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lavoro pubblicato sabato 21 ottobre 2017
ultima lettura lunedì 2 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

ALPHA

di RinoTagliafili. Letto 203 volte. Dallo scaffale Pulp

Maglietta MMA, un est europeo, uno che arriverà da uno di quegli stronzi paesi dove crescono drogati, puttane e lottatori. Contro uno che sa menare le mani bisogna colpire per primi. La massima 'chi colpisce per primo colpisce due volte' è...

Maglietta MMA, un est europeo, uno che arriverà da uno di quegli stronzi paesi dove crescono drogati, puttane e lottatori. Contro uno che sa menare le mani bisogna colpire per primi. La massima 'chi colpisce per primo colpisce due volte' è sacrosanta. Colpo d'occhio, in uno scontro uno contro uno è fondamentale. Questo è grosso, con polpacci e braccia enormi. Un collo che sembra un aquilone e una faccia tipica da lottatore. Orecchie a conchiglia, naso devastato e zigomi sporgenti e massicci. Mi guarda tranquillo. Faccia di merda. Provo a cercare qualche punto debole. Niente piercing da torcere, capelli da tirare, arrossamenti o fasciature che possano identificare un trauma recente. Sta bene in equilibrio e respira forte. Sembra inattaccabile. L'unica cosa in cui posso sperare è la maglietta. MMA. Qualsiasi lottatore, che sia professionista o meno, ma che è stato allievo ed ha partecipato a dei corsi o scuole di lotta o qualsiasi altra arte marziale combatterà secondo le sue regole. E qui le regole non ci sono. Nel giardino dietro casa di Dennis Newman, nella cittadina di Canton, nell'Illinois non ci sono regole. Si combatte per una cazzata in denaro e per il rispetto. Per la dominanza. Per essere l'Alpha. Io sono abbastanza esperto in questo tipo di combattimenti. Non ho la stazza degli altri lottatori ma gioco qualsiasi carta giocabile e non mollo mai. Utilizzo quel poco di lotta corpo a corpo che ho imparato nell'esercito e che mi ha fatto diventare famoso tra i miei commilitoni. Sono un cazzo di Alpha. Il sole è a quattro dita dall'orizzonte, l'aria è ancora calda nonostante la frescura serale che cerca il punto giusto sul collo per farti rabbrividire. Siamo troppo caldi. Non sentirei il freddo neppure se fossi al Polo Nord. Sono mezzo fatto, ne ho bisogno per rimanere concentrato e carico. Dennis ci chiede se siamo pronti. E’ il padrone di casa, ci ospita, e quindi è anche l’arbitro. I telefoni e le telecamere degli spettatori si accendono e, fameliche, aspettano la lotta per poter poi condividerla in rete.

Quello fa cenno di sì con quel tronco che gli sorregge la testa, io non mi muovo. Appena Dennis dà il segnale come un falco attacco. Un colpo di palmo diretto sulla sua gola. Il tutto è istantaneo. Non fa in tempo a portarsi le mani alla giugulare che gli ho già mollato un calcio frontale sul ginocchio. Quello si spezza come le sue possibilità di vittoria. Dopo dieci secondi lui è in terra e io gli sono sopra. Inizio a colpirlo nella faccia. Non ci metto forza, non serve. Serve precisione e costanza. Dopo venti secondi lui è ancora in terra mentre io sono in piedi con le braccia alzate. Il polso tenuto da Dennis. Ho vinto.

Non mi dà soddisfazione. Quell'energumeno steso in terra non è altro che un ostacolo, un gradino da superare per arrivare al vertice. Mi attende un altro scontro a breve. Oggi voglio davvero mettermi alla prova. Oggi voglio superare i miei limiti.

E pensare che non mi sarei mai immaginato in questi panni. Un lottatore. Uno che picchia altra gente per soldi e successo. Sarei potuto essere qualsiasi cosa. L'uomo che avrebbe potuto cambiare il mondo. Un genio, un politico, un artista, uno scienziato. Invece sono stato uno dei tanti sacchi di carne pronti per il macello sul fronte. Un'infanzia difficile, scelte sbagliate. Poi la chiamata alle armi e gli anni da soldato. Il nonnismo, le regole, le fatiche per un paese a cui sento di non appartenere per scopi che reputo non giusti. Il mio congedo con disonore e la ricerca vana di una vita normale.

Ma la mia occasione non è mai arrivata, lavori degradanti e malpagati. La promessa di una vita normale e noiosa. E io non sono così. Non sono come mio nonno che per tutta la vita è andato alle partite dei Detroit Tigers aspettando la sua palla fuoricampo. Ogni fottuta domenica mio nonno era li. Ogni stagione. Per più di cinquant'anni. Ma il suo fuoricampo non l'ha mai avuto. E io non sono così. Io il fuoricampo non lo aspetto, io lo batto.

La nostra vita scandita dall'alternarsi dei pasti, latte e cereali, caffè, pasta o insalata di pollo, caffè, carne o pesce. Tutta la nostra sopravvivenza è solo un susseguirsi di cibo. Per poter arrivare al pasto successivo. Intervallata da lavoro, uscite, cazzate.

Io non sono così. Io non mi accontento di nutrirmi e sopravvivere. Io voglio vivere.

Quindi ho detto basta. Basta andare in chiesa senza credere, basta stare insieme senza attrazione, basta lavorare senza soddisfazione. Qualche ricerca. Un paio di telefonate. Una decina di incontri ed eccomi qui.

Nel mio piccolo sono famoso. Su internet i miei video spopolano. Alpha mi chiamano. Perché è quello che sono. E' quello che dico. Io sono un animale. Cacciare, dormire, nessun obbligo, nessuna regola. Solo libertà. Sono un Alpha.

Guardo il sole. Guardo il mio avversario a terra. Respiro la mia vittoria.

La roba la sento ancora in circolo. Devo combattere.

Arriva il mio secondo avversario. Non c'è pausa per l'Alpha. Per poter essere considerato tale deve difendere la sua situazione sempre. In qualsiasi momento, condizione e luogo.

Un negro altro e proporzionato. Non un lottatore come quello steso in terra, uno tosto dalla strada. Come me. Mi osserva e sghignazza. Che faccia di merda.

Crick crock fanno le mie nocche. Di scatto scarto a destra e il sole lo acceca. Un secondo, non chiedo di più.

Crick crock fa il suo collo. L'incontro non è nemmeno 'iniziato ufficialmente'. Tutti ridono e si esaltano. Questa volta il sito esploderà. Tutti si immaginano le visualizzazioni. I soldi.

Io guardo il sole. Poi guardo il mio avversario in terra.



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