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lavoro pubblicato domenica 10 settembre 2017
ultima lettura giovedì 4 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La depressione del signor Pascucci

di kidanemariam. Letto 461 volte. Dallo scaffale Generico

Il signor Pascucci era un uomo dai milli cavilli, era quasi impossibile vederlo fermo o pensieroso. Per la gran parte della giornata era in cerca delle più disparate iniziative le quali, malgrado la moglie gli ripetesse di darsi una calmata, div.....

Il signor Pascucci era un uomo dai milli cavilli, era quasi impossibile vederlo fermo o pensieroso. Per la gran parte della giornata era in cerca delle più disparate iniziative le quali, malgrado la moglie gli ripetesse di darsi una calmata, diventarono con il tempo sempre più fantasiose. Una di queste ad esempio era quella di collezionare ramoscelli secchi, senza contare le altre collezzioni: francobolli, bottiglie, orologi e quant'latro si potesse accumulare. Spesso, al signor Pascucci, non bastavano nemmeno le collezioni a tranqulizzarlo quindi, sempre malgrado la moglie, si ritrovava a far ogni faccenda di casa possibile. Non c'era luogo di quelle quattro mura che non fosse stato lucidato il giorno prima dal signor Pascucci. Un bravuomo in fondo e forse anche nella superfice, lo era in toto il signor Pascucci, un vero bravuomo. Quando qualcuno gli chiedeva come mai non si riposasse mai lui rispondeva che avrebbe avuto un'esistenza intera nell'aldilà per farlo, per tanto, qualunque fosse stato lo sforzo da dover compiere in vita, in ogni caso avrebbe avuto tempo di riposare. Ma il signor Pascucci, per quanto ribadisco fosse un bravuomo, aveva sempre omesso la reale situazione delle cose, la stessa condizione per cui ad ogni pasto accendeva la televisione a tutto volume oppure leggeva il giornale senza mai concedersi il silenzio di se stesso. Era la stessa ambigua forza che gli impediva di addormentarsi la notte costringendolo a leggere fino a che gli occhi, impotenti, non si fossero chiusi da soli. Il signor Pascucci era desto e scaltro quanto falso con se stesso, era rapido nel suo ragionare al punto che in pochi riuscivano a tenergli testa, i dubbi di tutti i giorni gli erano così facili da risolvere che era costretto ad accumularne il più possibile affinché, nel tantativo di comprenderli, il tempo gli sarebbe passato. Il signor Pascucci capì di non potersi fermare quando un giorno d'inverno, poco dopo il suo pensionamento, camminava lungo le sponde del mare. Ascoltò il lento conseguirsi delle onde, lo fece per parecchio tempo, un tempo che lo rese l'uomo che è ora. In quel frangente s'accorse di non essere felice come l'agognata pensione gli aveva promesso. Si rese conto che, nello stesso numero delle gocce d'acqua che compongono i mari, lì, in egual misura, c'erano i suoi pensieri. Erano così tanti e disparati che il signor Pascucci, per quanto svelto di testa, non riusciva nemmeno a contarli. A stento ne distingueva i più ingombranti: Un figlio mancato, una vita di lavoro, una moglie mai amata quanto meritasse, qualche tradimento, la vecchiaia, la morte. Tutto assunse uno strano sapore, l'aria marina diventò calda e pesante e le onde, invece che gemere delicatamente sulla banchina, cominciarono a gracchiare l'una sull'altra. Ognuna portava con se un peso sempre maggiore di quella precedente e nella stessa maniera nella quale creavano confusione, così distruggevano l'ordine della loro importanza. In un istante la futilità dei problemi minori assunse la stessa consistenza dei più importanti, fu allora che il signor Pascucci si rese ipotente a loro e alla loro forza. Cadde in in ginocchio come mai aveva fatto, la sabbia, intrisa di quei pensieri, gli si attaccò ai pantaloni. Quando salzò s'accorse d'esser più pesante di quanto non lo fosse prima di arrivare lì, la mente gli si intorpidì come carta appallottolata, le gambe diventarono secche e tremebonde e il signor Pascucci non si sentì mai così solo. Ne aveva fatte di cose lui, era stato un grande connottiere, il migliore del paese, un grande amante e conquistatore, un lavoratore come pochi ma ciononostante al signor Pascucci parve che ognuna di queste cose non avesse più alcuna valenza. Quel che non vi ho detto è che il signor Pascucci, in tutta quella miriade di cose