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lavoro pubblicato sabato 21 ottobre 2017
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

TRENTA DENARI

di RinoTagliafili. Letto 297 volte. Dallo scaffale Pulp

Lo sapevo che sarebbe andata a finire così. Quel testadicazzo di Maicol si è perso. Ormai è tardi e siamo sperduti in mezzo alle campagne Romagnole. 'Oh ma non prende internet'. 'Oh ma il gps diceva a destra'. 'Oh ma invece ora dic...

Lo sapevo che sarebbe andata a finire così. Quel testadicazzo di Maicol si è perso. Ormai è tardi e siamo sperduti in mezzo alle campagne Romagnole. 'Oh ma non prende internet'. 'Oh ma il gps diceva a destra'. 'Oh ma invece ora dice a sinistra'. Addio alla festa in barca. Addio a prevendite, soldi. Addio ad alcool, musica, figa. E' così difficile nel duemilaotto non riuscire a trovare una cazzo di strada per andare al mare? Porcadiquellaputtana. Maicol è il solito coglione. 'Ci penso io!' 'Vi porto io alla festa! C'è bamba come se nevicasse!' E quell'altro coglione di Filippo. 'Stasera non torniamo a casa se non abbiamo il cazzo sporco della merda del culo di qualche figa!' E quell'altro coglione ancora di Paolo 'Stasera free bar froci! Ci sfondiamo!'. E infine io, Alessandro, l'ultimo coglione. Perché i coglioni vanno sempre in coppia, o quattro a quattro. E noi sicuramente non siamo l'eccezione. Odio l'eccezione che conferma la regola.

Orario di partenza programmato da Bologna: 18:00.

Orario di ritrovo nel punto prestabilito per la partenza da Bologna: 18:55.

Orario di effettiva partenza da Bologna: 19:20.

Orario della prima sosta-cicchetto 'tanto siamo in orario': 19:25.

Orario della sosta per comprare la coca: 19:47.

Orario della seconda sosta-cicchetto 'tanto siamo in orario': 20:00.

Orario della sosta-ultimo-cicchetto 'veloci che siamo in ritardo': 20:15.

Orario di partenza della barca su cui si deve svolgere la festa a Riccione: 21:00.

Ora attuale: 22:00.

Quattro coglioni in un Golf alticci, incazzati e arrapati.

'Raga, cazzo facciamo?' 'Cazzo ne so!?'. 'Torniamo a casa'. 'Vaffanculo, io voglio sballarmi'. 'Si, con quali soldi e quale roba?'. 'Dai ci fermiamo in un autogrill e ci facciamo un cicchetto'. 'Ma smettila con quei cicchetti di merda'. 'Allora dicci te cosa fare'. 'Cerchiamo su internet un posto dove poter andare nelle vicinanze'. 'Siamo nella zona d'Italia con maggior concentrazione di discoteche e figa, troveremo qualcosa'. 'Dai ci guardo io che Maicol non sa nemmeno andare su Google'. 'Non mi rompere i coglioni, guidare e stare al telefono è difficile quando non sai la strada'. 'Infatti dovevi farlo fare a noi imbecille'. 'Come se mi fidassi di un ritardato come te'. 'Ritardata sarà tua mamma'. 'Basta! Ho trovato qualcosa'. 'Cosa?'. 'C'è un night a un quarto d'ora'. 'Cazzo! Sì!'. 'Dimmi dove rimane Filo'. 'Dritto di qua, poi alla seconda giri a sinistra'. 'Un mio amico una volta si è fatto fare una pompa fuori dal Discorotto, se piaci alla tipa ti invita fuori'. 'Mio cugino, quello che ha fatto Uomini e Donne se ne è scopata una gratis perché lo aveva riconosciuto'. 'Tuo cugino è un cazzaro'. 'Se le piaci la tipa ti scopa gratis, anche loro vogliono divertirsi'. 'Ma quelle sono delle troie che lo fanno di lavoro, sai quante proposte hanno?'. 'Gira a destra e alla rotonda dritto'. 'Si lo fanno solo per i soldi'. 'Ma anche Nicola Noccini se ne è scopata una, una volta, e lui non è certo un figo, ci sa fare'. 'Ma ragazzi, di cosa stiamo parlando?! Sono puttane e di lavoro drizzano uccelli. Se quelli del locale scoprono che hanno degli intarlazzi con i clienti le licenziano in due secondi'. ' Chi vuole una botta che così la finiamo?'. 'Ma Nicola Noccini mi ha giurato che è vero'. 'Passa quel CD'. 'Ma chi cazzo è Nicola Noccini?'. 'Quello che stava con Silvia Buccetti, la ex di Piero'. 'Qui a destra all'incrocio'. 'Si ma quella troia è stata con tutti, anche Giorgino si è rimediato una sega da lei'. 'Dai Ale che tra un po' arriviamo finisci tu'. 'Ma che cazzo dici?!'. 'Te lo giuro'. 'Dovrebbe essere dopo il benzinaio sulla sinistra'. 'Ma Giorgino è ancora vergine porctroia'. 'Infatti una sega non conta, è vergine quello sfigato'. 'Metti a posto il CD'. 'Oh ma voi quanti soldi avete?'. 'Eccoci arrivati'. 'Bel posto di merda'. 'Meglio che girare come cretini e farsi le seghe a vicenda'. 'Chiama Giorgino, lui è l'esperto!'. 'Beh, almeno l'insegna è grande'. 'Grande come il tuo ritardo'. 'Ebbasta raga, diamoci un contegno porcocane!'.

L'insegna in azzurro recita 'Angelica'. Con tanto di diavoletta in neon. Che cazzata.

Fuori ci sono un gruppo di cinquantenni che fumano una sigaretta e chiacchierano tra loro. Non so se stanno aspettando qualcuno o semplicemente si concedono una pausa tra un drink e una palpata. Forse semplicemente non hanno un cazzo da fare e gli piace guardare la gente che entra. Ci guardano scherzando come una mandria di mucche dirette al macello.

Io non sono un frequentatore di night club. A volte ci vado, ma non mi piace l'aria che si respira dentro questi posti. Luoghi in cui tutti gli uomini involvono in specie biologicamente inferiori. Quasi larve che pendono da un paio di impianti di silicone. Famiglia, dignità, soldi, amici, tutto viene dimenticato una volta entrati. Gente in giacca e cravatta. Camionisti sudati in canottiera. Vecchi. Ragazzini. Tutti, indistintamente, in un night club vengono risucchiati in uno sciacquone che frulla intorno all'unica cosa che tira avanti il mondo. Il vero Dio dell'uomo. La meta che trascina tutti. Coagula soldi e aspettative in un grumo di palpitazioni e libidine. Il motore della vita umana. Colei che dà e toglie la vita. La figa.

Entriamo lungo un corridoio a luci azzurre soffuse, intervallate da qualche faretto che illumina una consunta moquette rossa. Sembra veramente di entrare in paradiso. Il paradiso del degrado. Un paradiso costoso. Alla cassa ci danno la tessera del locale. Una tesserina Azzurra con il logo del locale e tante caselle numerate. Ogni volta che prendi un drink ti viene fatto un buco in una casella. Ogni volta che offri un drink ad una ragazza, altrimenti col cazzo che si ferma a parlare con te, ti viene fatto un buco in una casella. Ogni volta che vuoi fare un privè con una ragazza ti viene fatto un buco. Ogni buco sono soldi che se ne vanno. Ogni buco è un passo verso l'inconsapevolezza della eccessiva spesa della serata. Ogni buco è un passo verso la sega che ti farai nel letto in casa tua dopo aver speso decine di euro per vedere e, forse, toccare un paio di tette, che prima di te hanno visto e toccato altre venti, trenta persone. La sega infame e bastarda che ti farà rimpiangere tutti i soldi spesi ma ti farà venire più copiosamente per il ricordo dell'odore, del calore, della passione delle ragazze del night.

Il locale è grande. Poco illuminato. Al centro c'è un palco con dei pali di lap dance. Dietro il palco, su un muro dipinto di blu la scritta fluorescente 'Angelica'. Di fronte il bancone del bar, enorme, con degli sgabelli foderati in blu. Più avanti tante poltroncine, alcune con dei tavolini davanti, altri con dei pouf. Sulla destra in fondo delle scale portano alle salette dei privé. Il Dj chiama Victoria ad esibirsi e tutte le teste delle poltroncine in prima fila si irrigidiscono e focalizzano tutta la loro attenzione sulla passerella che dal backstage porta al palco. Delle bussole che, liberate dal flusso di un grande magnete, si direzionano tutte insieme verso il nord, il palco. Sulle note di un pezzo dance appare Victoria. Pelle chiarissima. Occhi e capelli scuri. Sicuramente una dell'est. Un gran bel pezzo di figa. Tette non esagerate, strizzate in un top nero in pelle, gambe lunghe e magre, e un culo meraviglioso incorniciato in un perizoma microscopico. I miei amici stanno già prendendo la prima drink. Un paio di slave stanno già lisciando il pelo decidendo su quale preda abbattersi. Siamo tutti seduti su sgabelli al bancone del locale. In fila per venir presi all'amo da qualche ragazza. Victoria intanto balla, incurante delle urla, dei commenti e degli sguardi degli uomini. Li ha in pugno. Il movimento sensuale dei suoi fianchi è come un flauto che muove quelle bussole come se fossero cobra in un mercato indiano. Le teste si muovono all'unisono come in una partita di tennis. Seguono incantati quel culetto esteuropeo che vorrebbero mordere, baciare, sculacciare.

Paolo paga da bere ad una polacca di un metro e novanta e si dirige con lei in un divanetto poco distante. 'Guarda quello! Guarda Ale! Guarda!'. Mi giro e vedo un cieco. Lo giuro, un cieco. Un vecchio con gli occhialoni neri e il bastone bianco seduto su una poltrona con una leonessa mulatta che gli si strusciava contro come una gatta in calore. Le ho viste proprio tutte ora. Maicol intanto si è fatto abbindolare da una nera con due bombe enormi e un sorriso malizioso che te lo fa drizzare all'istante. Filippo sta patteggiando con un'ucraina per il prezzo di un prive, non nuota nell'oro e non ha tempo da perdere con drink annacquati da quindici euro e cazzate con ragazze che ti vedono come una banconota gigante. Lui vuole toccare due tette, farselo venire duro, sperare di piacere alla ragazza per farsi scopare gratis nel parcheggio o, alla peggio, segarsi a casa pensando alla morbidezza della quarta dell'ucraina. Mercanteggia come un vucumprà in spiaggia. La ragazza dopo circa tre secondi lo liquida e il barista lo guarda come se fosse la più grande pozza di vomito fecaloide di questo mondo.

'Ciao bello'. Mi giro e una cavallona di un metro e ottanta mi accarezza la spalla. Accento dell'est, biondissima, con un bikini americano che non ci azzecca un cazzo con lei.

'Ciao, come ti chiami?'. 'Eva, e tu belo ragazzo chi sei?'. 'Marco'. Mai dare il vero nome ad una di quelle li. Non sai mai poi cosa possa succedere. 'Ciao Marco, mi ofri qualcosa da bere?'. 'Sono appena arrivato, fammi dare un'occhiata al posto'. 'Ma io mi sente tanto sola aqui, ofrimi qualcosa da bere, te lo facio vedere io il locale'. 'Filo? Tutto ok? Non ti preoccupare per i soldi, ti offro io un privè stasera dai'. 'Volete fare privè in due con me? Facio spendere poco'. Mi sta davvero facendo girare le palle. Dammi respiro che cazzo. 'Senti, dammi un secondo, non conosco il locale, vorrei prima vedere un po' lo spettacolo e rilassarmi un attimo'. Victoria intanto aveva tirato fuori dal nulla un lecca lecca e se lo stava impastando beatamente nella figa, sotto gli occhi di una ventina di lupi famelici. 'Dai ofrimi un suco di mango e fragola'. 'Che drink sarebbe? credevo che ti piacesse l'alcool!'. 'Senti. Sei frocio o cosa? Vai a fare un giro'. E se ne va da Filippo. Intanto Victoria sta facendo assaporare il lecca lecca gusto vagina a quelli delle prime file. Quelli succhiano quel lecca lecca gusto salivadialtriuomini come se fosse la cosa più buona di questo mondo. Bha.

