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lavoro pubblicato domenica 3 settembre 2017
ultima lettura domenica 24 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

DEH MENZIALIST Racconto 7 "Deh...Camerone"

di ricciarghi. Letto 161 volte. Dallo scaffale Umoristici

Dovevano essere sei, ma invece è arrivato anche il settimo di brevi racconti divertenti e demenziali su come l'uso dell'intercalare deh, da sempre usato nel gergo livornese abbia fin dai tempi antichi dato spunto alla coniazione e all'uso di termini itali..


"Deh...Camerone"
Siamo nella Livorno del 1300, in piena ricostruzione dopo essere stata più volte distrutta da quegl'invidiosi di Genovesi e Lucchesi che invece di rifarsela con i Pisani, venivano a rompere le scatole a questa piccola cittadina fatta di poche case, poca gente e tanti scogli. Persino Carlo D'Angiò, un Francesino che s'era messo a fare il Re in Sicilia, prima dell'avvento di un certo Re Ina, si fece venire la cattiva idea di metterla a ferro e fuoco nella sanguinosa battaglia alla torre della meloria. Talmente cattiva fu l'idea che secoli dopo il suo propronipote Pino, scriverà una canzone dal titolo "Ma quale idea?" ed il testo faceva più o meno cosi:" Oh yeah... o Carlo, ma che ci sei venuto a fá, non vedi che qua un c'è niente di speciale, a distrugge e fa casino, un potevi andá un pò più in là?...oh yeah, lo vedi che qui un ci poi sta', forse eri bríao, si dice cosi, no!?". Insomma, questa cittadina piano piano, riuscì ad assumere una propria identità e attirò l'attenzione di qualche intellettuale. Tra questi arrivò un tal Giovanni Boccaccio, detto "Nanni" da Certaldo o forse da un cert'Aldo, che doveva essere era il padre. Sembra che proprio quest'ultimo lo abbia spedito a Livorno a farsi le ossa dopo avergli fatto compiere studi letterari a Firenze.
Gli aveva proposto in un primo momento di andare a Napoli, ma Nanni si era rifiutato, perché diceva che era una città pericolosa, piena di mariuòli, marrani e maradoni. Petanto aveva optato per Livorno, cittá molto simile per molti versi ancor oggi a Napoli, ma più vivibile. Al massimo potevi imbatterti in qualche brigante, briccone o Brilatore, quando passava da Livorno per prendere il traghetto per andare in Sardegna dove aveva un locale, il "Brillionaire".
Fu così che Nanni si insediò in città, soprattutto per svolgere incarichi ambasciatoriali commissionategli dal comune di Firenze. Lì, durante il suo soggiorno da studente aveva conosciuto in curva fiesole durante una partita di calcio fiorentino della squadra locale "La Viola" un certo Petrarca e un certo Dante. Quest'ultimo sembra avesse l'intestino abbastanza debole e pertanto gran parte del suo tempo lo passava in bagno. Fu così che per noia, non esistendo ancora i fumetti e le riviste porno, si mise a scrivere sulla carta igienica. Ne consumò rotoli e rotoli, praticamente centinaia di chilometri, ma ne venne fuori una commedia bella ma talmente bella che proprio Nanni Boccaccio le dette il nome"Divina". Meglio non immaginare, quale nome gli avrebbe dato se, fosse stata al contrario talmente brutta e scritta praticamente in un cesso.
Pertanto, spesso invitava i due amici a raggiungerlo a Livorno per il week end. Dante e Petrarca accettavano di buon grado, perché si sa, nelle città di mare ci si diverte parecchio, soprattutto l'estate.
Nel week end a venire, Nanni aveva l'invito per partecipare ad un vernissage di un pittore Toscano trapiantato a Livorno, tal Buffalmacco. Pertanto aveva invitato anche gli amici, perché dopo la mostra ci sarebbe stato un apericena sulle colline Livornesi, a Montenero nella villa di un noto gallerista, un certo Tunnel di origine Trentine.
Dante e Petrarca, vennero a Livorno ben felici di partecipare all'evento, anche perché pensarono che di solito certe manifestazioni sono ben frequentate dal pubblico femminile, sicuri quindi che ci sarebbe stato da divertirsi.
Venne il giorno della mostra, e Nanni che già conosceva l'autore, gli presentò i suoi amici Dante e Petrarca. Buffalmacco risultò essere oltre che un bravo pittore, anche un gran simpaticone. Sempre pronto a fare scherzi e a prendersi gioco degli sciocchi, quasi a castigarli della loro stupidità. Sapeva che quelle manifestazioni erano frequentate da persone ricche di denari, ma povere di cultura, che erano li, perché dovevano esserci, per far comunque parte di una certa scala sociale al quale ambivano.
Un pò come oggi, in sette secoli, nulla è cambiato.
Anche in quell'occasione la maggior parte degli avventori faceva parte di quella categoria. Non resistette e prese di mira un pò tutti.
Ad un cliente che ostentava saccenza, mostrandosi interessato alle sue opere, che gli chiese cosa rappresentasse un affresco da lui dipinto nel battistero di Parma, rispose che era la stessa domanda che gli aveva rivolto colui il quale era stato poi raffigurato nel dipinto, pertanto rappresentava la sciocchezza mascherata da falsa sapienza, ma comunque per lui l'ispirazione. Promise quindi al cliente che anche lui avendogli con quella domanda dato ispirazione lo avrebbe rappresentato in un prossimo dipinto. Alla domanda di quale sarebbe stato il titolo dell'opera, rispose :" semplice, lo chiamerò "sciocco smascherato". Il cliente falso saccente, ma vero stupido, si congedò con aria trionfante, orgoglioso e convinto di essere protagonista del prossimo dipinto del Buffalmacco ed inoltre acquistò un paio delle opere esposte. In quel momento passò un cameriere, tal Peppino che veniva da Capri. Passò con il vassoio e chiese ai tre se gradivano lo Champagne. Il burlone Buffalmacco disse: "sciampagne? O cos'è una 'osa per lavarsi la testa? Deh, vedo che fa anche la schiuma.
"Ma no," rispose Peppino" è un vino pregiato Francese"
"Deh, bono. Su, beviamo 'sto sciampagne E a cosa brindiamo?" disse gaudente Buffalmacco. Fu sempre Peppino a rispondere
"Brindiamo a un incontro.."
"Vabbè, dai, allora...Champagne!" concluse festoso il pittore.
Dopo la mostra si trasferirono nella villa del gallerista Tunnel.
Per la gioia di Nanni e Petrarca, ma anche per quella di Dante, che pur se innamorato della sua Beatrice, non disdegnava un occhiatina alle belle ragazze, l'apericena era pieno di quest'ultime. Tutte in abiti succinti, con grandi scollature a mostrare generose il decolte. Ce ne era una in particolare, alta sopra la media, con due gambe lunghissime, che non passava certo inosservata. Fu quindi che Nanni si fece coraggio, e mentre si stava servendo al bancone del buffet, le si avvicinò e si presentò.
" Permette, mi chiamo Giovanni Boccaccio, letterato" "Ah, fai ir postino?" chiese con voce roca e fare polemico la ragazza," no, perché se sei te quello che tutte le vorte, siccome un'ha voglia di soná ir campanello, mi lascia sempre i pacchi fori dar portone, c'ho da dittene vattro".
"No, mi perdoni" fece Nanni" io non consegno pacchi". "Ah, già hai detto che sei vello delle lettere, deh, ma un crede di scampalla, mi spieghi perché devo fa sei chilometri cor calesse, per andá a ritirá le raccomandate. Un me le poi consegná a casa direttamente?!" chiese ancora più agguerrita la ragazza. Nanni, capendo che sarebbe stato diffiicile ed inoltre superfluo, far capire alla ragazza la differenza tra un letterato ed un portalettere, sorvoló e stette al gioco.
" Signorina, mi farò subito latore di questa sua dimostranza e vedremo di risolvere il problema."
" Ah, fai anche l'attore, boia ganzo, un'ho mai conosciuto un attore. Deh, a me mi garba da morì quello che ha fatto anche ver rialiti, ir grande citrullo, come si 'hiama...? Ah si, Luca Argentonero, lui. Boia, bello deh, lo 'onosci.?"
Stando sempre al gioco, Nanni rispose:" Certo, abbiamo fatto dei casting insieme, si, proprio un bel ragazzo."
"Boia!, lo 'onosci davvero? Dai, presentamelo, mi garba 'na cifra!" disse tutta eccitata la ragazza.
Nanni, pensò bene di approfittare dell'occasione :" Te lo presento si, ma perche non andiamo a parlare là sul divanetto, stiamo piu comodi, no?"
"Si, si, va bene, vai. Oh, ma mi offri da bere?" chiese la ragazza.
"Ma certo, quel che vuoi" assicurò Nanni, e schioccando le dita chiamo un cameriere. " Buonasera, sono Fred" disse il cameriere" cosa posso servirvi?"
" Deh, sciampagne" disse la donna," 'na bella bottiglia diaccia stecchita di Domperignó"
"Ottima scelta signorina" disse il cameriere" lei ha veramente buongusto, gielo dice Fred."
"Posso suggerirvi, di gustarlo fuori, sulla rotonda sul mare?" disse Fred
" Certo" rispose Nanni " vada per la rotonda sul mare. Ma c'è anche la musica?"
"Sicuro", rispose Fred" c'è il vostro disco che suona".
"Deh, allora moviti" disse a Nanni la ragazza che si era gia avviata" vieni, senno c'è ir nostro disco che sona, e te un sei vi con me".
Nel frattempo il Petrarca, Dante e Buffalmacco, si erano fermati ad ascoltare un cantante di pianobar, un certo Franceso Degregorio. Era bravo, insieme a lui si esibiva un piccoletto, con la barba, che emetteva gorgheggi un pó scimmieschi.
Nanni era sulla rotonda sul mare a sorseggiare champagne insieme alla ragazza, alla quale domandò:" Non ti ho ancora chiesto come ti chiami e se sei di Livorno"
"Mi chiamo Moana, deh, pratíamente si, son di Livorno. Sono nata a Roma, ma è da quando avevo tre anni che sto qui. Mi padre c'aveva un barroccio, vendeva roba vintage, sai vestiti usati e cose varie. Quand'era in Francia ne vendeva parecchia a uno che girava fisso con una spada, mi pare si chiamasse Aigghelande. Poi, gira un po vi, un po là, s'è fermato a Livorno."
"Ah, e ora cosa fa?" chiese Nanni
" Ir concime" rispose la ragazza " è morto, diec'anni fa. N'ha sparato un brigante un certo Sante, perché con ir su barroccio aveva 'nvestito uno che correva in biciretta, amico di Sante, si chiamava Gira ir Dengo. Deh, Sante ir brigante iniziò a urlá " hai ammazzato Gira ir Dengo, l'hai ammazzato, e ora Degregorio un ci pó piu nemmeno fa la canzone" poi pum! n'ha sparato"
"È morto sul colpo?" domandò Nanni
"Deh, si, n'è preso un córpo dalla paura, ed è morto. Sante un l'aveva nemmen beccato, aveva ammazzato 'na gallina che passava di lì", rispose la ragazza.
"Ah, e cosa fece?" domandò ancora Nanni.
"Con la gallina? Boh, sonasega, un c'ero mica, io. Forse ir brodo, ma poddarsi anche lessa"
"No, domandavo, Sante cosa fece?"
"Deh, niente, andò dall'agente di Degregorio e ni disse di fa subito la canzone, perché cor fatto che Gira ir Dengo era morto, avrebbe venduto di più"
Intanto dalla sala si sentiva arrivare la musica di Degregorio, proprio lui, mentre cantava una canzone che faceva:
"Vai Gira ir Dengo, vai grande campione, nessuno ti segue su quello stradone.
Vai Gira ir Dengo, ma non ti vede più Sante. Sei dietro a quella curva, sei sempre più distante. Girata la curva, Sante vede la scena. Un barroccio vagante ha ucciso il campione. Allora ecco che Sante il brigante, estrae la pistola, ma è troppo distante, non prende il barrocciaio, ma una povera gallina, che era andata a far una girata in collina...addio Gira ir Dengo, addio grande campione, sei morto per colpa, di un grande coglione..."
Sentendo la canzone, Moana si alzò di scatto, corse all'Interno della sala e iniziò ad inveire contro Degregorio, "Ma allora l'hai scritta la canzone, popò di lezzo. Voglio i vaini dei diritti d'immagine. Dammi i vaini, perché sennò ti piglio per le palle e ti faccio cantá in farsetto come i mi 'cugini."
"Ma chi è lei, la figlia di Gira ir Dengo?" domandò impaurito Degregorio.
"No, son la figlia der coglione, deh, e voglio anche parecchio. Se un'era per mi padre che lo spiácciáva sulla strada, l'avevi bella che scritta la canzone. Vai, frugati bello!!"
Tutto quel baccano, attirò l'attenzione del padrone di casa, il signor Tunnel, che nel frattempo si era appartato con una ragazzotta vicino all'uscita di emergenza.
"Ma insomma cos'è tutto vesto 'asino? Degregorio, con tutti i vaini che i do, hai già smesso di 'antá?" inveí Tunnel.
"No, no, ha già cantato anche troppo. Deh, e se un mi da vello che mi spetta, vedrai che un canta più. E te, Tunnel pagalo bene, un'esse stretto di manica, sennò che Tunnel sei?"
Intanto Nanni si era riunito al Petrarca e a Buffalmacco, Dante non c'era, per i soliti problemi di intestino era dovuto correre in bagno. Fu Buffalmacco a illuminare gli amici sulla ragazza:" Eddai, rieccola che fa casino. Ad ogni festa, dopo un paio di bicchieri di sciampagne, trova sempre la maniera di letiá con varcuno."
Nanni intervenne" conosci Moana?"
" Deh Moana... sarebbe meglio dire che Mò è Ana, prima era Bruno. Un te ne sei accorto? " e iniziò a ridere
Il Petrarca iniziò a prendere in giro Nanni:" O Boccaccio, ma quant'è che non vedi 'na donna? Ma la sai ancora riconoscè la differenza? Ahh, se tu avessi letto il mio canzoniere « Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono di quei sospiri ond'io nudriva 'l core in sul mio primo giovenile errore quand'era in parte altr'uom da quel che credevo femmina. » insomma Nanni, a farla breve, Moana è quel che si dice modernamente, un transgender."
" No, davvero?, allora si può candidare in parlamento, basta però che non vada al bagno delle donne, sennò qualche soubrette di passaggio s'arrabbia"
In quel momento fece ritorno Dante" o cosa è successo?"
"O Dante" fece Buffalmacco" ma ti perdi sempre le 'ose più ganze. O cos'ha c'hai fatto in bagno, un parto?"
"No, see" rispose Dante" c'era anche poca carta igienica, un'ho potuto nemmeno buttá giù due versi"
La serata ormai, rovinata dalla lite tra Moana e Degregorio stava volgendo anticipatamente al termine. Tunnel, offeso, pregò i presenti di affrettarsi ad uscire, praticamente sbattendoli fuori.
Un corista della band di Degregorio, un certo Capalezza, iniziò a canticchiare" tutti fuori dal Tunnel, nel, nel...." e canticchia canticchia, divenne un pezzo di successo.
Il giorno dopo, i tre amici, Nanni, Dante e Petrarca, si svegliarono abbastanza tardi. Decisero di andare a fare colazione alla baracchina davanti alla chiesa di San Jacopo, perché era alla moda. Chiamarono ad unirsi a loro anche Buffalmacco.
Nanni ordinò per tutti cappuccino e brioche, e si accomodarono ad un tavolino con vista sul mare.
"Guarda che posto" disse Buffalmacco" dove stai meglio di vi, capace tra quarche anno, varcuno scoprirà dall'altra parte der mondo un posto così e lo chiamerà California. Deh, noi la California ce l'abbiamo qui, senza bisogno di spostassi tanto in cerca di chissache."
"Hai proprio ragione Buffa" disse Dante" questa città è bellissima, ma incompleta e inconclusa. Nella mia commedia, meriterebbe il Purgatorio, ma le basterebbe poco per andare in Paradiso".
Dante fu ottimista, ma cattivo profeta, perché dopo settecent'anni, Livorno è sempre allo stesso punto. Anzi con il rischio, che più volte abbia potuto scivolare all'inferno, piuttosto che in paradiso.
I tre, erano seduti ad un tavolo rivolto verso il mare, sorseggiando il loro cappuccino, mentre un complessino di passaggio i "Deh Dorse" si esibiva.
Nanni, al quale la musica piaceva molto, commmentò:" bravi 'sti ragazzi, moderni. Il cantante, sembra un pò allucinato, ma ci sa fare. Appena ha finito, lo invitiamo al tavolo, voglio capire il genere a cui si ispira. Sapete che sono sempre alla ricerca di nuove filosofie e stili a cui ispirarmi per le mie opere."
" Si, a proposito" intervenne Dante,"ma non dovevi scrivere una nuova novella, in più parti, ma a che punto sei?"
"A un punto morto. Non riesco a trovare la giusta ispirazione, non ho ancora pensato al titolo" rispose Nanni.
"Oh, ragazzi, a pranzo si va a mangiare al ristorante " Da Chichibio". È un mio amico, è Veneto, ma fa un cacciucco esagerato e ci fa spende pòo" propose Buffalmacco.
Intanto i "Dhe Dorse" avevano terminato la loro performance, e con l'intercedere del proprietario del locale il leader del gruppo fu invitato a sedersi con i quattro amici.
" Grazie di aver accettato il nostro invito" esordì Nanni
"Iu vercom." rispose il cantante" scusate, ai camme in Livorno, bat prima ho fatto parecchi giri bicose mai fater is ammiraglio, allora ai spicche mezzo e mezzo, deh..Mai neim is Gim."
"Piacere Gim, io sono Dante, il poeta"
"No, Dante? Iu ar vello che vrait sulla carta igienía? Iu ar molto famus in Inghirterra, hanno fatto anche 'na recrame con deh neim ovve iour storia. Fa più o meno così" Iu evve probrem ovve intestino? Leggi Deh Divina Commedia end iu evve strizzon ogni mattino. Deh best lassative in deh uorde" disse entusiasta Gim.
Buffalmacco iniziò a ridere" Oh Dante, hai sentito? Ad avello saputo, io che son sempre stato stitío, ho sempre preso quer confetto che ni bastava la parola, ir Farqui. Bastava invece legge du righe di ver che hai scritto e tonfete, probrema risorto, vero Gim?"
"Iesse", rispose il cantante" giast tu righe end iu ar liberato. Non più probrem. Veri efficace Deh Divina Commedia, iffe iu leggi everi mattina."
Dante rimase un pó male al pensiero, che la sua opera più famosa fungesse da lassativo. Ma riflettendoci pensò che l'aveva pur scritta in un cesso, pertanto doveva essere un effetto condizionato dalla provenienza.
Nanni incuriosito dalla personalità di Gim, iniziò a fargli domande su quale messaggio volesse trasmettere con le sue canzoni.
"Deh", rispose Gim" mi sarebbe piaciuto trasmette un messagge in deh batol, ma uno prima di me l'aveva già fatto, un certo Stinghe. Un ecse ticciar che poi s'è messo a cantá insieme a dei poliziotti."
Intervenne Petrarca" Gim, ma anche te a modo tuo sei un poeta, cosa raccontano le tue canzoni?"
"No, raccontá un raccontano noting, n'ho insegnato a sta zitte. Bicose un voglio fa sapè i mi fatti alla gente. Un sono canzoni pillaccherone.
Ai donte laik chi usa canzoni per mandá messaggi o raccontá storie.
Ai singhinghe quel che mi garba, ma mi faccio i miei dicche."
"Interessante" disse Buffalmacco" la teoria de 'azzi mia è determinata dall'andare controcorrente. Quasi una filosofia a protezione del futuro, perché se si continuerà così, un giorno qualcuno inventerà un sistema per raccontá pubblicamente i fatti sua e commentá quelli dell'artri. Soprattutto per creá discussioni e dir male uno dell'artro. Il mondo sarà comandato dai mezzi di informazione attraverso la tecnologia. Meno male che a noi verrà risparmiato di vivere in un era simile".
"È vero", disse Nanni, " capace che per far sapere che t'è nato un figlio, non si metterà più un fiocco alla porta di casa, ma si scriverà pubblicamente, del tipo:" Oggi è nato Filiberto, tre chili e otto" magari quarcuno nel frattempo avrà anche inventato la fotografia e allora verrà pubblicata. Dall'altra parte, anziché far gli auguri come da tradizione, le persone per brevità scriveranno "mi piace".
Ir bello è che metteranno "mi piace" anche quando comunicherai che t'è morto il babbo.
Bravo Gim, continua così, la gente dovrebbe imparare a pensare prima a se stessa, invece di sparlare degli altri".
"Tenchiu", rispose Gim " la verità di ver che voglio di con le mi canzoni, è che ognuno deve vive la propria vita come vole, senza però fa male a nobadi. Se uno vole 'nbriassi, lo pole fa. Ma a casa sua, senza però dopo pigliá ir calesse e andá a corre per la strada end to ammazzá sambadi che passa li per caso."
"Gim, nonostante tu abbia detto che la mi Divina Commedia, fa pratíamente 'aáre, mi stai simpatico e penso tu possa fa carriera. Senti noi si va a mangiá da Chichibio, voi vení con noi, insieme ai tu amici?" propose Dante.
" Grazie, ai laicche tumacce, ma stasera si sona ar circolino ar porto e bisogna fa le prove. È stato un piacere to mit iu. Boia, Petrarca, Dante, Boccaccio e Buffalmacco, tutti 'nsieme, deh, un serfie ci sarebbe stato bene, però..!"
"Via ragazzi, andiamo al mare, si va a fa du tuffi a calafuria" propose Nanni
" Boia, vai, va bene, poi quando si riviene via ci si ferma a fa l'aperitivo, li ar barre sulla scogliera. È ganzissimo, poi c'è un D.J. forte forte, cosi si fa anche du salti" commentò Buffalmacco.
"Via andiamo, si passa da casa a prende il costume" propose il Petrarca
"Si, così, io vado un attimo in bagno, un vorrei che mi prendesse uno stranguglione mentre sono in mare." disse Dante.
"Sarà meglio di no?!" intervenne Nanni, "C'hanno appena dato la bandiera blu. Se ti scappa in mare, rovini l'ecosistema per secoli."
Arrivarono a Calafuria nel primo pomeriggio, il sole era alto e faceva un gran caldo. Stesero i teli sugli scogli e si sdraiarono a prendere la tintarella.
Nanni, si dette un unguento per abbronzarsi, perché gli piaceva parecchio, mentre Dante che oltre allo stomaco, aveva anche la pelle delicata, si dette il total block. Poco più in la, diverse imbarcazioni private avevano gettato l'ancora all'interno delle calette e si sentivano arrivare gli schiamazzi di persone che si divertivano tuffandosi.
Buffalmacco, riconobbe il nome di una imbarcazione di lusso ancorata a circa duecento metri da loro.
"Boia, ma quella è la barca di Roberto Ciùi, un famoso stilista di Firenze. Guarda la, è piena di donne."
"Ma perché, lo conosci?" chiese Nanni.
"Deh, si, lui è un appassionato delle mie opere. Tante me le commissiona, e me le paga un sacco di vaini."
"Guarda un pò se gli fai un fischio e senti se ci fa salire a bordo" propose il Petrarca.
"Vai, Buffa, chiamalo, che avrei giusto bisogno di andar un attimino in bagno." disse quasi implorando Dante.
" O Dante, ma una colonscopia te la sei mai fatta? Un'è possibile che tu ce l'abbia sempre 'ncima." disse ridendo Nanni.
" O Nanni, la mi nonna da piccino m'ha cresciuto a fave di fuca, mi ci faceva anche le frittate di tre ova, i frullati, le marmellate. Oggi, ne pago le conseguenze. Ma che noia ti do?"
" Noia, un ce ne dai, a parte che dopo che sei stato in bagno te, si devono chiamá i Nas per eliminare le scorie tossiche" rispose il Petrarca.
Intanto Buffalmacco, s'era messo a far gesti inconsulti per farsi notare dalla barca di Roberto Ciùi. I bagnanti pensando che fosse uno dello staff dell'animazione che insegnasse loro un nuovo ballo di gruppo, presero ad imitarlo. Il risultato fu ottimo, perché lo stilista notò dalla propria barca la situazione ed essendo un appassionato D.J. mise sotto una base che tutta Calafuria e barche limitrofe iniziarono a ballare, con Buffalmacco che continuava a muoversi inconsapevolmente a ritmo.
I quattro amici, riuscirono così a farsi notare e il padrone della barca mandò un marinaio con un piccolo tender a prenderli per farli salire a bordo.
"Ciao Roby" salutò confidenzialmente Buffalmacco. " Ti presento i miei amici Petrarca, Boccaccio e Dante".
"Boia!" esclamò Roberto Ciùi, "Praticamente il gotha della letteratura è qui sulla mi barca! Dante, la tu Divina Commedia è in testa a tutte le classifiche. Nemmeno quella che ha scritto quei libri su quel maghetto inglese, ti sta dietro. Petrarca, te hai descritto nelle tue opere le gesta del mio idolo Scipione L'Africano, dice che a Roma ci sarebbe un regista pronto a farci un film, un tale Moccione, mi son candidato come costumista. Se lo conosci, magari potresti mettici 'na parola bona. E te Boccaccio, sei qui in cerca di ispirazione? A quando il tuo prossimo lavoro?"
"Mah...devo trová l'ispirazione, ma sto facendo troppa vita mondana che mi distrae. Ma cosa ci voi fá, mi diverto. Apericena, feste, tutta roba ganza, sai cosa ti dico... Poi ci penserò" rispose Nanni.
"Venite, accomodatevi, c'è da bere e da mangiare per tutti e le ragazze sono a prua a prendere il sole" invitó Roberto.
"Potrei usare il bagno?" chiese timido Dante.
"Si, ma vacci piano " urlò Buffalmacco, altrimenti ci si ritrova attorno gli squali dar mangime che ni dai".
"Boccaccio, vieni ti presento una ragazza" propose Roberto.
"Vengo, vengo..." rispose su di giri Nanni.
Intanto lo stilista aveva fatto segno ad una bellissima ragazza di avvicinarsi.
"Boccaccio, lei è Nina", e rivolgendosi alla ragazza " Nina, tieni compagnia a questo illustre signore, ti presento Giovanni Boccaccio"
"Piacere" rispose la ragazza " Boccaccio è un soprannome vero?...anche io sono brava a fare i versacci e le boccacce, guarda!"
E si esibì, in smorfie linguacce e maramaeo.
Nanni la guardò comprensivo e sorvoló dal precisare che Boccaccio era il suo cognome e non un soprannome dato dai compagni delle elementari perché era bravo a fare smorfie.
" Ciao Nina, io sono un letterato, ma non porto lettere, nel senso che scrivo poemi, poesie, racconti...conosci qualche mio racconto?"
"Se sei quello che scrive storie d'amore su Nobella seimila si. M'è garbato tanto " Week End a buoritto" 'na storia romantica, m'ha fatto piange."
"Piangere e perché?" chiese Nanni
"Deh, perché? O stacci te un week end intero a buoritto, poi voglio vedè cosa c'hai da ride"
" Ah, ho capito, diciamo che ti immedesimi nel personaggio. Ma nella vita cosa fai?"
" io sono una velina, ma mi sono stancata di stá sdraiata tra le pagine. Ora devo fare un provino per un ruolo in una fiscion.
Cercano un'oca, e mi ha detto il mio agente che potrebbe essere un ruolo che mi calza a pennello."
"Direi che il tuo agente ha ragione. Mi raccomando non sprecare questa opportunità" si raccomandó Nanni.
"No, no, infatti per entrare meglio nella parte vado da i miei zii Orazio e Clarabella, che c'hanno una casa in campagna. Gli ha detto il mio agente di farmi vivere per una settimana nell'aia, così sarò più pronta per la parte."
Nel frattempo non si trovava Dante, allora il Petrarca andò a chiamare Buffalmacco che nel frattempo era impegnato nell'abbordagggio di una giovane aspirante cantante. Le aveva raccontato, che sarebbe stato uno dei giudici di un prossimo programma chiamato " Icsefattor".
"Oh Petrarca, vieni che ti presento questa mia amica. Si chiama Orietta, devi sentí, c'ha na voce, che potrebbe trová lavoro come megafono alle manifestazioni sindacali. Fa dei gorgheggi, che la potrebbe continuá finche la barca va..ma cos'è successo? Ti vedo agitato"
"E un si trova Dante, lo sai, ir su babbo me l'ha affidato, bisogna andá a cercallo" disse preoccupato il Petrarca.
"Deh, un ti preoccupá, capace ha trovato 'na bella ragazza e s'è appartato con lei." cercò di tranquillizzarlo Buffalmacco.
"Mah, un son mica tanto sicuro. Via andiamo a cercarlo" insistette Petrarca.
"Ovvia giù, andiamo. Te Orietta un ti move, aspettami qui, e continua a fa le prove. Torno subito. Oh, Orietta, hai capito? Ma cosa stai guardando?"
E Ornella rispose canticchiando " Mi sembra di vedere mia sorella, che aveva un fidanzato di Cantù..."
"Vai all'ombra, vai, che i colpi di sole fanno male. Ora via, da qui poi vedè al massimo la Capraia, ma Cantù un lo vede nemmeno Zandegù, quando ha 'na fame che un ne po più."
I due recuperarono anche Nanni e si misero alla ricerca di Dante.
"Dante, Dante...dove sei?" gridavano a turno.
" Dante, un fa scherzi, vieni fori, sei sempre giovane, nel mezzo del cammin di nostra vita. Poi deh, l'hai scritto te, perché lo fai di a me?" farfuglió Buffalmacco allarmato.
Passó di li una ragazza e rivolgendosi ai tre, disse" Ma sate cercando quer tipo con la gobba sur naso, con quell'alloro in testa?"
"Deh, si, perché l'hai visto?" chiese sempre Buffalmacco.
" A dir la verità, eran du ore che me la menava con una commedia che ha scritto, che m'ha fatto vení ir latte ai ginocchi. Poi meno male n'è venuto 'no strizzone ed è andato in bagno."
"Ma quale bagno, perché ci siamo passati davanti, ma non ha risposto nessuno" domandò Nanni.
"Deh, vedrai che un ce la faceva a arrivá a quello sur ponte, che si dev'esse ficcato nella prima cabina che ha trovato." suggerì la ragazza.
" Grazie, sei stata gentile, perché stasera un vieni a bè varcosa a casa mia?" ci provò Buffalmacco.
"Deh, volentieri, ma te sei un regista, 'no sceneggiatore? Perché mi garberebbe tanto fa ver programma novo, "Nemici", confessò la ragazza.
"Vai, ci si vede stasera e se ne parla"
"Ma dove devo vení? Un lo so mía dove abiti" chiese la ragazza.
"Piazza Dante 5, all'attico" precisò Buffalmacco.
"Ma cosa c'entra Piazza Dante?" intervenne Nanni." Dante un si trova, ma un'è ancora morto. Come fanno ad avegli già intitolato'na piazza?"
" Ma un'è mica ir nostro Dante. Si chiama così perché c'è Dante ir tortaio. La conoscono tutti cosi, tanto è famoso, fa ir miglior cinque e cinque di Livorno." rispose Buffalmacco.
"Ah, intendi la cecína?" chiese Petrarca
"Deh, un t'azzardà a chiamá la torta di ceci, cecína a Livorno, perché te la tirano ner muso. Cecína, falla chiamá a què ghiozzi dei Pisani." precisò risentito Buffalmacco.
"Oh, voi due, bisogna cerca Dante, altro che cecína...muoviamoci, proviamo in questa cabina." intervenne deciso Nanni.
Bussarono alla cabina che tra l'altro era quella padronale, dove alloggiava Roberto Ciùi, il proprietario della barca.
"Dante, sei lì?...oh, Dante, ti senti bene?" gridarono in coro i tre amici.
Si senti arrivare una flebile voce dall'interno della cabina "si, e son qui, chi mi vole?"
"Dante, siamo noi, chi ti deve volè? Con quer naso che ti ritrovi chi pensi ti voglia, ciarlaizzeteron?" disse sfottendo il Petrarca.
"Deh, senti chi parla. Anche te Petrarca un c'hai mica un naso, ma un tornante che ci possano fa ir gran premio della montagna ar giro d'Italia." Sfottè a sua volta Buffalmacco.
" Si, è arrivato il perfetto", fu la volta di Nanni ad intervenire" te col tuo amico Calandrino, avete passato la vita a cercá quella pietra per diventá invisibili, tanta era la vergogna di sapè d'esse brutti. Ma poi l'avete trovata?"
"Si, ma me l'ha fregata tu má, per vedè se riusciva a cancellatti. Anzi ricordane di ridammela, visto che un c'è riuscita. Hai 'apito ha parlato Porniuma."
A un certo punto si aprì la porta della cabina e apparve Dante con una settantina di metri di carta igienica che sembravano lo strascico di una sposa.
"Dante, ma dov'eri finito, stavo quasi per chiamá Caronte per senti se t'aveva visto, tanto sulla barca c'eri già..." chiese sarcastico il Petrarca.
" No, un vi potete immaginá, son dovuto andá in bagno, sapete, ho sentito 'no strizzoncino e per un rischiá sono entrato in questa cabina. La porta era aperta, e c'erano tre ragazze ignude che s'erano infilate in una vasca che faceva delle bolle strane. Boh, deve esse un'invenzione nova di un tedesco, ho letto il nome sulla vasca, si chiama Ja Cuzzen. Comunque poi sono andato in bagno, perché lo strizzoncino si faceva sempre più aggressivo. Appena entrato, praticamente il Paradiso senza nemmeno passá dal purgatorio.
Carta igienica in formato A4, roba da sceicchi, wc matrimoniale con davanti scrittoio con penna e calamaio. Non ho resistito! Son tre ore che son qui seduto, e ho finito di scrive " Il Convivio", mi ci son voluti venti rotoli di carta igienica e un litro d'inchiostro, ma appena seduto qui, ho trovato quell'ispirazione che anni fa mi mancò e che fece restare l'opera incompiuta."
"Deh, Dante, avrai anche scritto "Il Convivio" ma se un spruzzi un pò di deodorante, poi anche iniziá a scrive "Il Cimòio" asfissiato. Boia, o cosa hai mangiato un tarpone fritto?" esclamò Buffalmacco.
"Andiamo Dante, moviti che c'hai fatto sta' in pensiero, accidenti a te e ai tu strizzoni" intervenne Nanni.
"Si, dai andiamo a salutá ir padrone della barca, sennò si fa tardi e stasera siamo a cena da Chichibio" sollecitó ir Petrarca.
Salutato Roberto Ciúi, il quale era in partenza per la Sardegna per andare a trovare Brilatore al Brillionaire. Aveva anche invitato i tre amici a raggiungerlo, ma gli stessi avevano gentilmente declinato l'invito adducendone l'impedimento ad impegni precedentemente presi.
In realtà le possibilità economiche di tre letterati che sarebbero poi rimasti nella storia e di un artista che aveva affrescato chiese di mezza Europa, non erano certo all'altezza di certi imprenditori seppur dell'epoca, ma facilmente accostabili a qualcuno dei giorni nostri.
La sera i quattro amici si recarono a cena da Chichibio, un ristorante non alla moda, ma dove fondamentalmente si mangiava bene.
Appena arrivati Buffalmacco che aveva conosciuto Chichibio durante una battuta di caccia, gli presentò gli altri commensali:" Chichibio, lascia che ti presenti tre illustri maestri della letteratura. Petrarca, Boccaccio e Dante"
"Deh, hai detto scansati, pratíamente tre palloni d'oro della letteratura. Boia, tutti vi ner mi ristorante. Poi deh, anche te Buffa, un sei davvero l'urtimo arrivato. Ma venite, vi ho riservato un bel tavolo con vista mare"
"Lei è gentilissimo" intervenne Nanni, " ma se ce n'avesse uno con il bagno a portata di mano, lo preferiremmo. Sa per Dante, non so se lei sa..."
"Ah già, è vero, c'è anche un popolare detto a Livorno. "Dar Dante cáante, stanne ben distante."
"Chissa chi ha sparso la voce. Te Petrarca, un ne sai nulla vero?!" chiese Dante impermalito al Petrarca.
"Oh Dante, lo sai, da quando hai scritto la Divina Commedia sei diventato famoso, e sei soggetto ai gossip come tutte le celebrità. Si vede che qualche paparazzo t'ha seguito e s'è accorto che vai diciotto vorte ar giorno in bagno, e l'ha scritto su questi giornaletti scandalistici" rispose ir Petrarca.
"È vero" intervenne Chichibio, la mi moglie m'ha detto che era dar parrucchiere e stava leggendo "Chíe"
e c'era un articolo su Dante" Piazza della Signoria è un bottino a cielo aperto, le fogne traboccano, si sospetta il passaggio di Dante in un bagno della zona" e c'era un disegno raffigurante Dante che entra in un bar li vicino, con una smorfia di dolore sul volto e una mano sulla pancia"
"Dev'esse quella volta che m'ha invitato a pranzo la mi mamma e m'ha fatto le chiocciole in umido. Si vede che n'avevo mangiata una sempre viva che m'ha disturbato. Un potete capì, mi si trinciava la pancia dal dolore." cercò di giustificarsi Dante.
"Deh, ho capito, ma per intasá le fogne di mezza Firenze, altro che chiocciole, nemmeno se le ingoiavi con tutto ir guscio" commentò Buffalmacco.
"Ah, perché il guscio andava levato?"chiese ignaro Dante
"Via, e dopo questa si può anche andá a tavola. Dante ma 'na curetta di fosforo, no eh..." concluse Buffalmacco.
Si accomodarono a tavola e Nanni chiese a Chichibio quali fossero le sue specialità.
"Ma a dire la verità io sono bravo a cucinare la gru" precisò Chichibio.
"La gru?" domandò peprlesso Dante
"Deh, la gru, lei Dante non l'ha mai provata?" chiese Chichibio.
"No, see, il mi babbo è sempre stato pauroso. Al massimo quando veniva il luna park a Firenze, mi faceva andá sui calcinculo o sulle tazzine che giravano, ma sulle gru, nemmeno a parlanne. E poi bisognava andá al porto per trová le gru e a Firenze il porto un c'è" rispose Dante.
"Dante a te ir tu babbo al porto ti ci doveva potrà per caricatti su un container e spedirti in Cina senza ritorno. Ma cosa c'hai oggi, un attacco di scemenza galoppante. Ma hai preso qualche medicina strana? Vabbè esse strani, ma te oggi in testa, c'hai l'unico neurone che gioca a ping pong per conto suo. Se continui cosi Dante, puoi anche andá a fa il tronista." intervenne il Petrarca.
"Mah," disse Dante, " l'unica medicina l'ho presa stamattina dopo colazione, me l'ha data quel Gim, dei "Deh Dorse. N'ho chiesto se c'aveva un calmante per lo stomaco e lui m'ha dato una pasticca. Mi pare si chiamasse LSD, ma ha detto che in farmacia un si trova."
"LSD? E cosa vor di?" domandò Buffalmacco.
"Mah, vedrai è ' na sigla" accennò Nanni.
"Si, può esse. Nel caso der probremino di Dante, nello specifico potrebbe volè di Leva Subito Diarrea.." provò a ipotizzare timido Chichibio.
"Toh, voi vedè che hai ragione. Deh Gim è un fenomeno, ha capito subito di cosa aveva bisogno Dante e n'ha dato la medicina giusta. Poi, oh, come tutte le medicine, c'ha l'effetti collaterali e oggi Dante è un pò di fori.
