sole.
Nel tentativo di alzarsi, notò di essere legata ad una sedia, con le mani legate dietro lo schienale e i piedi legati alle sue gambe. Immobile e inerme ancora una volta, su un piano di cemento a chissa quanti piani di altezza. Poco più avanti c'era Cruberg.
In piedi sul cornicione, fissando l'orizzonte in lontananza, ricoperto dal suo impermiabile che copriva completamente il suo corpo, lasciando alla vista solo il fiato che si condensava nell'aria.
Si voltò e notando che la ragazza si era destata, scese dal cornicione e disse: "Ma bene, benvenuta nel palcoscenico della mia ultima e più grande opera".
Jenny, senza dubitare per un attimo, comprese che le sue intenzioni erano di trasformarla in un ennesimo mostro artificiale, cosi cerco di pensare rapidamente, cercando nella sua mente un modo per poter sciogliere i nodi e poter scappare.
I nodi erano stretti saldamente ai suoi polsi, al contrario della sedia di legno, che con un giusto urto si sarebbe frantumata sotto il peso del suo corpo, ma non avrebbe potuto farlo, mentre Cruberg era presente, doveva guadangare tempo.
Egli si avvicino, con passo fiero verso Jenny e disse: "Mia cara, adesso vedrai qualcosa di veramente unico, tutto ciò che ho fatto prima era solo un piccolo passo, per giungere a questo punto", spalancò le braccia verso il cielo e gridò, incurante dal rumore assordante che proveniva dalla base del palazzo: "Il mondo intero rinoscerà il mio genio e sarò ricordato per sempre, diventerò un segno indelebile nel cuore dell'umanità, più di un dio, più della verità stessa."
Jenny, cercò di assecondare quel monologo delirante e disse: "Il tuo genio è stato già riconosciuto da tanti, basta navigare nell'antro più scuro della rete, per vedere come le tue opere abbiano toccato l'animo di centinaia di persone e altrettante, hanno provato ad imitarti senza riuscire nella tua impresa. Io stessa, sono giunta da te, per poter immortalare le tue parole sulla carta e farle conoscere al mondo intero, ma in questo stato non posso adempiere al mio destino, quindi permettimi di scrivere un articolo che elevi la tua figura, da semplice assassino a vero espositore di un arte incompresa."
Mentre, lo adulava con quelle parole colme di encomiato, i polsi lentamente iniziarono ad allentare la corda, nella speranza che avrebbe ceduto.
Cruberg, la fisso con il suo viso ad un palmo di mano da quello di Jenny, i suoi occhi scuri e vitrei la scrutarono con insistenza, nel tentativo, forse di carpire cosa si celasse dietro quell'elogio. Poi con una piroetta si allontanò nuovamente e disse: "Peccato, avrei voluto farti conoscere molto più, di ciò che abbiamo discusso, ma a quanto pare il tempo è giunto e gli attori sono chiamati, per porre fine a questo nostro dramma."
Raccolse, dal ciglio del cornicione una tanica, che portò sulla sua testa e svitando il tappo sulla sua sommita, verso sul suo corpo un liquido simile ad acqua, che lo ricopri completamente. Una folata di vento, trasportò nelle narici di Jenny, l'odore pungente che proveniva da esso, benzina. Si era ricoperto di benzina, poi con un piede, sali sul cornicione, si voltò verso di Jenny e disse: "Ho lasciato attorno al tuo collo una chiave e nelle tue tasce un indirizzo, li troverai una cassetta, che contiene ciò che stai cercando, va ora e spargi i semi del mio verbo in questo terreno che è il mondo".
Uscì dalla tasca un accendino, lo scoperchiò, ruotò la pietra focaia e dalla microscopica scintilla, una ondata di fiamme divamparono su tutto il suo corpo, trasformandolo in pochi istanti in una torcia umana. Cruberg, continuando a mantenere lo sguardo con Jenny, si lasciò cadere di spalle, trasformandosi in una cometa che si schianto pochi secondi dopo, sul tettuccio di un auto parcheggiata sul marciapiede, scatenando urla di donne terrorizzate, assieme alla sirena dell'auto, che continuò a suonare per diversi minuti, prima che la batteria dell'auto non si scaricò del tutto.
L'azione durò pochi istanti, che continuarono a ripetersi davanti agli occhi di Jenny, rimasta paralizzata da ciò che era successo, il rumore della sirena della polizia, la destò dal quell'incubo dove nuovamente era caduta. Sbilanciandosi e facendo peso sulla gamba più fragile della sedia, riusci a spezzarla, cadendo come un sacco di patate sull'asfalto freddo e umido. In pochi minuti, riusci a liberarsi dalle corde che aveva precedentemente allentato e fuggì, il più velocemente possibile, giù dalle scale di sicurezza. Una volta affacciatasi sulla strada principale, si nascose fra la folla e il caos, che quella fiamma aveva scatenato, senza destare nessuno sospetto. Nell'aria, si percepiva un forte odore di carne bruciata.
Tornò nel suo appartamento, la prima sensazione che avvertì fù di estranietà, era passato cosi tanto tempo, tale da non sentire più quel luogo suo, come se non gli appartenesse più, come se tutta la sua vita precedente, non fosse stata più sua, spaesata, si buttò sulla poltrona nel salotto.
Jeff era morto, Cruberg, il famoso "Artista" era morto sotto i suoi occhi, era scappata dalla scena del suicidio e tutto sembrava essere finito. Sembrava che si fosse svegliata da un lungo e terribile incubo, dalla conclusione forse banale o troppo veloce da poter essere accettata dalla sua mente, ormai in bilico fra la realtà e una follia che aveva già iniziato a prendere piede.
Non era rimasto nulla del suo vecchio sogno, ne sembrava più interessata a pensarci, l'unica cosa che desiderava in quel momento era riuscire a chiudere gli occhi senza vedere davanti ai suoi occhi, tutti gli orrori della quale era stata partecipe. Nonostante i numerosi sforzi e qualche pasticca, per conciliare il sonno, non riuscì a chiudere occhio, immersa in una oscurità, che la inondava sia fuori, nella sua stanza, che dentro di lei. I ricordi, come un giradischi rotto, continuavano a soffermarsi sulle parole di Cruberg, che stavano rosicchiando come un ratto, la mente di Jenny, cercando di trovare una fessura per poter farci nido. Girando e rivoltandosi, si rese conto che aveva attorno al collo, una chiave. Una piccola chiave. Istintivamente, mise una mano nella tasca destra, dove trovò un biglietto tropicciato, con su un indirizzo.
Fù in quel momento, che ricordò le ultime parole di Cruberg, in quell'indirizzo avrebbe trovato il suo testamento, le sue ultime volontà, che aveva lasciato a lei, in un perverso gioco di potere, che non era ancora riuscita a comprendere. La prima reazione, fù quella di buttare sia il foglio e la chiave, nel cestino della spazzatura, ma decise di non farlo. In cuor suo, sentiva che quella storia non era ancora finita, anzi, sarebbe stato meglio dire che non voleva che finisse cosi facilmente, cosi si mise davanti al suo piccolo computer, cercando indicazioni sull'indirizzo che gli era stato fornito. Senza particolari difficoltà, scopri che l'indirizzo faceva riferimento ad una stazione, dove al suo interno, i clienti avevano la possibilità di poter usare delle cassette di sicurezza.
L'indomani, raggiunse la stazione, giornali e telegionarli, erano tappezzati dagli avvenimenti della sera prima, "L'uomo torcia" lo chiamarono, stranamente i giornalisti avevano sempre questa particolare attitudine a dare strani nomignoli ad avvenimenti, cosi surreali e sopratutto brutali. Nessuno riusciva a dare una spiegazione sul perchè fosse stato compiuto quel gesto e nemmeno su chi fosse la persona, che dandosi fuoco, aveva sconvolto nuovamente la pace di quella città. Jenny, sapeva. Eppure nella sua mente, l'unico interesse era rivolto a ciò che avrebbe trovato nella cassetta, B-49.
Raggiunto lo sportello, infilò la chiave nella serratura, aprì lo sportello e trovò uno spesso fascicolo, alto diversi centimentri e sopra di esso un diario. Nascose il tutto dentro la sua grande borsa da giorno, che si era portata per l'occasione e tornò immediatamente al suo appartamento.
Posò l'enorme fasciocolo sulla scrivania e aprendolo, entrò ancora più in profondita, in quel mondo che in passato non gli apparteneva o che ingenuamente pensava non gli appartenesse. In esso erano contenuti tutti gli scarabocchi e i disegni di Cruberg, immagini grottesce e inquietanti, violente, malsane, una galleria di orrori che rispecchiavano perfettamente, ciò che era.
Assieme ad esse, numerose note, dove scriveva idee future, che avrebbe usato per nuove opere, scorrendo quelle numerose pagine, trovò anche tante foto, che risultavano a dir poco spaventose. Corpi seviziati dalla sua immana crudelta e trasformati in "opere d'arte" come avrebbe detto lui stesso. In ogni immagine, che sfogliava, sentiva dentro di se la crudeltà profonda che si celava dentro quello, che non si poteva definire uomo, eppure riusciva a percepire il desiderio di comprensione, nell'enfatizzare quella brutalità per mostrare tramite l'immagine, un significato profondo, che trascendeva la comprensione.
In alcune di essere, oltre alla foto, vi era una scheda che descriveva il soggetto, come se in futuro avesse voluto far conoscere il significato di tali mostruosità. Ad esempio, vi era una donna, in dolce attesa, che muorì durante il parto, non riuscendo a dare alla luce la sua creatura. Il corpo venne sezionato, dall'addome in giù, ed all'interno, venne inserita una boccia, contenente il feto immerso formaldeide. La testa venne decapitata e al suo posto, venne inserito un grosso orologio analogico, le mani erano poggiate una sul viso e l'altra sul vetro del boccione. Secondo la descrizione, doveva rappresentare il desiderio malsano e insensato, di alcune donne, nel diventare madri, una volta che il loro orologio biologico, stava o si era fermato. Mentre molte altre, preferivano congelare il tempo, uccidendo la vita dentro di loro, per mantenere una vita apparentemente normale. Ogni scheda, mostrava, paradossi umani, portando alla luce una follia, che spesso l'umanità ignorava.
Successivamente, iniziò la lettura del diario, li vi erano contenuti tutti i dettagli dei macabri massacri, eseguiti con il suo vecchio maestro, il signor Degard, le pagine continuavano, citando autorevoli fonti filosofiche e scientifiche, ma anche artisti e pensatori New Age. Ogni pagina, scrutava un pensiero che si collegava a tutte quelle ideologie, la natura umana. La sua intenzione era quella di tramutare le persone, in messaggi, che rappresentassero la natura umana, che trascendeva il bene e male, superando il concetto stesso di morale e andando oltre i confini permessi dalla mente. Nelle ultime pagine, trovò descrizioni che riguardavano una giovane ragazza ambiziosa, senza lasciare alcun dubbio sul fatto che si riferissero a lei, iniziò a leggerle con profonda attenzione. Il tempo iniziò a scorre lentamente, ogni foglio che sfogliava, sentiva che qualcosa stava penetrando dentro la sua anima, piantando i semi malvagi, di un pensierò che avrebbe messo ben presto radici cosi profonde, da infettare ogni persona, a lei vicina.
I giorni passaro, ed assieme ad essi, gli avvenimenti che si susseguirono. Una lettera scritta da Cruberg, mesi prima, fù inviata alla polizia, al suo interno era contenuta l'identità sull'uomo che aveva compiuto il gesto estremo, dandosi fuoco e buttandosi da un palazzo di 20 piani. Il famoso "Artista" con tanto di prove annesse, per dimostrare che ciò che quella lettera diceva, fosse la verità. Successivamente, la polizia iniziò le indagini, riuscendo a trovare anche Jenny, che ormai era diventata schiava, di quel diario. Scoppiò una battaglia legale e dopo diverso tempo, Jenny, riuscì ad avere un accordo con la procura, ottenendo il diritto di poter usufruire del materiale in suo possesso ed usarlo per scriverci un libro. In cambio, lo Stato ottene la collocazione dei corpi delle vittime, scomparse nei mesi precedenti.
Due anni dopo, Jenny pubblico il suo libro, un trattato che mischiava la cronaca degli anni passati, con messaggi dal contenuto filosofico e teologico. Ben presto il libro, ebbe un successo inimmaginabile, riuscendo ad ottenere in pochissimo tempo, il titolo di libro più acquistato e letto del secolo. La polemica e le diatribe che si scatenarono attorno a quel testo, diventarono sempre più numerose e ancora più numerosi, furono i fan che, trasformarono ben presto il contenuto di quel testo in una nuova bibbia.
Senza rendersene conto, Jenny aveva realizzato la profezia di Cruberg, trasformando le sue parole, in una nuova voce, che aveva dato le chiavi per aprire le gabbie che imprigionavano la vera natura dell'uomo: la follia.

Postfazione
Ebbene, dopo all'incirca 2 anni, ho finalmente portato alla conclusione quest'opera travagliata.
Era nata come una piccola storia, che non sarebbe dovuta durare più di una decina di pagine, ed alla fine ha raggiunto un risultato abbastanza soddisfacente.
Inoltre, dato il contenuto estremo e molto violento, ho sempre avuto molti dubbi e ritrosie, nel pubblicarlo, non aspettandomi minimamente, un cosi ampio numero di lettori.
Vorrei ringraziare davvero tutti coloro, che hanno letto quest'opera fino alla fine, avendo anche la pazienza di aver aspettato cosi a lungo di leggerla. Sperando che vi sia piaciuto, rinnovo il mio ringraziamento verso tutti voi e ci vediamo con altri scritti, che pubblicherò prossimamente.


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