ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 23 settembre 2017
ultima lettura martedì 4 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'artista - Oltre la verità (Capitolo 17)

di Drakuma. Letto 404 volte. Dallo scaffale Horror

AVVISO: Il contenuto di questo testo, può disturbare le persone più sensibili e facilmente sugestionabili. Per loro si sconglia la lettura, per tutti gli altri, buona visione.......

Oltre la verità

Il sole era sorto già da qualche ora, illuminando una piccola finestrella, che si affacciava da un vicolo. I raggi riscaldarono il volto sereno di Jenny, che riposava tranquillamente. Lentamente i suoi sensi, iniziaro a riprendersi, destandola. Un sapore denso e pastoso nella bocca fù la prima sensazione che avvertì, nelle prime fasi di una incoscenza che era durata per un tempo indefinito.
"Ti sei svegliata, finalmente...." disse una voce tranquilla, ma dal tono famigliare, Jeff.
Un mal di testa pesante, scombinava ogni singolo pensiero e annullava ogni singolo ricordo, di come fosse giunta nella sua abitazione e sopratutto del perchè era nel suo letto, stordita ed estremamente affaticata.
"Da quanto tempo ho dormito e come ci sono finita qui?" disse reggendosi la testa con la mano, cercando di compensare quel peso, che la stava spingendo con forza a tornare a letto.
"Non ti ricordi nulla? Meglio cosi, certamente quello che è successo non è certamente uno di quei ricordi che vorresti incorniciare e lasciare in bella vista, sul caminetto."
"Di che diavolo stai parlando? Non ti prendere gioco di me, nonostante non sia in condizioni ottimali, non sono cosi stupida da essere raggirata in tal modo."
"Certo, non sei stupida, ma non sei stata nemmeno tanto furba, da lasciar perdere tutta questa storia, continuando la tua normale e tranquilla vita da giornalista, no. Tu volevi di più, la fama, i riconoscimenti e avresti pagato qualunque prezzo per ottenerli, peccato solo, che non avevi la più pallida idea, della situazione nella quale ti stavi invischiando."
Jenny, aveva la testa che gli scoppiava, rimbombando dentro il cranio come un secondo cuore, che non li lasciava la possibilità di rimanere coscente. Un ondata di ricordi, una catena di pezzi del domino, iniziarono a stagliarsi davanti ai suoi occhi, le tuniche, gli occhi, il sangue, la violenza, lo stupro, il fuoco, la luna. Travolta, chinò il capo sul pavimento e vomitò perfino l'anima, rilasciando solo alcune goccie di bava, i suoi occhi quasi spiritati spenti e persi, dentro quel mondo che lentamente stava riemergendo, in quelle macerie che componevano la sua mente.
Jeff, si avvicinò, l'alzò per le spalle e la fece nuovamente stendere sul letto, prese un fazzoletto, dal comodino di fianco e gli pulì la bocca con delicatezza. La scena, spinse Jeff a stringerle la mano destra, ma la reazione a tale gesto, fù sproposita. Schizzo fuori dal letto, correndo a perdifiato per la stanza e buttando all'aria ogni oggetto che gli si parava davanti, senza controllo. Jeff, si findò su di lei, gettandosi sulle gambe, bloccandola a terra, nel tentativo di calmarla, mentre urli esasperati, attraversarono ogni piano del condominio. Disperato, gli pose una mano sulla bocca per cercare di farla stare zitta, prima che qualcuno avesse avvertito la polizia. I suoi occhi, la fissarono con intensità cercando nei meandri di quel corpo in totale ribellione, un barlume di lucidità. Altre immagini, si sostituirono alla realtà, gli animali, il fetore, l'incenso, le fiamme, poi il sapore di sangue, che grondava dalla sua bocca. Gli aveva morso il palmo con gli incisivi lacerandogli la carne, ma Jeff resistette, cercando di riportarla indietro, anche se per farlo, avrebbe dovuto usare tutta la sua forza.
Dieci minuti di tormento, di pugni e graffi, ma nessuna reazione da parte del giovane, che riusci finalmente a domare la bestia.
"Tu, sei stato tu, vero?" disse Jenny paralizzata e con le labbra intrise del suo sangue.
"Finalmente, te ne sei ricordata, non ci speravo più...".
Strisciando, cercò di alzarsi con la mano ancora integra e si diresse in cucina per medicare la ferita.
"Perchè? Perchè eri li?...."
Nessuna risposta, nessuna reazione, solo il rumore del rubinetto che veniva aperto e dell'acqua che scorreva. Risciacquò la ferita, trattenendo le fitte che lo tormentavano e stracciando con un i denti uno strofinaccio, per poi fasciarsi nel miglior modo la ferita. Nel frattempo, Jenny era in piedi, poggiando la spalla sull'infisso della porta, che un tempo separava la stanza da letto, dalla piccola cucina.Fissando il ragazzo con uno sguardo da cucciolo bastonato, accennò per un attimo un movimento delle labbra, per scusarsi, ma si zittì subito, sbuffando.
"Non te la prendere, sapevo che sarebbe andata a finire cosi, anzi, stai reagendo molto meglio, rispetto a ciò che mi è stato detto."
Strizzò l'occhio sinistro, fissandolo con il destro e disse: "Cosa intendi dire?"
Jeff, si sedette su una vecchia sedia in legno, nascosta sotto il tavolo, cedendo completamente alla fatica e prendendo un profondo respiro, iniziò la sua storia.
