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lavoro pubblicato venerdì 6 ottobre 2017
ultima lettura domenica 17 dicembre 2017

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Ho paura della scienza

di ChiaraG. Letto 238 volte. Dallo scaffale Pensieri

Non interpretate male il titolo, amo la scienza. Mi piace il fatto che ci siano metodi da seguire e risultati che se provati non si possono in alcun modo contraddire. Non sto qui parlando ovviamente di teorie ancora da provare, o dell’incertezza ...

Non interpretate male il titolo, amo la scienza. Mi piace il fatto che ci siano metodi da seguire e risultati che se provati non si possono in alcun modo contraddire. Non sto qui parlando ovviamente di teorie ancora da provare, o dell’incertezza probabilistica della fisica quantistica. Sto parlando dei teoremi che derivano dai postulati matematici, e che funzionano e basta. Gli edifici fino a prova contraria stanno in piedi, la gravità ci ancora al suolo terrestre e se mangio pesce scaduto finisco in ospedale.

Il fatto che io ami la scienza non è in alcun modo contraddittorio con la mia paura.

Fin da piccola ho sempre avuto difficoltà in matematica, mi spaventava l’idea che ci fosse un solo risultato possibile. Alle elementari quando facevo espressioni arrivavo raramente al risultato giusto, nonostante mi piacesse farle. Alle medie ancora peggio, e alle superiori…. è una ferita ancora aperta, preferirei non parlarne.

Quando dovevo scrivere temi di Italiano, fare verifiche o interrogazioni di Storia,Filosofia,Letteratura… ero più tranquilla. Il risultato non era uno solo. Certo, una data è una data, su questo non si discute, ma il voto dipendeva in minima parte dal fatto che io azzeccassi la data giusta o meno. I professori stavano molto attenti al modo in cui ragionavo. Le parole con cui potevo descrivere un evento storico erano molteplici, non ero obbligata a memorizzare che poche cose, per il resto c’era da ragionarci sopra, collegare eventi, dare un senso ai miei discorsi.

In matematica no, c’era un procedimento e quello era. Un risultato e quello era, non si scappava. Non mi lasciava scelta. So, ovviamente, che ci sono molteplici modi per risolvere un problema matematico, ma alle superiori spesso ti chiedono di usare unicamente il metodo che ti ha spiegato l’insegnante. Non perché lui /lei si creda Dio sceso in terra, ma perché giustamente è ciò che sta cercando di insegnarti e vuole che tu impari a padroneggiarlo. Magari a volte si poteva scegliere tra 2 o 3 metodi diversi, ma in ogni caso la libertà della persona era ristretta. Nelle materie in cui il mio strumento erano le parole e non i numeri mi sentivo molto più libera.

Al di là dei metodi usati, il risultato a cui dovevamo arrivare comunque era uno solo, e su questo veramente non c’era discussione. Giustamente, se in un’equazione x=2, qualsiasi altra x è sbagliata. E quell’idea, che potevo arrivare a un solo risultato giusto, con la coscienza che i numeri sono infiniti mi spaventava a tal punto che ero sicura di non arrivare mai al risultato giusto, e infatti succedeva raramente. E quando succedeva, il senso di soddisfazione era enorme.

L’espressione,l’equazione, il disegno di funzione etc… sono sempre stati per me simboli di qualcosa di predestinato, era come se fossi chiusa in una gabbia. Qualsiasi cosa avessi fatto il risultato giusto era uno solo. Uno solo e basta. Nessun’alternativa, un’unica soluzione.

E quindi incominciai a chiedermi: ma se l’uomo è solo materia, e non esistono né anima né spirito, né un’entità trascendente, allora siamo destinati ad un unico risultato?

Mi spiego meglio: se il mio cervello obbedisce solo a reazioni chimiche, e tutto ciò che decido deriva da una ragione materiale, io non sono più libera. Il fatto che i processi chimici che avvengono tra e nei miei neuroni siano troppo complessi per essere analizzati in modo da trarre previsioni non mi interessa, sarei comunque predestinata ad essere in un certo modo, a prendere certe decisioni. E il concetto di colpa allora dove andrebbe a finire? Quello di merito? La meritocrazia non avrebbe senso, perché non sarebbe Colpa di qualcuno essere “ meno” in un certo campo , semplicemente non poteva farne a meno.

E la scienza è qualcosa contro cui non puoi combattere, se una cosa è così è così. Se hai un tumore ce l’hai e schiatti, fine della storia. Se ti viene un aneurisma o un infarto non è che puoi convincerti di non averlo e farlo sparire. Ovvio che certe malattie si possono prevenire con uno stile di vita sano, o anche con un approccio psicologico favorevole. Ma quando non c’è via di fuga? Quanto ti viene perché ti viene?

E come te le spieghi certe cose? Se eliminiamo del tutto il lato spirituale, e prendiamo per vero il fatto che siamo solo materia, atomi e reazioni chimiche, come giustifichiamo e come cerchiamo di scappare dalle leggi deterministiche da cui non c’è via di fuga?

“È così perché è così” non è una risposta sufficiente per me.



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