che faceva, assumeva sempre e costantemente una espressione desolata. Di tanto in tanto, quando puliva la collezione di francobolli la fronte gli si crucciava al punto da schiacciargli gli occhi come a voler veder lontano. Il povero signor Pascucci non vedeva al di là di quelle pagine e per tanto, sempre più mogio, si spostava da un'altra parte in cerca di movimento, novità, felicità. Di solito usciva a spazzare il giardino, anche quando non c'era nulla da spazzare, cercava i rumori delle macchine che passavano lungo la strada o magari gli schiamazzi di qualche passero. In ogni caso suoni diversi dai suoi ma, come sempre, accadeva che i suoi di rumori eran ben più forti di qualsiasi altro fracasso del mondo. Succedeva allora che il signor Pascucci correva in bagno aprendo l'anta dello specchio, lì, in pillole, c'era la sua felicità. Aveva cambiato le scatole dei medicinali perchè diceva che erano tristi e spente, preferiva aprire quell'anta e trovarsi di fronte vasetti arancioni, blu, verdi, piuttosto che quel biancume da psicofarmaco. Succedeva dalle cinque o sei volte al giorno ma ogni volta, per il signor Pascucci, era una nuova rinascita. La moglie, quella brava donna, era sempre stata disinteressata di come il marito gestisse quelle pillole di gioia, era talmente tanta la sua fiducia nei confronti di quell'uomo che non riusciva ad aver dubbi su di lui. Il signor Pascucci non si scervellò mai a cercar di risolvere la cosa, pensava, e ne era certo, che il fare era l'unica soluzione. Tuttavia, in un giorno non più triste o felice di un altro, il signor Pascucci s'era svegliato di buona lena intorno alle cinque del mattino. Solitamente a quell'ora era solito bere due o tre caffe e correre a pulire le stanze, tutte, tranne quella da letto. Quella era l'ultima poichè la moglie era solita dormire almeno fino alle nove. Quella mattina il signor Pascucci s'era insveltito più del solito, la cucina, i bagni, tutto, alle sei e mezza, era già pulito. Ora toccava andare a pulire la cantina e poi le collezioni varie ma, chissà per qual motivo, decise di andare a spazzare il prato. Decisione totalmente aliena alla solita routine, il giardino alla mattina era zona off-limit, c'era troppo silenzio da sopportare. Tuttavia quel giorno, forse per via dei caffe di troppo, se foste passati per via degli Abeti, sareste incappati in un anziano signore intento a rastrellar quelle due o tre foglie cadute nella notte. Lo vedreste inizialmente serio e rapido poi, se aveste avuto tempo di fermarvi, l'avreste visto rallentare sempre di più quasi come se le forze lo stessero abbandonando. Infine l'avreste veduto poggiarsi sul rastrello quasi come ad un bastone poi, subito dopo, guardarsi intorno come se si fosse destato da un sogno altrui. Nello stesso istante l'avreste visto inginocchiarsi a terra, immobile, fissando il nulla del mattino, ovviamente voi non sapreste cosa pensare, forse, agli occhi dei molti, sarebbe parsa una scena più che normale. Ovviamente mi rendo conto che a quel punto ve ne sareste andati e che quindi vi sarebbe impossibile sapere che il signor Pascucci, poco dopo che voi avevate girato l'angolo, si mise a piangere come non aveva fatto quel giorno in spiaggia poi, in fretta e furia, andò dentro casa. Entrò nel bagno non ancora asciutto dopo che aveva dato il mocio così meticolosamente, aprì lo sportello trovandosi di fronte un arcobaleno di gioia. Prese la scatola rossa e blu poi, quella solo rossa, poi quella verde e anche quella arancione, poi riprese la blu e la rossa e di nuovo la verde, subito dopo quella lilla ed infine tutte quelle che riusciva a prendere. L'indomani, sul giornale di paese, tutti restarono stupiti da quell'avvenimento, specie nel scoprire la depressione del signor Pascucci, per molti fu facile cestinare la cosa come un errore di stampa o un tentativo di arricchire la morte del signor Pascucci con un po' di fantasia. Sta di fatto che voi che avete girato l'angolo poco prima dell'accaduto, vi trovereste spaesati a pensare di essere le ultime persone ad averlo visto, di per certo, so io, e sanno pochi altri, che il signor Pascucci aveva preso troppe pillole tutte assieme ma, in fin dei conti, sappiamo anche che il signor Pascucci, a suo modo, è morto pieno di gioia.


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