"Circa un paio di ore dopo che te ne sei andasti, suonò un tizio alla porta, non aspettandomi nessuno, chiesi logicamente chi fosse e mi disse semplicemente, che eri in pericolo di vita e che se non avessi fatto qualcosa in proposito, saresti rimasta uccisa. Non perderla a male, ma sinceramente, della tua vita non mi fregava poi cosi tanto, se non fosse stato per un piccolo particolare che aggiunse successivamente; un assegno in bianco, pronto per essere versato sul mio conto in banca, se avessi evitato di farti fare una brutta fine. Di certo una occasione cosi ghiotta, non capita tutti i giorni.
Mi indicò,la villa dove ti avrebbero portato, a detta sua, li compivano "Riti" pseudo-pagani, roba strana insomma, un costume nero con un capuccio e una chiave, per accedere dalle cantine della magione. Inoltre mi mostrò una pianta dettagliata del sistema elettrico, per generare un corto circuito e permetterti cosi di scappare."
Mise una mano, nella tasta dei jeans e tirò fuori una fialetta, ormai vuota.
"Dentro questa fialetta, c'era l'antidoto per il potente allucinogeno che ti hanno fatto ingerire, probabilmente tutto ciò che hai visto, si è trattato solo di un frutto della tua mente annebbiata da questa sostanza."
Iraconda, Jenny rispose: "Che diavolo stai dicendo, vuoi dire che mi sono sognata tutto quanto, che ciò che è successo, sarebbe solo fantasia, non diciamo stronzate, tu non sai cosa mi è capitato."
"La verità è questa, Jenny, sei liberissima di accettarla o rifiutarla, per me non cambia nulla, l'unica cosa certa è che sei rimasta bloccata su quel letto per oltre una settimana, senza emettere un soffio di vita, come un dannatisismo vegetale e se non fosse stato per questa polvere e per le mie cure, non saresti qui ad ascoltare questa storia."
Chinò il capo ranicchiandolo sulla spalla, fissando il vuoto.
"Non c'è bisogno che mi ringrazi, il mio lavoro è completo ora, ma ti dò un consiglio lascia perdere questa storia dell'artista, perchè rischi davvero di finire male."
L'artista. Fù quella parola che scatenò in Jenny, un ardore che era assopito da diverso tempo, facendo ripartire nuovamente gli ingranaggi della sua spiccata intellingeza.
"Come sai che stavo investigando sull'artista? Io non ti ho mai detto nulla a riguardo." Poi guardandosi un attimo attorno, si rese conto che quell'appartamento, non era lo stesso del loro primo incontro.
"Questo è il lungo in cui vivo, se te lo stai chiedendo, l'ultima volta ci siamo incontrati nel mio ufficio e li che faccio venire i miei clienti, comunque, ritornando alla tua domanda, si è vero, non sei stata tu a dirmelo, ma non è importante, se ci tieni alla tua vita, ti consiglio di lasciar perdere, con questa tua fatale ricerca"
Jenny, lo fissò, con aria di sfida, non aveva assolutamente intenzione di abbandonare la ricerca e nemmeno di essere ingannata ulteriormente da Jeff, che evidentemente nascondeva qualcosa.
"Non sò quale sia la verità, nella storiella che mi hai raccontato e non sò nemmeno cosa è davvero accaduto, ma giuro, che non uscirò da questo appartamento finchè non mi dirai la verità. Come sai dell'artista?"
Minuti di esitazione, portarono Jeff a chinare il capo, scoraggiato e afflitto dalla domanda che gli era stata fatta, ma ancor più per ciò che stava per dirle.
"Se sicura di volerlo sapere?"
"Si!" disse Jenny, senza esistazione.
"L'uomo che mi ha dato tutte quelle informazioni su di te, lo stesso uomo che mi ha dato l'antidoto, ha detto....di essere lui, l'artista."
Una voltante della polizia, sfrecciò vicino all'appartamento, spezzando per un attimo il silenzio, lasciando solo i rumori urbani di sottofondo a far cornice, a quel momento, di purò e gelido terrore.
L'artista, sapeva di Jenny, la conosceva e l'aveva salvata. Pensò, che anche se fosse stato uno scherzo, non sarebbe stato nemmeno tanto credibile, allora perchè inventarsi una balla simile? L'unica spiegazione che riusci a darsi era accettare il fatto che fosse tutto vero, ma non fù sufficente a fermare l'euforia e la paura, che stavano piegando il corpo fragile e stanco di Jenny, che scivolò sul pavimento, fissando il vuoto.
I due rimasero fermi, senza proferire parola, non c'era molto altro da aggiungere e nemmeno da spiegare, la realtà aveva superato la fantasia, la ricerca di Jenny, che aveva sconvolto totalmente la sua vita, era giunta al termine. L'aveva trovato, o meglio lui aveva trovato lei e per quanto ogni pensiero razionale, facesse capolino per inquadrare quella situazione, non riuscì a trovare una motivazione e tanto meno una spiegazione a ciò che Jeff gli aveva detto.
Il suo mondo, era stato completamente distrutto, dalle visioni di inferno vissute, reali o immaginarie, ed scoprire che l'uomo più ricercato e temuto degli ultimi anni, per il quale aveva subito tutto ciò, fù l'ultimo pezzo del puzzle. Ora rimaneva solo una cosa da fare, ma per farlo, avrebbe dovuto costringere Jeff ad indicare l'ubicazione dell'artista, altrimenti, ogni suo sogno e ogni suo sacrificio, si sarebbero spenti come la fiamma di una candela, alla fine dello stoppino.
"Jeff, ho un favore da chiederti".
Il ragazzo, fissò il corpo ranicchiato sul pavimento, fissando queli occhi carichi di una luce, che scosse lo stesso apatico ragazzo, fin nel profondo.
"Mi devi dire, dopo posso trovare l'artista."



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: