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lavoro pubblicato sabato 23 settembre 2017
ultima lettura mercoledì 4 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SETTEMBRE SI AVVICINA, 180 GIORNI – PUNTATA 7 –

di VeronicaPetinardi. Letto 425 volte. Dallo scaffale Amicizia

Settembre si avvicina, si percepisce l'aria fresca. Volevo dormire ancora. Chiudo la finestra e non mi sento per niente pronta per la nuova giornata.

Qualcuno faccia qualcosa! Non ho voglia di disfare tutte le scatole. Fate che non le debba rifare, mai più! Scavalco la scatola nel corridoio. Marta aveva ragione, ho troppe cose. Ritorno nella calda comodità del letto e decido di fare finta di non avere le scatole.

Con il lenzuolo fino al collo cerco di focalizzare il cassettone di fronte al letto. Stile Luigi XVI, incomprensibile per Lorenzo, in quanto una brutta copia. Avevo cercato di aggiustarlo per intonarlo al letto fiorentino dipingendolo di verde ma lui aveva reagito come fosse daltonico. Ora, appoggiato sopra a dominare la scena, c’è uno dei miei quadri preferiti. In arte astratta rappresenta una donna. Me l’ha dedicato un mio amico, anche lui emigrato in Italia senza aver fatto una grande fortuna. A sua moglie diceva: “Però almeno ti ho portata in Italia!”.

Sempre a settembre

Litigavano spesso, loro. Io pensavo che fossero battibecchi da coniugi anziani, stanchi di stare insieme. L’anno scorso, sempre a settembre, ero davanti a un altare e vedevo una bara insoddisfatta. “Ma chi si è inventato questo funerale per te?” provavo a chiedere invece di salutare il mio amico. Perché io lo vedovo ancora fumare il suo sigaro e bere il suo solito whisky. “Ovunque tu sia, sicuramente stai mandando parolacce a fiumi contro questo umore funesto” insistevo, conoscendo il suo carattere. Non ce la facevo più, dovevo andare fuori da quella chiesa, fermare un’immagine diversa. La vedevo proprio, con lui in una festa, buddhista piuttosto, vestito con un pareo a ballare e cantare. E mi faceva persino un sorriso, come uno di quelli quando si viene beccati a fare una marachella. Sì, uno strano ghignetto che mi era capitato di vedere ancora. Lorenzo l’aveva stampato sulla faccia e per me era inspiegabilmente vivo, ma non voglio ricordare lui.

Il mio amico pittore se n’era andato e sua moglie, purtroppo, lo ha raggiunto dopo appena due mesi. L’ultima volta che l’avevo vista, lei mi raccontava che si svegliava di notte e vedeva suo marito ai piedi del letto. Lui la guardava e non diceva niente. Altre volte lo sentiva camminare per casa, ciabattando e cercando le proprie cose. Tutti i giorni lei usciva per accarezzare la tomba di suo marito. Non aveva con chi litigare e mangiava sempre meno e meno spesso …Un altro tempismo deficiente.

Gli oggetti

Devo alzarmi per combinare qualcosa e non pensare alle tristezze. È come se tutti gli oggetti racchiusi dentro le scatole mi chiedessero di fare parte della casa. Gli oggetti a volte hanno la loro destinazione precisa. Posate su un mobile, dentro un mobile, in un angolo, per terra, nel cestino. Guardate, usate, sfiorate, spolverate. Arrivava sempre il giorno di spostarle, tutte.

Ho comprato oggetti, ho ricevuto oggetti e li ho scartati dalla loro confezione. Poi? Gli oggetti a volte si dimenticano. Ricordati quando devono essere imballati. Ho accumulato troppe cose da quando stavo con Lorenzo. Troppi ricordi, da far male. Forse sarebbe meglio disfarmi di tutto senza perdermi d’animo. Anche il traslocatore lamentoso per la mia ‘troppa roba’ diceva il vero e la mia scadenza di 180 giorni mi dovrebbe essere d’aiuto.

A parte i preziosi, nei quali Lorenzo decisamente esagerava e ora so il perché, ci sono tante altre cose di valore e forse potrei realizzarne qualcosa. Ma che senso ha scartare ora? Non devo rimettere in piedi una casa come ero abituata, pensare agli abbellimenti e a come disporre tutto al meglio. Non riesco a disfarmi dei pensieri che tornano e come una calamita attirano a sé solo quelli brutti. Dovrò spostare tutto in una stanza per levarmi di torno la vista sulle confezioni del passato. Prima però tiro fuori qualche maglia. Apro il pacco con la scritta: “abb. fine estate”. Oltre alle due maglie che avevo in mente ci trovo infilata una cartelletta arancione. Un posto insolito per le cartacce ma con tutti quei “Forza!” e “Veloce!” avrò fatto confusione.

Apro la cartelletta. Nella prima busta di plastica è infilato il contratto d’affitto. Niente di che, visto che dovevo firmarlo io, ma è strano. Questa è la cartelletta di Lorenzo, lo so per certo perché lui ha un’esagerata preferenza per l’arancione. La sua scrivania era sempre come un avviso di fermata. Tutti i suoi documenti erano raccolti nelle custodie rigorosamente color arancione. A passare oltre un certo limite sembrava sarebbe diventato tutto rosso.

Non ero una bambina curiosa, mi hanno insegnato il rispetto per le cose altrui. Infatti ho combinato spesso casini in lavatrice perché non guardo nelle tasche se non sono mie. Una cosa davanti la quale Lorenzo era capitolato e alla fine provvedeva lui a svuotarsele. Marta poi me l’ha detto, se avessi controllato avrei scoperto tutto prima.

Sfogliare la cartelletta arancione di Lorenzo mi fa battere il cuore, come se fossi davanti alla stanza numero tredici. Però niente di particolare. Certificati di vario genere, qualche pagamento delle utenze. In mezzo una busta vuota, intestata al commercialista… e il certificato di rendita della signora Magalli. Estratti conti bancari e il numero del libretto di risparmio della signora… Chi cavolo è la signora Magalli? Seguono il canone della televisione e i pagamenti delle visite mediche. Questi sono di Lorenzo. Ritorno indietro e rileggo il certificato della Magalli. No, non c’entra con tutto il resto. Questa signora è qui veramente per sbaglio. Non solo perché si trovi tra le mie scatole ma sarà stata infilata tra il commercialista e il canone della televisione sicuramente per la fretta.

Spero tanto che la chiamata sia di Marta.
“Ciao” è davvero Marta.
“Ho sentito mia suocera e devo trovarmi un altro appartamento” annuncia con il fiatone affannato dal risolvere un problema urgente e infatti aggiunge: “Forse mi potresti dare una mano?”

veronicapetinardi.com



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