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lavoro pubblicato sabato 30 settembre 2017
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

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Prima dell'alba

di Mauro2017. Letto 273 volte. Dallo scaffale Fantasia

Era l’ora in cui il sole stanco cadeva ed un vivido colore arancio illuminava i potenti bastioni del castello di Jaddas.Il forte vento proveniente dal deserto nascondeva con dense nubi di sabbia la visuale delle mura: era impossibile avvicinarsi&...

Era l’ora in cui il sole stanco cadeva ed un vivido colore arancio illuminava i potenti bastioni del castello di Jaddas.
Il forte vento proveniente dal deserto nascondeva con dense nubi di sabbia la visuale delle mura: era impossibile avvicinarsi… e questa, era l’unica ragione che aveva ancora tenuto a distanza l’esercito musulmano.
Jean De La Ville era il comandante della superstite guarnigione di cavalieri venuti lì per proteggere il cammino dei pellegrini diretti a Gerusalemme e, con sguardo preoccupato, scrutava i fuochi del campo nemico che a mano a mano si accendevano. Non era il numero dei nemici a preoccuparlo: il valore dei suoi soldati e le alte e possenti mura li avrebbero difesi da qualsiasi attacco. Quello che temeva erano gli enormi trabucchi che scagliavano pesanti macigni a lunghe distanze e che avrebbero potuto aprire una breccia tra i due torrioni principali. La sera nel deserto giunge in fretta e lui era lì, nella sua stanza, guardava dalla finestra assorto nei suoi pensieri mentre i fuochi dell’accampamento nemico disegnavano uno scenario minaccioso e riempivano tutto l’orizzonte a lui visibile e questo faceva immaginare la grandezza di quello schieramento. Sentiva il loro chiasso; immaginava gli uomini seduti sui cuscini mentre le kajire danzavano sensuali per tenere alto l’umore dei soldati. I loro capi erano sicuri, sapevano che il grande maniero non avrebbe resistito ad un altro giorno di battaglia e già assaporavano l’idea di vedere impalati gli infedeli usurpatori lasciandoli li appesi come minaccia per chiunque avesse calpestato con piede infedele la terra di Maometto. Il tempo era a loro favore ma nascondeva anche una insidia: un potente esercito di crociati, ospidalieri ed altri ordini minori si stava dirigendo su di loro a tappe forzate. Il castello doveva essere conquistato: ed avrebbero aspettato l’armata in arrivo al riparo delle mura. Jean era preoccupato al pensiero che la sua giovane moglie fosse lì con lui; avrebbe voluto tornare indietro nel tempo per rompere il vetro di quella clessidra cosicché tutti i granelli di tempo sarebbero volati via. Non osava immaginare il destino a lei riservato dai musulmani se fosse caduta nelle loro mani. Piuttosto che farle subire questa onta le avrebbe trafitto il costato con la sua daga mentre con gli occhi pieni di lacrime la baciava. Nella stanza un profumo di essenze orientali emanava dai bracieri accesi e la donna si avvicinò a lui cingendolo da dietro e stringendolo a se . Le sue vesti di seta fluttuavano al vento della sera con movimenti ritmici , il suo corpo adagiato a lui, i suoi seni prepotenti che spingevano sulla sua schiena , le sue labbra morbide che scivolavano sul suo collo ed il suo profumo di ginestra lo trasportarono d’incanto in un altro castello, un altro tempo e si rivide seduto sul suo letto con la sua compagna sdraiata vicino a lui pronta ad affogare il suo amore in fondo al cuore del suo uomo. La mano seguiva le curve di quel corpo statuario, la seta frusciava sulla morbida pelle di velluto ed un crescente desiderio scuoteva i loro sensi come fronde al vento. Si amarono… si amarono con passione, con forza, con tenerezza e brutalità; si concessero totalmente l’uno all’altra e le loro menti, al pari dei loro corpi, si fusero in un abbraccio che li avrebbe legati per sempre. Non seppero mai quanto tempo rimasero li, davanti alla grande finestra ad annusare l’aria della notte. L’alba iniziava il lento dissolvimento delle tenebre e prima che se ne rendessero conto, un boato li riporto alla triste realtà. Il primo colpo fu scagliato dai trabucchi e due enormi massi avevano colpito le mura a sinistra della grande torre. Sugli spalti, i cavalieri si agitavano freneticamente per approntare le difese necessarie e indirizzavano al cielo una ultima preghiera di perdono; Jean si precipitò tra loro dando ordini e fece approntare il micidiale lancia dardi nella corte interna del castello nel punto dove si pensava avrebbe fatto irruzione l’orda dei nemici. Una nuvola nera di frecce copri il sole appena sorto e costrinse gli assediati al riparo sotto i loro scudi… forse non avrebbero più rivisto un’altra alba. Ma proprio nel momento in cui rabbia, impotenza e amarezza stavano prendendo il sopravvento, l’orizzonte si riempì di bagliori; era il riflesso del sole sulle armature dei crociati giunti al loro soccorso. La gioia esplose nel cuore di tutti e Jean corse su per le scale della torre fino alle sue stanze; la sua compagna notò subito la felicità disegnata sul viso dell’uomo e si strinsero da togliersi il fiato, coscienti che il loro sogno li avrebbe accompagnati per molto tempo ancora e forse, per tutta la vita .


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