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lavoro pubblicato sabato 9 settembre 2017
ultima lettura lunedì 25 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Per sempre inverno (tredicesima parte)

di dariop. Letto 150 volte. Dallo scaffale Fantasia

Torna da me,Elena.Usa la chiave e torna da me,prima che sia tardi.((Furono quelle parole a farla svegliare,in tutti i significati che "svegliare&...

Torna da me,Elena.Usa la chiave e torna da me,prima che sia tardi.

((Furono quelle parole a farla svegliare,in tutti i significati che "svegliare"racchiude.
Elena si alzò dal divano e cominciò a ridere.La stanza era immersa nell'oscurità,quindi doveva essere ancora notte fonda,ma non le importava.Nulla aveva più importanza.
Cominciò a correre da un angolo all'altro del salotto,senza mai smettere di ridere.Tutte le sofferenze che aveva patito erano solo frutto di un'illusione.Erik,le gemelle e le lacrime che avevano generato,null'altro che scherzi di un universo che non le apparteneva.
Quando ritrovò un briciolo di calma,gettandosi nuovamente sul divano con il cuore in tumulto,mille pensieri le vorticavano nella testa.
<Vaffanculo>,urlò.
<Vaffanculo>,ripetè.
Tuttavia non accese mai la luce.Rimase nascosta e protetta dall'oscurità.
I primi raggi solari s'infiltrarono tra le persiane,dandole il buon giorno.Non aveva più chiuso occhio naturalmente.Doveva trovare il modo di ritornare al regno dell'uomo-orso,al regno di neve ove aveva cercato l'immortalità.
Usa la chiave e torna da me.
La chiave certo!Era sicura di averla.Prese ad ispezionare la casa con un'accuratezza maniacale.Ogni angolo ed ogni anfratto venne esaminato,ma di tal chiave nessuna traccia.
Controllò l'ora sul cellulare:le sette erano passate da pochi minuti.Faceva ancora in tempo a prendere il pullman che l'avrebbe portata al lavoro.Rimettere piede in ufficio aveva un solo semplice significato:la chiave poteva trovarsi proprio là e una volta trovata avrebbe pensato al resto.Una cosa per volta.

Usò i venti minuti scarsi che la separavano dalla partenza dell'autobus per prepararsi.Nell'armadio in camera trovò un vestito rosso.Una volta indossato notò con piacere che le fasciava il corpo alla perfezione,con uno spacco ammiccante sulla parte destra che saliva ben oltre il ginocchio.Più un vestito da sera che una mise da ufficio,ma non le importava.Dedicò una particolare attenzione anche al trucco.Quando osservò la propria immagine riflessa nello specchio si accorse di essere bella.Da troppo tempo aveva dimenticato di esserlo.Quello stesso specchio,tuttavia,rifletteva una foto delle gemelle appoggiata ad un comodino.Non significavano più nulla per lei,ma la lacrima che scese dal suo occhio destro forse la pensava diversamente.
L'autobus era quasi pieno,ma fortunatamente riuscì a trovare un posto a sedere.La stanchezza la travolse feroce ed improvvisa.Aveva dormito poco e le emozioni che aveva provato avrebbero messo kO perfino le menti più salde.La testa ciondolò e le palpebre presero a chiudersi dolcemente...
<Ha deciso dove vuole andare,mia cara fanciulla?>
Elena aprì gli occhi.L'affollato interno dell'autobus aveva lasciato il posto ad un vuoto silenzio.<Cosa ha detto scusi?>
<Le ho chiesto dove desidera andare>,ripetè l'autista.Erano rimasti solo loro due.
<Un sogno?>,chiese Elena rivolgendosi a sè stessa.
<Chi può dirlo!>,le rispose l'uomo alla guida.Subito dopo averle risposto pigiò il pedale del freno,fermando il mezzo.
Elena osservò fuori dal finestrino e si accorse che anche all'esterno le persone erano sparite.In quella dimensione esistevano solo lei e l'autista.Quest'ultimo alzò la mano sinistra facendo tintinnare qualcosa tra il pollice e l'indice:un piccolo oggetto metallico.
Elena venne attirata da quel lieve tintinnio come i topi dal suono del piffero.
<Ecco la chiave che cercavi>.Non conosceva l'uomo seduto al volante,nonostante salisse su quell'autobus quasi ogni mattina,eppure le parve che non fosse la prima volta che s'incontravano.Era magro oltre ogni dire.
Elena agguantò la chiave e solo in quel momento osservò la strada di fronte a lei.Proseguiva in due direzioni opposte:o destra o sinistra.
<Ha deciso dove vuole andare,mia cara fanciulla?>
<Voglio tornare da Erik!>.Fu la risposta.<Non l'omucolo di questa dimensione,ma il possente uomo-orso che ha saputo donarmi amore e piacere>.
<Amore e piacere>.Le fece eco l'autista.<Non posso biasimarla per questa scelta.L'amore è sempre preferibile all'odio così come il piacere è preferibile alla sofferenza.Per chi può scegliere>.
Elena quasi non lo sentiva,tant'era impegnata ad osservare le piccole chiavi che stringeva in mano.<Poi c'è anche lei>.
<Lei?>.
<Si.Lei che ha rubato queste chiavi per me.Lei che mi ha seguito nel passaggio di neve.Lei che con il suo racconto mi ha risvegliato>.
<Certo.Lei>.
<Quando la rivedrò l'abbraccerò stretta stretta.Ho talmente tanto amore dentro di me che potrei quasi soffocarla>.
L'uomo seduto al posto di guida tossì lievemente.<Posso sapere il nome di questa lei,se non le sembro troppo indiscreto?>
Il nome.Non c'era nessun nome.Non c'era mai stato.
<Apri gli occhi,mia cara fanciulla. L'amore è sempre preferibile all'odio così come il piacere è preferibile alla sofferenza.Per chi può scegliere.Tuttavia tu non lo puoi fare.Quanto sarebbe bello poter nascondere il dolore sotto la neve.Tutti vorremmo farlo.Nessun inverno è per sempre,la primavera arriva per tutti presto o tardi,ma una volta che anche l'estate giunge al termine è l'autunno a far capolino,messaggero silente dell'inverno che sta tornando.Così è la vita,scrigno di emozioni belle e brutte.Fuggire tali emozioni sarebbe da codardi,in quanto sono esse a renderci ciò che siamo>.
<Questo non è il mio mondo!>.Elena avrebbe voluto sbraitare,ma un groppo in gola le impedì di farlo.Sottile e incrinata dal pianto,in tal modo udì la sua stessa voce.
Il mondo si fece indistinto,la realtà vacua.Per un istante le parve che la divisa indossata dall'autista si tramutasse in una specie di tunica rossa come il sangue,poi...
Delle mani la stavano scuotendo.<Siamo all'ultima fermata,signorina>.Era stato l'autista a svegliarla,un uomo di mezza età stempiato,ben diverso da quello del sogno.Perchè di sogno si era trattato,vero?
Elena si guardò le mani e vide che stringevano solo la sua borsetta.Della chiave nessuna traccia.

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I giorni erano passati e il freddo inverno era tornato.Elena,avvolta in un cappotto rosso porpora,si trovava dinanzi ad un cancelletto.Accanto ad esso un citofono con un' intestazione:Erik Laporte.Si erano sentiti per telefono,ma era parecchio tempo che non si vedevano di persona.
Elena sospirò,osservò il suo stesso respiro tramutarsi in un'umida nebbiolina e pigiò il tasto del citofono.
Qualcosa la raggiunse sulla punta del naso:un delicato fiocco di neve.Nessun estate è per sempre e neppure nessun inverno.Nelle nostre vite c'è spazio sia per il calore che per il gelo.))

NOTA IMPORTANTE:Questo potrebbe essere un buon finale,tuttavia non lo è.Quella che seguirà sarà l'ultima parte.Mi scuso per la discontinuità nel pubblicare.In fondo questo è un hobby e come tale lo considero.Ci "vediamo"presto!Abbiamo una strega a cui far visita...



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