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lavoro pubblicato lunedì 28 agosto 2017
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FemDom Capitolo 1 : Incontro Primordiale

di IlPrincipePapero. Letto 515 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una società futuristica in cui le donne hanno affermato il loro stabile dominio sul genere maschile, ormai ridotto in schiavitù e trattato come animale da compagnia...

“Signorina, vi prego di fermarvi e venire con noi! Avete bisogno di aiuto!” i passi che echeggiavano nella melmosa caverna erano sulle tracce di una giovane ragazza fuggitiva di nome Sapphira; non sapeva di aver infranto la regola più inviolabile della società in cui viveva e non sapeva neanche che la punizione che l’attendeva non sarebbe stata solo una semplice strigliata.

La sua corsa si arrestò nel momento in cui realizzò che ogni cavità della caverna risultava in un vicolo cieco, fatta eccezione per quella da cui provenivano i suoi inseguitori; poteva solo provare ad immergersi in una strana pozza d’acqua limacciosa ma in quel caso sarebbe stato risultato troppo ovvio come unico nascondiglio. Ormai non le restava che affrontare le persone che la inseguivano e sperare nella loro indulgenza.

A passi lenti si avvicinarono alla ragazzina e la afferrarono per le braccia, erano in due, indossavano uno strano casco di un celeste lucente e una tuta in lattice dello stesso colore.

“Non vi dovete agitare, signorina. Tutto ciò di cui avete bisogno è una sessione di riabilitazione della psiche in uno dei centri adatti ai casi come voi. Non opponete resistenza e sarà tutto meno doloroso!” la voce femminile e autoritaria dell’inseguitore rimbombò in tutta la caverna; la pozza d’acqua cominciò ad ondeggiare, con intensità sempre maggiore fino a che non emersero due grandi e feroci alligatori.

Le due col casco lanciarono un grido e mollarono la presa su Sapphira, quasi indirizzandola verso le bestie, per poi fuggire velocemente da dove erano arrivate.

La ragazza era impietrita davanti allo sguardo interessato degli alligatori e alla loro bocca intrisa di viscidume colante; I predatori erano ormai di fronte al loro pasto e con le fauci spalancate stavano per gustarsi il loro bocconcino di carne giovane ma nonostante Sapphira avesse ormai chiuso i suoi occhi lacrimanti, pronta a morire, neanche un piccolo canino degli alligatori riuscì a sfiorare la ragazzina.

Quando Sapphira riaprì gli occhi, vide i due alligatori stecchiti e tagliati in due e dopo essersi asciugata le lacrime notò che alle spalle della loro carcassa vi era una sagoma che rinfoderava una strana spada lunga e magra, quelle che chiamano Katana giapponesi, si ricordò.

“Stai bene?” Chiese; era un uomo.

“S-si… non sono ferita…” Rispose titubante Sapphira mentre cercava di inquadrare meglio il suo aspetto. Era un uomo palesemente sui cinquanta, la barbetta bianca e pungente ne era la prova, vestito da una lunga mantella nera da cui si intravedeva che era a petto nudo e indossava dei pantaloni da tuta usurati e rovinati e per qualche motivo portava un guanto solo alla mano sinistra; Aveva dei lunghi capelli biondi raccolti in un piccolo codino ma era impossibile capire il colore degli occhi a causa dei suoi spessi e tondi occhiali da sole.

“Cosa volevano da te?” Domandò l’individuo indicando con il pollice il corridoio della caverna.

“Sono scappata di casa… perché volevano portarmi in un posto di cui non avevo mai sentito parlare… e avevo paura! Tutto questo solo perché mi sono baciata con il mio servo!” Rispose Sapphira stringendo i pugni.

“Mi sembra sia vietato per le donne avere rapporti con degli uomini, non è così?” affermò con una risatina l’uomo.

“Bhe si… però…”

“Le leggi sono leggi e i bambini come te devono rispettarle!” Esclamò l’uomo con una finta espressione

indignata.

“Ma se non mi sento appartenere a queste leggi perché dovrei rispettarle!” Urlò Sapphira con rabbia e l’individuo cambiò rapidamente in serio il suo atteggiamento, quasi sorpreso e intimorito dalla ragazza che nel momento in cui stava per aprire bocca per scusarsi della sua reazione fu interrotta da delle urla terrificanti. Poi silenzio.

Lentamente, il suono della carne che veniva macinata e stritolata si insinuava in ogni angolo dell’ambiente, rendendolo ancora più agghiacciante.

“Quelle donne pensavano che usandoti come esca sarebbero riuscite ad uscire sane e salve da questo posto. Permettimi di dire che sono delle stolte. Una volta entrati qui… non è facile uscire, almeno da vivi… eheheh.” L’uomo sentenziò con sfrontatezza e iniziò ad avviarsi per l’uscita.

“Ehi, aspetta! Non avrai intenzione di lasciarmi qui?! Cosa fai? Prima mi salvi e poi mi lasci comunque da sola?!” singhiozzò Sapphira correndo verso di lui.

“Hai ragione… ti porterò fuori di qui ma voglio qualcosa in cambio!”

“Cosa? Ma tu sei un uomo! Dovresti solamente eseguire i miei ordini! Sei un servo vecchio e quindi sarai sicuramente eccellente in tutto, altrimenti le tue padrone ne avrebbero richiesto uno nuovo! E soprattutto non hai neanche la lingua tagliata, sei uno di quelli che fanno spettacoli o cose del genere!”

“Non sono un servo, lattante! Io sono padrone della mia vita al contrario di tutti gli uomini che hai visto nella tua esistenza fin ora. Ti ripeto che se non vuoi diventare mangime per coccodrilli, faresti bene ad ascoltare la mia proposta.”

“Allora… per prima cosa non sono una lattante, ormai ho sedici anni! Seconda cosa, mi chiamo Sapphira e ultima cosa… va bene, ci tengo alla mia vita! Sentiamo cosa vuoi!”

L’uomo smise di camminare e si piantò a fissare Sapphira. Portava i capelli abbastanza corti, fino alle orecchie di colore castano chiaro ma aveva dei brillanti occhi celesti e dei lineamenti perfetti; vestiva un abito color avorio con gonna lunga che sembrava molto costoso e pregiato ma che si era sporcato parecchio a causa della sua spiacevole avventura. infine gli occhi dell’uomo si soffermarono su una spessa moneta d’oro con uno stemma, probabilmente quello famigliare, che la ragazza portava al collo.

“Allora, tu mi devi due favori. Uno perché ti ho salvata e l’altro perché ti sto portando viva e vegeta fuori di qui.”

“Eeeh? Ma non erano questi i patti! Io pensavo che…”

“Sai, mi sembra che gli alligatori abbiano finito di mangiare, ma non credo abbiano esaurito il loro appetito. Non senti la loro pancia brontolare?”

La ragazza sospirò e rassegnata annuì all’uomo, che sorrise.

“Vedo che hai capito. Allora… come sai noi uomini non possiamo fare certe azioni particolari senza un permesso scritto della nostra padrona e perciò questo è il primo favore che ti chiedo: Vai a vendere quella collana d’oro e portami il ricavato.”

“Ma… questa è la collana della mia famiglia. Non so se me la sento…”

“Sicuramente appartieni ad una famiglia ricca, non sarà un problema per loro dartene un’altra e potrai dire che l’hai persa mentre scappavi dalla caverna.”

“Hai ragione… e inoltre non posso tornare a casa, non ora… forse mi manderebbero davvero al centro di riabilitazione della psiche. Mi conviene far calmare le acque e mi perdoneranno! Affare fatto per la collana! Qual è la seconda richiesta?”

“Qualche domanda.”

“Qualche domanda?”

“Non preoccuparti, non ti farò nessuna domanda irritante o personale. Vorrei solo sapere delle informazioni riguardo a cose in generale. La caverna in cui ti sei andata a ficcare è lontana dal centro città ed è territorio di caccia, abbiamo parecchio tempo a disposizione e non vorrei annoiarmi… allora?”

“Nessun problema per me. Chiedi pure quello che vuoi ma sappi che è la prima volta che mi fanno una richiesta del genere! Parlare! Con un uomo poi, sembra divertente!”

“Vuoi dire che non hai mai avuto un discorso come il mio con nessun altro?”

“Certo che no! Per esempio, il mio schiavo, Phil, non ha la lingua come la maggior parte dei servi! Però… io mi sono comunque affezionata a lui.”

“E come hai fatto ad affezionarti? Dopotutto non fa altro che fare tutto quello che vuoi, non ha personalità!”

“Hai ragione, ma alla fine è per questo che sono nati gli uomini, no? Sono la razza inferiore al servizio di noi donne che abbiamo il compito di addestrarli ad essere obbedienti e fedeli!”

“Ah davvero, e questo chi lo ha deciso?”

“Bhe, è così da sempre! È la natura che lo impone! Noi siamo il cielo e voi siete la terra, noi comandiamo e voi eseguite! È la natura dei fatti!”

“E tu questo come lo sai?”

“Me lo hanno detto a scuola!”

“E a questa fantastica scuola studiate la storia? O vi imbottiscono solo di queste stupidaggini?”

“Storia? Cosa è…?”

“Ahahah, vedo che la situazione è peggiorata parecchio rispetto ad anni fa... e allora cosa studiate a scuola?”

“Materie scientifiche, religione e legge.”

“Religione? E cosa fate? Studiate le diverse religioni del mondo?”

“Ma cosa dici! Di religione ne esiste solo una ed è quella della grande Sirena del grattacielo!”

“Ora capisco… la politica isolazionista che si è instaurata nel paese è più potente di quel che immaginassi. Non solo hanno tagliato i rapporti economici con il resto del mondo a causa di quelle alte mura… ma adesso rinnegano addirittura l’esistenza di un pensiero diverso all’infuori di qui… nessuno può aiutarci, è tutto nelle nostre mani.”

“Ehi, ma parli da solo?! Non ho capito una parola di quello che hai detto.”

“Non preoccuparti, mi sono lasciato trasportare. Piuttosto… la cosa della Dea Sirena mi è nuova, di cosa si tratta?”

“È la dea del nostro paese, colei che ha stabilito l’ordine del genere umano ponendo l’essere femminile al di sopra degli altri esseri viventi nel momento della genesi! Lei vive davvero tra noi e abita nella torre più alta della città insieme alle senatrici ed è grazie a loro che esiste l’equilibrio!”

“Ah, ma davvero? E cosa farebbe di così tanto fantastico per tutti noi?”

“Bhe innanzi tutto è la presidente del dipartimento di pubblica sicurezza grazie al quale viviamo tranquille e protette da tutti i crimini degli uomini selvaggi che non obbediscono! Inoltre lei permette a tutte noi di avere delle figlie!”

“Cosa è, una specie di cicogna magica?”

“Ma cosa dici! Lo sanno tutti che due donne, dopo essersi sposate e ad un’età minima di diciotto anni, possono richiedere alla Dea Sirena una figlia! Entrambe ordinano al servo di famiglia di compilare il modulo di richiesta del bebè dove vengono specificate tutte le caratteristiche fisiche del neonato! Dopo novanta giorni viene spedito a casa!”

“Interessante. Vuoi dire che i servi vengono anche loro istruiti?”

“Certo. Ognuna di noi dalla nascita ha accanto a sé un uomo neonato con cui crescere insieme. È importante diventare autoritarie sin da subito e quindi è nostro compito insegnare ai nostri servi la nostra stessa cultura!”

“Quindi vivete fianco a canto come un padroncino e il suo cucciolo di cane?”

“Dalle tue parole sembra quasi una cosa sbagliata! Lodare la Dea sirena, amare un’altra donna, educare per quanto possibile la razza selvatica degli uomini e farli servi… Questo concetti sono alla base del funzionamento e progredimento del FemDom!”

“FemDom, eh? Adesso è così che chiamano questo obbrobrio di “società”? Che sfacciataggine quell’infame… chiamare il suo mondo con il nome di una tipologia di porno.”

“Porno…? Cosa sarebbe? Sembra il nome di un tipo speciale di panino farcito!”

“Non pensarci, è una parola ormai senza significato. Grazie per avermi risposto, siamo arrivati.” Esclamò l’uomo indicando i palazzi che si vedevano in lontananza, al di sopra dei cespugli. “Vai a vendere la collana e torna a darmi la grana, ti aspetterò qualche metro prima dell’entrata dell’area abitata.”

“Non è imprudente? Insomma, potrei andarmene e basta e non tornare a darti un bel niente!” Disse ridacchiando Sapphira.

“Oggi sono di buon umore e ho deciso di fidarmi di te, Saph.”

“Saph?!”

“Il tuo nome è stupidamente lungo, quindi se non ti va bene Saph, posso benissimo tornare a chiamarti lattante!”

“Oh, grazie mille! Brutto maleducato! Piuttosto… come dovrei chiamarti io?! Lo hai un nome? E soprattutto, come puoi essere un uomo ma servo di nessuno?! Chi sei veramente?”

“Troppe domande. Accontentati di sapere che mi chiamo Duke, e al contrario del tuo non ha bisogno di imbarazzanti abbreviazioni! Eheheh!” Esclamò Duke e la ragazza corse via sbuffando, ma trattenendosi il sorriso.

La folla di donne nella piazza era soffocante, e la povera Sapphira non riusciva a mettere un passo. Qualcosa di grosso attirava la loro attenzione; si trattava di un’esecuzione pubblica su patibolo montato al momento, come un raccapricciante palcoscenico.

Alla ragazza non interessava assistere, ma la calca di gente era così compatta che fu costretta a fare il giro largo fino a spuntare alle spalle del patibolo; vide un uomo completamente nudo e inginocchiato e accanto a lui una donna con uno di quei caschi che anche gli inseguitori nella caverna indossavano, era infatti tipico delle guardie della pubblica sicurezza. La boia impugnava un fucile, pronta a sparare.

Sapphira si volto e iniziò a correre via, ma sbadatamente si scontrò con qualcuno e finì per scivolare a terra e far cadere la collana d’oro che portava in mano.

“Chiedo infinitamente perdono!” Esclamò dolorante Sapphira mentre si rialzava.

“Hai perduto questa, fai più attenzione!” La ragazza con cui aveva sbattuto le porse la collana ma non appena Sapphira alzò la testa per riprendersi l’oro, rimase pietrificata quando riconobbe con chi si era scontrata. Si trattava di Stella, una delle comandanti delle tre squadre di repressione della pubblica sicurezza; Si trattava per forza lei, occhi e corti capelli rosa raccolti in una piccolissima treccia laterale e un vestitino da fata in gonnella con una grande fiocco al cui centro brillava una stella gialla.

“Dove vai così di fretta, eh? Sai che potresti fare male a te o a qualcuno? Non vuoi assistere alla giustizia che fa il suo corso? Sembri abbastanza grande ormai.” Stella afferrò dalle spalle Sapphira e la voltò verso lo spettacolo di morte, costringendola ad assistere.

“Quell’essere immondo di un uomo ha provato a toccare le nudità della sua padrona… peccato mortale e immorale… eppure i servi sono trattati con i guanti per quanto luridi esseri inferiori! Ed è così che ci ringraziano!” mentre Stella parlava le sue ciglia si indurivano e le sue mani rafforzavano la presa su Sapphira che era impaurita e dolorante. Stella si accorse della sua esagerazione e pentita, lasciò andare; nel momento in cui Sapphira si voltò e iniziò a correre via si udì lo sparo in piazza, era riuscita a distogliere lo sguardo in tempo.

Stella osservò che Sapphira aveva il vestito tutto sporco di fango e si dirigeva rapidamente verso la zona più periferica della città. “Bha, queste giovani d’oggi… avrebbero bisogno di limitare di più le loro libertà…”

Sapphira arrivò a destinazione e dopo aver aspettato un minuto per riprendere fiato sia per la corsa che per lo spavento, concluse l’affare con la commerciante e si infilò il gruzzoletto nella tasca interna del vestito.

Ancora turbata dal suo incontro, decise di fare un giro ancora più lungo per ritornare all’entrata della foresta dove si era data appuntamento con Duke.

Il sole stava per tramontare.

“Ce ne ha messo di tempo, la bamboccia…” Borbottò tra sé Duke

“Uff… scusami… ho dovuto fare una strada assurda per venire qui senza preoccupazioni…” Disse la ragazza asciugandosi il sudore, poi allungò la mano di banconote all’uomo. Duke la prese e la nascose all’interno della mantella.

“La mia intuizione era corretta, allora!” Una voce femminile si aggiunse allo scambio di parole tra i due. Era Stella, che accompagnata da una decina di soldatesse munite di fucile aveva teso un’imboscata ai due.

“Soldati, puntate! Ma non sparate! Identificati, uomo con il mantello! Ho constatato che hai una lingua, quindi parla!” Esclamò Stella puntandogli il dito contro con fierezza.

“Quale onore… un comandante della pubblica sicurezza che mi sta dando la caccia… eheheh.” Disse Duke mettendo le mani in alto. Nel frattempo, Sapphira non sapeva cosa dire e si limitava a guardare in silenzio, in colpa per essersi distratta e aver permesso di farsi pedinare; sarebbe stata giudicata complice o vittima?

“Così non vuoi parlare eh… allora lo farai in prigione! Seguimi o sarai fucilato qui! Io sono Stella, garante della giustizia! Sono colei che guarda la città dal cielo e la protegge, come un meteorite che sorvola lo spazio ma non colpisce mai il pianeta, io veglierò sulle ragazze pure!” Affermò la ragazza assumendo pose strambe da circo.

“Ho capito… sei la tipica paladina del bene in costume, ma non dovresti sottovalutarmi, supereroe!” Duke balzò improvvisamente alle spalle di Sapphira e dopo aver estratto la sua Katana, la portò minacciosamente al collo della ragazza.

“Fermi, non sparate! Ha un ostaggio adesso! Ehi… quella lama… ma tu sei…!” Stella osservò la Katana di Duke: la lama era completamente smussata, ammaccata e arrugginita tanto che neanche una mannaia da macellaio usurata avrebbe potuto essere in peggiori condizioni.

“Tu non sei un semplice servo ribelle! Quella spada appartiene al Sovvertitore! Tu sei il peggior nemico del FemDom! La Dea Sirena ha messo una spaventosa taglia sulla tua testa!” Disse Stella indietreggiando agitata.

“Sovvertitore?! Ma cosa sta succedendo! Ho paura!” Esclamò piangente Sapphira.

“Stai calma, ragazzina! Ti salverò da quel criminale!” Disse Stella, ma non fece in tempo ad impugnare la sua arma che Duke afferrò Sapphira e cominciò a correre verso il centro città

“Vuole cercare di fuggire approfittando della confusione della città! Inseguiamolo e dite a tutte le unità mobili in città di provare ad intercettarlo!”

“Duke! Ma dove mi stai portando?! E chi sei veramente?” Domandò terrorizzata Sapphira

“Se fai il bravo ostaggio, magari chiacchieriamo dopo!” Disse Duke con voce rauca e spossata, affaticato dalla corsa.

Duke correva e saltava per le vie della città a lama sguainata e tutti i passanti spaventati si facevano da parte urlando; un gruppo di cinque poliziotte gli aveva chiuso la strada ma lui si fermò e le guardò negli occhi per poi tirare un grido così forte che le guardie iniziarono a scappare ancora più velocemente dei passanti.

“Ma cosa fanno le guardie?! Sono delle codarde!” Affermò delusa Sapphira.

“Non sono delle codarde, fanno bene ad avere paura! Io sono il Sovvertitore!” Duke riprese a correre ma non appena adocchiò il primo angolo buio, si lanciò a riparo per nascondersi;

“Se provi a parlare e ci fai scoprire ti taglio la gola per davvero!” Disse, e la ragazza sbarrò le labbra intimorita. Duke estrasse dalla giacca una piccola radiolina e iniziò a parlarci.

“Cho! Cho mi senti! Chiedo conferma!”

“Qui Cho, dimmi tutto Duke!” Rispose una voce indecifrabile dal trasmettitore.

“Rivela la mia posizione e dimmi il modo più semplice per scrollarmi di dosso le guardie… non posso nascondermi in questo vicoletto per sempre!”

“Dammi un minuto e ti dico subito!”

“La trasmissione radio proviene da qui! Prendetelo!” Esclamò Stella correndo verso il criminale, accompagnata dalla sua squadra.

“Questa ragazza è più preparata di quanto immaginassi, sapeva che avrei usato un mezzo di comunicazione e ha già scoperto il mio nascondiglio!” Duke riprese a correre, inseguito da decine di poliziotti ma nonostante la disposizione labirintica delle strade facilitava la sua fuga, non poteva scappare all’infinito.

Per fortuna la voce della radiolina ricominciò a parlare, portando buone notizie: “Sono Cho, ho un’idea! Tra pochi minuti passerà un treno merci a pilota automatico nei pressi della tua zona! Dirigiti al piccolo ponte che collega le due estremità della stazione e lanciati sopra al treno! Non riusciranno più a rincorrerti a quella velocità!”

Duke sorrise e tagliò verso il posto indicato, salì sul ponte e si fermò un attimo a riposare, mentre il treno si vedeva già arrivare.

“Fermo lì, ormai sei sfinito non muoverti!” Esclamò Stella correndo verso di lui insieme ai suoi sottoposti.

“Au revoir, Mon Cherie!” Disse beffardo Duke, per poi lanciarsi sul treno di passaggio con la povera Sapphira in braccio.

Il treno era ormai lontano dal ponte e Duke poteva ritenersi soddisfatto e vittorioso, la fuga era riuscita e l’unico rumore che sentiva era quello dell’aria tagliata dalla velocità del treno; all’improvviso però, un altro suono si aggiunse: un rimbombo di motore elettrico che si avvicinava sempre di più; si trattava di Stella, che su una tavola volante si avvicinava sempre di più al treno fino ad atterrarci sopra con eleganza.

“Brutto criminale… pensavi davvero che ti avrei lasciato scappare così facilmente? Te la farò pagare!” Esclamò Stella stringendo i pugni in posa di guardia

“Me la farai pagare, dici? E per cosa?” Domandò curioso Duke.

“Tu sei il Sovvertitore… girano voci spaventose sul tuo conto. Si dice che tu abbia violato centinaia di povere donne per poi torturarle e ucciderle senza pietà con la tua lama inguardabile! La giustizia ti punirà e lo farà attraverso il mio operato!”

“Ma… è tutto vero?!” Domandò spaventata Sapphira mentre stringeva le maniglie d’acciaio sul tetto del treno, cercando di non scivolare via.

“La Dea Sirena è stata chiara… non sei altro che un esecutore di innocenti! Il Sovvertitore vuole uccidere le donne e portare la razza degli uomini al comando, contro la natura delle cose! Non devi avere paura, ragazzina! Sconfiggerò questo pazzo criminale e ti porterò in salvo!” Disse Stella avanzando lentamente verso il suo avversario, facendo attenzione a non cadere dal treno in corsa.

“Mi dai dell’assassino… ma io non mi sento molto diverso da te.” Disse Duke, e impugnò la sua Katana.

“Noi non abbiamo niente in comune!” Replicò indignata Stella.

“Non c’è nessuna differenza tra noi due. Io ho ucciso molte donne e tu, invece? Le tue esecuzioni a sangue freddo davanti a tutti, i tuoi inseguimenti risultati in morte dell’inseguito… questi non valgono come assassinii? Illustrami le differenze che reclami. Siamo entrambi sporchi di sangue per quel che mi riguarda.”

“Ci distingue il fatto che tu uccidi delle donne e io uccido delle bestie selvagge… tutti gli uomini che ho ucciso avevano infranto la legge della nostra società e il mio dovere è far valere questa legge ai trasgressori!”

“Ora capisco. Tu lo fai solo perché è la tua amata legge che te lo obbliga. Una legge creata da una sola persona che si crede Dio di un mondo da lei imposto a tutti. Sei patetica, senza personalità. Non sei altro che una marionetta colorata di rosa.”

“ORA BASTA, CHIUDI IL BECCO!” Stella, infuriata e offesa, strappò la stella luccicante attaccata al suo fiocco e premette uno dei suoi angoli; la stella si allargò fino a diventare un lungo manico di spadone dal quale emerse una lama laser.

“Un’arma al plasma, eh? Essere sfiorati da qualcosa di così potente risulterebbe in trasformarsi in liquame. Credo proprio di non poter usare la mia Katana per parare i suoi colpi, o si romperà definitivamente…”

Stella si lanciò all’attacco saltando verso il suo avversario che prontamente schivò il colpo; la lama trapassò il treno, fino a sciogliere gran parte della piattaforma; Duke continuava a schivare gli attacchi della comandante adirata ma un attacco sorprendentemente veloce di Stella lo colse impreparato e l’uomo non aveva scelta se non di parare con la sua Katana e così, perderla definitivamente; ma lui non lo fece, e parò invece con il suo braccio sinistro che venne mozzato all’istante e volò giù dal treno, insieme agli occhiali da sole che si erano sfilati per il trambusto; Stella sbigottita indietreggiò, si mise in posizione di guardia e osservò dettagliatamente il corpo dell’uomo; il braccio era tagliato sì, ma si trattava di un braccio meccanico.

“Ora capisco… se un uomo entra nel centro abitato senza il chip di riconoscimento che ogni servo ha in dotazione nel collo, il sistema di sicurezza lo inquadra e viene subito catturato. Tu invece puoi camminare liberamente per la città senza essere segnalato grazie al chip fasullo che ti portavi nel braccio meccanico. Ma se è veramente così… ciò significa che uno dei tuoi alleati conosce perfettamente il sistema di sicurezza e che quindi è un traditore del FemDom! Non è così?” Chiese Stella, già convinta di aver fatto centro con la sua ipotesi.

“Un traditore? Direi più qualcuno che ha deciso di ragionare con la propria testa piuttosto che dar retta a tutto ciò che viene rifilato dalla propaganda di una falsa dea. Al contrario tuo, che sei qui a far valere una giustizia di cui non comprendi il significato solo perché è l’unica funzione utile che la tua vita sciapita ti propone!” Affermò pungente Duke.

“Non parlare come se sapessi tutto di me, BASTARDO!” Stella si irritò maggiormente e corse imprudente verso Duke per provare a colpirlo con un pesante ma prevedibile fendente che l’uomo schivò facilmente; La ragazza non ebbe il tempo di riposizionarsi e Duke le strappò via l’arma con un calcio alla mano, per poi eseguire anch’egli un fendente verticale che squarciò tutto l’abbigliamento della comandante, senza però ferirla.

Stella si inginocchio per terra e cercò di coprirsi le nudità imbarazzata e lacrimante dall’umiliazione.

“Come pensavo. Non sei altro che un artefatto della società. Sei tanto brava a parlare e combattere finché indossi la veste di paladina della giustizia, ma non appena te la strappano di dosso vuoi nascondere ciò che hai sotto, nonostante sia quella la tua vera natura e la tua vera bellezza: una ragazza impaurita e insicura.”

Esclamò arrogantemente Duke, poi rinfoderò la sua Katana.

Stella, nonostante la rabbia e il ritegno per l’affronto, provò a replicare ma prima che aprisse bocca, Duke continuò a sentenziare sopra di lei.

“La prossima volta che ci incontreremo, prova a combattermi per te stessa e non per un ideale che non ti appartiene. Non colpirmi per l’odio che provi verso di me perché sono il Sovvertitore di cui hai sentito tanto parlare ma per il torto che Duke ti ha fatto oggi, spogliata e umiliata davanti ad una ragazzina che pensa che sia tu a proteggere la sicurezza. Detto ciò, Buon viaggio!” disse l’uomo e poi la colpì violentemente in faccia con un calcio che la scaraventò giù dal treno.

“Oh no! Che cosa le hai fatto!” Esclamò Sapphira che superata la paura di stare in piedi sul treno in corsa, si affacciò per vedere dove era finita Stella, ma era già scomparsa tra gli alberi del percorso.

“Non preoccuparti per lei. Il treno va veloce, è vero, ma al massimo si sarò rotta qualche ossa. La rivedremo, stanne certa.” Disse Duke, poi si sedette con le gambe a penzoloni sul tetto del treno.

“Riportami a casa… ti prego. Tutto questo è troppo per me… non fa niente se vogliono portarmi in un centro di riabilitazione, voglio tornare dalle mie due mamme!” Disse Sapphira e iniziò a piangere a dirotto.

“Per ora non posso. Il nostro treno ha un’altra fermata!” Disse Duke indicando un grande ponte che si ergeva su un vasto lago celeste, dello stesso colore degli occhi dell’uomo che ora erano ben visibili.

“Non vorrai mica…” Sapphira non fece in tempo a finire la sua frase che Duke la prese di nuovo in braccio e si preparò a lanciarsi giù dal treno.

“Ti scongiuro non farlo! Non so nuotare! Ho paura!” urlò Sapphira agitandosi per cercare di liberarsi dalla presa, ma era troppo tardi; Duke si lanciò e i due sparirono nell’acqua del lago.



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