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lavoro pubblicato mercoledì 25 ottobre 2017
ultima lettura mercoledì 11 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le avventure dei Racconti (parte 5)

di Juls1794. Letto 361 volte. Dallo scaffale Fantasia

Emma si alzò lentamente, le gambe tremanti. Percorse la distanza che la separava da Delia come se fosse il miglio verde. Non voleva, non poteva essere vero. E se avesse visto esattamente quello che aveva scritto? Cosa sarebbe successo? ......

Emma si alzò lentamente, le gambe tremanti. Percorse la distanza che la separava da Delia come se fosse il miglio verde. Non voleva, non poteva essere vero. E se avesse visto esattamente quello che aveva scritto? Cosa sarebbe successo? Cosa significava?

< Emma, per l'amor del cielo, muovi il culo! Ma che ti prende?! > esclamò spazientita Delia, che nel frattempo si era affacciata alla porta di ingresso almeno tre volte per controllare cosa stesse facendo la cugina.

Emma sospirò, prese coraggio e accelerò il passo, entrando finalmente in casa.
L'altra fremeva al suo fianco, fiera, gli occhi scintillanti osservavano lo spettacolo straordinario che aveva rivelato la sfera, dopo le sue sapienti manipolazioni.
Emma non poté evitare di spalancare la bocca, negli occhi uno sguardo esterrefatto: migliaia di luci di tutti i colori si erano distribuite dappertutto a mezz'aria, proiettate dalla sfera che era stata posta al centro della stanza. Avevano formato quelle che assomigliavano a delle nebulose, i cui nomi volteggiavano come per magia al centro di esse.
Trattenne il fiato mentre realizzava che i suoi timori di poco prima erano diventati realtà: era una mappa.
Delia si fece avanti, camminando con lo sguardo sognante tra le luci volanti: < Emma, guarda > disse indicando un punto imprecisato, perché nel frattempo aveva preso a girare su sé stessa per guardarsi intorno < sono ologrammi>

< Delia, devo raccontarti una cosa > cominciò la ragazza, negli occhi si stava rivelando la paura che aveva cercato di soffocare fino ad un attimo prima.

Delia si fermò, si voltò verso la cugina e strabuzzò gli occhi, confusa dalla sua reazione. Ascoltò attentamente il racconto di quello che era successo poco prima e le nuove considerazioni sull'incontro con Marpenza: anche allora stava scrivendo. Si fermò a riflettere un attimo, poi pensò a Tiria. Era di lei che stava scrivendo, no?
< Riconosci qualcosa che appartiene alla storia di Tiria? Che so... Forse, un nome? > Domandò, concentrata.

Emma si guardò intorno. Nessuna delle scritte che leggeva le sembrava familiare, a parte una: una nebulosa remota, dall'altro capo della stanza, recitava " Nentyr ". Conosceva fin troppo bene quel nome, lo aveva digitato almeno un milione di volte sul suo pc.
Prese a camminare, guardinga, verso la nebulosa in questione, ignorando la cugina che intanto aveva ripreso a volteggiare tra gli ologrammi. Giunta esattamente davanti la scritta, la curiosità mosse la sua mano e, ancor prima che se ne rendesse conto, l'aveva sfiorata.
Poi tutto successe in un attimo: le luci cominciarono a tremolare, poi il pavimento tremò e i lampadari ondeggiarono, spegnendosi e riaccendendosi. Le due ragazze si guardarono atterrite, ognuna preoccupata per l'altra. Delia, prontamente, si sporse verso Emma e le prese la mano trascinandosela dietro mentre correva verso la porta. Leo era balzato sulle zampe e in un baleno aveva raggiunto la padrona, appoggiandosi, spaventato, alla sua gamba.
Correvano, tuttavia sembrava che non riuscissero a spostarsi dal punto in cui erano, come in un incubo.
Delia si guardò alle spalle: un buco nero, nel punto esatto che aveva sfiorato Emma, stava risucchiando tutto quello che lo circondava, "comprese noi" pensò, nel panico. D'un tratto, una sedia, attratta dalla forza di gravità, si scaraventò addosso alle ragazze, facendole rovinare a terra. Leo fu il primo ad essere risucchiato. Il povero cagnolone ululò spaventato, lo sguardo alle ragazze che si stavano aggrappando, con uno sforzo enorme, con le unghie al pavimento: < LEO! > urlarono entrambe. Poi si guardarono. Fu uno sguardo intenso, pieno di comprensioni e parole che non avevano bisogno di essere pronunciate: non ce l'avrebbero fatta ad uscire di lì.
< insieme? > domandò Delia, gli occhi incollati a quelli di Emma.
< Sempre > rispose quest'ultima.
E come si erano promesse, si strinsero l'una all'altra e insieme si abbandonarono a ciò che il destino aveva in serbo per loro.



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