ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 30 agosto 2017
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Colui che affrontò il Mare (PT.1)

di Altair. Letto 236 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prima di continuare la lettura vorrei farvi sapere che questo non è un lavoro solo mio, poichè sono stato consigliato anche da un mio amico. Lui ha abbandonato il progetto prima dell'inizio della stesura.......

Un lampo tuonò illuminando di una rapida luce bianca le due navi su cui si stava svolgendo una battaglia. Ma cosa poteva una piccola nave della povera terra di Kevya contro la maestosa nave del ricco continente di Kuvant? La guerra si stava prolungando da ormai dieci anni, dieci anni di gravi perdite. E pensare che siamo stati noi a dichiarare guerra, lanciando la nostra flotta più potente contro Kuvant, perdendo più di diecimila uomini, volevamo libertà, smettere di essere schiavi e di dover dare mensilmente dei tributi alle loro terre per qualche scopo ancora a noi sconosciuto. Ormai le travi di legno ammuffito che di solito erano verdi si erano tinte del colore rosso scarlatto tiico del sangue. Io vivevo ancora. Usando le mie ultime forze per tenere ben stretto lo spadone a due mani del metallo più forte che erano riusciti a recuperare i deboli minatori nelle povere miniere. Nella guardia di quel magnifico e fragile spadone era presente il nostro stemma: un cerchio con all'interno un triangolo rivolto verso l'alto, antico simbolo del fuoco; la lama spessa sei centimetri era ormai piena di tagli che venivano nascosti dal sangue delle vittime che ha mietuto e che continuava a mietere. Ormai ero in ginocchio, sfinito e dolorante, mi scendevano lacrime rosse mentre cercavo di difendermi agitando compulsivamente la spada. Non avevo più la presa salda che mi distingueva dalla maggior parte degli altri guerrieri di Kevya, ormai ero diventato uno dei tanti. E pensare che prima ero il migliore, con un abilità innata con la spada e con una certa dimestichezza con l'arco; ora ero spaventato. Poi alzai lo sguardo e lo vidi, dall'oceano sbucò un uomo che di uomo aveva ben poco: alto non meno di cinuque metri coperto da una resistente armatura d'argento a piastre e col cappuccio in cotta di maglia fatto d'oro puro. Brandiva in mano una lancia lunga il doppio della sua altezza nella quale, prima della punta, era incastonata una piccola pietra azzurra che risplendeva di luce propria. Lui era il principale motivo per il quale noi di Kevya non riusciamo a sconfiggere coloro che abitavano nella terra di Kuvant, Nearu, il loro dio. Poteva piegare il mare alla sua volontà, così come le creature che ci vivono. Da noi il suo nome è diventato un insulto che viene rivolto a coloro che sono ingordi di potere, che volevano piegare ogni cosa a suo piacimento come lui faceva con l'immensa distesa d'acqua che circonda il nostro pianeta. Lo vidi avanzare, calmo come il mare in cui andavo sempre con i miei genitori, prima che lui me li strappasse via. Era un caldo pomeriggio d'estate quando io e la mia famiglia ci incamminammo per il mare. Non ci era mai successo nulla fino ad allora e la guerra non era ancora scoppiata ufficialmente. In quel mare erano solite formarsi piccole onde che portavano a riva qualche oggetto; quel giorno quasi capitò un miracolo. Una collana d'oro con la stessa gemma blu che ora Nearu ha incastonata nella lunga lancia arrivò sulla riva: mia madre, che era sdraiata sul bagnoasciuga, le diede un rapido sguardo e quando capì di cosa si trattava, tutta tremante per l'eccitazione, chiamò mio padre. Loro si precipitarono a prenderla, ma non ebbero neanche il tempo per dire una parola, che un enorme tentacolo emerse dalle acque, non più profonde di dieci centimetri e prese i miei genitori con un unica morsa letale, trascinandoli al largo della costa. Io, mio fratello e le mie sorelle eravamo lì, immobili, incatenati tra la morsa del più terribile degli incantesimi: la paura.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: