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lavoro pubblicato lunedì 17 luglio 2017
ultima lettura sabato 22 luglio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ushinawa

di JaredMarcas. Letto 193 volte. Dallo scaffale Amore

Mi alzai dalla scrivania ancora logoro per la lite con Jenny. A volte le adolescenti proprio non capiscono... La stanza era un completo disastro: fogli sparsi qua e là, inchiostro che macchiava i muri, una sedia a cui era stata spezzata una gamb.....

Mi alzai dalla scrivania ancora logoro per la lite con Jenny. A volte le adolescenti proprio non capiscono... La stanza era un completo disastro: fogli sparsi qua e là, inchiostro che macchiava i muri, una sedia a cui era stata spezzata una gamba. Mi affacciai dalla finestra, osservando un paesaggio che non c'era, tanto che la pioggia cadeva fitta e incessantemente da ormai parecchie ore. Con la fronte appoggiata al vetro, cercai di mettere al loro posto almeno i gangheri che mi erano saltati poco prima. Il dolce suono della pioggia di certo aiutava...ma non era sufficiente.
- Il signore comanda?
Agenore era apparso sulla soglia del mio studio con il suo solito fare reverenziale e servizievole. - Quella stupida ragazzina...guarda in che condizioni ha lasciato lo studio. C'è bisogno di una bella sistemata
- Capisco signore... mi metto subito all'opera
Presi la felpa-giacca dall'attaccapanni e, congedandomi da Agenore, uscii di casa. Di norma camminare sotto la pioggia ha sempre avuto il potere di calmarmi, oltre che ad aiutarmi a prendere decisioni importanti. E poi era quasi l'ora dell'aperitivo.

Mi inoltrai sulla poco transitata Madison Street, in modo tale da giungere più velocemente al Bar di Lauren. Non andavo mai lì aspettandomi di trovare qualche faccia conosciuta, ma era sempre pieno di gente che, quando nessuno dei miei conoscenti era in zona, un modo di fare nuove conoscenze c'era sempre.
- Oh dottore! Cominciavo a stare in pensiero! Qui i bicchieri carichi di gioia scorrono avanti ed indietro già da un'ora ormai e mi chiedevo dove ti fossi cacciato!
Lauren mi accoglieva sempre con un particolare riguardo, ma soprattutto con la sua enorme panza che tirava ai limiti del sopportabile quel mini grembiulino taglia M. Lui dice che è un regalo sbagliato che si vergognava a restituire, ma diverse delle mie fonti lo videro uscire dal negozio che vende articoli per la ristorazione mentre se lo annusava tutto, quel grembiulino.- Allora come iniziamo la serata, negroni o spritz?
Solitamente, 7 volte su 10 avrei preferito cominciare la serata in modo leggero, facendo salire la sbornia piano piano e aumentando, bevuta dopo bevuta, la difficoltà dei drink che avrei poi odiato. Ma quella sera volevo darmi da fare subito.
- Deliziami con un negroni fatto come dio comanda Lu. Ricorda che non sono uno di quei pivellini che ti infestano il bar dopo le 23: io l'alcol lo so reggere
- Ma vai in culo vai Marvin! - disse ridendo il panciuto barista, preparando subito il mio cocktail. Ricordo che una volta era in grado anche di eseguire delle simpatiche evoluzioni acrobatiche con le bottiglie, il vecchio Lu. Ma l'età, oltre che al peso, aveva ormai preso il sopravvento sulla sua abilità. Nell'osservarlo creare come un maestro la mia bevuta, notai, ad un paio di sgabelli di distanza sulla mia sinistra, un gruppo di tre ragazze che ridevano a suon di Martini che sgocciolava troppo generosamente dai loro bicchieri, messi alla prova da troppi insensati brindisi. Non era il gruppo in sé che aveva attirato la mia attenzione, ma la ragazza seduta alla sinistra della bionda, ornata con una coroncina di plastica in testa, forse la festeggiata di un qualcosa. I miei occhi furono attraversati da una scintilla e mi accorsi subito che dovevo farla mia.
Quegli occhi nocciola che balzavano ovunque, quella risata fantastica messa in risalto da una bocca carnosa ed accattivante, quei capelli mossi rosso amaranto, quello stacco di gambe, quel seno nel quale già immaginavo di tuffarmici dentro. Dovevo averla. Il gruppo sembrava già abbastanza alticcio, il che avrebbe potuto crearmi dei problemi nell'approcciarlo. La solita paura di fare il primo passo... quella è una brutta bestia che non abbandona mai nessuno. Presi un respiro profondo, carico di speranza ed eccitazione, diedi una sorsata veloce al drink che Lu mi aveva appena servito e mi incamminai verso quello che sarebbe stato il sogno di quella sera.
Arrivato vicino al gruppo, che parlottava e lanciava sguardi languidi e divertiti verso il resto della sala, non mi fermai subito ad attaccare bottone, ma proseguii dritto verso il bagno. O almeno feci finta di fare così. Non appena passato il gruppo, mi fermai un attimo, quasi mi fossi dimenticato qualcosa, e mi girai con la testa verso le ragazze, parlando da sopra la spalla.
- Hey, ma avete visto che casino qui fuori con quelle due che si picchiavano?
- Cosa? - mi rispose ridendo una ricciola castana col naso da furetto, la meno bella delle tre ragazze. - Si dai, si era creata una bella calca qui fuori, quasi come si vede nei film. E nel mezzo c'erano queste due ragazze che si spintonavano e graffiavano!
- Oddio ma sei sicuro? Qui non ci siamo accorte di niente!
Sapevo benissimo che non potevano essersene accorte, mi ero inventato tutto. L'importante era iniziare la conversazione in maniera non banale.
- E ci credo, con tutto quello che avete bevuto! Peccato, vi siete perse una scena epica!
E così feci per andarmene, voltandomi e facendo mezzo passo in direzione del bagno.
- No dai, non puoi lascarci così! Raccontaci com'è andata!
Era la bella rossa che mi stava pregando di raccontarle tutto l'accaduto. Aveva abboccato. Dovevo giocare le mie migliori carte. Mi rigirai verso di loro, prendendo posto accanto alla bionda con la coroncina. E quindi cominciai la mia commedia.
- Ok, se ci tenete...Allora, ero fuori che stavo per entrare, quando mi accorgo di questo energumeno biondo che se la stava ridendo di gusto guardando le due tipe litigare. Glenn mi pare si chiamasse...un nome da cafoni, Glenn. Insomma, il tipo era al centro di una contesa fra le due ragazze che se la stavano dando di santa ragione. Ed a un certo punto è saltata fuori pure una tetta! In certi casi non mi dispiace vederne una, sono un uomo, ma questa qui...sembrava una borsa flaccida, stile documentario di National Geographic.
Le ragazze si misero a ridere. Il mio umore stava subendo un'impennata di piacere. Mi stavo caricando. Poiché ero ancora in piedi e non volevo risultare, alla lunga, invadente sul gruppo, decisi di provare un piccolo trucchetto. Mi rivolsi alla rossa.
- Te hai l'aria di una che crede nella magia
Mi guardò con fare circospetto.
- Mmm...magia tipo Harry Potter?
- Ma va - le feci io di rimando - tipo David Copperfield. Guarda qua, ti faccio vedere Le presi la mano, le feci fare una giravolta e...mi infilai al suo posto, lasciandola lì in piedi mentre io mi godevo il suo sgabello trionfante.
- Ah-ah, te l'ho proprio fatta!
Le sue amiche si misero a ridere, mentre la rossa fece un sorriso beffardo, tipico di chi accusa un colpo come quello.

La serata proseguì senza intoppi. Riuscii a conquistare prima la fiducia delle amiche della rossa, il cui nome scoprii essere Sarah, ed, in seguito, rimasi solo con Sarah. Da un po' di tempo quella era la mia vita, costellata di conquiste notturne, di alcol. Una vita fatta di apparenza e di felicità a momenti. Mentre mi risvegliavo nel letto di Sarah, ripensai a Jenny. A quanto mi faceva male. Tornai a casa colmo di malinconia, e lei era lì nel mio studio, seduta sul davanzale della finestra con le gambe penzoloni.
- Passata una bella serata?
Questo mi sentivo dire, ogni volta che rientravo da una notte brava.
- Non pensi che, se fossi rimasto con Mamma, la felicità sarebbe tornata piano piano?
- Jenny...come faccio a spiegartelo? Tu non sei da questa parte, non capisci cosa si prova...La ragazza scese dalla finestra e mi venne incontro. Mi ritrovai i suoi occhi azzurri come il ghiaccio davanti al viso, e un attimo dopo Jenny mi assestò uno schiaffo fragoroso sulla guancia che, se ci penso ancora, mi fa più male al cuore che sulla pelle.
- Anche lei soffriva, anche lei stava male, ma le notti in cui ti svegliavi a piangere e a cercare le pasticche dei sonniferi c'era lei ad abbracciarti, c'era lei a darti tutto il calore e l'amore che ormai pensavi di aver perso. E tu invece? Tu stavi dietro a quelle troie dei bar!
Rovinai per terra, senza forza nelle gambe, sopraffatto dal dolore.
- Jenny, mi dispiace...io non so come uscirne da tutto questo...
E piansi, piansi forte nelle mie mani. Agenore entrò nella stanza.
- Posso essere utile signore?
Alzai lo sguardo verso la finestra, notando che avevo inavvertitamente lanciato una cornice verso il muro.
- Ancora la signorina Jenny?
- Sì Agenore, sempre lei, non c'è altro nei miei pensieri
Agenore si avvicinò e mi mise una mano sulla spalla.
- La signora Castrais ha telefonato, la informa che per domani ha fissato una messa commemorativa per l'anniversario della scomparsa di vostra figlia. Sarebbe gradita la sua presenza
- Vedrò cosa riesco a fare...
Mi alzai a raccogliere la cornice. Jenny era sempre lì nella foto, a guardarmi con i suoi occhi azzurri ed il suo sorriso pieno d'amore. E lì sarebbe rimasta per sempre


Commenti

pubblicato il lunedì 17 luglio 2017
tartaruga82, ha scritto: Devo dire che non capivo come mai fosse nello scaffale "amore" questo racconto che sembrava tutt'altro, bisogna arrivare alla fine per capirlo, quando amore e dolore si mescolano. Un bel racconto!
pubblicato il lunedì 17 luglio 2017
tartaruga82, ha scritto: Devo dire che non capivo come mai fosse nello scaffale "amore" questo racconto che sembrava tutt'altro, bisogna arrivare alla fine per capirlo, quando amore e dolore si mescolano. Un bel racconto!
pubblicato il giovedì 20 luglio 2017
JaredMarcas, ha scritto: Grazie mille tartaruga82!
pubblicato il giovedì 20 luglio 2017
JaredMarcas, ha scritto: Grazie mille tartaruga82!

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