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lavoro pubblicato lunedì 4 settembre 2017
ultima lettura lunedì 25 settembre 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La vendetta del lupo cattivo (naturalmente quello di Cappuccetto Rosso)

di raffaelefant. Letto 944 volte. Dallo scaffale Horror

Ed ecco che una delle più belle favole dei bambini si tinge di rosso. Era un bel pomeriggio soleggiato di primavera.......

Era un bel pomeriggio soleggiato di primavera, un anno era passato dalla brutta esperienza capitata a Cappuccetto Rosso e alla sua nonna, ormai il lupo era storia lontana e soprattutto, andata a lieto fine. Nel bosco i fiori spargevano i loro dolci profumi e gli animaletti, a partire dalla piccola coccinella ad arrivare al grande cerbiatto, erano tutti lì, gioiosi a volare, a saltare tra i prati, a giocare tra loro.
E Cappuccetto Rosso? Dalla sua nonnina, la aiutava a stendere la biancheria, a pulire la casa, a preparare da mangiare. La nonna era davvero felice e non mancava ogni tanto di dare alla nipotina o un cioccolatino o una buona fetta di torta.
Anche i cacciatori erano più contenti, una volta che il famelico lupo era stato scacciato, un’aria di tranquillità si era insediata negli animi di tutti, in quel bosco non si andava più a caccia ne di lupi, ne di conigli e tanto meno uccelli. Il posto era diventato davvero paradisiaco.
Intanto calava il sole e il cielo da azzurro acquisiva una tonalità più scura e il tramonto si tingeva di tanti altri colori caldi.
I rumori del bosco cominciavano ad attenuarsi, fino a sentirsi solo il rumore di un tenue venticello e il frinire delle cicale. La nonnina aveva preparato una deliziosa cenetta, mozzarella fresca, con un’ abbondante insalata di pomodori e lattuga. Erano quasi le otto e mezza e cappuccetto rosso era seduta vicino la sua adorata nonnina e stavano cenando tranquillamente.
Nel bosco silenzioso cominciava a sentirsi un pesante frusciare di foglie e rami che andava intensificandosi man mano che si avvicinava alla casa della nonnina di cappuccetto rosso. Due grossi occhi si intravedevano tra il fogliame. Ed ecco, anche colpita dalla luce della Luna, una folta peluria in viso, un muso lungo e affusolato con una lunga e grande bocca, ma sì, era proprio un grosso lupo. Digrignava i denti e si notavano i grossi canini che possiedeva, mentre una bava vogliosa di sangue umano scendeva dalla bocca depositandosi silenziosamente a terra.
Era uscito tutto allo scoperto, era davvero grande e faceva una paura terribile, i suoi occhi erano rivolti alla casetta, occhi iniettati di sangue e di rabbia. Forse era il lupo che l’anno prima dovette ritirarsi malamente dalle cattive intenzioni che ricevette.
Sembrava essere una vendetta, probabilmente il lupo stavolta voleva fare tutt’altro, che darsela a gambe levate. Seppur pieno di rabbia, le sue intenzioni non erano per niente quelle di presentarsi improvvisamente e divorare in un batter d’occhio le due donne indifese.
Così si metteva a quattro zampe e cominciava ad avvicinarsi sempre più alla casetta delle sue desiderate prede, ma adesso nessun passo avventato, tutto sarebbe stato perfetto, stavolta la nonnina e cappuccetto rosso saranno davvero, una cena abbondante.
Intanto dentro la casa cappuccetto rosso si complimentava con la nonna “Nonnina, hai preparato una cena molto buona, anche la mamma fa questa insalata, ma a te riesce meglio”.
La nonnina era quasi commossa “Grazie Cappuccetto Rosso, sei davvero una nipotina speciale”.
Il lupo si avvicinava lentamente alla porta della casetta, ma il peso dei suoi passi era contenuto, nulla si sentiva da dentro la casa, le risa accompagnavano la fine della cena.
Ormai il lupo era giunto vicino alla casa, e avvertiva come la sensazione che tra un po’ qualcuno sarebbe uscito, magari per buttare la spazzatura.
“Cappuccetto Rosso, per favore mi passi quegli altri due piatti, così lì metto nella busta e metto tutto nel cassonetto fuori”
“Si certo nonnina”.
E così il sospetto del lupo si stava realizzando.
“Aspettami in poltrona, sto mettendo la spazzatura fuori”
“Va bene nonnina, ma sbrigati, sta per iniziare il nostro programma preferito”
“Certo,nipotina mia”
L’udito del lupo era molto acuto, sentiva dei passi lenti avvicinarsi alla porta e si preparava ad un balzo felino per assalire, senza possibilità di scampo, la povera nonnina.
La mano della nonnina afferrava la maniglia della porta che lentamente si abbassava.
La porta cominciava ad aprirsi e il lupo era lì, con una bava colante, pronto a dilaniare la sua preda.
Il balzo era deciso e la bocca aperta che si scagliava sul collo della nonnina indifesa. I denti famelici affondavano teneramente nelle carni, tranciando di netto la giugulare e così atterrando in pochi istanti il vecchio corpo della nonna. Il trancio del lupo alla gola era davvero cattivo e possente, la testa si staccava, mentre il resto del corpo sussultava di qualche altro scampolo di vita.
Cappuccetto rosso era seduta tranquillamente, non aveva sentito nulla, anche perché la nonnina non aveva avuto neanche il tempo di cacciare un grido, non si immaginava cosa stava accadendo fuori. Il lupo continuava lacerando la base del collo da dove usciva sangue a fiotti, mangiava le carni che si staccavano come mozzarella tenera. Si gettava addosso alla testa che stava rotolando via affondando i denti tra la fronte e la guancia destra, la pressione era così forte che faceva saltare fuori le orbite spezzando le ossa del cranio come piccoli grissini sgranocchiati.
Il sangue scorreva copioso a terra, mentre si mescolava a materia grigia fuoriuscita con l'abominevole morso del lupo.
Ma la foga del grosso lupo non era ancora terminata, si spostava verso il corpo e cominciava a divorare i grossi piedi, i denti non trovavano difficoltà a tranciare i vecchi arti della nonnina. Masticava come se era il solito pasto quotidiano, intanto nella sua mente scorrevano le immagini della prossimo vittima, Cappuccetto Rosso. Le modalità con cui l'avrebbe uccisa, ancora non gli erano chiare, ma probabilmente sarebbe stato altrettanto facile come con la nonna. Cappuccetto Rosso intanto si dirigeva in direzione della porta pensando “Come mai la nonnina ancora non è rientrata”. Intanto il lupo continuava a divorare la nonna, già era giunto alle interiora, tirando verso di se, con i denti affilatissimi, le budella che uscivano sanguinanti e mollicce.
La porta si apriva e tutto accadeva in pochissimi secondi con Cappuccetto Rosso che vedeva la nonnina giacere a terra fatta a pezzi, le veniva difficile distinguere le varie parti rimaste, il lupo che sentiva il rumore della porta aprirsi e compiva un balzo felino in direzione della piccola bambina. Cappuccetto Rosso provava subito a richiudere la porta, ma la grossa zampa anteriore si infilava dentro e impediva il chiudersi della stessa. Cappuccetto Rosso tremava dalla paura, ma provava a piazzarsi dietro la porta cercando di impedire al lupo di entrare, cosa che non le riusciva, infatti con una forte spallata il lupo entrava e si piazzava a pochi metri da Cappuccetto Rosso. Ringhiava, mentre la bambina lo osservava terrorizzata, ormai sembrava non esserci più via di fuga. Il ringhio del lupo diventava sempre più pauroso e faceva pensare che in pochi secondi si sarebbe ritrovato addosso a Cappuccetto Rosso.
Ormai la paura aveva invaso ogni cellula della piccola bambina, una via di scampo sembrava il top dell'utopia. Gli occhi del lupo fissavano Cappuccetto Rosso, iniettati di sangue, e soprattutto occhi che cercavano vendetta e non avrebbero concesso nulla di felici e contenti a questa, già triste, storia.
Gli occhi di Cappuccetto Rosso invece continuavano a esprimere paura tremenda, si giravano di scatto per cercare una scappatoia, ma nulla era possibile, Cappuccetto Rosso cominciava a singhiozzare conscia del suo crudele destino. Ed eccolo lì il balzo felino di quel terrificante lupo, era stato istantaneo il pensiero della sedia accanto che afferrò e la oppose tra lei e il grosso lupo. I grossi denti avevano afferrato la sedia di legno presa appena in tempo dalla bambina, il lupo cercava di scaraventarla via, ma Cappuccetto Rosso teneva le sue piccole mani saldamente attaccate alla sedia, cosa che stava sempre più infuriando il lupo, intanto fuori dalla casa, un contadino si trovava di lì a passare. Il contadino non tardò a capire del cadavere dilaniato e mutilato a terra della donna, mentre sentiva un ringhiare pesante provenire dall'interno della casa. In mano aveva u grosso forcone per raccogliere il fieno, ed alzandolo indirizzando le punte in avanti, cominciava ad avvicinarsi alla casa.
Finalmente Cappuccetto Rosso gridava a pieni polmoni, forse per aver sentito qualcuno avvicinarsi alla porta. Le grida inferocivano maggiormente il lupo e nello stesso tempo attiravano il contadino. Il lupo aveva deciso che era il momento di togliere di mezzo anche la bambina, rilasciava la sedia e piantava i suoi lunghi denti nella piccola coscia destra. Un colpo secco a scendere e la coscia si staccava come una coscia di pollo tirata via dal busto, con la stessa facilità. Urla di dolore echeggiavano nell'aria mentre con una gran corsa giungeva dentro il coraggioso contadino che piombava fortuitamente addosso al lupo conficcando facilmente le lunghe punte del forcone nella nuca del grosso animale. Le punte giungevano fin dentro la bocca conficcandosi anche nella coscia di cappuccetto rosso che già il lupo stava incominciando a gustare. Il corpo ormai inerte del lupo si accasciava pesantemente a terra, mentre continuavano ad echeggiare le urla della piccola Cappuccetto Rosso.
Conclusione
Cappuccetto Rosso sedeva su una carrozzina, purtroppo il lupo era riuscito a mordere anche l'altra gamba, portando una bruttissima infezione che non aveva evitato la mutilazione chirurgica in ospedale. La madre la spingeva nel piccolo vialetto del cimitero che portava alla tomba dell'amata nonna di Cappuccetto Rosso. Tutto sembrava distorto, ma era quella la verità, la triste verità, una donna mutilata e mangiata viva da un lupo che aveva cercato vendetta e una piccola bambina amorevole verso la sua nonnina, senza le gambe, privata di una vita possibilmente con un futuro roseo e ricco di tante cose belle. Quel lupo cattivo, forse sarebbe stato molto meglio, qualche anno fa, abbatterlo, e non credere che scappando se ne sarebbero liberati. E fu così che, dopo quella brutta storia, vissero tristi e scontenti per il resto della loro vita.

Scritta nel 2010


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