ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 14 ottobre 2017
ultima lettura giovedì 25 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

13 anni

di Ant0. Letto 414 volte. Dallo scaffale Epistole

Normal 0 14 false false false IT JA X-NONE ...

Era una fredda mattina d’inverno, la neve rendeva impossibile l’utilizzo delle automobili e il silenzio incombeva nelle strade. Niente in quel giorno mi rendeva felice: forse perché non amo questo periodo dell’anno o forse perché Harry non c’è più. Nonostante siano passati già due anni, non riesco a togliermi dalla testa mio figlio, l’unica cosa che avessi fatto di bene nella mia inutile vita. Mia moglie, dopo la sua morte mi aveva lasciato ed era andata a vivere in California. Nemmeno un bagliore di luce in quella fitta nebbia, niente, solo tristezza. Il mio abete spoglio non aveva ormai nessun senso per me. Riesco ancora a vederlo, mentre decorava quell’albero con le palline rosse e dorate, mentre apriva i regali, mentre montava il suo primo trenino giocattolo. Ormai tutto questo è finito. Ma forse per raccontare la mia storia dovrei partire dall’inizio. Era il 28 Novembre 2002, il giorno più bello della mia esistenza, Harry era appena nato e quando lo chiamai si girò subito verso di me, come se già mi conoscesse. Mia moglie era molto stanca: aveva appena partorito un bambino di quattro chili e mezzo. I primi anni della sua infanzia passarono velocemente, forse anche troppo; era un bambino meraviglioso: intelligente, furbo e soprattutto dolce. Una volta andammo a Londra quando lui era molto piccolo (penso due anni circa), e lui per fare muovere i mimi tante volte faceva finta di mettere le monetine in quei cappelli rovinati poggiati sul terreno pieno zeppo di foglie rosse e gialle. La mia vita era davvero meravigliosa, avevo un buon lavoro come neurochirurgo a New York, una moglie che mi amava e un figlio. Forse il mio benessere non andava bene a qualcuno, probabilmente non mi meritavo niente…

E gli anni passarono e lui diventava sempre più grande, era il mio orgoglio e mi sosteneva qualunque cosa io decidessi, anche la più sbagliata.

Ma il periodo “rosa” della mia vita ad un certo punto finì, e lasciò posto all’angoscia.

Era il 18 febbraio 2015 quando accadde… camminava per le strade del centro con i tuoi amici. Un uomo li seguiva da cinque isolati, mi raccontavano, e indossava un impermeabile nero con un cappello di lana in testa.

Ad un certo punto, questo tizio avanzò e prese Harry insieme ad un suo amico e li portò via. I ragazzi rimasti cominciarono a gridare aiuto, ma ormai era troppo tardi, non ce n’era più traccia. La notizia mi arrivò dopo cinque minuti circa e i miei occhi cedettero. La lacrime caddero come se fossero una cascata e mia moglie tentò addirittura il suicidio, solo grazie a me si salvò. Magari l’avrei dovuta lasciare fare, questo dolore non è sopportabile e il mio cuore era ormai vuoto, era un grosso pezzo di marmo collegato alle arterie.

Dopo due mesi arrivò la notizia che due ragazzi erano stati trovati in uno scantinato in West Manhattan. I corpi erano irriconoscibili, ormai distrutti dalla pazzia umana e quell’uomo fu messo alla sedia elettrica.

Ma non mi bastava, quell’atto disumano non mi restituì niente e allora ogni mattina cominciai a svegliarmi sempre diverso.

Poi arrivò il divorzio, e il mio piccolo mondo ormai in pezzi scomparve completamente. Non c’era più un senso alla mia vita e forse non ne ho uno nemmeno ora.

Non so perché sto raccontando tutto ciò, ora che mi ritrovo disteso sul pavimento immobile e deceduto, forse perché nonostante tutto voglio che rimanga una traccia di me su questo mondo.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: