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lavoro pubblicato martedì 1 agosto 2017
ultima lettura domenica 20 agosto 2017

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Il viaggio della Fenice

di Noemi. Letto 156 volte. Dallo scaffale Viaggi

Dopo ciò che aveva visto si sentiva confusa, persa… Come se tutto quello a cui aveva sempre creduto ciecamente, con assoluta fiducia, si fosse rivelato in realtà un debole castello di carte, totalmente in balia degli eventi esterni...

Dopo ciò che aveva visto si sentiva confusa, persa… Come se tutto quello a cui aveva sempre creduto ciecamente, con assoluta fiducia, si fosse rivelato in realtà un debole castello di carte, totalmente in balia degli eventi esterni.

All’improvviso si rese conto di una cosa che la sconvolse profondamente. Si sentiva come travolta da un terremoto, che l’aveva scossa dal profondo, e che aveva toccato la sua mente e la sua anima. Come in un film, si sentiva in quel momento spettatrice della sua vita… Aveva la sensazione che la sua anima fosse improvvisamente uscita dal suo corpo e stesse osservando, fotogramma dopo fotogramma, tutta la sua esistenza…

Se qualcuno le avesse chiesto di definire la sua vita, i primi due aggettivi che le sarebbero venuti in mente sarebbero stati confortevole e sicura; per tutta la sua vita aveva sempre visto gli stessi luoghi, gli stessi volti, e aveva ascoltato gli stessi suoni e le stesse voci. E questo la confortava, la faceva sentire al sicuro, protetta da qualsiasi cosa… Ma era giusto usare la parola “protetta”? In quel momento, scossa da ciò che aveva visto, questa parola le sembrava inadatta e, allo stesso tempo, la spaventava. Il suo modo di vivere l’aveva protetta al punto tale che l’aveva rinchiusa in una prigione fatta di insicurezza e di paura dell’ignoto, che la ingannavano, apparendo alla sua mente come certezze su cui avrebbe sempre potuto fare affidamento. Sentiva di vivere in una fortezza in cui mai nessuno l’avrebbe potuta minacciare, e che sarebbe stata in grado di reggere a qualsiasi intemperia. Tutto ciò che non ne faceva parte rappresentava un abisso buio e sconosciuto, che lei non si sarebbe mai sognata di affrontare. Ma lo shock che le aveva provocato quella visione fece sì che iniziasse a rivalutare tutta la sua esistenza, attimo per attimo. La sua fortezza le apparve allora come una prigione, che la teneva incatenata a qualcosa che la escludeva dal movimento del mondo.

Se le avessero chiesto che cosa fossero le cose importanti nella sua vita, avrebbe certamente risposto la famiglia, gli amici, i luoghi in cui era cresciuta. La cosa di cui si rese conto in quel momento, e che più di tutto la terrificò, fu che la sua mente non aveva considerato l’unica persona a cui avrebbe dovuto dare ascolto, l’unica che doveva soddisfare: se stessa. Dove avrebbe voluto vivere lei? Chi sarebbe voluta diventare? Erano domande che non si era mai posta, ma a cui doveva assolutamente dare una risposta.

E allora si rese conto che l’abisso da cui era sempre fuggita, che sempre l’aveva spaventata, non era un luogo buio e spaventoso: al contrario, era fatto di colori vivacissimi, di luoghi meravigliosi, di profumi, volti, suoni e voci che non aveva mai sentito né visto prima, ma che la sua anima non avrebbe fatto fatica a conoscere. Nel profondo del suo cuore sentiva che, per il suo bene, la sua anima sarebbe dovuta morire… E poi, come una fenice, sarebbe rinata dalle sue ceneri e sarebbe stata pronta a lasciarsi andare a quell’abisso che avrebbe fatto di lei una persona nuova, viva.

Decise perciò di partire. Non sapeva come avrebbe fatto né di quali mezzi avrebbe avuto bisogno. In realtà in quel momento non gliene importava un gran che. La sola cosa che muoveva la sua anima era il desiderio: desiderio di cose che, all' apparenza, potevano sembrare aberranti, ma che lei voleva disperatamente provare. Voleva essere sconosciuta, lontana, sola; voleva sentirsi incontaminata, come la natura in cui voleva immergersi, con tutta se stessa.

Viaggiava con le orecchie e la mente che risuonavano delle dolcissime e malinconiche note di Bon Iver. In particolare, due sue canzoni erano state la colonna sonora di due viaggi che aveva fatto (il primo fisico, l'altro mentale) e che le erano rimasti impressi nel cuore. Quando era partita sapeva che il viaggio non sarebbe stato facile; l'impresa che aveva deciso di compiere era titanica, richiedeva uno sforzo fisico, ma soprattutto emotivo, che non avrebbe mai potuto immaginare. Ben presto si accorse che la cosa che stava affrontando era più grande di lei. La solitudine iniziava a essere quasi insostenibile: le mancava la sua famiglia, la sua casa... Ma nonostante questo, c'era qualcosa dentro il suo cuore che non le permetteva di arrendersi, che la costringeva con dolce determinazione ad andare avanti. L'indifesa entità che, dentro di lei, chiedeva di essere ascoltata stava lottando con tutte le sue forze per cercare di farla andare avanti. L'impresa non era facile, ma inaspettatamente riuscì. Decise non di abbandonarsi al buio da cui era scappata e, lottando contro il dolore, decise che avrebbe resistito, che sarebbe andata avanti.



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