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lavoro pubblicato giovedì 10 agosto 2017
ultima lettura martedì 17 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La missione

di nicolalorusso. Letto 756 volte. Dallo scaffale Gialli

Il primo colpo di pistola lo sentì appena si era lasciato alle spalle la gioielleria e le commesse in stato di shock. I sedili posteriori della macchina erano occupati da tre grandi borse piene di orecchini, braccialetti e collane d’oro da..

Il primo colpo di pistola lo sentì appena si era lasciato alle spalle la gioielleria e le commesse in stato di shock. I sedili posteriori della macchina erano occupati da tre grandi borse piene di orecchini, braccialetti e collane d’oro dal valore inestimabile gentilmente prelevati dalla più cara oreficeria della regione. Di tutta quella roba però lui non se ne sarebbe fatto nulla. Questo colpo l’aveva fatto per lei, per la sua amata, cui tanto piacevano quegli oggetti luccicanti che lui vedeva come semplici cianfrusaglie. L’amava da impazzire, e nonostante la conoscesse da meno di un anno erano già in attesa di un bambino, che sarebbe dovuto nascere di lì a pochi giorni. Quella parte di refurtiva che non avrebbe regalato a lei come simbolo d’amore eterno l’avrebbe venduta sul mercato nero, e i verdoni che avrebbe guadagnato li avrebbe usati per comprare altri regali per lei. Tutto il suo mondo girava attorno a lei, tutte le azioni che compiva, dalla più spontanea alla più calcolata, erano mirate a rendere felice lei. Questo era il suo scopo nella vita, la sua missione, perché se era felice lei era felice anche lui.

Si accorse di aver guadagnato alcuni secondi di vantaggio sulle auto pattuglie della polizia che lo inseguivano, perché il suono delle sirene si udiva più ovattato e le luci rosse e blu non si vedevano più nemmeno dallo specchietto retrovisore. Svoltò nel vicolo che portava al suo covo segreto, quel garage abbandonato dove avrebbe lasciato la macchina e si sarebbe cambiato vestiti per poi trotterellare verso casa, dove lei lo stava sicuramente aspettando. Valutò come comportarsi con il bottino, e optò per lasciare le tre borse in macchina per passarle a ritirare un altro giorno. Essendo primo pomeriggio sarebbe stato infatti troppo rischioso esporsi in pubblico, seppur per un breve tragitto, con tre borse straboccanti di non-si-sa-cosa. I passanti si sarebbero insospettiti e pluff!, tutto il suo piano sarebbe andato a catafascio. E lei non sarebbe stata felice, e lui avrebbe fallito miseramente la missione. D’altronde, se gli agenti di polizia non avevano neanche un sospetto di chi potesse essere l’autore di quelle numerose rapine che proseguivano da mesi in quella città abbandonata da dio, i suoi vicini di casa si erano già allarmati più volte a causa delle sue abitudini strane. Una volta, quando alle tre di notte era uscito per andare a svaligiare le casse della farmacia più ricca del paese, aveva incontrato il portinaio del suo condominio, un vecchio conosciuto solo per i suoi folti capelli rossi che gli arrivavano fino alla schiena, e aveva dovuto ricorrere a scuse più strampalate che mai per giustificare il passamontagna che indossava e il piede di porco che reggeva in mano. Un’altra volta aveva dovuto addirittura uccidere a sangue freddo una possibile testimone oculare durante una sua rapina in banca: una povera bambina di dodici anni che era passata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ironia della sorte, la vittima si era rivelata essere la nipote del vecchio portinaio dai capelli rossi, che istantaneamente aveva rassegnato le dimissioni perché era impossibilitato nel lavorare felicemente e voleva a tutti i costi trovare l’assassino per fargliela pagare. Lui riuscì a malapena a trattenersi dal ridergli in faccia quando quest’ultimo, dimissionario e piangente, lo abbracciò chiedendogli se volesse aiutarlo nel fare giustizia per quella povera bambina. Lui aveva declinato l’invito con un sobrio preferisco tenermi fuori dalla faccenda, quando invece ne era dentro fino al collo. Nonostante questi episodi sfortunati però, era riuscito a tenersi lontano dai riflettori e a non attirare troppi sospetti su di lui.

