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lavoro pubblicato sabato 16 settembre 2017
ultima lettura lunedì 30 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'artista - Il Rito (Capitolo 16)

di Drakuma. Letto 518 volte. Dallo scaffale Horror

AVVISO: Il contenuto di questo testo, può disturbare le persone più sensibili e facilmente sugestionabili. Per loro si sconglia la lettura, per tutti gli altri, buona visione.......

Il Rito

La clessidra del tempo si era fermata, dentro quelle quattro mura, prive di finestre, di orologi e di qualunque maledettissimo modo per capire quanto tempo fosse passato. Nella mente di Jenny, i minuti diventarono ore e poi giorni. Quello spazio claustrofobico, tinteggiato di rosso, bruciava i suoi occhi, oppure era la mancanza di sonno. Non ricordava nemmeno a quando risaliva la sua ultima dormita, non sapeva se ciò che stava vivendo era la realtà o solo un brutto sogno. I tarlo della follia, aveva già bucato la sua ragione, che lentamente stava cedendo, i suoi sguardo perso nel nulla, lo stomaco che ringhiava per la fame, la ciotola che era diventata terra per vermi e il silenzio che come una lama tranciava ogni singola parola che proferiva, balbettava, che urlava. Il silenzio aveva sempre l'ultima parola e non sapeva nemmeno più se quelle parole, uscivano dalla sua bocca o erano anch'esse frutto di una mente, che lentamente si stava accingendo alla deriva. Il portone arruginito, si scostò nuovamente, prendendo alla sprovvista la ragazza, che colta da un panico primordiale, si nascose sotto il vecchio letto. Le mani che con forza cercavano di coprire quel rumore, acuto e assordante. I passi, appena visibili dalla tunica lunga, si avvicinarono al letto.
"Siamo venuti per te Jenny, non avere paura, stavo per darti ciò che desideravi". Jenny, colpa alla sprovvista, rimase ferma, bloccata in un limbo che dondolava fra realtà e sogno. Strinsciando come un verme, usci fuori e accolta da braccia robuste, si rimise in piedi di fronte a quell uomo che stranamente aveva una faccia che incuteva un senso di pace. I suoi occhi cristallini, quasi come lo specchio d'acqua e i capelli lunghi e scompigliati, gli davano una immagine cosi docile, che ispirava fiducia.
Con un tocco delle mani, raccolse i palmi di Jenny e disse:"Non devi temere, non siamo qui per farti del male, capisco che il nostro invito è stato brusco, ma non potevamo permettere che raccontassi qualcosa su ciò che hai visto"
A quelle parole, i ricordi riafforarono, gli occhi, lo stupro, il sangue, scuotendo ancor auna volta il corpo della giovane che iniziò a tremare in preda a convulsioni violente.
Di colpo cadde sul letto, perdendo nuovamente conoscenza. "La dose che gli abbiamo dato è troppo forte, sbrigate, la notte della luna di sangue è vicina, non abbiamo tempo da perdere".
Il portone si chiuse nuovamente, mentre l'uomo sedendosi sulla sedia logorata, continuava a tenere stretta la mano di Jenny, che cadde in un sonno profondo. Un mare rosso e denso, si estendeva a perdita d'occhio e Jenny era li, ad affogare dentro quel mare, senza riuscire a vedere una terra lontana. Sentiva qualcosa di forte che la trascinava sotto e per quanto tentasse con tutte le sue forze di scappare, venne trascianata sotto, l'oscurita regnava, lo sguardo si spegneva e infine, un odore ferroso, le fece aprire gli occhi, lui era li e la guardava, la fissava, da quegli occhi intrisi di sangue e di odio, che la stavano chiamando.
Sudata e sconvolta, Jenny si desto di scatto, seduta sul letto, vicino all'uomo che gli teneva ancora stretta la mano. Disorientata e disidratata, si guardò attorno, confusa.
"Cosa mi è successo, dove sono, cosa ci faccio qui?" esclamò.
L'uomo la fissò per un breve momento e disse: "Non ti preoccupare, sei qui per la cerimonia, ti sei sentita poco bene e ti abbiamo portata in una delle nostre celle, finchè non ti saresti ripresa. Crollò nuovamente, con gli occhi sgranati guardo le pareti rosse che la circondavano.
"Perchè le pareti della stanza, hanno questa tinta di rosso cosi accesa?".
L'uomo, si guardò attorno e poi rispose: "Per ricordarci il peccato che si cela dentro di noi, la nostra immagine mostra sempre qualcosa, che noi percepiamo come verita, ma dentro di essa, c'è sempre l'unica e sola verità. Il peccato che ci contradistingue e tramite questo colore cosi intenso, cerchiamo di non dimenticare mai questo insegnamento".
Ascoltò, senza aggiungere altro, non solo perchè le sue parole aveva un qualcosa di inquietante, ma anche perchè si sentiva la mente cosi vuota, che non riusciva a trovare delle parole adatte, per continuare quella conversazione che si concluse, molto velocemente.
Da quel momento la sua mente, entrò in un nuovo mondo, in un realtà che non le apparteneva, ma che la vedeva solo come spettatrice. Il portone, inizio a squagliarsi, come fosse mercurio per poi sparire in una pozza dentro la sua stessa ombra, tre creature dalle lunghe vesti nere, solcarono la porta. Una dalla testa di cobra, disse qualcosa sibilando con la sua lunga e sottile lingue, un altra di quelle creature con la testa di bove, prese Jenny da un braccio e cercò di tirarla su. Lei quasi senza peso, scivolò fuori dal letto, con un passo cosi leggero, che sembrava stesse galleggiando. La creatura la teneva stretta, quasi timoroso che lei volasse via. L'ultima, dalla testa di acquila, la fisso con quegli occhi privi di pupilla, incantandola, affacciandosi davanti ad uno specchio offuscato e profondo. Le tre creature circordarono la ragazza e inziarono ad incamminarsi, sul pavimento si avvertiva un senso di viscido, un tappeto rosso, come un fiume ricolmo di sangue e di frattaglie umane che galleggiavano. Giunte, alla sponda finale di quel dantesco inferno, salirono le scale di granito verso la superfice, superato l'ultimo gradino, l'aria divenne più densa, ricolma di uno strano odore dolciastro e leggermente vomitevole, che inizio a farle girare la testa, più di prima.
Al centro della stanza, un centinaio di persone, ricoperte dal lunghe tuniche nere, mostrarono il loro interesse verso Jenny, che veniva trascinata al loro cospetto, ogni loro volto coperto da una maschera perlacea, la fissavano, aspettando alla luce delle fiamme delle candele che addornavano tutta la stanza circolare. Numerosi candelabri antichi, illuminavano i colonnati e fra i giochi di luci, Jenny percepì qualcosa muoversi, figure gigantesce e oscure si aggiravano attorno a loro, come bestie feroci pronte per nutrirsi. Al centro della sala, un grande altare ricoperto da un lenzuolo tinteggiato di blu e sopra di esso una sagoma, ricoperta da un altro lenzuolo bianco, che la ricopriva completamente. Dietro quel corpo, un uomo, dal capo coperto da un cappuccio nero, rimaneva fermo e inerme, farfugliando qualcosa debolmente, ma dalla tale intensità che venne facilmente percepito da tutti i membri presenti nella stanza, spezzando il rigoroso silenzio che vi alleggiava.
Da quelle parole, si scaturi un eco, seguito da un canto, che venne intonato da una sequenza di voci, per poi essere cantatato da tutti i presenti. Parole prive di un qualunque significato e probabilmente appartenenti a qualche lingua, sconosciuta e dimenticata, non era dato saperlo. Infine, dopo quei brevi minuti coronati da quella armoniosa e nefasta cantilena, giunse nuovamente il silenzio. L'uomo che si trovava davanti all'altare, si sfilò il capuccio e mostrando un volto gravemente deturpato, con una profonda ed enorme cicatrice sul lato destro volto, incavandosi nella carne e nel buco vuoto dove prima c'era il suo occhio. I capelli completamente bianchi e cortissimi, furono scompigliati da una immensa mano artigliata, che gli strinse il cranio, qasui pronta a volerlo schiacciare. Una creatura, dal volto ferino iniziò a ringhiare, mostrando i suoi lunghi e perlati denti, intrisi dalla sua stessa bava, che colava copiosa sul volto dell'uomo, che rimase fermo e inerme a fissare Jenny.
Con un movimento della mano, tolse il velo, mostrando il corpo nudo di una giovane ragazza dai lunghi capelli castani, dorminete e supina sul tavolo, dalle forme morbide e immature, la giovane adolescente iniziò ad incarcarsi e a urlare, in preda a convulsioni e contorsioni disumane. Le urla strepitanti e i muscoli che si piegavano in maniera completamente innaturale, fecerò gelare il sangue di Jenny, ma senza che questa riuscire in qualche modo a reagire, tutto ciò che vedeva sembrava come la pellicola di un film horror, lontana dalla realtà che stava vivendo, rinchiusa in un mondo che non le apparteneva.
"Fratelli, che avete visto, l'antro della verità, il buco della bestia. Oggi la luna è alta, il nostro signore è qui, la sua voce ci chiama, spingendoci a vedere, guardando oltre la luce della menzogna, dentro l'oscurità il nostro credo, dentro l'oscurità la nostra verità." Dopo aver proferito quella preghiera, che stranamente, venne udità chiaramente, nonostante le urla della giovana ragazza, il sacerdote tese con le braccia un pugnale dalla lama ricurva, nella sua mano destra e una coppa d'ora e adornata nella mano sinistra. Fù un gesto rapido e solenne, la lama trafisse il petto della fanciulla che iniziò a contorcesi con ancora più foga del dolore della ferita, ad ogni movimento del corpo la lama si contorceva dentro la sua carne, lacerando e tagliando ancora di più il suo petto dilagnato. Pochi minuti dopo, si spense,e dal sangue che copioso stava sgorgando dal petto, l'uomo lo raccolse dalla sua brocca, premendo il palmo della mano, al lato della ferita, per farne uscire il più possibile.
In un esulto, tutti quanti iniziarono a pregare nuovamente, presi dall'eccitazione del momento, alcuni di loro preserò per le spalle i compagni vicini e gettandoli a terra, si buttarono sopra di loro, iniziando ad unirsi in atti di pura oscenita, seguiti successivamente da tutti gli altri. Il sacerdote, prese il corpo della ragazzina, girandola con le gambe divaricate verso di lui e mostrandosi nudo per un momento, iniziò a penetrare il suo corpo senza vita, nella sua pura verginita. La lama, ancora conficcata nel petto, venne fatta scorre sul suo costato, scendendo e tranciando il suo ventre, allargando ancora di più lo squarcio. Urla e gemiti di piacere e dolore, riempirono la stanza, mentre Jenny inerme e senza forze, fissava lo spettacolo passivamente, le tre creature, bloccandole le braccia, la fecero inginocchiare sul pavimento, l'uomo dalla testa d'acquila, si stese per primo, mostrando il suo sesso che era pronto ad accogliere quello di Jenny, che non reagì, appena lei rimase in posizione, il cobra, la piego leggermente, prendendo possesso dell'altro anfratto proibito, sodomizzandola con violenza. Mentre il bue, con il suo immenso membro, le riempi la bocca, fino alla gola, pressando con le mani, la sua testa, togliendole il resto e facendole perdere i sensi completamente. In preda a quei movimenti ritmici, venne scossa e violentata per ore, come una bambola priva di qualunque volontà. Giunti all'amplesso finale, centinaia di voci, stranazzarono i rumori gutturali decretarono la fine di quel momento ricolmo di perversione. Fluidi viscidi, furono sgorgati nel corpo di Jenny, riempendola completamente, dopo di che venne trascinata verso l'altare, difronte al corpo mutilato. Le costole aprrte come il guscio di una vongola, il cuore che ancora pulsava a ritmo frenetico dentro il suo corpo e i suoi occhi vitrei che la fissarono, lanciandogli un sorriso benevolo, furono le uniche cose che riuscì a rivedere, dopo il trattamento. La lama taglio un pezzo della carne, dal petto, lo pose di fronte ai seguaci e disse: "Fratelli, mangiamo il simbolo della nostra unione, il legame che unisce le nostre verità, la carne e il sangue della nostra prigione, che ci unisce e divide."
Brevemente, una fila si formò ai lati del tavolo cerimoniale, come lupi affamati, uno ad uno iniziarono a tranciare pezzi del corpo della ragazza, nutrendosi di essi.
"Jenny, guarda il patto della verità, questa è la vera dimostrazione di ciò che noi siamo, di ciò che realmente noi desideriamo, la carne nella sua forma più primitiva, noi siamo questo, figlia della verità".
Il volto senza vita della ragazza, iniziò a proferire quelle parole, che inondarono la testa di Jenny, insudiciandola e scuotendola ancor più nel profondo, senza però riuscire a riportare a galla la ragione, morta in qualche anfratto dimenticato del suo corpo.
Il sacerdote, scostandosi dall'altare, si avvicinò a Jenny, puntando la punta della lama, il suo viso: "Piccola donna, il maestro ha voluto che tu ti unissi a noi, ha voluto che anche tu potessi far parte della verità, dell'antro della bestia, dell'occhio che vede, sei stata battezzata, adesso è giunto il momento che anche tu aprà i tuoi nuovi occhi."
Bevve dalla coppa ricolma di sangue, poi cavò con naturalezza l'occhio destro della vittima, e mangiandolo, si percepi il rumore dei denti che lo schiacciarono, per poi ingurgitare la poltiglia dolciastra che ne fuoriusciva. Dopo aver fatto ciò, pose il bordo del calice sulle labbra di Jenny, che impassibile ne bevve il contenuto, assaporando il forte sapore ferroso che stava sgorgando dentro la sua bocca, scendegli poi, fin dentro le viscere. Egli, poggiò il calice sopra la superfice di granito e rivolgendosi a Jenny, rivolse la punta verso il suo occhio destro: "Ora, l'ultimo segno della tua fede, per vedere oltre il confine, bisogna che tu abbia un cambiamento e tale sarà il sacrificio, per la bellezza che ti attende, mia cara". Prima che la lama finisse il suo lavoro, un boato generato da una esplosione, giunse dai piani inferiori, scuotendo le fondamenta stesse della struttura. Presi dal panico, molti di coloro che si trovavano nei pressi dell'altare, si diedero alla fuga, travolgendo i restanti che furono calpestati senza preoccupazione, il sacerdote che rimase immobile, continuò a fissare Jenny, per poi cadere di lato sul pavimento, mostrando un buco fumante sul lato sinistro del cranio, una fine che tocco anche alle tre bestie ormai esanimi sul pavimento. Jenny, spaesata si guardò attorno, in cerca di una spiegazione, quando una figura incappucciata, la raccolse e la scortò fuori da quella villa, in preda alle fiamme. Il freddo dell'erba bagnata e del suo corpo nudo, scosserò nuovamente il suo corpo, mentre i polponi riuscirono nuovamente a respirare aria pulita. A pochi metri di distanza, una macchina scura, l'uomo apri rapidamente lo sportello potestire dell'autovettura e la poggiò sul sedile, correndo in fretta e furia, sali in macchina e premendo con forza sull'acceleratore, schizzarono via dal vicolo di strana che si trovava al fianco della villa, ormai divorata dalle fiamme. In lontananza il suo delle sirene della polizia e dei vigili del fuoco, che stavano per giungere nei pressi di quel luogo. La luna piena dal color rosso sangue, li fissava in silenzio dall'alto di quella notte priva di stelle.



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