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lavoro pubblicato mercoledì 16 agosto 2017
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dagherrompa, racconti fantabiblici - Riti Famigliari, nr. 1

di Pani. Letto 259 volte. Dallo scaffale Fantasia

Continua il rinvenimento dei testi sacri del Dagherrompa. I miti e le parabole che fino ad oggi sono rimaste segrete e che potrebbero cambiare completamente la nostra visione del mondo, della società, dei costumi.....

Figli dei Figli, raccolta dei principali racconti ad opera della Congrega della Cicala.

[...] Il sacerdote di Ferrania aveva tre figlie. La prima e la seconda figlia perirono nella carestia, la terza non poteva avere figli. Il sacerdote sacrificò quindi undici vacche da latte chiedendo consiglio al suo Dio. Il Dio rispose al sacerdote che avrebbe dovuto chiedere alle Gravidatrici e lo spogliò delle vesti sacerdotali per la richiesta irrispettosa e per aver sacrificato le vacche. L'uomo spretato si recò dalle Gravidatrici per chiedere consiglio. Le donne accolsero la supplica dello spretato e diedero lui cinque pesci, la figlia avrebbe dovuto mangiarli, uno per ogni luna calante, così che Dio potesse restituirle il dono del concepimento e farla figliare anche senza giacere con uomini. Lo spretato tornò dalla figlia e diede lei i pesci perché li custodisse, ma la figlia travisando il messaggio cucinò e mangiò i pesci nei giorni a venire. La donna in primavera riconobbe la gravidanza e ne fu lieta, il ventre crebbe smisuratamente e prima del periodo di semina la povera donna scoppiò. Nacquero trentotto gemelli, trentasette figlie femmine e uno maschio. I figli conobbero i doni del Dio crescendo in salute e in forza, e svilupparono numerosi talenti, dominando la natura con la medicina e la strategia bellica.
Dio tornò a parlare con l'uomo spretato e gli disse che avrebbe potuto vestirsi nuovamente delle vesti simbolo del divino, ma che in cambio avrebbe dovuto mandare i figli nella foresta e ivi abbandonarli. Lo spretato si rifiutò e siccome agli avi era concesso potere illimitato sui figli, e sui figli dei figli ancora maggiormente, ordinò alla progenie di dimenticare il nome del suo Dio, e così fu, e più efficace fu nelle generazioni a venire. Lo spretato s'insignì Dio, dal nome di Preapiche, senza padroni, e divenne giudice dei vivi e patrono dei sottomondi: chiunque si ritenesse colpevole sarebbe potuto andare in uno dei sottomondi per farsi giudicare, e il giudizio sarebbe stato giusto e insindacabile così da viver sereno, fino al successivo peccato. I sottomondi al tempo del Kaliar erano luoghi sacrileghi, poiché nessuno sfidava la superficie del mondo a scavare nella terra, né per costruire pozzi, né per fare sottopassaggi. Invece per volere del Preapiche si svilupparono anche solo piccoli scantinati in ogni casa, per meditare e confessarsi e punirsi, molti di questi collegati tra loro con stretti passaggi. La tradizione volle che i vari popoli cominciarono a costruire anche verso l'alto, in risposta forse alla mancanza di un Dio, e i monumenti crebbero alti e maestosi come non mai, forse più simili a dei ancora grazie ai miti del Monolite sacro, e più venerati ancora per ricordo ancestrale dello spaesamento causato dal suo crollo. [...]

[...] I trentotto figli si erano disposti nel nuovo credo come entità semidivine occupando spazi già prima venerati, cosicché i vecchi culti non venissero del tutto dimenticati, in formazione di cieli e sette: quelli della Porta Rossa, il Sistema o Eclissi, il Nettare, la fossa degli Arazzi Viventi, della Cosa Sopra e della Cosa Sotto, del Labirinto, del Collettivo, dell'Orpello, i Mercasta, i Custodi di Nascondigli e quelli del Quinto Cammino. Se il Dio padre restava a meditare nei sottomondi, così non facevano i Trentotto, complottando e conquistando, ricercando nuove terre, imponendo rigidi credo e definizioni del creato, e del non-creato.
Tra i fedeli si diffuse un'inquietudine: quando ti senti davvero osservato da occhi divini inizialmente reagisci con timore e reverenza, poi cerchi i migliori atteggiamenti ingrazianti, ma diventi anche provocatorio quando ti trovi isolato, e cerchi sempre più posti sicuri, anche illusori, dove sentirti al privato, per compiere piccole azioni blasfeme e praticare vecchi riti. I Semidei, comprendendo questo atteggiamento, allora avevano architettato perché i fedeli si sentissero omaggiati dallo sguardo divino. Gli dei potevano servire da ponte per chi volesse crearsi una fama o una nomea precisa: chissà che non si potesse aver raccomandazione di un Dio per il tenore di vita, il viso esotico o gli spettacoli più plauditi. I Semidei infatti erano tra coloro che viaggiavano di più e trasportavano leggende e nomi dei più degni, di eroi, malfattori, saggi, ninfee e profeti. E così i vecchi templi si trasformarono in mercati dove alle genti si permetteva di scommettere e scambiare migliori trucchi e spettacoli per diventar gli più influenti, con l'ausilio dei Semidei.



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