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lavoro pubblicato sabato 7 ottobre 2017
ultima lettura martedì 11 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La terra delle ombre - prima parte

di Frediana. Letto 370 volte. Dallo scaffale Fiabe

Adam siede sull'uscio di casa, mentre la madre sistema la cucina ed il padre chiude le mucche nel recinto. Come tutti i bambini, Adam non vorrebbe mai andare a letto; lui ama particolarmente stare sulla veranda quando fa buio e vengono accese le lanter...

Adam siede sull'uscio di casa, mentre la madre sistema la cucina ed il padre chiude le mucche nel recinto. Come tutti i bambini, Adam non vorrebbe mai andare a letto; lui ama particolarmente stare sulla veranda quando fa buio e vengono accese le lanterne; il suo gioco preferito è osservare la propria ombra che si unisce alle ombre delle piante, degli animali e delle cose, dando vita a forme sempre nuove e grottesche. Quando però compare sopra di lui l'ombra di sua madre con la scodella di latte caldo tra le mani, si alza ed entra in casa. Coricandosi, tutte le sere, Adam vuole che la madre racconti una storia: la leggenda della terra delle ombre.

"Tra le gelide acque del nord, c'era una volta un'isola, fatta di verdi colline e montagne innevate, abitata da un popolo pacifico e laborioso. L'ultimo re della dinastia governante, superati i cinquant'anni di età, non aveva ancora preso moglie ed i Saggi, preoccupati per il futuro del regno, premevano affinché il re scegliesse una sposa. Le ragazze in età da marito si recavano a corte con ogni sorta di doni e con ogni pretesto, sperando di attirare l'attenzione dello scapolo d'oro. Il re, tuttavia, non era interessato a nessuna di loro.
Un giorno, annoiato dall'ennesima riunione di corte, il sovrano fece sellare il cavallo e galoppò a lungo tra prati e boschi; giunto nei pressi di un ruscello, si sdraiò nell'erba e si addormentò. Risvegliandosi, udì una melodia angelica diffusa nell'aria; scorse quindi una fanciulla dalla lunga chioma dorata passeggiare leggiadra sulla riva, una cesta di fiori appena raccolti tra le mani. La ragazza, senza avvedersi di essere osservata, continuava a cantare e prese il sentiero che conduceva al villaggio. Il re la seguì da lontano a cavallo, finché la vide entrare in una casa. Il re rientrò al castello e chiese alla servitù notizie sulla famiglia che abitava quella tale casa. Il padre era il fabbro del paese ed aveva due figlie: Lucilla la bionda era la maggiore. Avute queste informazioni, il re si ritirò nella propria stanza e volle rimanere solo.

Trascorse una notte lunga e silenziosa, ma all'alba suonarono i tamburi e le trombe dell'adunanza generale; tutti i Saggi ed i membri della servitù si recarono assonnati nella sala del trono, ancora fredda e buia. Il sovrano proclamò: "Vi annuncio che avrete una regina. Il matrimonio sarà celebrato al terzo plenilunio". Un messaggero fu inviato presso l'abitazione del fabbro, recando una pergamena in cui il re chiedeva la mano della figlia maggiore; il fabbro e la moglie corsero a palazzo ed il re confermò di persona le proprie intenzioni. "Vostra Maestà, sarà per noi un grandissimo onore". Il sogno di qualsiasi abitante dell'isola era vedere sposata una figlia al re. Rientrando a casa, diedero la notizia alle figlie ed al vicinato e tutti, presi dall'emozione, avevano le lacrime agli occhi. Anche Lucilla piangeva; nessuno però capì che i sentimenti della prescelta erano tutt'altro che gioia.

La ragazza infatti era innamorata di Eric, un giovane che viveva in una grotta nascosta sulle montagne, lontana dal villaggio e trascorreva il tempo a dipingere e comporre poesie. Solo Lucilla sapeva come raggiungerlo. Eric la vide precipitarsi nel suo rifugio spaventata e dopo aver ascoltato la notizia, la rassicurò dicendo che lì sarebbe stata al sicuro.

Trascorsero i giorni, nel villaggio e a palazzo fervevano i preparativi per la grande festa, mentre i famigliari di Lucilla non sapevano dove fosse la ragazza. Venne il giorno delle nozze ed il re fece consegnare il vestito della sposa. Trovandosi alla sprovvista il fabbro fece indossare il vestito alla seconda figlia, dalla corporatura identica alla sorella, ma dai capelli neri corvini. Con un ampio e spesso velo sul capo, la sposa percorse la strada verso il castello, fra due ali di persone che gettavano petali di fiori e intonavano canti di evviva. Il salone d'onore era pieno di invitati. Il re, in alta uniforme, visibilmente solenne ed emozionato, prese per mano la sposa. Il Gran Cerimoniere diede inizio al rito, che terminò con la frase "Lunga vita alla regina ed alla prospera discendenza". Nell'ovazione generale che seguì, il re sollevò il velo per guardare il viso e due lunghi riccioli neri corvini spuntarono. Ci furono interminabili secondi di respiri trattenuti. Quindi un urlo disumano squarciò l'aria, tutti fuggirono, nella sala deserta il re rovesciò i tavoli del banchetto, strappò tende, mandò in frantumi piatti e bicchieri, scaraventò ovunque candelabri e bracieri. In pochissimo tempo fuoco e fumo avvolsero l'intero castello e prima di soccombere tra quelle stesse fiamme il re pronunciò una tremenda maledizione, che nessuno poté sentire".


La madre di Adam interrompe il racconto, accorgendosi dal suono del respiro che il bambino dorme. Gli rimbocca le coperte e va in cucina. La sedia a dondolo si muove su e giù, il suono dell'armonica, il marito la sa suonare molto bene. La signora prende un plico di carta da un cassetto, inchiostro e pennini e continua la storia, imparata dai nonni e che ha deciso di mettere per iscritto, come testimonianza per i posteri.
... (continua)



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