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lavoro pubblicato lunedì 7 agosto 2017
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Filo Spinato

di Drakuma. Letto 363 volte. Dallo scaffale Storia

Giunge l'alba, sopra le dune di neve.? un altro giorno dietro il filo spinato.Un altro giorno con questo pigiama addosso, ormai non ricordo nemmeno più quando mi è stato messo.Ricordo solo quel marchio, che brucia ancora, quelle cancellat...

Giunge l'alba, sopra le dune di neve.? un altro giorno dietro il filo spinato.
Un altro giorno con questo pigiama addosso, ormai non ricordo nemmeno più quando mi è stato messo.
Ricordo solo quel marchio, che brucia ancora, quelle cancellate, piene di spiene e gente che urla, chiamandomi "cane".
Non ho mai capito perchè, erò una bestia, dicevano, ma anch'io avevo occhi per piangere e un cuore che batteva nel petto, anch'io ero un uomo, prima di quelle spine.
Mi hanno detto, nel silenzio della notte, che oltre il filo spinato, esiste la libertà, di poter correre a perdifiato e gridare a squarcia gola, mi hanno detto che li noi siamo uomini, che possono amare e gioire.
Ma tutti sanno che sono leggende, queste mura di legno sono la nostra casa e la nostra tomba, non vi è nulla oltre quel recinto.
Anche quella mattina, ho guardato l'orizzonte coperto dal sole, era cosi bello ma cosi lontano.
Ieri ho perso un altro amico, parlavamo poco, ma lo sentivo vicino, adesso il suo corpo giace in quelle fosse, con altri senza nome.
Ci chiamano bestie, ma siamo numeri, dietro quel filo spinato arruginito.
Chissa che giorno è oggi, anche se non ha molta importanza, mi sarebbe piaciuto saperlo, il tempo dietro quel filo si è fermato, ma non le urla e i cadaveri, che si ammucchiano.
Oggi non ho mangiato, ci hanno detto che andremo alle doccie, vorrei tirare una moneta, per sapere se oggi dovrò morire, ma ho perso anche quella con la speranza, fuori dal filo spinato.
Ci hanno spogliato, gettati in una stanza dove fanno le doccie, i nostri corpi crudi stanno diventando viola per il freddo, ma i soldati ridono, mentre tremiamo.
Acqua fredda oggi, un altro giorno dietro il filo spinato, dovrei essere contento di vivere ancora un giorno, ma non riesco a sorridere, buffo, ma credo di aver anche dimenticato come si faccia, poi all'inferno non c'è molto per cui sorridere.
Questa notte, suonano le sirene, le luci abbagliano, fra le tavole di legno, sembra che qualcuno abbia attraversato in filo spinato, forse avrà creduto a quelle storie oltre il filo.
Stemmo svegli, tutta la notte, finchè il sole non giunse di nuovo, dalle cancellate arrivarono dei soldati, con un altro uomo in piagiama e uno con l'elmetto, quest'ultimo sembrava esser morto.
Un soldato disse qualcosa, ma non capisco il tedesco, indica altre persone oltre a noi, tra cui me, ci fecero mettere in fila e poi inginocchiare.
Il ragazzo che era fuggito dal filo di spine, stava difronte a noi, mentre una pistola era puntata alla sua testa. Fù un attimo, il corpo cadde a terra senza volto.
Ad uno ad uno, caddero altri di noi, alcuni piangevano, altri pregavano, altri chiedevano pietà, ma caddero uno dopo l'altro.
Io non dissi nulla, chiusi gli occhi e aspettai che quel colpo, chiudesse il sipario.
Ma nulla, sebrava che un animale, pronto a morire, non li soddisfacesse, cosi mi picchiarono, sentivo ogni colpo, anche dopo aver perso i sensi.
La neve era tinta di rosso.
Altri cadaveri senza nome, vennero portati nei forni, dal tetto usciva un fumo nero, mentre io ero li, steso, forse vivo, forse morto.
Vidi solo, davanti a me il filo spinato, volevo raggiungerlo, strisciando arrivai li, la mia mano strinse quel filo, che ormai non faceva più male, ma finalmente riusci a toccare la terra, oltre il filo spinato.
Forse quello che sentì, era la libertà, un paio di ore dopo, trovarono il mio corpo, mi trascinarono e mi gettarono fra i miei amici, li sentì davvero di essere a casa e finalmente avrei potuto chiudere gli occhi, non vedendo più quel filo spinato.


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