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lavoro pubblicato venerdì 15 settembre 2017
ultima lettura mercoledì 24 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un Mare

di Fabrice. Letto 409 volte. Dallo scaffale Epistole

Faccio spesso testa o croce, lascio decidere il caso. Me ne lavo le mani, si, faccio finta che non siano affari miei. Sono consapevole della gravit&ag...

Faccio spesso testa o croce, lascio decidere il caso. Me ne lavo le mani, si, faccio finta che non siano affari miei. Sono consapevole della gravità della cosa sia chiaro. Ma semplicemente non mi interessa, non mi interessa prendere una posizione. Ristagnare nella passiva inconcludenza che pian piano mi inghiottisce; questo si prospetta dinanzi ai miei occhi. Osservo la vita dall'alto, come se fossi uno spettatore incuriosito da me stesso; nei momenti salienti dello spettacolo mi fermo e mi chiedo: "ed ora? Quale sarà la tua prossima mossa?" E attendo, attendo con ansia la mia reazione; poco importa se ne rimarrò deluso o soddisfatto. Semplicemente aspetto, mi osservo, mi studio. Riesco a fare un resoconto oggettivo di me stesso? Non scherziamo, chi sarebbe capace di compiere un'analisi completamente oggettiva di se stesso? Siamo così impregnati di pregiudizi verso il prossimo che persino verso noi stessi urliamo giudizi a caso, privi di alcuna logica sensata. È questa forse la cosa che mi urta di più, non avere un'immagine chiara di me stesso, avere sempre le sensazione di essere manipolato e plasmato dalle mie stesse ansie e paure. Un costante divenire verso la disgregazione. Impetuosa, un onda mi trascina, lontano dalla terraferma, lontano da tutto e tutti, solo io e il mare. Un mare immenso, di un blu profondo, tetro. Ma l'importante sai, è saper rimanere a galla, reagire, continuare ad agitare le gambe per tenere la testa alta, sopra la cresta del mare. E in quello, modestia a parte, credo di essere bravo. Il mare non mi fa paura, è l'onda che ti travolge e ti stordisce, ma poi tutto si calma. Certo avrei potuto evitare di gettarmi a capofitto, avrei dovuto prevederlo, molti potranno dire: "è quello che ti meriti!". Avrei potuto decidere di seguire una rotta, un sentiero ben disegnato. Ma mi hanno guidato fuori strada ed io, povera vittima, ho sfondato il guardrail, finendo per cadere a mare. L'impatto è stato meglio di quanto immaginassi, quasi impercettibile. La sua violenza si sta manifestando soltanto ora. Non voglio impietosire nessuno, e scometto che nessuno si impietosirebbe nel leggere queste mie parole. Magari un piccolo senso di angoscia e frustrazione ha stretto in una morsa il vostro stomaco; molto probabilmente non sono l'unico ad essere caduto in questo mare. Ma l'abbiamo scelto noi di assistere allo spettacolo della nostra vita in maniera incosapevole e impotente. Ingenui e vigliacchi come siamo, almeno siamo coscienti del fatto che sforzarsi a fare qualcosa è soltato un'illusoria perdita di tempo. Qualcuno ha detto che siamo vittime delle circostanze e che tutta la nostra vita gira attorno a questa oscura considerazione. Voglio darla per buona, non mi resta altro da fare che rimanere a galla.



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