Grande Gim, lo dovrebbero chiamá Gimmi ir fenomeno." disse solenne Buffalmacco.
"Allora ragazzi, se volete per antipasto, vi porterei gru zoppa su stampella di verza. Per primo una bella tagliatella al ragù di gru cioè un ragru. Poi magari vi faccio un vassoio di carpaccio di gru su letto di piume perse." propose Chichibio.
"Ma pesce un ce n'hai?" chiese Dante
"Perché un vorrei che la gru mi rimanesse sospesa sullo stomaco"
"Deh, oggi c'era mare mosso, però se voi ti posso vede se 'na gru n'avesse per caso ingoiato uno nello stagno, vando era andata a bè. Deh, te lo pulisco bene e te lo faccio ar forno con du patate, vedrai come ti vien saporito" propose Chichibio.
"Ma che pesce ci sono nello stagno?" domandò Dante
"Deh, di solito pesci tranquilli, quasi fermi, insomma, appunto stagnanti."
"Va bene allora per me un pesce stagnante al forno con le patate" ordinò Dante.
"Bene, ottima scelta, e per voi allora trittico di gru alla Chichibio."
"Oh, ganzo questo Chichibio, m'ha dato spunto per inserillo in una novella della mia prossima opera. Chichibio e la gru, la intitolerò." disse convinto Nanni.
"Deh, potrebbe vení fori 'na storiella divertente. Boccaccio, perché un ne scrivi anche una su Dante, un pò a canzonetta. La chiamerai "Dante e l'inno der corpo sciorto" disse ridendo a crepapelle Buffarmacco.
"Si, si, prendete pure per ir culo. Vorrei vedè voi ar mi posto." rispose offeso Dante.
"Cioè," intervenne il Petrarca, "qual'è ir tu posto, sul vater? O Dante un fa tanto il permaloso. Si scherza. Un si pó mica esse sempre seri noi letterati, sennò poi si viene a noia. Bisogna esse ar pezzo, come si dice oggi. Vieni Dante batti cinque."
Fu una bella cena, il trittico di gru fu molto apprezzato e, un pò complice anche il vino, ai quattro amici in quell'occasione venne anche l'idea di aprire insieme una società. Decisero di chiamarla in onore alla cucina di Chichibio GRUpon. Sembra che ancora oggi la società funzioni con successo, ma che nessuno ne conosca le vere origini e gli illustri padri fondatori.
Il week end, stava arrivando alla fine, con grande rammarico il Petrarca e Dante, la mattina dopo avrebbero dovuto alzarsi di buon'ora per prendere il calesse per far ritorno a Firenze. Buffalmacco avrebbe avuto una mese impegnativo, in tour per promuovere le sue opere. Lo aveva contattato un critico d'arte dell'epoca, un certo Vittorio Sgarbato, sembra di nome e di fatto. Gli aveva organizzato delle date in tutte le maggiori capitali d'Europa. Buffalmacco lo riteneva molto competente nel suo lavoro, sembra, a giusta ragione.
Intanto Nanni svolgeva svogliatamente gli incarichi istituzionali commissionatigli dal comune di Firenze come proprio ambasciatore. In cerca di ispirazione per la sua nuova opera, decise di fare una passeggiata nella vicina campagna livornese. Qui incontrò una bella pastorella di none Griselda che accompagnava al pascolo le sue pecore. Nei giorni successivi Nanni Boccaccio ripeté sempre quella passeggiata più per incontrare nuovamente la bella Griselda che per trovare ispirazioni letterarie.
Incontro dopo incontro i due si innamorarono e decisero di recarsi in una piccola locanda li nei pressi, dove poter aver intimità.
Nanni per far bella figura con la sua amata, chiese al locandiere di dargli la camera piu bella e grande che avesse e di farsi portare in camera dello champagne.
Il locandiere disse che lui champagne non ne aveva, ma in compenso poteva
servirgli del buon vino della casa che molti avevano riferito essere anche un pò afrodisiaco. Per quanto riguardava la camera, li avrebbe sistemati nella più bella con vista sulle colline.
Nanni ringraziò e chiese:" ma la camera è abbastanza grande?"
"Grande? Enorme, Deh 'camerone cosi
un s'è mai visto! Ma dovete facci l'amore o ci dovete giocá a rinchiapparello?"
E fu la luce, l'ispirazione venne improvvisa, la prossima opera di Giovanni Boccaccio si sarebbe chiamata "Decamerone" e l'amata Griselda sarebbe stata la protagonista di una delle novelle contenute in essa.
Ancora una volta dall'esclamazione tipicamente livornese Deh, la nostra patria Italia oltre che arricchirsi di nuove terminologie, ha potuto godere di una delle più grandi opere letterarie della storia.
Livorno, città di fantasisti, ma soprattutto fancazzisti, laddove si è fatta la storia e la cultura della nostra nazione. Ma questo lo sappiamo solo noi livornesi doc, o almeno facciamo finta di crederci.
Ci piacerebbe anche credere che i grandi artisti della letteratura, della musica, i grandi pittori, i grandi navigatori, insomma tutti coloro che hanno dedicato la loro vita per dare modo a tutti noi loro posteri di poter beneficiare della loro arte e delle loro scoperte, fossero in fondo in fondo delle persone semplici. Persone che vivessero in maniera scanzonata, burlona, un pò come gli illustri personaggi di questa storia i quali nel nostro immaginario collettivo li identifichiamo invece come persone austere e dedite solamente alla loro scienza. Magari è cosi davvero. Allora forse, se ai tempi avessero fatto una passeggiatina a Livorno, si sarebbero integrati certamente nel modo di vivere di questa città e sarebbero stati sempre e comunque, sapienti uomini, ma forse con in più la voglia di sorridere e far sorridere.



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