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lavoro pubblicato mercoledì 30 agosto 2017
ultima lettura giovedì 18 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Colui che affrontò il Mare (PT.3)

di Altair. Letto 256 volte. Dallo scaffale Fantasia

Tutto divenne nero, i miei sensi si intorpidirono e non capivo quanto si estendesse il mio corpo nello spazio. Tutto ciò non durò più di qualche secondo, ma il tempo sembrava essersi fermato e quello che per gli altri poteva essere.....

Tutto divenne nero, i miei sensi si intorpidirono e non capivo quanto si estendesse il mio corpo nello spazio. Tutto ciò non durò più di qualche secondo, ma il tempo sembrava essersi fermato e quello che per gli altri poteva essere una frazione di secondo, per me durava più di un millennio. E dopo l'oscurità venne la luce. Una fortissima luce rossa mi investì, i sensi ritornarono a me improvvisamente e tutti insieme, venni preso da una forte euforia, seguita da una tristezza immane e da un senso di vuoto, poi mi sentii stanco, ma c'era qualcosa che non andava in quella sensazione, era tutto nuovo. Vedevo il mondo come se non ci fossi mai stato e non ricordavo più nulla eccetto un camino acceso in una casa di fango. Mi ritrovai in una spiaggia, la fastidiosa sabbia si insinuava in ogni foro della corazza metallica che indossavo. Mi trascinai verso il mare per capire chi ero. L'acqua era limpida e non vidi altro che una sagoma nera. Così mi allontanai per cercare un altra pozza d'acqua e, fortunatamente, ne trovai una poco più lontana dalla riva, dove cominciavano a spuntare qualche ciuffo d'erba che man mano che ci si allontanava, diventavano sempre più folti, fino a finire in una pineta. La pozzanghera rifletteva benissimo ciò che era posto sopra di essa, perciò, una volta che mi concentrai su quello che volevo vedere, vidi un volto con un volto privo di barba con dei cortissimi capelli neri punteggiati di bianco. In quel momento ricordai qualcosa, un nome: Niall, Niall Hrach, il mio nome. Guardai cosa indossavo, avevo un armatura metallica con uno squarcio nel mezzo dell'addome. In pieno petto si trovava un semplice disegno che raffigurava un triangolo rivolto verso l'alto circondato da un cerchio. Non capii perchè indossavo quell'armatura, perchè aveva uno squarcio nel mezzo dell'addome e, soprattutto chi e dove ero. Tutto ciò che sapevo su di me era il mio nome. Eppure ero adulto, con capacità mentali sufficienti a elaborare dei pensieri e con una base culturale che mi permetteva di trasformarli in parole prima pensate poi dette. Una rabbia incontrollabile prese il sopravvento su di me, qualcosa o qualcuno mi aveva privato dei miei ricordi. Colpii il nulla più volte tentando di sfogarmi e, quando la rabbia fu debellata dai miei pensieri, ci fu la paura. Non sapere chi ero era angosciante, ma non ci potevo fare molto, ragione per cui dovetti abituarmi, e mi meravigliai vedendo che riuscivo a combattere l'orribile morbo della paura in così poco tempo e così facilmente. "Meglio per me" pensai e cominciai a vagare verso la pineta.


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