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lavoro pubblicato venerdì 21 luglio 2017
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia che non vi riguarda

di Greta. Letto 354 volte. Dallo scaffale Fiabe

Non so se questa sia solo una storiella da raccontare di notte in campeggio o se possa capitare anche a voi. In fondo è vero, no? Tutti abbiamo più o meno paura della morte, e a volte, magari, qualcuno ci si fissa un po'... Non so, tu ch...

Non so se questa sia solo una storiella da raccontare di notte in campeggio o se possa capitare anche a voi. In fondo è vero, no? Tutti abbiamo più o meno paura della morte, e a volte, magari, qualcuno ci si fissa un po'... Non so, tu che non vuoi salire sulle montagne russe? O tu che hai il padre un po' vecchio? Ma no, tranquilli, voi non siete come Grisenda, quindi di certo non vi succederà niente.
Innanzitutto, lei aveva perso il suo cane. L'aveva chiamato Tiler, Tiler come quello del cartone del sabato, e con lui faceva invidia a tutte le sue amiche, perché le loro bambole non mangiavano davvero. Gli aveva dato la carezza della buonanotte come sempre, quella sera che si era addormentato particolarmente presto. E il giorno dopo, quando si era svegliata ed era corsa alla cuccia, lui era diventato una montagnetta di mosche. Poi, qualche anno dopo, le era stato strappato il suo nonno speciale. Era di quelli che sanno fare tutto, che ti raccontano le storie a memoria ma a cui devi ricordare che gli fan male troppi dolci, e Grisenda pensava che era l'uomo più forte del mondo, quando la spingeva sull'altalena fino a farle toccare i i fiori sugli alberi. Era stato proprio lui, con la stessa voce imperiosa con cui decretava che il giorno dopo pioveva, a dirle che la morte prende proprio tutti. E da quando, inesorabilmente, il mese dopo era finito nella tomba, la piccola Grisenda si era messa ad aspettare, con il costante cuore in gola per l'ansia che la morte stesse arrivando per lei.
Era così che a dodici anni passava le sue giornate. Andava a scuola schiacciandosi contro il muro del marciapiede, passava 5 ore a sperare che non le chiedessero di usare le forbici, e poi tornava a casa e si chiudeva subito in camera, perché lì era al sicuro se non si sporgeva dalla finestra. Guardava il telegiornale, nei primi tempi. Assorbiva con occhi vitrei le notizie di cronaca nera, e poi provava a calcolare quanto la morte le fosse vicina. Ma in fondo Tiler se ne era andato senza che nessuno le avesse dato un preavviso, quindi adesso si limitava a contemplare il soffitto, chiedendosi piuttosto se, anche per lei, la morte avrebbe avuto quell'odore storto di frigorifero dimenticato aperto.
C'erano state tante occasioni in cui Grisenda avrebbe potuto salvarsi. Avrebbe potuto accettare di uscire a comprare scarpe nuove con lo zio, avrebbe potuto interessarsi al gioco a cui a scuola giocavano tutti... Avrebbe potuto protestare perché il nonno non le aveva comprato tutti i gelati promessi, quando i suoi, esaurite le maniere buone e anche quelle cattive, si erano ridotti a quelle umilianti e si erano rivolti ad uno psicologo perché la facesse parlare della perdita. Le sarebbe bastato comportarsi da bambina, anche solo per una volta. Ma, a differenza dei suoi stupidi compagni che schiamazzavano tanto più forte quanto più rischiavano di diventare muti in eterno, cercava di restare il più zitta e ferma possibile, così che la morte la credesse già cadavere e la lasciasse stare.
La morte, però, purtroppo non è cattiva. I cattivi godono nel far soffrire, e la morte, quando guardava Grisenda, provava solo una grande pietà, quella stessa pietà che la spinge a terminare le vite degli uomini prima che finisca il bello che hanno da offrire. Le si stava arrugginendo la falce temprata, da tante lacrime vi versava sopra quando sorvolava quella casetta che, in teoria, Grisenda avrebbe dovuto occupare fino a cent'anni. E così, un mattino, entrò in punta di piedi nella cameretta della piccola prima che l'alba annunciasse un altro giorno di terrore, e la prese con se con tutta la delicatezza possibile, mettendole una mano sotto la testa come aveva fatto sua madre tenendola in braccio per la prima volta.
Ecco, la storia è finita. Come vedete non dovete aver paura. Insomma, dai, voi e Grisenda non vi assomigliate per niente... Quelle esperienze che aveva vissuto, e poi quel suo modo di guardare il telegiornale! Non mi meraviglio che sia impazzita a tal punto da finire per autosegregarsi. Voi non dovete preoccuparvi, se a volte vi si chiude un po' lo stomaco o se di notte sentite un rumore strano e stringete più forte il cuscino. Però, ecco, per sicurezza, fate un sorriso dopo questi pensieri: si sa mai che la morte vi stia davvero guardando.


Commenti

pubblicato il venerdì 21 luglio 2017
michelino, ha scritto: " Mi piace". Mi piace per la fiaba in se, ma apprezzo particolarmente la "cura" con la quale scrivi. Ne deduco che nonostante la tua giovane età, sei una che ama leggere molto. Brava.
pubblicato il domenica 23 luglio 2017
GiudittaGiulia, ha scritto: Molto carina: carina l'idea e come l'hai sviluppata. Te la invidio un po'... ;-)
pubblicato il lunedì 24 luglio 2017
Greta, ha scritto: Grazie ad entrambi! Comunque, non esitate a dirmi anche se ci sono parti che avreste scritto in modo diverso... Sono qui per crescere!
pubblicato il martedì 25 luglio 2017
Mannadir76, ha scritto: Ti commento anche questo lavoro ma solo per ripeterti che è difficile farti delle correzioni. Per quello che vale, ti sei guadagnata la mia fiducia, quindi se scrivi anche qualcosa di più corposo mi prendo il tempo per leggerlo.
pubblicato il venerdì 25 agosto 2017
tornosubbito, ha scritto: Per Dio,il tuo mulino macina farina di prima qualità!Non so come mi sia venuta in mente questa cazzata in un secondo,ma forse è solo l'effetto che mi ha fatto la tua fiaba.Bravissimissimissima.Posso solo leggerti e mi dispiace di non poterti aiutare con delle critiche,ma non ne ho i mezzi a parte quelli emozionali.A presto e a Dio piacendo.....

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