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lavoro pubblicato lunedì 7 agosto 2017
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

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Il Sovrano e il Guerriero

di Drakuma. Letto 310 volte. Dallo scaffale Storia

La fine era giunta. La punta della spada, mirava al collo di colui, che prima di allora, aveva dominato l'intero globo, mentre adesso, era solo una misera e inerme vittima, pronta a pagare i suoi peccati, sotto la lama del suo boia.Il sangue scorreva a...

La fine era giunta. La punta della spada, mirava al collo di colui, che prima di allora, aveva dominato l'intero globo, mentre adesso, era solo una misera e inerme vittima, pronta a pagare i suoi peccati, sotto la lama del suo boia.
Il sangue scorreva a fiumi, nella stanza brullicante di corpi, il fetido odore di morte, alleggiava in tutte le stanze, portato a passo galoppante, dal vento che scuoteva i strascichi stracciati di velluto, che prima di allora, ornavano le colonne del palazzo.
Fuori alleggiava ancora la battaglia, fra le urla di chi sguainava la spada, per fendere altre vite, che non avrebbero avuto una storia e chi invece, macinava arti, per scolpire un nome nelle pagine di guerra.
Ormai la guerra era finita, ma l'odio che scaturiva da ciò che quelle mura avevano sempre rappresentato, che si ergevano ancora prorompenti, non si era ancora spento.
Chi dall'alto avesse visto quella scena, avrebbe scambiato il campo di battaglia, per un campo di gigli di color rosso porpora, che ricoprivano a perdita d'occhio, l'interno delle mura del castello, del antico sovrano, che in quel momento, chiedeva pietà per la sua esistenza, che si faceva, sempre più piccola, per ogni lacrima, priva di dignità, che egli versava.
Queste furono le sue parole:"Salva la mia vita, richezze e fama ti saranno donate, sarai il nuovo generale di questo vasto esercito, comanderai mille soldati e sarai trattato alla stregua di un eroe, ti prego salvami la vita".
A tali parole, il guerriero, quasi colpito nel più profondo e inaccessibile degli spazii, che si potessero celare, all'interno del suo corpo, lancio uno sputo, sul vessillo che si adagiava affianco alla terra, che i due stavano calpestando, seguito dal tali parole:"Sporcato, di sangue e ingiustizia, l'anima tua, adesso hai sporcato anche di disonore, ciò che della tua miserabile esistenza, era rimasto, la morte per un uomo come te, sarebbe solo un regalo, che non meriti, l'esilio sarà la tua condanna, fra le losce legioni di demoni, fra i fiati del silenzio, sarai gettato, finchè nessuno dimentichi questo sangue che è stato versato, ma dimentichi la feccia, che a sporcato le mie orecchie e la mia spada, con tali parole".
Il suo torvo sguardo, si inchinò, dipingendo nella sua mente, il destino che si sarebbe compiuto, mentre la mano sinistra, cercava cieca e speranzosa, una lama di spada, che avrebbe tranciato il destino che sembrava, compiersi inesorabilmente, davanti ai suoi occhi.
Quando quella bieca speranza, che sembrava accingere al suo esilio, sboccio immezzo alle pozze di quel scarlatto nettare, pronta come un predatore ad agguantar, la sua ingnara preda.
La scacchiera aveva ribaltato le posizioni dei giocatori, che stavano giocando la partita del destino e la prossima mossa, del inerme tiranno, sarebbe stato uno scacco matto, per la sua vittoria finale, ma per quanto la sua astuzia e la sua malvagità, ascendevano oltre i limiti della comprensione, l'istinto del guerriero era ben più robusto e deciso, della sua cieca ambizione, dando al guerriero, l'occassione di comprendere, le sue vere intenzioni.
Aspettando, che la falcata della spada, si ergesse di fronte a lui, il guerriero rimase nella stessa posizione, puntando con la sua spada, lo sguardo maligno, che gli si parava, quandè che quest'ultimo, preso dalla foga, lancio la sua ultima speranza, gettandosi con arroganza e con tutta la forza che risiedeva nel suo braccio, un fendente contro il busto del guerriero.
Uno spruzzo di sangue, sigillo gli occhi del sovrano, che convinto della sua riuscità, getto un grido di felicità e di soddisfazione, ma breve fu il momento dell'esulto.
Come il veleno della vipera dilaga nel corpo, nell'istante successivo, al suo plutonico morso, tale fu il momento, in cui il dolore dilagasse per tutto il suo corpo, travisando la coscenza del antico demone, in un posizione supina che ricordava quella di un neonato in fasce.
Mentre la sua testa, scoraggiata dal dolore, incontro le lastre di quel freddo e marmoreo pavimento, che rappresentava l'entrata del suo trono, vide che la spada che impugniava, con simbolo di rinvicità, era ancor attaccata a quello che sarebbe stato il suo braccio, se non fosse stato per il fatto che esso non si trovava più alla sia sinistra, ma ben si ai piedi del guerriero.
Le sue lacrime incominciarono a mischiarsi con il sangue, che sgorgava a fiumi dalla ferita, che gli era stata inferta, mentre uno sguardo carico di pietà, schiacciava il corpo di quello che era il dominatore di quelle terre, che sconfinavano fra oriente e occidente.
Finche quel pesante silenzio, non fù rotto dalle parole del guerriero, che disse:"Hai scelto di strisciare come un verme, in quel disonore, che avevi scavato tu stesso e adesso morirai in quel disonore, affinche il tuo destino finalmente si compia".
L'eclissi era arrivata, sopra le stelle del destino, stava per calare, tale era la figura che la spada, curva, aveva creato nella mente offuscata dal dolore, del uomo senza dignità, l'unica cosa che disse fù:"Quando questo mio destino si compirà, il mio nome rimarrà scolpito nel libri della storia, mentre tu rimarrai un guerriero senza nome".
Appena quella frase, arrivò al suo compimento, anche la lama giunse alla fine.
Le urla e i corpi continuavano a espandersi, mentre le fiamme, bruciavano le mura, finche in tutto quel caos, una voce giunse, dal palazzo del imperatore.
Il guerriero con la spada rivolta verso il sole, disse a gran voce:"Fratelli, ormai non abbiamo più bisogno di combattere, la guerra finisce qui, basta versare sangue" e mentre i guerrieri, che servivano l'imperatore erano ancora in preda alla foga della guerra, il guerriero gridò:"Guardate"
ergendo come un calice trionfante, la testa del imperatore.
In quel momento tutti i guerrieri, indipendentemente da quale fazione o territorio essi appartenessero, gettarono le armi e si inchinarono, rivolti verso il guerriero, mentre i compagni, gettate le armi, esultarono la vittoria, la guerra era finita e non sarebbe stato più sparso sangue per le lande.
I libri di storia documentarono la guerra e anche il sovrano, ma per precisa richiesta del guerriero, il nome del sovrano venne scritto, forse perchè era più disonorevole scrivere il nome di quel sovrano nel suo ultimo momento di vita, infatti la spaventosa bestia, che era descritta, nelle precedenti guerre, alla fine mostrò la sua faccia, quella di un misero uomo senza onore.


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