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lavoro pubblicato lunedì 18 settembre 2017
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Giorno 6 - Insicurezza

di Hasnotname. Letto 237 volte. Dallo scaffale Pensieri

"Mi vuoi bene?" "Ma sì, certo, altrimenti perché ti tengo così stretta?" "Io voglio darti tutto ci&ograv...

"Mi vuoi bene?"

"Ma sì, certo, altrimenti perché ti tengo così stretta?"

"Io voglio darti tutto ciò di cui hai bisogno."

"Amore mio, lo fai già."

"Non ti cercherai un'altra donna vero? Vuoi soltanti me, vero?"

"Oh ti prego. Smettila con questa storia, non ti scoccia ripetere sempre le stesse cose? Che senso ha? Sono qui, con te, ti amo. Cosa vuoi di più? Davvero, non sopporto quando fai queste considerazioni." - Mi dicevi così, la sera quando eravamo accoccolati sul divano e i dubbi mi assalivano perché con una mano accarezzavi i miei lunghi capelli neri, con l'altra rispondevi a vari messaggi, preoccupandoti di non mostrarmi lo schermo del tuo cellulare. E io avrei voluto urlare, forte: senti stronzo, sono qui, guarda me, tocca me, sorridi a me, non a quell'odioso aggeggio.

Credevo davvero il problema fosse lo smartphone? Amore mio, adesso ho capito cosa c'era di sbagliato: la mia insicurezza. E ti chiedo scusa se per tanti anni piuttosto che godere insieme a te della nostra felicità mi sono tormentata con mille domande. Mi dispiace, amore mio, se per tanti anni non ho fatto altro che dubitare di te e dei tuoi sentimenti. Ti chiedo perdono, amore mio, se per tanti anni guardandomi allo specchio non riuscivo a vedere ciò che vedevi tu, ma solo una massa informe, troppo bassa, in continuo conflitto con se stessa. Non mi sentivo all'altezza del tuo affetto, mi consideravo sempre troppo poco per te, dunque ho sempre cercato si migliorarmi, ma spesso sembrava non ti accorgessi dei miei disperati tentativi alla ricerca di un complimento. Dicono che chi non si ama non sarà mai amato. Ma io ero amata, amata dall'uomo più chiuso dell'universo.

Ero terrorizzata, è solo questa la verità. Ti amavo cosi tanto che pensare di perderti mi sembrava qualcosa di paragonabile alla morte. Ero talmente dipendente dalla tua presenza al mio fianco, che il pensiero tu mi lasciassi come accadde in passato, mi devastava, spaventava.

Si, io ero stata abbandonata. Le amanti sono sempre destinate ad essere smascherate e di conseguenza abbandonate. La sua ragazza aveva scoperto tutto, per negligenza di lui, era riuscita a leggere un paio di messaggi in cui commentavamo la passione che ci aveva travolti quel pomeriggio. Parolacce, schiaffi, grida, pianti, mentre lui la supplicava di restare insieme. Fu perdonato.

Qualche giorno dopo venne da me, mi strinse a sè e mi disse "Questo è l'ultimo abbraccio. Ho scelto di stare con lei". Inutile cercare di spiegare che in quell'attimo morì. Io ero morta. Letteralmente. Non riuscivo a muovermi, a parlare, mi percepivo quasi al di fuori del mio corpo. Mi tenne forte quel giorno. Forte come non mai. Non so con quel gesto cosa volesse dirmi, se mai sarebbe tornato. Io rimasi lì, con il volto rigato dalle lacrime che scendevano ininterrottamente, non vedevo nulla, non sentivo nulla.

Questo mi ha segnata. La paura che tu possa fare ancora una cosa simile mi frena.

Amore mio, ti domando perdono, perché non sono abbastanza forte.

Amote mio, scusa se non vedo in me quel bello che vedi tu.

Amore mio, torna, ho bisogno di te per cancellare ogni insicurezza.



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