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lavoro pubblicato giovedì 3 agosto 2017
ultima lettura sabato 24 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ho sentito un minuetto battere sulla testa dei cani ritardati (1' tempo)

di FilippoDiLella. Letto 306 volte. Dallo scaffale Generico

Strade calde e deserte nel buio della sera trapanato solo da qualche debole luce che filtra di nascosto dai lampioni, dalle nuvole, da qualche casa.Niente autobus. Comunque l'avrei perso...Perdere, vincere... Una storia finisce, una storia comincia.I m...

Strade calde e deserte nel buio della sera trapanato solo da qualche debole luce che filtra di nascosto dai lampioni, dalle nuvole, da qualche casa.
Niente autobus. Comunque l'avrei perso...
Perdere, vincere... Una storia finisce, una storia comincia.
I musicisti suonavano nei club, lontani dal rumore dei tram.

È quasi disarmante l'attaccamento maniacale delle abitudini alle carcasse spente colme di muco e progetti che si annidano nelle loro tane; quell'odore di fieno sembrava fosse sempre stato lì, quel bruciore nelle vene proveniva da un misterioso istinto di oppressione nascosto nelle carceri del pensiero cosciente e si diffondeva come una nebbia priva di colore e colma di sostanza infettando gli angoli più remoti, penetrando nelle foglie dei tigli e nelle spine dei cactus sui davanzali.
Il macchinista del treno era sceso a fumare e sostava di fianco alla locomotiva del leviatano in attesa che esso ingoiasse enormi quantità d'aria e persone per poi rivomitarle a chilometri (ferrati) di distanza. Non era che un macchinista.
Il boy d'una ragazzina guardava tutti con aria torva e stringeva lei tra le braccia lasciandole appena lo spazio di respirare, si sarebbe fuso in lei, l'avrebbe assimilata, la voleva possedere come si possiede un paio di scarpe, l'avrebbe menata anche stasera e i suoi lividi nascosti avrebbero ballato un altro minuetto d'amore e disincanto delle ossa.
E la notte filava via liscia e il fieno sembrava il miasma di anime bruciate dal mal di testa del mattino o solo un po' di catarro sputato per errore dal sole giù, dritto sui campi e in faccia alla periferia.
Un debole sottofondo arioso intonato dai cavi dell'alta tensione informava i viventi di non sostare, di non sperare altro che l'arrivo dei mostri di latta, forse d'una amichetta o una sgualdrina dallo sguardo dolce veloce ad aprir le cosce e a riassettarsi la parrucca, forse d'un dio che li salvasse tutti o li annegasse tutti in un mare fatto dei loro guai, delle loro idee, di cavi d'acciaio e isole stampate sui poster nelle agenzie di viaggi.
Sarebbero tutti soffocati nella logica deriva tecnologica-plutarchica e mediamente schizoide dei loro tempi o sarebbero assurti a felici vittime d'un destino elettrico ed impazzito come un treno deragliato.
La festa sarebbe dilagata.
Tutta la ditta del consumo ne avrebbe in ogni caso gioito.
Tutta la cricca dei "sarebbe meglio" avrebbe brindato con sorrisi da squalo falsi e superficiali quanto i propri ragionamenti moralistici.
Tutto quel fieno avrebbe preso a puzzare di putrefazione e incenso per coprirla.
Un tossico si grattava nervosamente appoggiato ad un palo, aveva lo sguardo assente che vedeva chissà chi o cosa stampato nella tela delle cose, forse si sarebbe fatto rimorchiare da uno spacciatore grigio e marcio per soddisfare la sua sete di anima ed ectoplasmi...forse, l'astinenza era lontana in quel momento e pareva che gli orologi segnassero tutti delle ore diverse.
Sembrava che la fonte dell'umanità non fosse mai stata così nascosta.
Una signora sembrava agitata alla finestra di un caseggiato dotato di troppe antenne e poca facciata, ma forse era solo la noia liquida di quel paesaggio a creare il suo arredamento passeggero.

Nel cuore di quel sanguinamento osceno mi ritrovai con un mazzo di leggeri sorrisi impressi nella testa dal quale scegliere ricordi come carte da giocarsi al momento giusto nell'immensa partita che mi stavo giocando (come tutti) in corsa per la salvezza, per una redenzione ridicola e provvisoria in attesa dei conti e dell'oste. L'Oste.
Avrei comunque perso l'autobus e ad ogni modo non ne giravano più.
Trovai il solito bar...


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