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lavoro pubblicato sabato 29 luglio 2017
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gorez

di IvanoBruzzo. Letto 440 volte. Dallo scaffale Fantascienza

-A che altitudine siamo?- chiesi al mio compagno di viaggio, che era incaricato di registrare tutti i dati dal momento della partenza dalla nostra base.-Duemilaquattrocento. Due quattro zero zero. Anche questa volta, siamo una cinquantina di chilometri...

-A che altitudine siamo?- chiesi al mio compagno di viaggio, che era incaricato di registrare tutti i dati dal momento della partenza dalla nostra base.
-Duemilaquattrocento. Due quattro zero zero. Anche questa volta, siamo una cinquantina di chilometri più a est rispetto a dove ci eravamo prefissati di atterrare- mi rispose, senza alzare lo sguardo dagli schermi. Cominciai a chiedermi cosa avremmo potuto trovare su questo nuovo pianeta. Pensai al nostro mondo.
Era trascorso molto tempo da quando avevo salutato la mia compagna, la mattina in cui aveva insistito molto per accompagnarmi spinta dal timore di non rivedermi più.
Eppure tutti i risultati della terza sonda spaziale, inviata su Gorez, avevano registrato che il pianeta aveva un'alta percentuale di vivibilità. L'aria era respirabile, la natura era molto simile a quella del nostro mondo e l'acqua era presente in gran quantità.
Noi due, su questa astronave, eravamo i primi a mettere piede sul pianeta.
-Altitudine?-
-Duemilacinquanta. Due zero cinque zero. Dai dati raccolti, la coltre bianca dovrebbe svanire e apparire davanti a noi Gorez.-
Pochi secondi e così fu. Una grande distesa d'acqua apparve all'improvviso. Più avanti terra e natura. Azzurro, verde, marrone. Tutto ricordava casa. Posai una mano sul braccio del mio compagno, che fino ad allora non aveva ancora guardato fuori dalla navicella. Aprì la bocca dallo stupore, ma tornò subito ai suoi dati.
-Confermo aria respirabile- disse eccitato guardando i dati delle sonde esterne.
Vidi, a quel punto, delle costruzioni che si ingrandivano man mano che ci avvicinavamo. -Guarda. Lì devono vivere gli abitanti del pianeta. È tutto molto curato, sembra un luogo civilizzato. Riusciamo ad atterrare in quello spazio?- indicai del verde, tra tanto grigio e marrone.
-Vista la nostra velocità e la densità dell'aria direi di sì. Sarà un po' brusco però.- sentenziò il mio compagno, girando la sua seduta verso i comandi vicino ai miei. Chiudemmo i blocchi di sicura e lui continuò: -Prepariamoci. Fuori i primi rallentatori!- schiacciò un pulsante e la velocità si ridusse notevolmente. -Fuori i secondi rallentatori!- oramai il terreno era molto vicino. -Pronti all'impatto!-
Tutto diventò nero.

Un gruppo di persone si precipitò sul luogo dello schianto.
"Avete chiamato la polizia?" disse il più anziano del gruppo.
"Sì, ma hanno detto di piantarla con queste storie sugli alieni. Dicono che sono intervenuti già tre volte ed erano sempre chiamate fasulle."
"Ho visto coi miei occhi le navicelle spaziali! Sono tutte atterrate in questa pianura."
"Beh Evaristo, questa volta siamo tutti testimoni."
Per la paura restarono a un centinaio di metri dalla navicella, atterrata pochi minuti prima.
Evaristo riprese a spiegare: "Le altre volte si sentivano dei rumori, delle piccole braccia meccaniche uscivano dal corpo principale e prelevavano campioni di terra, erba e chissà che altro." Un rumore improvviso fece rimanere tutti in silenzio. Il portellone laterale della navicella si aprì e una figura uscì allo scoperto.
Il capannello di uomini si nascose dietro a Evaristo, che con coraggio s'incamminò verso il nuovo arrivato. Con stupore, quello che aveva davanti era un essere dalle sembianze in tutto e per tutto umanoidi. L'anziano continuò ad avanzare fino ad arrivare vicino alla navicella e tese una mano al nuovo arrivato per aiutarlo ad uscire. "Parli la nostra lingua?"
"Hptsm, bormo s brfrtr. Dpmp ihisòo s mpo."
"Evaristo non ti avvicinare! Non ti fidare! Potrebbe avere cattive intenzioni" disse uno dei giovani compaesani avvicinandosi.
"mpm snnosmp vsyyobr omyrmxopmo. Wisòvimp èstòs òs mpdyts òomhis?"
"Benvenuti sulla terra. Questa è l'Italia. Da dove vieni?"
Intanto dal portellone aperto uscì una seconda figura. Una maggiore diffidenza si diffuse tra i terrestri, che indietreggiarono di alcuni passi.
"mpm pstòsmp òs mpdyts òomhia. Vp,e èpddos,p gstr èrt vsèotvo?" I due alieni parlarono tra loro guardando di tanto in tanto gli abitanti di Gorez.
Evaristo raccolse un bastoncino da terra e nella sabbia disegnò la sagoma stilizzata dell'Italia.
I due alieni confabularono tra loro.
La mano dell'anziano guidò il bastoncino, abbozzando l'Europa, poi un planisfero stilizzato. "Terra." Disse Evaristo cercando di farsi capire.
"Hptrx." Si confrontarono i due extraterrestri, riconoscendo le sagome dei terreni presenti su Gorez. Quello dei due che sembrava al comando della missione spaziale, indicò l'oggetto con cui si incideva il terreno. L'anziano gli consegnò il bastoncino e vide l'alieno disegnare un cerchio lontano a est della terra. "Stsysb" disse l'essere indicando se stesso.
"Ho capito!" disse con entusiasmo il terrestre. "Quello è il tuo pianeta. Io sono Evaristo. Tu come ti chiami?" Siccome l'extraterrestre non dava segni di comprensione, ripeté il proprio nome indicando se stesso.
"Evaristo" disse l'altro con un suono strano additando l'anziano.
Quella fu la prima parola che un alieno pronunciò in italiano.
Riuscirono a confrontarsi a gesti su molti aspetti dei due pianeti. Alcuni erano comuni, altri invece non trovavano riscontro. Tutti gli abitanti del paese che all'inizio erano molto timorosi nei confronti dei due alieni, piano piano cominciarono ad avvicinarsi e a prendere fiducia; ora facevano gruppo tutti assieme partecipando attivamente alla comunicazione. Arrivarono perfino a ridere e scherzare, mettendo da parte le ovvie diversità tra le due razze.
Riuscivano a comunicare a gesti che da sempre sono un linguaggio universale; del resto non era così diverso dal comunicare con altre persona di cui non si conosce la lingua.
Dopo una mezza giornata, i due alieni finirono di prelevare tutti i campioni di cui avevano bisogno e ripartirono verso il proprio pianeta, con la promessa di ritornare a trovare i nuovi amici terrestri.
Dopo un'ora arrivò la polizia; con tutta calma cominciarono a fare domande riguardo l'avvistamento. Era lampante che non credevano alle parole dei presenti.
Ad un tratto Evaristo si rivolse a un uomo in divisa: "Con tutto il tempo che ci avete messo, gli extraterrestri sarebbero potuti arrivare, avremmo potuto far due chiacchiere con loro e sarebbero già potuti ripartire!"



Commenti

pubblicato il domenica 30 luglio 2017
JaredMarcas, ha scritto: Simpatico, interessante, mi sarebbe piaciuto leggerne ancora di più.
pubblicato il lunedì 31 luglio 2017
IvanoBruzzo, ha scritto: Grazie. Magari un domani...
pubblicato il mercoledì 23 agosto 2017
Greta, ha scritto: Il ribaltamento funziona sempre Xd Bello però il tocco della polizia che arriva in ritardo.
pubblicato il mercoledì 23 agosto 2017
IvanoBruzzo, ha scritto: Grazie mille!

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