ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 30 agosto 2017
ultima lettura sabato 14 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Colui che affrontò il Mare (PT.2)

di Altair. Letto 412 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nearu avanzava, fin troppo calmo. Ci sottovalutava, pensava che eravamo impotenti contro il dio del mare, e forse aveva ragione. La stessa morsa che mi trattenne dal salvare mia madre mi fece tenere la testa china. "Non sono cambiato nulla da quel...

Nearu avanzava, fin troppo calmo. Ci sottovalutava, pensava che eravamo impotenti contro il dio del mare, e forse aveva ragione. La stessa morsa che mi trattenne dal salvare mia madre mi fece tenere la testa china. "Non sono cambiato nulla da quel giorno" pensai, ma non so come, questo pensiero colmò il vuoto che la paura si era lasciata dietro, e mi decisi. Mi alzai, con le ossa che scricchiolavano al minimo movimento, con mille voci nella testa che mi dicevano di arrendermi, che avrei fatto la fine dei miei compagni e che verrò dimenticato dopo poco, ma le ignorai, arginai la mia mente in modo da bloccare le voci, d'un tratto smisi di sentire dolore e guardai negli occhi la creatura che si spacciava per un dio. Tutti si erano voltati, sia coloro contro cui combattevo, sia i miei compagni. Lo guardai talmente intensamente che riuscii a vedere una vaga ombra del mio riflesso sui suoi occhi di un blu così intenso, che si diceva che fossero nati dalle acque più profonde del pianeta. La testa minacciò di cedere e per un attimo rimasi abbagliato dalla lucentezza dell'armatura e in quel lampo di luce riuscii ad intravedere lo stemma nemico: un cerchio con all'interno un triangolo rivolto verso il basso, antico simbolo dell'acqua. Quel breve istante bastò a quella creatura per alzare la lancia verso il cielo, la pietra divenne insopportabile agli occhi e il mare cominciò a risalire: quattro piccoli tornado rovsciati che fluivano verso la pietra, inondandola di potere. Una volta anche noi avevamo una pietra del genere: era di un rosso così acceso, che si dicesse che proveniva dalla fiamma più antica della nostra stella sacra Kens. Il suo funzionamento era quasi analogo con quello della sua pietra gemella, questa faceva scendere una colonna di fuoco sulla terra dalla nostra stella sacra. La pietra venne distrutta durante una battaglia, quella fu l'ultima volta che il nostro dio lottò con noi. Con uno sforzo incredibile feci un ultimo gesto, non per proteggermi, ma per valorizzare in qualche modo la mia morte e la mia patria. Sollevai la spada all'altezza del petto, mi tolsi il guanto in acciaio scadente e strofinai il nostro stemma e lo baciai. Un azione superflua, poichè poco dopo mi ritrovai una lancia in pieno addome.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: