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lavoro pubblicato martedì 19 settembre 2017
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

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Io e Roger Federer - La vita riserva sorprese

di ilcervello. Letto 245 volte. Dallo scaffale Viaggi

A volte, gli strani intrecci della vita consentono di avere incontri, spesso spiacevoli, di rado interessanti e impensabili. L'incrocio magico fra la mia ricerca di lavoro e lo svolgimento della coppa Davis proprio a Genova fu uno di questi momenti.

Nel 2009 mi trovai senza lavoro, e iniziai a inviare cv a svariate ditte e aziende, e a tutte le agenzie interinali.
Fu così che mi chiamò proprio una di queste agenzie: si trattava di fare l'autista, ma mi avrebbero dato informazioni più precise al colloquio.
Scoprii così che avrei fatto, per due settimane, l'autista delle nazionali italiana e svizzera di tennis per qualificarsi alla Coppa Davis 2009.
Arrivarono prima i dirigenti, poi i tennisti e anche alcuni vip, e bisognava trasportarli dal campo di allenamento all'hotel dove alloggiavano e viceversa, o portarli al ristorante o a qualche evento speciale organizzato per l'occasione.
Per un grande appassionato di tennis come me fu una bellissima esperienza: trasportai tennisti italiani piuttosto famosi come Seppi, Fognini...Un giorno mi chiamano, mi dicono: "Dovresti andare a prendere una signora al casello dell'aeroporto di Genova..." (si trova nella zona di Cornigliano). Avrei riconosciuto la signora dall'auto, una Mercedes. Scoprì poi che la signora in questione era Lea Pericoli, con cui da ragazzo avevo passato molti anni in compagnia seguendo le sue telecronache di tennis su Telemontecarlo, che negli anni 90 mi regalò, insieme alla fantastica TeleCapodistria, giornate intere di meraviglioso tennis gratuito.
Già il fatto di aver fatto arrivare all'albergo la signora Pericoli facendomi seguire in sopraelevata e oltre, aveva reso questa esperienza di lavoro indimenticabile ( poi la signora mi ringraziò confermando ciò che avevo intuito seguendola in televisione: donna garbata e di gran classe).
Ma le sorprese non erano finite qui: da giorni si vociferava dell'arrivo di Roger Federer, cioè non era sicuro che venisse a Genova per giocare un semplice spareggio per entrare nella serie A della Coppa Davis.
Poi, un giorno, la conferma. Arrivò, e già due o tre dei miei colleghi lo trasportò.
Eravamo circa una decina di autisti, e solo io ero appassionato di tennis. Non solo, ero uno dei pochi a conoscerlo, da quando vinse il suo primo Wimbledon e rimasi estasiato dal suo gioco. Un'emozione guardarlo giocare, un tennis magico, alcuni dritti incredibili ma soprattutto i rovesci, divini. Il migliore di tutti i tempi, credo.
E un giorno mi chiamarono: porta Federer all'albergo. Non sapevo quasi se portarlo. Lui salì dietro di me in pratica, poi salirono un collaboratore svizzero di fianco a lui e la guardia del corpo di fianco a me.
Rimasi tutto sommato freddo. Mi rimase impresso, chissà perché poi, la sua scioltezza nel parlare lingue diverse. Parlava in francese, poi ricevette una telefonata e rispose in inglese. Ma per un personaggio come lui non era poi così strano sapere le lingue.
Parlava tranquillamente, molto sereno. E poi arrivammo, nel controviale davanti all'ingresso dell'albergo, e fui costretto a fermarmi in un punto dove ai lati delle portiere c'erano delle aiuole con piantine piuttosto ingombranti.
Ero già dispiaciuto, ma Roger scese e con due o tre balzi riuscì a saltare l'aiuola e arrivò sul marciapiede: una scena buffa. Poi, sorridendo, quel suo sorriso che avevo visto tante volte dopo le sue vittorie, mi ringraziò, e mi salutò.
Un signore. Bofonchiai un ciao, e ripartii emozionato e felice.
E così da quel giorno posso dire: ehi ragazzi! Ho portato Roger Federer in macchina! E gli ho anche parlato!
In quanti possono dirlo? E' fantastico!
A settembre son passati otto anni da quel giorno, che non dimenticherò mai.
Grazie a te, Roger.



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