ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 31 luglio 2017
ultima lettura venerdì 22 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dagherrompa, racconti fantabiblici - Canti della Foresta nr. 3

di Pani. Letto 254 volte. Dallo scaffale Fantasia

Terzo episodio, continua il prototipo fantabiblico, il rinvenimento di un antico testo sacro, più vecchio di ogni testo conosciuto, capace di destabilizzare l'intero credo umano, le fondamenta oltre che religiose, anche culturali e politiche...

Ultimi canti, deificazione del Kalitagio (ricostruzione dal linguaggio segreto e dimenticato ad opera del Conte Alcolla).

La rotta degli antichi popoli si era persa nella prolificazione del genere umano e del finto sapere. I popoli avevano compreso l'utilità dei sacrifici e versato troppo sangue sull'Altare, fino a tingere le pelli di rosso e nascondere così le cicatrici. L'Altare sommerso era stato dimenticato e presto sostituito da altre forme blasfeme.
Fu dai primi riti dell'Eclissi che nacquero i gemelli Filithe e Maghiope, nel momento esatto in cui tutti i segni attiravano lontana l'attenzione. Filithe e Maghiope crebbero in disgrazia tormentati dalle parole divine, Filithe fece di queste parole una malattia e nella pazzia cerco di uccidere il fratello, ma a sua volta fu ucciso da questo. Maghiope pianse il fratello e nel dolore riconobbe il volere del dio: egli era l'ultimo superstite dei Logatori, discendete inconsapevole del Kaliar. Maghiope praticò il Kalitagio come facevano i suoi padri finché fu egli stesso Kaliar-ebe. A trent'anni scoprì l'Altare insanguinato e incrostato e riconobbe la prima forma divina, lo stampo del Kalitagio. Maghiope scavò come l'istinto puro gli suggeriva e trovò la forma nascosta al suo interno, il Monolite, delle tinte della notte e dalla forma di scale e porte per l'aldilà. Maghiope cercò consiglio del divino e questo parlò attraverso la forma del Monolite. Il Dio conferì con Maghiope fino a che ci fu comprensione tra loro, tale comprensione fu trascritta da Maghiope sulle dodici pietre disposte a cerchio attorno al Monolite: il testo prese il nome di Ileutheronomio o Canto delle Bestie.

Giunsero i saggi dalle tribù selvagge, Maghiope disse loro che il Monolite sarebbe stato il loro nuovo dio ed essi cominciarono a venerarlo. I credenti potevano chiedere o interpretare il volere del dio seguendo complessi calcoli, di astri, d'ombre e di forme, scorrendo con dita attente la superficie. Il Monolite non rispondeva mai sul futuro, mai consigliava la miglior strada, bensì mostrava l'unica strada possibile. Il popolo dava vita con l'interpretazione sacra al substrato e al nascosto, conferendo per la prima volta nella storia un senso a tutte le azioni e scelte umane. Il cacciatore doveva provare ferocia nell'uccidere la lepre, il vedovo pena per la defunta, il bambino gioia alla percossa del genitore, il sacerdote tacere i propri dubbi e temere i credenti allontanatisi dal Monolite.

Maghiope testimoniava: prima il divino giostrava le azioni e lasciava confuso il sentire, ora il Monolite rendeva manifesto e riconoscibile tutto il sotteso, inoltre nessuno poteva giudicare senza conoscere il volere del Monolite e pur conoscendo la fonte dell'interpretazione nessuno poteva metterlo in dubbio, perché ciascun uomo sarebbe sempre stato carente della saggezza divina.

Il popolo crebbe nel dolore e nella ferocia, ma dolore e ferocia sempre legittimi e sacri. Maghiope scomparve lasciando dietro di sé il Monolite sfregiato da un messaggio scolpito, la sua denuncia di aver peccato d'inganno, di blasfemia e di fratricidio. Il popolo si divise. I saggi di occidente inizialmente ruppero il monolite e denunciarono il falso dio, poi presero a simbolo un masso grigio e lo venerarono come fonte suprema di perfezione, superiore al vecchio dio per assenza di parola e di necessità creatrice. I saggi d'oriente non vollero credere al tradimento di Maghiope, bensì ad un'iniziazione, così riconobbero nello sfregio un segno divino e dichiararono che la fonte profetica della pietra ora si era nascosta dentro i veri credenti: il Demdem lo chiamarono. Il popolo d'oriente accusò quello d'occidente di non possedere il Demdem e lo scacciò dalle terre sacre, il popolo d'oriente poi si frammentò, vittima dei discordanti e taciuti Demdem di ciascuno.

Racconto di Gabriele Pani



Commenti

pubblicato il mercoledì 9 agosto 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Molto bello, il tuo stile lovecraftiano è mischiato a una tua particolare cosmogenesi e ti rende leggibile. bravo... Al
pubblicato il mercoledì 9 agosto 2017
Pani, ha scritto: Grazie Alfredo :)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: