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lavoro pubblicato mercoledì 13 settembre 2017
ultima lettura domenica 24 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'ultima sigaretta

di Abarbaricyawp. Letto 91 volte. Dallo scaffale Pensieri

È la mia ultima sigaretta. L’ho accesa pochi secondi fa e sto cercando di non fumarla troppo precipitosamente. Del resto è l’ultima. Allora faccio tirate brevi, ma ad ogni modo intense, trattenendo il fumo il più a lun...

È la mia ultima sigaretta. L’ho accesa pochi secondi fa e sto cercando di non fumarla troppo precipitosamente. Del resto è l’ultima.

Allora faccio tirate brevi, ma ad ogni modo intense, trattenendo il fumo il più a lungo possibile nella bocca e nelle narici. Alla terza tirata cedo e respiro più a lungo. Merda, così renderò tutto più breve. Mi rassegno, prima o poi arriverò alla fine di questa sigaretta.

Conto le tirate che mi rimangono e contemporaneamente mi sovvengono tanti ricordi: primo tra tutti l’unica donna che ho saputo amare, fino al mio ultimo pasto, una miseria se rapportato a ciò che altri potranno mangiare. Tra i tanti pensieri mi rendo conto che ho utilizzato la parola “sovvengono”, e tutto questo mi suona strano, mai l’avevo usata prima.

Proprio ora che è finito tutto uso questo verbo?

Avrei voluto studiare, girare il mondo, o almeno i luoghi che avrei voluto io, senza vagabondare privo di meta per così tanti anni. Ho letto molto in compenso, soprattutto la produzione francese: devo dire che Baudelaire mi ha aperto nuovi orizzonti, mi ha fatto capire la fede; non ho imparato il francese, mai lo farò, ma so d’essere meno ignorante, questo sì. Ho letto Dostoevskij e Virginia Woolf, stavo per cominciare Freud, ma ho perso troppo tempo ed ora sono qui che finisco la mia sigaretta.

Sto pensando a Ginger in questo preciso istante: vorrei averla qui per poterla stringere, sebbene lei ora sia tra le braccia di qualcun altro da chissà quanto tempo. L’ultima volta che l’ho vista è stata troppo poco tempo con me, perciò, pur sforzandomi, non ho un’immagine nitida del suo corpo, del suo volto. Non ho sue foto per di più e mi rallegra solo che mi resti la mia immaginazione, con cui in questi anni ho potuto sopperire a tutto ciò che mi è venuto a mancare: ah, “sopperire”, anche questa parola è nuova nel mio vocabolario, le utilizzo tutte ora!? Chissà poi dovrò le avrò lette queste parole…

In questo accavallarsi di pensieri la mia sigaretta sta terminando: nel buio della mia stretta dimora è l’unica luce che dopo molto tempo mi è stata concessa. Osservo io cippo della sigaretta concludere il suo viaggio, assomiglia al mio, ormai è davvero finito.

Sento girare la chiave della porta, ho finito il mio tempo; in due mi prelevano, ma oggi sembrano più delicati e non sento il peso dei brevi passi che mi accompagnano verso il luogo che porrà fine alla mia esistenza. Il corridoio che sto attraversando lo chiamano il ”miglio verde”: a me sembra un corridoio troppo lungo per un uomo che è spacciato, gli si lascia il tempo per capire a cosa andrà incontro.

Io ho chiesto solo una sigaretta, il mio ultimo desiderio. Non ho chiesto di vedere Ginger, avrei atteso invano. Ho scelto una morte indolore, un’iniezione che per quanto ne so mi farà morire. Me ne andrò conscio d’essere stato condannato ingiustamente per un crimine mai commesso. Ma vabbè, ho imparato ad accettare ogni cosa qui in carcere.



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