ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 7 ottobre 2017
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La terra delle ombre - seconda parte

di Frediana. Letto 317 volte. Dallo scaffale Fiabe

La madre di Adam interrompe il racconto, accorgendosi dal suono del respiro che il bambino dorme. Gli rimbocca le coperte e va in cucina. La sedia a dondolo si muove su e giù, il suono dell'armonica, il marito la sa suonare molto bene. La signor...


La madre di Adam interrompe il racconto, accorgendosi dal suono del respiro che il bambino dorme. Gli rimbocca le coperte e va in cucina. La sedia a dondolo si muove su e giù, il suono dell'armonica, il marito la sa suonare molto bene. La signora prende un plico di carta da un cassetto, inchiostro e pennini e continua la storia, imparata dai nonni e che ha deciso di mettere per iscritto, come testimonianza per i posteri.

...
"Eric e Lucilla dal nido sulla montagna videro innalzarsi nubi dense e nere; capirono che qualcosa di orribile stava accadendo; il terzo plenilunio era trascorso e potevano immaginare la furia del re di fronte all'assenza della sposa. Lucilla, in particolare, era angosciata per la punizione che sarebbe stata inflitta ai suoi genitori, si sentiva in colpa e non si dava pace. Decisero quindi di scendere per rendersi conto della reale situazione. Per sicurezza aspettarono che si facesse notte, poi passarono accanto a quel che rimaneva del castello, ancora fumante e si avvicinarono alle prime case del villaggio, guardandosi bene intorno. Videro gli animali dentro le stalle chiuse; dalle finestre scorsero i caminetti con le braci ancora crepitanti; nessuna luce accesa; strade deserte.

I due giovani bussarono alla porta del fabbro; nessuno venne ad aprire; aggirarono la casa e, guardando dalla finestra della camera, videro i giacigli vuoti; andarono al capanno dove il padre lavorava, nessuno. Poi, improvvisamente, videro la porta di casa aperta ed illuminata da una lanterna a muro, ma entrando non videro nessuno, se non un'ombra proiettata sul pavimento, dalla sagoma identica a quella del padre di Lucilla. "Papà, dove sei? Perché non ti vedo? vedo solo la tua ombra" gridò la ragazza. Eric chiese a Lucilla di guardare verso la parete in fondo alla stanza: le sagome scure di due donne, una bassa e tarchiata, l'altra alta e snella. "Mamma! Sorella! Non riesco a capire". Le tre ombre si mossero, si staccarono dalla parete e dal pavimento, mutarono aspetto; poi, Lucilla si sentì afferrare per un braccio, una mano le accarezzava la testa, un'altra la schiaffeggiò su una guancia. Allungando le proprie braccia sentiva i corpi tiepidi e morbidi; riconosceva i suoi famigliari al tatto, eppure non li vedeva. Li cercò con la bocca ed il naso; avvertì i loro odori, sentì il sapore delle loro lacrime. "Vedi la nostra punizione?" si udì infine la voce del padre, presente ed assente, visibile solo nell'ombra. "Non siamo morti, però siamo condannati per sempre a vivere da ombre. Tutti, uomini, donne, vecchi e bambini. Andate via, voi due, che siete stati risparmiati da questa sciagura. Lasciate questa isola maledetta. Le ombre stiano tra le ombre. Rifatevi una vita altrove e che la vostra prole sia numerosa." Eric e Lucilla furono spinti fuori, la porta si chiuse, la lanterna fu spenta. Vagarono per il villaggio, non sapendo cosa fare. Senza luce, senza luna, nessuno nella notte era visibile, tantomeno un'ombra.

Attesero il sorgere del sole ed all'ora in cui la gente era solita iniziare le occupazioni quotidiane, videro porte aprirsi, ombre di uomini con in mano secchi e zappe andare ad accudire gli animali e nei campi, ombre di donne con otri e cesti di biancheria andare al fiume, ombre di bambini con quaderni sottobraccio andare a scuola. Inorriditi Eric e Lucilla vollero avvicinarsi a qualcuno, ma sentirono voci che inveivano e mani che li spintonavano. "Andate via! Via! Non potete stare qui! Lasciate questa terra!" Le persone con cui erano cresciuti li stavano cacciando. Eric disse "A questo punto è meglio che ce ne andiamo; tempo fa ho costruito una zattera, ormeggiata nel porto; è venuto il momento di usarla". Prima di abbandonare l'isola, i due innamorati scrissero una lettera, che appesero ad una staccionata bene in vista: "Sappiamo che è colpa nostra ... gireremo il mondo, cercheremo maghi, dottori e chiunque sia in grado di sciogliere questa maledizione ...Ricordatevi di noi".

Trascorsero giorni e stagioni. Eric e Lucilla tornavano periodicamente, accompagnando insigni studiosi e stregoni, ma nessuno riuscì a risolvere l'incantesimo; poi vennero i loro figli ed i loro nipoti, visite sempre più rare. Nella comunità, tuttavia, la vita biologica fu più forte dello smarrimento iniziale; il popolo imparò ad accettare e si adattò al nuovo modo di essere, sposi ombra si unirono, nacquero bambini ombra; di generazione in generazione divenne una condizione naturale; solo i racconti tramandati di padre in figlio, come questo che tento di riprodurre al meglio, mantennero la memoria del tempo che fu su questa isola."


La madre di Adam è talmente concentrata nella scrittura da non accorgersi del silenzio che ormai regna nella casa, solleva la testa dai fogli, la sedia a dondolo è ferma, l'armonica sulla mensola del camino; il marito riesce sempre a muoversi senza farsi notare. La signora aspetta la mano di lui sulla spalla e il bacio della buonanotte, quindi rimette nel cassetto il suo lavoro e mentre lo raggiunge in camera da letto, alla fioca luce di una lampada, guarda sé stessa nello specchio della propria ombra.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: