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lavoro pubblicato giovedì 26 ottobre 2017
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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Le avventure dei Racconti (parte 6)

di Juls1794. Letto 271 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sentiva la faccia fastidiosamente bagnata. Sotto di lei, qualcosa di solido. Non si era resa conto che il suo materasso fosse così scomodo. E dove diavolo era finito il cuscino? Ma poi, perché faceva così freddo? Ricordava chiarame.......

Sentiva la faccia fastidiosamente bagnata. Sotto di lei, qualcosa di solido. Non si era resa conto che il suo materasso fosse così scomodo. E dove diavolo era finito il cuscino? Ma poi, perché faceva così freddo? Ricordava chiaramente il caldo opprimente che la attanagliava, quando aveva raccontato a Delia, di quello strano uomo... Com'è che si chiamava? Ah, si...
< MARPENZA! > Urlò, aprendo gli occhi, Emma.
La consapevolezza si fece breccia nei suoi pensieri confusi: Delia, Leo, la sfera, la mappa, Tiria, il buco nero.
Leo si ergeva proprio sopra di lei, lo sguardo giocoso: < Napoleone, sei vivo! > esclamò, abbracciando la fonte del suo risveglio. < Anche io sono felice che lei sia sveglia, padrona >
Emma si immobilizzò, le braccia ancora intorno al corpo del cane. Sbatté due volte le palpebre, poi scoppiò a ridere. Doveva aver preso davvero una brutta botta per sentir parlare il cane! Si mise a sedere, scostando gentilmente Leo, che nel frattempo si era messo seduto. Si guardò intorno: sotto di lei c'era un grazioso pratino all'inglese, poi, poco lontano, scorse colei che stava cercando: < DELIA! > gridò, alzandosi e correndo dalla cugina, seguita come un'ombra da Leo.
La ragazza giaceva supina a terra, la testa leggermente girata da un lato, l'espressione sognante. Emma la scosse leggermente, poi, preoccupata che non si svegliasse cominciò a scuoterla con più veemenza, fino a sollevarle la schiena. < Ehi... > sussurrò allora, confusa < Emma... ma... CHE CAVOLO! >scoppiò, dato che il movimento non accennava a fermarsi.
Emma, allora, fermandosi ma senza lasciare la presa, tirò un sospiro di sollievo e abbracciò la cugina < so che odi gli abbracci, ma per sta volta fai un'eccezione > sussurrò, gli occhi lucidi. Delia ricambiò paziente l'abbraccio. Rimasero così per qualche attimo, poi si sciolsero. Entrambe si ricomposero, asciugandosi gli occhi e scrollandosi di dosso terra e quant'altro.
Poi Delia parlò: < Allora... dove siamo? >
< Mentre la padrona e l'amica della padrona riposavano, ho fatto un sopralluogo. Ho recuperato la pallina >
Le due ragazze si guardarono, poi, incredule, guardarono Leo, seduto, che le scrutava in attesa di una qualche risposta.
< ma che diavolo...?! > Era stata Delia a parlare. Ma Emma aveva pensato esattamente la stessa cosa.
Poi Emma si avvicinò di più a Delia, senza staccare gli occhi da Leo < l'hai sentito anche tu? > chiese in un flebile sussurro. Accanto a lei, Delia, lo sguardo diretto nella stessa direzione, annuì.
Poi cominciarono ad urlare, le facce sconvolte, aggrappandosi una all'altra. Leo, certo che ci fosse un pericolo, prese a balzare abbaiando protettivo attorno a loro e gridando a sua volta frasi come < VI FACCIO VEDERE IO! > e anche < STUPIDI GATTI! > o ancora < NON AVRETE MAI I MIEI CROCCANTINI! >
All'improvviso, una sagoma oscura si precipitò verso la fonte di quel baccano. Leo si fermò, scodinzolando alla sconosciuta. Delia cessò di gridare. Emma, invece, se possibile urlò ancora più forte: quell'abbigliamento, quella cintura, quella pistola.
La persona che si era trovata davanti non era una qualsiasi. La casa (di cui solo ora aveva notato la presenza) da cui era uscita, non era una casa qualsiasi. Emma la conosceva bene, quella casa, almeno quanto conosceva quella persona.
Delia, stufa di sentir gridare la cugina, le tappò la bocca con una mano < abbiamo capito, ora piantala > le sussurrò, alzando gli occhi al cielo. Lei smise di urlare, ma la sua espressione non variò. "Le solite reazioni esagerate", pensò. Poi, riuscendo a sciogliere la presa ferrea in cui si era ritrovata avvolta, si mise in posizione di guardia, come aveva imparato a kick boxing, osservando l'estranea davanti a sé.
Poi, quest'ultima parlò: < se voi ragazzine avete finito di fare le idiote, potete seguirmi. > disse, con tono severo.
< Certo, come no > rispose allora Delia, con tono di sfida < stavo giusto pensando di farmi ospitare da una potenziale pazza armata > scherzò, indicando il cinturino con la pistola. Nessuna traccia di allegria sul suo volto.
La ragazza sorrise, poi indicò Emma: < lei mi conosce >
Delia, si voltò verso la cugina, confusa. Emma era rimasta nella stessa posizione, le braccia ancora come se si stringessero a Delia. Poi, in un sussurro, disse il nome del suo personaggio meglio riuscito: < Tiria >


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