Arrivò sotto casa e aprì il portone. Salendo le scale venne avvolto da una sensazione di inadeguatezza, era tutto troppo silenzioso. Tuttavia fermandosi davanti alla porta del suo appartamento questa sensazione passò di colpo. Il profumo di lei (tra l’altro frutto di un’altra sua gita non autorizzata) era infatti percepibile fino al pianerottolo dove si trovava. Era raggiante. L’amava alla follia e tutto ciò che voleva era lei; lei, lei e solo lei. Pensava sempre e soltanto a lei. Pensò a lei quando aprì la porta di casa, quando si tolse le scarpe riponendole a lato del portaombrelli, pensò a lei quando la chiamò (amore, sono tornato), e quando non ricevette risposta. I suoi pensieri erano ancora tutti per lei quando entrando in cucina la vide, pensava solo a lei quando si accorse che era sdraiata (strano, pensò), e quando notò che c’era sangue per terra, ed era fresco. Lei era il suo unico pensiero quando si rese conto di non essere solo, avvertendo una sagoma incappucciata seduta su uno sgabello alla sua sinistra. Ma non gli importava più di nulla, solo di lei. Si gettò sul suo corpo e inspirando il suo profumo scoppiò in un pianto disperato, un ululato di un lupo ferito, un ruggito di un leone catturato. La baciò con passione, la baciò con puro fervore. Le strinse forte la mano inerte e non volle staccarsi più. Pensò a lei e al loro bambino, che non avrebbe mai visto la luce e non avrebbe mai conosciuto la parola amore, che non si sarebbe mai innamorato perdutamente di una ragazza e che non avrebbe mai condiviso la sua vita con qualcuno. Non si accorse di essere stato trafitto da più pallottole sparate da quella presenza che aveva avvertito prima. Il dolore che provava per la perdita della sua amata era così grande che non avvertì neanche la sua anima abbandonare il suo corpo per librarsi nell’infinito e raggiungere quelle della sua donna e del loro figlioletto mai nato. Pensava ancora a lei, quando non era altro che un corpo morto accasciato su un altro corpo morto che in grembo portava un altro corpo morto. Pensava sempre a lei quando, sospirando, l’unica persona viva nella stanza si tolse il passamontagna liberando una folta chioma rossa.

Il ragazzo sbatté la manopola contro il muro e si tolse le cuffie con un gesto di stizza. Era arrivato così vicino alla fine della missione che aveva già pregustato il passaggio di livello e quel guastafeste si era intromesso proprio sul più bello. Ora avrebbe dovuto rifare tutto, sarebbe dovuto ripartire dalla rapina in farmacia, poi avrebbe dovuto svaligiare la banca facendo attenzione a non farsi beccare dalla nipote del guastafeste (proprio quell’errore di distrazione, a causa di una notifica WhatsApp che l’aveva fatto sobbalzare, l’aveva portato a non riuscire a terminare la missione), poi avrebbe dovuto passare in gioielleria e forse avrebbe raggiunto l’obiettivo e sarebbe finalmente entrato nella Lega dei Campioni.

Contrariato, spense la console e uscì dalla sala giochi.



Commenti

pubblicato il giovedì 10 agosto 2017
nicolalorusso, ha scritto: Sono appena sbarcato su questo sito. Sono ben accetti commenti, pareri e critiche costruttive. :-)
pubblicato il sabato 12 agosto 2017
Yinyang87, ha scritto: Ciao, mi sono appena iscritta al sito anch'io ho letto questa parte della tua storia e nonostante la mia poca esperienza, posso dirti che è stata scritta molto bene: peccato però per la scena finale...
pubblicato il sabato 12 agosto 2017
nicolalorusso, ha scritto: Grazie Yingyang87! :-)
pubblicato il domenica 13 agosto 2017
Davideravina, ha scritto: Ottima scrittura, scorrevole e chiara. A me il finale piace molto e dà un senso compiuto al racconto. ??????
pubblicato il domenica 13 agosto 2017
nicolalorusso, ha scritto: Grazie Davide!!
pubblicato il lunedì 28 agosto 2017
rhocity, ha scritto: Curioso ed appassionante...è un racconto nel racconto. Al lettore il tutto viene svelato in modo quasi brusco ma al tempo stesso sorprendente! Un ottimo lavoro, bravo Nicola

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