Sono rimasto solo. Bene così. Mi dirigo verso il palco. Voglio vedermi un paio di esibizioni e poi forse mi concederò un privè con qualche tettona. Mentre cerco con lo sguardo un posto libero tra le poltroncine farcite di uomini mi si avvicina una ragazza.

'Ciao'. Almeno non mi chiama "ciao belo", ed ha un accento emiliano, un buon inizio. 'Ciao'. Valuto in due secondi la ragazza, come farebbe un pastore che deve decidere se compare o no una pecora e non vuole fregature. Bassina, formosa, abbronzata. Una terza in un reggiseno nero, un bel culetto stretto in una culotte e un paio di calze autoreggenti trenta denari che mi fanno subito venir voglia di fare un buco nella tessera. 'Come ti chiami?' 'Alessandro, piacere. Tu?' Cazzo, ho dato il mio vero nome, che cazzo ho nella testa. 'Mi offri qualcosa da bere?' E adesso come cazzo si chiama? Non sono stato attento. 'Certo! Come hai detto che ti chiami?' Ma come 'certo'? Devo andare a vedermi un paio di spettacoli, non posso perdere tempo a pagare da bere a tutte. Ecco, e adesso ci risiamo. Come si chiama? Vabbè. Basta figure di merda. Trentadenari. Dopo un bel paio di buchi nella tessera mi ritrovo in una poltroncina con Trentadenari seduta accanto. Degli altri nemmeno l'ombra. Sono in una zona del locale un po' isolata, una poltroncina che in gergo viene chiamata 'tattica'. La classica posizione coperta, strana per un night controllato, in cui ti puoi anche spingere un po' oltre con la ragazza. Solamente il pensiero me lo fanno venire duro.

'Allora Alessandro, ti stai divertendo?'. 'Non voglio fare il cazzone ma non so perché ti ho pagato da bere, di solito nei night mi guardo un paio di spettacoli e poco più. Non mi piace stare con le ragazze a parlare, non so nemmeno cosa dire'. Lei, turbata dalle mie parole, appoggia il drink sul tavolino di fronte. 'Dai, rilassati un po'. Abbiamo una mezzoretta prima che il tempo per il mio drink finisca. Non mi va di stare qui a non far nulla. Il mio capo mi sorveglia, e pure le mie colleghe'. Isolati un paio di palle. Il barista non perde d'occhio Trentadenari nemmeno fosse sua figlia. 'Perché ti guardano le altre ragazze?'. 'Perché sono l'unica italiana del locale'. 'E quindi? Siamo in Italia'. Mi guarda come una mamma guarda le ginocchia dei pantaloni sporche di erba del figlioletto. 'Vogliono farmi fuori, è il loro business. Ma non mi va di parlarne'. 'Che intendi con farti fuori?'. Lancia un'occhiata intorno ed abbassa la voce. 'Qui sono quasi tutte dell'est ed è il loro regno. Se una ragazza incassa più di loro la picchiano. Guarda Regina'. E mi indica con la coda dell'occhio la mulatta con le bombe a mano che sta giochicchiando con Maicol in un tavolo. 'E' tornata al lavoro ieri. E' stata all'ospedale. Non ti puoi mettere contro quelle là.

Un inspiegabile e improvviso spirito paterno si impossessa di me. 'Che discorsi sono questi? Come può essere tollerata una situazione del genere?'. 'Ho ventidue anni e non ho nessun posto dove andare. Questo lavoro mi serve'. 'Non hai una famiglia, degli amici da cui andare?'. 'Vengo da Cento, i miei si sono separati quando avevo otto anni e mio padre se n'è andato. Mia mamma da sola non ce la faceva a badare a me e quindi sono andata da dei parenti a Milano. Ho vissuto in una casa in cui mia zia non c'era mai e mio zio mi violentava appena ne aveva occasione. Sono stata a Milano per dieci anni. Mangiavo poco, non uscivo, non avevo amici. Non parlavo con nessuno. Mio zio era gelosissimo di me. A diciotto anni sono scappata e sono tornata a Cento da mia madre. Ma lei si era trasferita in un'altra città con un altro uomo. Cosa potevo fare? Grazie a qualche conoscenza sono riuscita ad avere questo posto. Pagano bene, ho un appartamento insieme ad altre ragazze e tutto sommato, se sto al mio posto, non posso lamentarmi'.

La sua storia mi attanaglia come un polipo su uno scoglio. Con i tentacoli che si aggrovigliano ad ogni appiglio e si insinuano nelle fessure, anche le più piccole. Lei mi guarda timidamente e intanto lancia occhiate nervose alle sue spalle. Il barista non smette di puntarla e pure un paio di ragazze ora la stanno tenendo d'occhio. 'Lui mi tiene sempre d'occhio. Pretende un pompino ogni sera prima del turno, ed uno alla fine, altrimenti sono botte'. Il supereroe che è in me decide che è ora di venir fuori. Entro in una cabina telefonica come Clark Kent. E' arrivato il momento di indossare il mantello della giustizia. Non posso lasciare che questa situazione vada avanti. 'Cosa posso fare per aiutarti?'. I suoi occhi nocciola si puntano su di me. Una mano afferra la mia. 'Niente'. Abbassa lo sguardo. 'Mi piaci, ho visto come hai mandato via quell'altra ragazza. Non sei il solito cliente del locale. Mi piacerebbe conoscerti più a fondo. Hai la ragazza?'. 'No'. Porcaputtanalatroia se mi sentisse Elisa mi taglierebbe le palle. 'Bene. Alessandro. Mi piaci proprio, stai qui con me. Non farmi andare via con un altro'. E delicatamente appoggia la sua testa sulla mia spalla. Ordino un altro drink per entrambi. Un’altra mezzora è con me. Per un’altra mezza ora è salva.

Inizia a odorarmi il collo. Il suo respiro sulla pelle mi fa impazzire. Sento le sue labbra solleticarmi, dolci, le tensioni accumulate durante il suo racconto. 'Portami con te Ale'. Il mio respiro si ferma. Come un'oppressione sullo sterno, che spinge verso il basso bloccando qualsiasi tentativo di incamerare aria. Sto bagnando le mutande, me ne rendo tristemente conto. 'Vuoi andare a fare un privè? Li saremo solo io e te'. 'Lì ci sono le telecamere, conosco io un posto migliore'. Mi prende per mano e mi accompagna in un divanetto che non avevo notato. Le luci del locale, mescolate al suo profumo dolce ed aspro mi inebriano e, stordito, non faccio caso ai miei amici che mi chiamano in lontananza, alla ballerina con una candela accesa che si fa colare cera calda addosso, alla musica, a Elisa, a me stesso. Sembra di essere in una di quelle pubblicità dei profumi. Dove non si capisce un cazzo e nulla a senso. Che vedendola pensi "ecco, questa è la pubblicità di un profumo". Solo che non sono in una pubblicità con della nebbia, delle donne o delle luci a cazzo. Tutto ciò che sento è il fermo contatto con la sua mano e il pensiero del suo corpo sul mio. La sua debolezza, la mia forza. La sua paura, la mia sicurezza. La porterò con me. La salverò.

Mi fa accomodare e mi sale sopra. Ha cambiato atteggiamento. Non è più la ragazzina spaurita. Da quella posizione defilata non si vede il locale, non si vede il barista, non si vedono le altre ragazze. 'Mi piaci tanto Ale. Mi piacerebbe essere la tua ragazza. Scopare con te'. Mi bacia. Ha un sapore dolce. Fragola. Le nostre lingue si intrecciano e sento la sua mano insinuarsi nei miei pantaloni, sulla mia erezione. Le mie mani sono piantate sul suo culo, come se dovessi tenerla sollevata da tutta la merda, la cattiveria e le ingiustizie che ha subito. Mi bacia si struscia sul mio pacco. Sento di stare per esplodere. Mi prende la mano destra e me la mette tra le sue gambe. Sono eccitato da morire. La voglio. La voglio salvare. Anzi. Prima la voglio scopare. Poi la salverò. Lascerò Elisa e mi metterò con Trentadenari. Elisa non ha mica una carrozzeria così. Non mi bacia così. Non ha bisogno di essere salvata. Elisa ha una casa, due genitori premurosi. Un cane. Inoltre siamo in crisi da tempo. Quando penso a come stanno andando le cose con lei, penso a quella canzone che è nella playlist da mesi e tutte le volte che la senti iniziare la salti. Non la vuoi mai ascoltare eppure è sempre lì, selezionata tra miliardi di potenziali canzoni. Sai che c'è, non la ascolti mai, ma è lì. Ti da quasi fiducia che ci sia. A volte quando la senti partire, prima di saltarla, tiri un sospiro di sollievo. E' la tua ancora. Non la vuoi ma ti piace tenerla. Le tue canzoni preferite sono altre però. Ed io mi sono stancato di avere una canzone da non ascoltare. Io voglio un rock potente adesso. E Trentadenari è il mio rock.

'Voglio scoparti, andiamo fuori'. 'Non possiamo, mi controllano e non posso uscire con un cliente'. 'Allora io esco e ti aspetto fuori quando finisci di lavorare, poi sali in macchina con me e andiamo via insieme, ci penserò io a te'.

Il sorriso, tremante, di lei mi riempie il cuore di una gioia sconosciuta. Fierezza. Con il mio costume e il mio mantello sferzato dal vento sto salvando la mia bella. 'Mi aspetterai veramente?'. 'Te lo prometto'. Il suo bacio è la ricompensa migliore del mondo.

Esco deciso fuori. Ottanta euro di drink. I miei amici increduli. 'Che ci hai combinato con quella tipa?'. 'Che pezzo di figa!'. 'Ti ha fatto una pompa?'. 'Ti ha dato il suo numero?'. 'Vedi che aveva ragione Nicola Noccini?'. 'Ancora con sto stronzo?' 'Dacci un taglio!'. 'Allora che ti ha detto?'. 'La mia per Cinquanta euro mi ha fatto toccare la figa da sopra le mutande e mi ha fatto ciucciare le tette'. 'Che culo! La mia Ha passato tutta la sera a guardare cosa facevano gli altri'. 'Io ne ho cambiate due ma secondo me la negra con le tette enormi era la migliore'. 'Filo ce la fai a mangiare questo mese?! Vuoi un prestito?'. 'Il prestito me lo fa tua mamma dopo tutti i cazzi in culo che si prende'. 'Calmati, stavo scherzando!'. 'Ragazzi voi andate pure, io rimango qui un po!'. 'Avete visto quella come faceva su quel palo? Se ti prende il cazzo lei...'. 'Cazzo stai dicendo Ale?!'. 'Sisi, l'ho vista, che pezzo di vacca'. 'Sei serio Ale?'. 'Si, io rimango che aspetto la ragazza'. 'Grande Ale! Te la scopi alla grande!'. 'Beato te!'. 'Poi come torni a casa?'. 'Prenderò un treno domani o mi arrangerò in qualche modo'. 'Vabbè vieni con noi'. 'Fatti lasciare il numero e poi tornerai'. 'Adesso è tardi'. 'Ragazzi, sono sicuro. Non preoccupatevi. Voi andate. Ci sentiamo dopo'. 'Ed Elisa?'. 'Saranno pur cazzi suoi?!'. 'Dicevo per dire'. 'Scopala anche per me!'. 'Sei un grande!'. 'Fai un video!'. 'Maicol fai guidare me'. 'Col cazzo coglione'. 'Ciao bomber, divertiti!'. 'Scopala forte quella troia!'. 'Poi devi raccontarci!'. 'A dopo!'. 'Ciao!'. 'Oh ma è rimasta della bamba!'. 'Ciao Ale!'. 'Prendi dieci euro'. 'Ciao!'.

Il Golf in lontananza. I tipi di prima spariti. Nessuno sul piazzale. Mi appoggio al muro. Braccia conserte e penso. Penso alla mia nuova vita con Trentadenari. Cazzo non so nemmeno come si chiama. Che cretino che sono. Starò facendo la cosa giusta? Io non sono mai stato un supereroe. Neppure nei miei sogni lo sono. Sono sempre stato la spalla dell'eroe. Il batterista della band. Il Luigi in Super Mario Bros. Il Robin in Batman. Non ero mai il protagonista. L'aiutante. Ma anche questa cosa deve finire. Da domani sarà tutto diverso.

Orario in cui sono uscito dal Night: 03:00.

Orario i cui sono andati via i miei amici: 03:12.

Orario in cui pensavo sarebbe uscita lei: 03:30.

Orario attuale: 04:45.

Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta arrivando. Sta solamente finendo il turno poi sarà tutta mia. Il solo pensiero mi fa bagnare le mutande. Pensare che si starà strusciando su altri uomini mi fa schifo. Ma sarà per l'ultima volta. Da domani basta fare la troia. Basta prendere le botte. Basta avere paura.

Da domani sarà tutto diverso.

Un messaggio. -Tutto ok amore? come sta andando la festa? io sono nel letto e penso a te. Mi manchi. Ci sentiamo domattina. Divertitevi e non bere troppo. Buonanotte.-

Elisa. Dovrò parlarle. Dovrà capire. E se non lo farà cazzi suoi. Non avrebbe potuto funzionare.

'Eccoti!'. Il suono più bello al mondo. La sua voce. 'Grazie per avermi aspettato'. Il suo sapore, le sue mani tra i miei capelli. 'Di qua, credo che non mi abbia visto nessuno'. Mi prende la mano e insieme corriamo attraverso il parcheggio ormai deserto. La luce dell'insegna al neon illumina i nostri passi come se volesse indicarci la via. Ci appiattiamo su un muro di un casone poco distante, dietro alcuni bidoni dell'immondizia. I nostri petti che si muovono come mantici. L'adrenalina che spinge nelle tempie, soffoca l'udito e appiattisce il mondo intorno. Il calore della corsa che lentamente si affievolisce lasciando la porta aperta al gelo della notte. Lei è praticamente nuda. Avrà un freddo cane. 'Ok, non dovrebbero averci visto. Andiamo ora'. Scatta sulla destra nemmeno fosse una centometrista in gara. Certo che corre veloce su quei trampoli. Dopo un attimo di esitazione la seguo. Inizio a correre. Correre verso una nuova vita, nuove esperienze, e soprattutto con lei.

Non faccio nemmeno due passi che da dietro l'angolo un toro mi schianta a terra. Come se mi fossi ritrovato improvvisamente in mezzo alla corsa di San Firmino e una mandria di tori inferociti, stanchi e feriti mi avesse caricato. Nemmeno il miglior torero al mondo se la potrebbe cavare. Loro muoiono come coglioni proprio come noi. Ma loro sanno il rischio a cui vanno incontro. Sanno come scansare, dove colpire, come incassare. Io no. E mi ritrovo steso a pelle di daino sul freddo suolo ghiaiato. Mi appaiono bagliori, lampi. Poi tutto si liquefa. Il respiro fermo allo stop. Il buio.

'Preso'.

Mi risveglio legato ad una sedia. I polsi segati da fascette nere. Davanti a me una videocamera con una spia rossa accesa. Sta riprendendo. Non capisco dove mi trovo. E' tutto buio. L'aria è stantia e polverosa. Si sente odore di legno marcio, piscio e candeggina. Il panico si impossessa di me. Cerco di divincolarmi. Urlo. Urlo con tutto il fiato che ho in gola. Mi agito, tremo, strattono, impreco. L'unico risultato è farmi sanguinare i polsi e rimanere senza fiato. Intanto nella mia testa un forasacco si insinua, implacabile. C'è lei dietro tutto questo. Mi ha fregato. Quella lurida puttana. Mi ha abbindolato per farmi finire qui. Che coglione sono stato. Non so nemmeno come si chiama quella troia. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Devo liberarmi. Non posso stare qui ad aspettare. Poi. Gradualmente. La parte razionale prende il controllo. Forse non è stata lei. Forse qualcuno ci ha seguito e mi ha colpito. Non posso dare la colpa a lei se non so come sono andate realmente le cose. Il forasacco, però, è bastardo. Una volta che si insinua in una cavità, nelle mucose, nella pelle, continua a penetrare sempre di più. La sua struttura ne rende impossibile la rimozione spontanea e senza aiuti dall'esterno quello continuerà a scavarti dentro. Cieco. Muto. Insensibile e inesorabile. Continuando la sua lenta marcia. E' molto strano che lei non ne sappia nulla. Chi cazzo è stato a ridurmi così? Perché? Tutti i miei pensieri vengo spazzati via da dei passi. Qualcuno si sta avvicinando. Alla mia destra. Un uomo. La sua figura rimane nell'ombra. Non capisco che aspetto possa avere, né che età abbia. Se ne sta lì, davanti a me e mi guarda. 'Che cazzo vuoi? Chi cazzo sei? Perché sono qui?'.

'La ragazza ha fatto proprio un bel lavoro. Tu sei proprio quello di cui avevo bisogno. Benvenuto. Questa è la mia Dark Room'. Una voce calma, con una nota di eccitazione sul finale. Per il resto indecifrabile.

Uno squarcio mi si apre nel ventre come se mi avessero macellato. Un dolore tanto potente da sembrare fisico. E' stata lei. Come quando ti sembra di doverti soffiare il naso. Prendi un fazzoletto e te lo soffi. Ed esce di tutto. Muco, catarro e altre schifezze che non credevi di poter produrre. Da una semplice soffiata di naso si aprono i rubinetti e devi usarne almeno due per placare l'emorragia di porcherie che ti esce. Il suo nome, non so nemmeno il suo nome. Chissà se era veramente il suo vero nome. La sua storia. Le botte. Gli stupri. Tutto esce insieme al catarro. Tutte bugie. Tutto organizzato per tendermi questa trappola. Ecco. Tutto mi esce come se un fabbro con due enormi tenaglie avesse preso la mia anima e la stesse tirando fuori dal mio corpo. La vergogna, il disgusto, l'impotenza, la rabbia. Fuoriesce tutto. Il forasacco è penetrato nel cuore e qui ha deposto il suo uovo. Qui l'uovo si è schiuso facendone uscire il disprezzo che subito si è messo a nutrirsi della rabbia, assopita, negli atri, nelle insenature dei ventricoli, tra le valvole. Ed è partito. Dal basso. E' partito risalendo come un centopiedi sulla mia spina dorsale, attanagliando le budella, conficcando le zampette tre le coste, e poi più su. Nel collo. Annidandosi nel pomo d'Adamo. Innescato e pronto. Non mi rendo conto di nulla. E poi la detonazione. Inizio a piangere. Insignificante. Stupido. Non riesco a far altro. Sento un altro piccolo forasacco, piccolo e debole, cercare di penetrare nel mio corpo. Il forasacco del miracolo. Ma alla fine che cos'è un miracolo? Il miracolo è cercare di spiegare il possibile con l'impossibile, e l'impossibile con il possibile. Ed è impossibile salvarsi da questa situazione. Lacrime amare, salate mi scendono sulle guance. Singhiozzi troncano il mio respiro.

Elisa. E io che volevo lasciarla. Lasciarla per quella troia bugiarda. Lei che mi ama davvero.

E' tutta colpa sua. Non so nemmeno il suo nome.

Come a contatto con la kryptonite, i miei superpoteri svaniscono, il mantello lacerato, la fine vicina.

Domani sarà tutto diverso.



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