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lavoro pubblicato lunedì 4 settembre 2017
ultima lettura lunedì 6 aprile 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Al buio

di Anig. Letto 616 volte. Dallo scaffale Horror

L'inquietudine della notte rituali notturni,incubi che si materializzano e la consapevolezza che nell'oscurità ogni certezza si sgretola.

Era tutta appiccicosa,le lenzuola faticavano a venire via dal suo corpo,quasi avessero intenzione di fermarla,di avvertirla di qualcosa...

La lampada sul suo comodino era spenta,come sempre una sensazione di inquietudine l'assaliva,si chiedeva come fosse possibile,quale strana entità si fosse proccupata di lasciarla completamente al buio. Eppure in tutto quel turbinio di pensieri spaventosi,aveva la consapevolezza che era stata lei,che immersa nel sonno,infastidita dal bagliore della luce aveva tastato su tutta la superfice alla ricerca dell'interruttore.

Si affrettò a riaccendere la luce, e una volta ottenuta la penombra tentò di ragionare."Tesoro,la tua stanzetta al buio non contiene cose diverse da ciò che c'è di giorno",le avevano ripetuto sin da piccola,convinti e illusi che sarebbe passato tutto trascorsi un pò di anni,che quellle fossero solo fantasie da bambina... "E' tutto nella tua testa,scaccia via quei pensieri,sei tu che comandi il tuo cervello",cercavano di convincerla ora che probabilmente pensavano fosse solo dovuto alla semplice ansia di un'adolescente.

Strinse gli occhi,come fanno i bambini che fingono di dormire,giurò a se stessa di non aprirli mai,ma subito nella sua mente si venne a formare il pensiero assillante che qualcuno la stesse fissando,accucciato affianco al suo letto.Li spalancò di scatto,nulla,nient'altro che una semplicissima poltrona con su qualche cuscino e un'orsacchiotto spelacchiato. Scese dal letto,si guardò allo specchio,i suoi occhi erano cerchiati dalle occhiaie,guardò attraverso il riflesso dello specchio,il suo sguardo scutò la finestra dal balcone le cuiante si aprivano e chiudevano sotto il comando del vento.Chiuse il balcone,guardando fuori sulla strada vuota,come impnotizzata non riusciva a distogliere lo sguardo da un lampione che si accendeva a intermittenza.

Le faceva sete,la bocca le si era asciugata senza motivazione,è quello che succede quando ti fai prendere dal panico.La stessa sete l'aveva assillata la sera prima,quando il rintondante pensiero che ci fosse qualcuno alle sue spalle,l'aveva costretta a correre fino ad arrivare a casa,poi dopo svariati tentativi era riuscita ad infilare la chiave nella serratura aveva corso sino al terzo piano del condominio incespicando di continuo per le scale ed era riuscita a raggiungere la sua camera quasi come un traguardo. Ora non aveva intenzione di lasciare quella meta tanto ambita, e tutto per un bicchier d'acqua? No non se ne parlava.

Riflettè a lungo,doveva porre fine a quella situzione surreale,si sentiva una stupida ingenua,quanti bambini dormivano calmi nei loro lettini completamente al buio,quanta gente in casa da sola ora si godeva un tranquillo riposo senza ridicole lucine accese...il buio,gli altri non ne erano così spaventati.

Si autoconvinse,aprì la porta,la maniglia cigolava,ma cigolava anche di giorno non c'era da preoccuparsi ,si diresse verso la camera dei suoi,dormivano con respiro regolare,andò nel soggiorno,tutto era come lo avevano lasciato la sera prima,i bicchieri della Coca-Cola,un pacco di biscotti rovesciato sul tavolino. Si sentì rassicurata,appena etrava in una stanza accendeva le luci,così da lasciare dietro di lei quasi una scia luminosa. Aprì il frigorifero e bevve quasi metà bottiglia di acqua,ora con la mente lucida e la gola non più secca si sentì rinata,spense tutte le luci e decise di chiudere la porta d'ingresso.

Quella porta dava accesso ad una scala lunga (loro abitavano in una sorta di cantina), di cui non si poteva vedere la fine,gli scalini erano ancora di cemento grezzo,rovinati e scheggiati,il sottoscala era ampio abbastanza da contenere degli scatoloni con i suoi vecchi giochi d'infanzia. Decise di chiudere quella porta,coraggiosa o no,le scale buie provocano inquietudine a tutti,fissò lo sguardo sul pavimento mentre lasciava allontanare il buio pesto,non voleva continuare a fissare quello scenario che le avrebbe procurato solo altri incubi.

Nel guardare per terra notò come un pezzo di stoffa,sembrava quasi l'orlo di un vestito...sbattè forte la porta,intenzionata a correre via. Non potè fare a meno però di dare un'occhiata dietro la porta.Quello che vide la lasciò intimorita ma più che altro preoccupata,era sua madre,accovacciata all'angolo della stanza con la faccia rivolta verso il muro,quasi fosse in castigo.Indossava la sua camicia da notte blu scuro,i capelli ricci erano arruffati e sciolti,lei li scoglieva solo la notte...Sapeva che non sarebbe potuto succedere nulla,era sua madre quella,ma non osò nemmeno sfiorarla,era come quando al negozio di animali hai paura di un serpente anche se è protetto da una teca di vetro,non può farti nulla,eppure...

Il primo"mamma" le rimase in gola,il successivo fu quasi un respiro strozzato,l'ultimo era un urlo.Sperava di svegliare qualcuno,gridò di nuovo,e sua madre (era sua madre?)quasi fosse infastidita si alzò di scatto,si girò e l'assalì. In quel vortice di oscurità,di capelli, con i graffi adrenti,quasi fossero provocati da un animale dagli artigli infettati,si sentiva bruciare la carne.Intravide il volto di quell'essere che ormai era certa,aveva poco di sua madre,un ghigno le raggrinziva il volto,i suoi occhi erano quasi del tutto bianchi,distaccati da ciò che stava succedendo.

Un caldo nauseante la opprimeva,la testa le girava,cadde a terra con un peso sullo stomaco,battè il cranio sulle fredde mattonelle bianche.

Aveva provato ad agire normalmente e ad ignorare le paure,ma la notte,al buio,ti puoi veramente fidare?.



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