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lavoro pubblicato mercoledì 13 settembre 2017
ultima lettura domenica 24 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cos'hai?

di Greta. Letto 77 volte. Dallo scaffale Amore

A volte è meglio non chiedere... ***Per piacere commentate, soprattutto se pensate che qualcosa vada migliorato o rifatto!***..

"Cos'hai?" Paola rimase immobile ancora un attimo. Diede un altro morsetto all'unghia contemplando il campione di basket in tivù, poi abbassò il braccio e si allungò come un gatto sul divano. Era stata proprio una bella giornata. Erano andati al parco, il bimbo aveva finalmente pedalato da solo... "Niente", sorrise, abbandonando la testa sulle ginocchia del marito. Questi, però, non si tranquillizzò. Le scrutò le unghie senza più cuticole, dopodiché le accarezzò la fronte come le piaceva. "Non mi freghi, Paola. Allora, che cos'hai?" Paola sbuffò. Mugolò lievemente, era ogni volta la stessa storia, tuttavia si stiracchiò e guardò il suo uomo in faccia. "Non ho niente, Walter. Mi spieghi cosa potrei avere oggi?" Walter strinse il bracciolo del divano. "Senti..." Gettò un'occhiata alla porta chiusa del bambino, imponendosi evidentemente di rimanere calmo. "Non potremmo evitare, stasera? Sono stanco, dopo tutto quello che mi hai fatto fare." Ok: Paola, questa, non se l'aspettava proprio. Lo sceglievano sempre insieme, il programma della giornata. Ne andavano fieri, era uno dei loro punti forti come coppia... "Scusa, cosa intendi?" Domandò apprensiva irrigidendo un po' le spalle. Walter si mosse sui cuscini. Parve sul punto di dire qualcosa, ma poi sospirò e afferrò il telecomando. "Scusami. Davvero, scusami, mi sono espresso male..." La fissava come se volesse leggerle nel cervello, mentre abbassava il volume della tivù premendo la freccetta ad intervalli regolari. "Anch'io sono stato bene, oggi. non vorrei rovinare tutto litigando... è perché non ho buttato il rotolo della carta igienica?" Paola, spazientita, valutò seriamente di offendersi. Non poteva credere che... davvero Walter le stava parlando a quel modo? Si raddrizzò decisa con il proposito di allontanarsi, e invece la situazione era talmente assurda che finì per ribadire il suo punto come se avesse di fronte un bambino. "Non ho niente, Walter. è stata una giornata bellissima e vorrei solo rilassarmi. Ma forse sei tu che hai problemi, visto quello che mi hai detto..." Walter alzò lo sguardo al cielo. "Oh, Paola, ho già ammesso che ho sbagliato... E va bene, hai ragione. Non volevo andare al parco. Mi dispiace, ti ho mentito. Puoi essere migliore di me?" Questa volta, Paola scattò indignata. Fulminò il marito con lo sguardo, poi prese un cuscino e vi si trincerò dietro. "Non ho niente e non mi va neanche più di parlarti", Gli balbettò contro, girandosi dall'altro lato. Fu allora che le cose presero a degenerare sul serio. Walter ridacchiò. Una risata acuta, isterica, che costrinse Paola a rigirarsi e a provare per la prima volta un filo di ansia per quella faccenda. "Eh no, amore. Adesso ne parliamo... Chiariamo una volta per tutte, perché sono stanco di essere il tuo leccapiedi. Avanti, su: è perché non ho aggiustato l'armadio? Perché non voglio venire domani sera? Le tue amiche mi odiano solo perché mangio carne, ma in fondo chi se ne frega..." Si agitò per un attimo come in preda a qualche crampo, prima di balzare in piedi e iniziare a marciare per la stanza.
A quel gesto, si alzò subito anche Paola. Le piaceva sempre meno, quello che stava succedendo. Prima quella risata, e ora quelle accuse! Prese a vibrare e a parlare a capofitto, tanto quella storia la stava innervosendo. "Ascoltami, Walter. Ti ho detto che non ho niente e non ho niente davvero. Non stavo pensando all'armadio, non ti chiedo di passare nessuna serata..." "Non è vero!" Esplose Walter, sferrando un pugno al tavolo al quale, ultimamente, cenava sempre troppo in fretta. "Sei una donna, Paola. Non hai mai niente, non hai mai..." "Ma se oggi sei tu, l'unico che ha nascosto cose!" Gli gridò di rimando Paola, ormai fuori controllo. Walter velocizzò la propria marcia. "E anche se fosse? Dannazione, ho fatto bene, a nascondertele. Hai fatto una tragedia solo perché non volevo andare al parco, se ti avessi detto anche il resto..." "Il... Il resto?" Ululò Paola, rossa e con il fiato sempre più mozzo. "Ma perché non vorresti dirmi qualcosa..." "Oh, dai, basta fare la finta tonta!" La interruppe rauco Walter. "Cazzo, andiamo, che senso ha continuare a negare... hai scoperto che mi hanno ritirato la patente? Beh, sappi che correvo per tornare a casa da te!" Si bloccò sul tappeto a braccia allargate, prima di guardarla con aria di sfida.
Paola, a quella notizia, perse gran parte del proprio colore. La patente. Walter, l'affascinante maestro di yoga che l'aveva sedotta con il birdwatching, si era fatto ritirare la patente per eccesso di velocità. Le si seccò la gola, mentre lo fissava con il cuore a mille e s'immaginava cosa poteva essergli successo di tanto grave da spingerlo a comportarsi a quel modo e anche a non parlargliene. Comunque, adesso avrebbero risolto tutto. Ora che Walter si stava aprendo avrebbero trovato una soluzione, e poi si sarebbero presi tra le braccia... Ma cosa c'entrava il tornare a casa da lei?
Walter non le lasciò il tempo di chiedere. Sorrise come un bullo che sta picchiando per non essere vittima, dopodiché spazzò via con un gesto il suo tentativo di conversazione. "Sai che c'è? Io sono quello che sono, ed in fondo non m'interessa quello che, secondo te, ho fatto di giusto o sbagliato. Anzi, te lo confesso: ero con Luca, la sera della multa. Ti ho raccontato che facevo gli straordinari al lavoro, ed invece sono stato tutto il tempo con lui. Ma tu l'avevi già capito, vero?" Si asciugò irritato una goccia di sudore dalla fronte, mentre contorceva la bocca in una piega ironica. "Sei sempre stata più sveglia di me. Ed è anche per questo che ci ho provato, sai... Sei sensibile, intelligente, ed io dovevo essere il marito delle fiabe che ti meritavi... Ti ho anche dato un bambino, e Dio... Sì, Paola, perdonami, credo in quel bigotto di Dio... Dio sa quanto bene gli voglio. Ho fatto tutto, per accontentarti. Ma tu... Ma tu... Avanti, dillo che sai che razza di pervertito sono!" Paola, però, non sapeva rispondere. Non sapeva proprio più come reagire, a dire il vero. Walter sbraitava, si stropicciava la camicia a piene mani, e lei tratteneva istintivamente il respiro, troppo stranita per arrabbiarsi o essere delusa. Le sembrava di avere davanti una creatura pericolosa, piuttosto che il marito che non vedeva mai l'ora di stringere. Ma... Forse era solo una strana richiesta d'aiuto? Poi, di colpo, Walter le fu accanto. L'abbracciò con tutta la sua forza, si staccò e le sollevò la testa. "Tranquilla, Paola. Ho avuto una defiance, ma sistemerò tutto. Ho preso il numero di uno psicologo... Mi curerò per te e per il bambino e tornerò la roccia che devo essere." A Paola cadde una lacrima sulla guancia. "Ma curarti da cosa? Walter, cosa succede?" "Lo sai che prendo le pillole per scoparti!"
Walter spinse Paola con tutte le sue forze. Paola slittò all'indietro sul pavimento, i calzini che non avevano presa sul parquet, e finì dritta addosso a una sedia, ribaltandola e schiantandosi sul pavimento. Per un attimo eterno, sperò di svenire. Era meglio, molto meglio che affrontare la realtà... Serrò gli occhi fino a farli pulsare nell'estremo tentativo di spegnere la testa, ma quella, invece di obbedirle misericordiosamente, prese a farle rivivere tutti i momenti passati con Walter, tutte le volte in cui l'aveva visto abbracciare un suo amico. Aveva creduto, in suo marito. Soprattutto nei momenti tristi, quando lui gli diceva che sarebbe tornato tutto a posto... Come poteva, adesso, avergli fatto questo? Come poteva essere quel tipo di uomo... Come poteva, lei, non essersi mai accorta che stava soffrendo. Sentì il sangue accelerare fino a bruciare, mentre la sua mente faceva a pugni un po' con l'orgoglio, un po' con il senso di colpa. E poi, ad un tratto, questi due trovarono un accordo, e Paola si rialzò faticosamente, pronta a fare l'unica cosa che avrebbe potuto riportare serenità ad entrambi.
Walter era in ginocchio in mezzo alla sala. Le braccia strette attorno alla nuca gli schiacciavano la faccia contro il petto, ed il corpo muscoloso e depilato era scosso da singhiozzi muti. Paola ci ripensò quasi, percorrendo con lo sguardo offuscato dalle lacrime quella statua greca che gli aveva insegnato quante sfumature avesse il calore umano. Tuttavia, in quel momento, iniziò a piangere anche loro figlio. Doveva essersi svegliato a causa della discussione, certo tra poco avrebbe preso anche a chiamarli... E quello che aveva deciso sarebbe stato meglio anche per lui. Guardò la camera del bambino. Dopodiché guardò suo marito, l'uomo di cui si era innamorata a vent'anni e che avrebbe amato fino ai cento. "Avevi ragione, Walter. Io... Hai lasciato la tavoletta alzata."


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