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lavoro pubblicato martedì 26 settembre 2017
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PAESE SENZA NOMI

di Frediana. Letto 292 volte. Dallo scaffale Fiabe

Alcuni anni orsono, durante una vacanza fuori città, mi ritrovai a passare per un nugolo di case adagiate in cima ad un colle; attorno un paesaggio di campi arati, boschi chiari e scuri, specchi d'acqua. Lasciatomi alle spalle un erto ciottoloso...

Alcuni anni orsono, durante una vacanza fuori città, mi ritrovai a passare per un nugolo di case adagiate in cima ad un colle; attorno un paesaggio di campi arati, boschi chiari e scuri, specchi d'acqua. Lasciatomi alle spalle un erto ciottoloso sentiero, contornato da roveti e castagni, un arco di pietra mi condusse all'interno del borgo e perdetti la cognizione del tempo. Una ciurma di bambini vocianti venne verso di me. Un viottolo lastricato si snodava tra case di pietra dai balconi fioriti. L'insegna dondolante appesa sopra ad un portone raffigurava un pollo arrosto; all'interno, quattro tavolini con sedie impagliate, un banco di marmo sormontato da bottiglie e boccali, un ometto calvo passava lo straccio sul pavimento.

"Bondi'" fece l'omino, alzando le sopracciglia verso di me. "Buongiorno! E' aperta l'osteria?" chiesi. L'ometto mise da parte straccio e spazzolone, asciugandosi le mani nell'enorme grembiule. "La cucina sarebbe chiusa, ma se vuole favorire, le preparo io qualcosa. Prego si accomodi". Sentendomi in imbarazzo dissi "Non importa, non voglio disturbare, se non è orario". L'omino mi indicava un tavolo "Venga, venga, non abbiamo molti clienti. Cosa le porto, signore?". "Quello che avete pronto". L'oste giocherellava con le dita nel grembiule "Le faccio delle bruschette veloci con aglio e pomodorini, vanno bene? C'è anche della torta al formaggio e noci." Quindi guardò tra le bottiglie "Le faccio assaggiare il nostro vino rosso d'annata. Va bene?" Senza attendere la mia risposta, sparì dietro una tenda.
Mi guardai intorno: antichi utensili appesi alle pareti rustiche, stampe ingiallite, composizioni floreali, un pendolo. "Ecco a lei signore". Mi ero incantato a guardare quegli oggetti; intanto l'omino aveva già messo sul tavolo un tagliere con tre grosse bruschette fragranti, una teglia intera di torta ed una brocca di vino "E' stato velocissimo, grazie" Addentai la prima fetta "Molto buona ... ma, mi dica, come si chiama questo borgo? Salendo non ho trovato nessuna indicazione" L'oste mi guardava ora con aria assente e si grattava la testa. "Questa è l'osteria". Tante grazie l'avevo capito! "Sì però il borgo, il paese come si chiama? Qui siamo a..." Nessuna risposta, come se avessi parlato un idioma sconosciuto. Quell'uomo, mite ed ospitale, doveva essere sordo, o avere qualche problema. Feci onore a bruschette, torta e vino, quindi mi alzai per andarmene "Quanto le devo?" L'omino, nel frattempo, si era rimesso a pulire. Alzò di nuovo lo sguardo "Niente, signore, per nostra tradizione con i nuovi clienti" Beh, pensai, se non altro sono persone molto cordiali. "Tante grazie e buona giornata!" Uscii e l'omino mi salutò sul portone "Arrivederci, signore, buona passeggiata!".

Dopo pochi passi, ecco una vetrina in cui facevano bella mostra un abito da uomo, camicie e cappelli. La porta era aperta. All'interno del negozio una donna lavorava alla macchina da cucire; vedendo la mia ombra proiettata sul pavimento, la sartina si girò, alzandosi di scatto. "Buongiorno, posso esserle utile?" voce lieve di giovane, venendo verso di me. "Pardon, non volevo spaventarla. Sono un viaggiatore di passaggio, ho notato questo colle e sono salito per visitarlo, anche se non ho capito come è denominato". In un angolo comparve un cagnolino dal pelo fulvo, che corse abbaiando in mezzo alle mie gambe. La sartina si chinò e lo prese in braccio. "Forse dovrei presentarmi meglio: mi chiamo Giorgio, vivo a Roma. E' fortunata lei ad abitare qui, senza inquinamento, senza traffico, senza rumore. Lei, signorina ... che abita a ..." La ragazza mi guardava pensosa. Anche lei non capiva quello che dicevo? "Questo paese non ha nome ... nessuno di noi ha un nome, come lo intende lei" mormorò infine. Scoppiai in una fragorosa risata. "Questa è bella! Oltre che ospitali, siete molto spiritosi!" Era proprio assurdo ciò che avevo sentito. "Non è una battuta, signore, è la verità ... capisco che a lei sembri impossibile ... è così". Incredibile! Un paese senza denominazione, può anche essere plausibile, ma i nomi delle persone ... "Va bene, signorina, se non vuole dirmi come si chiama e dove mi trovo, non importa, però non mi prenda in giro". Esaurito il momento di sorpresa ed ilarità, stavo iniziando ad arrabbiarmi per una cosa tanto sciocca. "Si calmi, signore, non mi sto prendendo gioco di lei. Visto che non è mai venuto qui, non può saperlo. Io non sono in grado di spiegarle perché, ma può chiedere al professore. Lui sa tutto. Guardi, proseguendo fino alla piazza, a sinistra della chiesa, troverà una torre a forma esagonale. Il professore abita lì". Mi fece cenno con la mano e, quindi, mi incamminai in quella direzione. "Sì, il professore le dirà tutto. Arrivederci, signor...Giorgio".



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