ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.003 ewriters e abbiamo pubblicato 71.215 lavori, che sono stati letti 44.595.143 volte e commentati 54.265 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 1 agosto 2017
ultima lettura lunedì 21 agosto 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Fresie

di Ortho. Letto 220 volte. Dallo scaffale Amore

Le fresie sono fiori banali e profumatissimi. Quelle bianche sono le mie preferite. Posso distinguerne l'aroma da sotto la giacca, dove ne tengo un ma...

Le fresie sono fiori banali e profumatissimi. Quelle bianche sono le mie preferite. Posso distinguerne l'aroma da sotto la giacca, dove ne tengo un mazzetto. Potrei distinguerne l'aroma tra cento altri fiori se li avessi tutti sotto la giacca. Se allungo una mano posso toccare il soffitto. Ironico. Io proprio io, che le vertigini mi assalgono a due metri di altezza. La teatralità è tutto. Non mi scorderà mai. Le sue notti saranno rapsodie infestanti di me, del mio fluttuare. L'acustica da quassù è migliore rispetto alla platea. Se stringo i miei occhi miopi, di una miopia goliarda e trascurata, posso intuire le mani impropriamente tozze della Fedorova sullo Steinway&Sons, zampillare dietro al caschetto larice che le ricade sulle spalle burrose. Una delle migliori pianiste del globo non ha attirato che uno scarso centinaio di persone a teatro, nella civilissima Ferrara che è una piccola Parigi, che cinque secoli fa era New York. Il mio biglietto per il loggione è costato dieci euro. Li spendi per due birre. Li spendi mensilmente per ammorbarti di serie tv l'una fotocopia dell'altra su Netflix. Ne spendi il quadruplo per andare allo stadio sbronzo. Non è una critica, il bello di vivere è che puoi decidere di ammazzarti come più ti aggrada. La vedo riproporre lo stesso Rachmaninov, con la stessa foga giovanile che è cifra, in un salone delle feste a Pietroburgo duecento ucronici anni prima. Solo uno scialle di seta turchese in più, a coprirle le spalle. Il tempo è una sfera inesistente. La ripetizione è tutto. L'oscurità del loggione consola, ammorbidisce. Le parti laterali, quelle più vicine al palco, sono spesso vuote di un vuoto siderale. Tutti cercano di assicurarsi un posto centrale e centrato, istintivamente, illudendosi nella geometria del campo gravitazionale prodotto dal piano, punto focale agente magnete. Allegoria borghese, nessuno vuole stare ai margini. Potresti commetterci un omicidio, qui, ai margini. Potresti perderti in un'orgia silente, rispettosa di melodie extrastoriche , seguendo quelle stesse melodie, circondato da coppe e baccanti. Nessuno ci farebbe caso. Sono solo, qui ai margini. Sono solo, qui ai margini, e penso alle cose ultime. Le scarpe le ho tolte, appoggiate al velluto rosso della moquette. Seppellitemi con il mio paio di scarpe di pelle preferite. La ripetizione è tutto. Non si portano scarpe per questo genere di cose. Il piede nudo appoggiato alla gelida balaustra metallica mi dà i brividi. L'estrema altezza mi dà i brividi. Nessuno mi nota ai margini, potrei commetterci un omicidio. La mia mano aperta tocca il soffitto. Sento tutte le vibrazioni dello stabile mescolate alla musica, fin dalle fondamenta, nel palmo. Le fresie bianche innocenti, immeritevoli di lordarsi. Le sfodero dalla ladra, le lascio accovacciate sul velluto rosso della moquette. Il loro profumo inonda l'aria, mi trasporta.
Mia dolce Maddalena, ormai penso solo alle cose ultime.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: