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lavoro pubblicato domenica 3 settembre 2017
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sonetto D'altri Giorni

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 267 volte. Dallo scaffale Viaggi

SONETTO D’ALTRI GIORNI   D’altri giorni , d’ altre terre sono giunto , sono disceso   fino alla magica trinacria per strette vie che s’intrecciano tra loro,  nelle  voci  perdute nell’ eco di .....

SONETTO D’ALTRI GIORNI

Di Dino Ferraro

D’altri giorni , d’ altre terre sono giunto , sono disceso fino alla magica trinacria per strette vie che s’intrecciano tra loro, nelle voci perdute nell’ eco di grigi giorni cullati, dalle onde di un mare, madre di tanti amori, scoppiettanti che irrigiditi dalla forma elioforma che generano una storia audace nel dolore che indora il mondo, nella vigilia di un giorno che nasce dalla mente di un santo, ad un passo dal soglio di pietro con l'ingrato compito di assolvere le colpe del mondo. Dagli spalti dei stadi, dalle catacombe imbellettate dai bassi sinistri ove vivono tanti assassini , in un giorno qualsiasi , incapace di credere, di dire che ogni cosa va bene .

Cosa voglio da questo giorno, cosa debbo dimostrare per vie laide, vado per i moti di un pensiero crudele, che rode l'animo , che brucia dentro. Si cerca nel vago in un immagine letale in giochi di verbi sibillini, simili a pelli di conigli , messe a seccare al sole.

Nell'eco di guerre coraniche, molte navi solcano i mari leggendari d' oriente, alcuni marinai imbracciano fucili, s’armano di vendette nell’ore cruciali nelle luci che sconvolgono settembre , efebico nel trasformarsi da estate in un inverno che si dissolve nel sogno di un giorno . Vivo di attimi , incapace di ribellarmi , soggetto in un oggetto nel momento , nel simbolo prosaico che mi rende inerme, nel capire me stesso e la storia che mi condanna, ed ognuno vuole la sua parte, ognuno vuole la sua fetta, la parte del corpo di un dio che inchiodato rimane in silenzio.

La voce del popolo vive nell’eco della morte, nascosta dietro l'angolo , ingarbugliata nell’ingorgo del traffico nell'ora di aria libera e tutto rimane nel vago in un essere senza nome, enorme , ellittico con occhi strabici che ti guarda di traverso da quel pulpito, da quel punto etico che trasforma ogni uomo in un semidio , in una vittima, in un carnefice un po' deficiente , senza guanti con monocolo e bastone con un amica che ha un diario per ricordare , giorni difficili che si perpetuano fino all’infinito e continui a correre per strade in moto , corri contro il vento , contro il tuo destino incurante di chi t’attende, di chi ti chiama , di chi ti ha sempre amato. Bugiarde, sciupate , sciancate, cerebellare amiche fatte di ecstasy , fatte di gomma, profumate di buono , lungi dal mio cuore , questo mostro che trasforma il nostro vivere, il nostro rapporto in un accozzaglia di stupidaggine che non conducono a nulla , che t’arregnene la capa, mezzo ai tanti guai passati , mezzo questa ipotesi ti spogli d'ogni villana forma , d'ogni mostruosa creatura che in grembo porti nel malanno degli anni.

Ed il presidente porta la pace, una bona parola per i tanti diseredati, per i terremotati , per coloro che son neri , son rossi, son bianchi, alcuni dipinti di viola, ed il tarlo dell'intelletto, trucuglioso ,scuote la mente, scuote me stesso e sono incapace di potare questa vigna, quest’albero cosi maestoso dove si nascondono ogni mia malefatta , ogni mia paura e salgo fino alla cima m’arrampico , salgo ,salgo contento di aver vinto una battaglia , un nome, un perdono e brindo in cima in mezzo alle nuvole , mi perdo ed osservo il mondo dall’alto lo guardo tramutarsi in una canzone che impazza nell’etere che corre , non si stanca mai, di bocca in bocca fino alla morte. Canzucella pigliatela questa anima , che entra in ogni vascio , sceta ogni rosa scapuzziata , assetate fore case sgarrupate, idee che ballano dentro a cape dello santo e si fa avanti tanta gloria, tanti giorni gettati via per nulla.

E mi sono incatenato a questa colonna infame, non credevo di dover vivere tanto , per vedere tanta ignobile gente , folle voglia di sangue umano che macchia le labbra , abbevera i mostri della ragione, che taciti aspettano la loro preda, tra i tanti ideali, derelitti idiomi per giunto ho cercato di fuggire, ma invano vivo di mia acerba gloria che bagna questo vivere stralunato, sigillato nell'ipotetica bestemmia che pronta a sganciare la sua bomba sopra ad una femmina chiatta, con un sedere enorme con un cuore cosi grande, quando questa vita , lungo quando, questo giorno, lungo quando, questa strada che mi conduce verso casa, verso un altra poesia.



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