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lavoro pubblicato giovedì 3 agosto 2017
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

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MY NAME IS BLUES

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 369 volte. Dallo scaffale Pensieri

MY NAME IS BLUES Ho corso sulle nuvole la in fondo ai miei pensieri, sono uscito ridendo di me stesso cercando un giusto senso per questa vita balorda , chiena di tante incomprensioni di tanti dolori , che seguono questa morte e non so dire cosa f...

MY NAME IS BLUES

Ho corso sulle nuvole la in fondo ai miei pensieri, sono uscito ridendo di me stesso cercando un giusto senso per questa vita balorda , chiena di tante incomprensioni di tanti dolori , che seguono questa morte e non so dire cosa faccio qui , contro il cielo contro ad una follia che vuole salvarsi che fugge ratta, gemente, spargendo sorrisi che scisse in donne crudele, libere nel lignaggio beate nello loro forme elicantrope figlie di tanti giorni, di tante malattie, di momenti rosei con te in braccio che cerco di conquistare un mondo che mi ride alle spalle.

Non so cosa succederà quando sarò fuori dagli inferi , farò le miei ferie d'agosto solo sul bagnasciuga aspettando l'onda giunge a riva veloce come il pensiero simile il volo dell'airone che si libra in alto più lontano , oltre questo timido orizzonte tra questa folla ignuda ,con i piedi nell'acqua di mare, nuoto, non comprendo cosa m'aspetta andando avanti, un nuovo mondo, un nuova idea malsana legata ad un mistero che non conduce alla verità cercata.

Siente nun tengo chiù croce in petto, tengo la scabbia, mi prude lo deretano, nun mangio, ne chiagno, ne mi porta il vento dove vorrei arrivare per essere libero, essere me stesso sulagna e maltrattato, chine ricordi chesta vita ma lassato sotto ad una stella senza nome, ma lassato miezzo a piazza, pazzo, scalzo con lo mucco ò naso che cola sulle mani , mani nere sporche, piene di calli una faccia come tante , una morte attaccata a chesta vita che nun me lassa mai neppure quando vado a pisciare. E tutto passa ,passa a morte , passano i tempi ,passa rassegnato, circuito da milioni di leggende di storie stracche ,ammapiciate, piccerelle ,addirete allo muiariello, addò cercavo di crescere di essere chi sa che cosa , chi sa chi, sotto ò sole ,attaccato a chesta terra , attaccato a chesta ammore.

Venderò il mio dolore per avere un posto in cielo, venderò questa vita con le labbra pendule, appeso al sole , sotto un lampione come un campione, come un leone lotterò, ruberò il sacro fuoco degli dei sarò l'ultimo a morire, forse a capire cosa c'aspetta crescendo ancora , cosa ci faccio dietro questa maschera di dolore che raffigura una vita lassa nel rifiuto , lassa nel senso che non giunge a nulla di buono. Tutto così inutile come il treno che fischia e ci conduce dove vorremo essere , dove il mio amore ha conquistato il senso , la sorte di un uomo e il suo passo verso un altra dimensione verso un altro amore che tramuta la morte la chiama per nome gli dice viene qui che ti voglio baciare poi tutto e cosi facile come il trascendere in mediatiche figure che s'infilano nel buio dell'anima.

Pazzesco , avrei gettato via ogni cosa , nel fuoco che brucia questa passione, brucia questo pensiero acerbo, buono per morire , buono per amare per essere te stesso oltre non provo che una pace infinita una scappatoia verso chi sa quale conclusione che genera nella genuflessa rivalsa , genera la vita, genera la morte ed altre storie.

Strunzo me chiamate, mentre mi sparavo un colpo in testa, strunzo me detto che fai t'accide fai cuntento a tanta gente, fai cuntento a chi roba che balla , che buono a si salva, stronzo me chiamato mentre cercavo di uscire da questo inferno con una spada in mano con un moccolo accesso con tanta pazienza sono riuscito a capire che tutto e facile a dirsi , difficile a farsi e mentre il vento mi portava con se verso altri giorni verso questo fluire in questo colore che si schiude in mille luci in gocce di cristallo in facce ingenue senza domani tutte uguali a come erano ieri a come erano quando sono nate quando hanno sparato il loro cannone contro le mure della città sotto gli ordini del capitano. bonapartista che si spogliava ed amava la figlia del locandiere che era bionda ed aveva un occhio verde ed uno azzurro, ed il pappagallo colorato cantava la sua canzone la in gabbia libero ed ignudo con un cappello in testa si faceva fotografare dalle signorine e dalla perpetua che aveva sempre pronto un coltello pronto a tagliagli la gola, pronta a dirgli sul becco cosa pensava di lui , cosa ha concluso, cosa non vorrebbe mai dirgli per non farlo mai più piangere .

Poi sono passato oltre le mie idee , come se avessi visto un fuoco, spegnarsi nel buio nella notte ho ripercorso lo stesso cammino, lo stesso sogno di vent'anni fa , di questo trascendere di questa musica che esplode dentro , ed io ho ripreso il filo perduto appigliata ad un idea ad un blues di strada che mescola lingue , idee, mescola amori , colori , mari e monti. E fortunato tene a roba bella e a signorina di via dei mille s'avasce a mutandine addirete o vico. Ma a me che m'importa se questa vita passa disegnando idee musiche giochi verbali tutti lindi e puliti tutti pieni d'ardire, pieni di giorni spesi a spulciare tra vecchi libri tra pagine ingiallite la vita scritta in fretta che riassume la quinta essenza di un monologo pazzesco senza piedi senza coda. Come il lungo grido l'urlo disumano che richiama la folla ad affacciarsi vicino al porto e le navi arrivano vento in poppa colme di turisti sorridenti , colmi di ogni ben di dio ed il capitano ha una domanda da fare ed il capitano gli e morto il gatto e vorrebbe che nessuno sapesse di quella sua indecorosa esperienza con la signorina svedese della cabina 45322 .

Prendo la prima strada , prendo il mio capello, il mio mantello prendo e vado via con la mia borsa piena di segreti di cretinate di detti e rifatti. Di cose inverosimili che si susseguono fino alla fine di questo lungo giorno di questa canzone ribelle che bolle nella pentola ed il grido degli uccelli ed il volo degli aerei che lanciano bombe sulle povere case che fanno piangere tanti sfortunati li fanno strisciare nella povere li fanno rialzare e correre verso un nuovo mondo verso una terra ed un nuovo amore. Ed io non ho compreso nulla sono solo in questo universo che non racchiude nulla di buono. E vado intorno ed oltre cosa saro , cosa m'aspetta simile ad una pantera simile ad un leone salterò saro un tenero amante saro nella notte , saro quello che sono sempre stato nu povero strunzo.

Me pesa sta cape me pesa chesta sofferenza fritto fuggo nun tengo chiu scuorno di niente nun tengo chiu pazienza miezzo stu pane ci sta tanta esperienza ci sta na storia nera ianca la storia di Giuseppe di Filippo c'è sta la nostra vita ,quante burdelle parole ammullucate ,cupignose, che scetane mille pensieri , mille Idee che s'arrampicano verso a montagna ed oltre vanno senza nome. senza sta ammore che te riempie il cuore di tanta vita rincorsa tutta in un solo istante ed un solo verso il mio blues scivola lento ,veloce, in acuti di trombe simili a note allegre, malinconiche,cretine come My name is blues .



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