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lavoro pubblicato lunedì 17 luglio 2017
ultima lettura venerdì 21 luglio 2017

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Iveonte (Capitolo 84)

di Iveonte. Letto 91 volte. Dallo scaffale Fantasia

BUSCUL INTRAPRENDE L'INVASIONE DELL'EDELCADIA - In breve tempo nella Tangalia, per bocca degli abitanti di Scuppo, si era sparsa la voce dell'incursione litiosina avvenuta nel loro villaggio. Allora non c'era voluto molto a ricollegare agli stessi au..

BUSCUL INTRAPRENDE L'INVASIONE DELL'EDELCADIA

In breve tempo nella Tangalia, per bocca degli abitanti di Scuppo, si era sparsa la voce dell'incursione litiosina avvenuta nel loro villaggio. Allora non c'era voluto molto a ricollegare agli stessi autori le due stragi, ossia quella dei predoni e quella dei soldati. Per questo entrambe erano state imputate dalla gente tangala ai Litiosidi, dopo che questi erano sconfinati nella loro regione. Ma, com'era da aspettarselo, l'impresa litiosina non era stata appresa dai Tangali con altrettanta manifestazione euforica, ossia allo stesso modo che era successo a Litios; al contrario, l’avevano giudicata una provocazione e una grave offesa al loro prestigio. Nonostante Kodrun e i suoi uomini avessero avuto i loro buoni motivi per operare oltrefrontiera, ugualmente Buscul, dopo essersi adombrato, si era dato a tuonare forte contro i Litiosidi. In verità, più che l'uccisione dei predoni, era stata la strage dei suoi soldati a farlo andare in bestia.

Perciò egli, pur essendo consapevole che la sua dichiarazione di guerra a Litios lo avrebbe fatto trovare in conflitto con tutte le città dell'Edelcadia, almeno all'inizio non aveva voluto intendere ragione. Infatti, a tutt'andare, il capo dei Tangali aveva incominciato a esprimersi con aperte minacce nei confronti della gente litiosina. In seguito, Buscul aveva deciso di soprassedere ai suoi propositi di vendicare i propri connazionali, a condizione però che gli fosse stato riconosciuto da parte dei Litiosidi un congruo indennizzo per i cento soldati uccisi. Così egli aveva mandato a dire al capo di Litios che la sua ira si sarebbe placata, per cui non sarebbe ricorso alle armi, soltanto con un adeguato risarcimento delle perdite subite sul proprio territorio per colpa dei Litiosidi. Esso doveva consistere nella consegna al popolo tangalo di mille sacchi di farina, di cento orci di olio, di cinquecento otri di vino e di duecento buoi pasciuti.

Ursito, pur di evitare la paventata guerra, forse avrebbe anche accondisceso alle richieste risarcitorie che gli erano pervenutegli dal capo dei Tangali; ma il suo primogenito lo aveva convinto a non cedere alle sue intimidazioni. Secondo il figlio, egli probabilmente stava bleffando, siccome neanche a lui conveniva avventurarsi in una guerra dall'esito incerto e con il rischio di coinvolgere l’intera regione edelcadica. Inoltre, Kodrun, dopo aver fatto dare dal padre un secco no alle pretese avanzate da Buscul, in seguito, a evitare eventuali sorprese, non si era astenuto dal prendere delle misure a titolo precauzionale. Prima di tutto egli aveva fatto sgombrare dai loro residenti le fattorie situate a ridosso del confine tangalo. In seguito, aveva inviato nella Tangalia Cinciok, insieme con i suoi due amici Mulor e Vesio. Il loro obiettivo doveva essere quello di studiare da vicino le intenzioni di Buscul, per poi trasmetterle a lui, dal momento che egli desiderava conoscere in anticipo le mosse del suo nemico.

A Litios, nel frattempo, Kodrun aveva iniziato a dirugginire la macchina bellica, allertando perfino i riservisti. Egli voleva evitare che i Litiosidi venissero colti alla sprovvista e impreparati, nel caso che ci fosse stata l'annunciata invasione tangala. Comunque, secondo lui, essa era da ritenersi più probabile che certa. Intanto, però, stavano per raggiungerlo delle pessime notizie, le quali lo avrebbero intossicato parecchio e gli avrebbero avvelenato l'esistenza per lungo tempo. Mentre svolgevano la loro pericolosa azione spionistica nel territorio tangalo, a un certo punto, la fortuna aveva voltato le spalle ai due intimi amici di Kodrun. Essi erano stati scoperti e uccisi da un drappello di soldati del luogo. Lo spiacevole episodio era avvenuto durante la provvisoria assenza di Cinciok. In quella circostanza, l'arrotino tangalo, d'accordo con i due compagni di missione che erano rimasti ad attenderlo nella taverna del villaggio di Vuosoz, aveva deciso di raggiungere la roccaforte di Buscul per intrufolarsi fra gli uomini a lui più vicini. La quale iniziativa, benché si presentasse estremamente rischiosa, lo stesso era stata presa da Cinciok.

Il motivo della sua decisione? Ecco detto! Siccome erano vari giorni che egli e i suoi compagni non riuscivano ad avere ragguagli significativi sulle reali intenzioni di Buscul, circa la sua tanto minacciata e strombazzata guerra, egli non aveva rinunciato a conoscerle realmente, conducendosi nel suo quartier generale. In quel luogo, dopo aver filtrato le varie informazioni raccolte, al fine di capire quali fossero le vere e quali le false, infine Cinciok aveva avuto la certezza che il capo tangalo sul serio era intenzionato ad accendere il conflitto con i Litiosidi. Secondo il suo parere, esso ci sarebbe stato molto presto, ossia non appena Buscul fosse riuscito ad armare un potente esercito. Contestualmente alla delibera dello stato di guerra, egli senza dubbio avrebbe aperto anche le ostilità contro coloro che aveva sempre ritenuti i suoi peggiori nemici. Così, in possesso di tali preziose informazioni, Cinciok si era apprestato a renderne edotti anche Mulor e Vesio, per poi ripartire rapidamente insieme con loro alla volta del loro villaggio.

Alla taverna, però, il poveretto aveva avuto una terribile sorpresa. Egli era venuto a conoscenza che i suoi compagni di missione, non si sa in che modo fosse accaduto, erano stati intercettati dai soldati tangali ed erano finiti ammazzati per mano loro; però non prima di avere uccisi una dozzina dei loro assalitori. Si sapeva che a condurre le milizie tangale in quel locale era stata la semplice voglia di tracannare un boccale di vino; di tutto il resto era all’oscuro anche l’oste. Cinciok, da parte sua, si era ben guardato dal fare domande sulla vicenda e dal far credere che le vittime fossero suoi amici. Inoltre, egli aveva fatto di tutto, perché dal suo volto non trapelassero né il disappunto né lo sgomento né la collera. Poco dopo, invece, dando a divedere ai presenti che la morte dei due Litiosidi non lo toccava minimamente, il poveretto era uscito dalla taverna con molta disinvoltura e affatto preoccupato.

Una volta che si era allontanato da essa di un miglio, senza mostrare alcuna fretta, il poveretto era scoppiato in un pianto dirotto, il quale era sembrato non volesse avere più fine. L’oriundo della Tangalia, che era divenuto Litioside di adozione, aveva imprecato duramente contro sé stesso, per aver lasciato soli i suoi due compagni di missione, mettendoli in grave difficoltà di fronte ai soldati tangali. I quali, secondo la sua ipotesi, li avevano facilmente scoperti e ammazzati per via della lingua, non essendo nessuno dei due in grado di smozzicare neppure un po' di tangalo. Pensando poi al fatto che essi erano i due amici intimi di Kodrun, la loro morte lo aveva maggiormente afflitto e angosciato. Alcune ore più tardi, l'avvilito Cinciok, con un'afflizione inesprimibile nel cuore e un'ambascia terribile nell'animo, si era incamminato alla volta di Litios, il quale adesso era il villaggio dove erano nati i suoi tre figli. Essi, perciò, diversamente da lui, potevano ritenersi Litiosidi a tutti gli effetti di legge.

A Kodrun, sia la notizia dell'imminente guerra sia quella della morte dei suoi amici d'infanzia, erano giunte sommamente sgradite. Comunque, egli non aveva dubitato neanche minimamente della lealtà di Cinciok, il quale in passato aveva rinnegato la propria patria e si era rifatta una nuova vita nel loro villaggio. Il primogenito di Ursito, da buon conoscitore dell'animo umano, all'istante lo aveva ritenuto pulito e si mostrava convinto di non sbagliarsi nei suoi confronti. I familiari delle due vittime, diversamente da lui, non erano stati del suo stesso parere. Essi gli avevano ventilato l'ipotesi che il Tangalo rinnegato avesse potuto tradire i loro congiunti, consegnandoli apposta nelle mani dei suoi compatrioti. Al contrario, secondo il parere di Kodrun, se Cinciok si fosse macchiato di un tradimento simile, avrebbe dovuto tenere celati i preparativi di guerra di Buscul. In questo modo, egli avrebbe fatto sì che i Tangali assalissero i Litiosidi di sorpresa, senza dare loro il tempo di preparare una valida difesa. Per questo motivo, la sua fiducia in lui era continuata a restare immutata.

Così, un semestre esatto dalla liberazione dei bambini da parte di Kodrun e degli altri uomini che vi avevano preso parte con lui, Buscul, a capo di un esercito di cinquantamila soldati, non aveva esitato a varcare il confine litiosino. Logicamente, lo sconfinamento dei Tangali non era stato un avvenimento piovuto dal cielo, siccome era stato previsto da tempo e anche seguito da vicino dallo spionaggio litiosino. Kodrun, infatti, non appena aveva appreso da Cinciok che il capo dei Tangali si era incaponito a voler portare a ogni costo la guerra nei territori appartenenti a Litios, era ricorso all'attivazione di una rete spionistica nella regione dei nemici. Il compito delle sue spie era consistito nel sorvegliare le mosse del rivale Buscul e di trasmettergliele prima possibile. In quel modo, egli aveva potuto conoscerle e vagliarle tempestivamente, traendone le debite conclusioni.

Quando infine il capo dei Tangali era riuscito a formare un esercito che soddisfaceva pienamente le sue intenzioni, il figlio di Ursito ne era venuto a conoscenza con largo anticipo, da parte delle sue spie che operavano sul territorio nemico. Allora, per prima cosa, egli aveva fatto emanare dal padre un'ordinanza, con la quale s'imponeva ai contadini di abbandonare all'istante le loro fattorie e di rifugiarsi nel villaggio di Litios. In quella circostanza, egli non si era affatto sognato di richiedere aiuto ai regnanti di quelle città edelcadiche che risultavano più a portata di mano, a evitare di farsi rispondere da loro: "Poiché vi siete cercati con le vostre mani la guerra, che oggi maldestramente vi trovate ad affrontare, fateci il favore di lasciarci in pace e di sbrigarvi delle vostre rogne da soli! Noi non ne vogliamo proprio sentir parlare né adesso né mai! Con questo, il nostro discorso è chiuso!"

Quindi, non volendo avere una risposta del genere dagl'insensibili monarchi edelcadici, Kodrun aveva badato ad arruolare quanti più uomini possibili fra la popolazione agricola. Alla fine era riuscito a ingaggiarne cinquemila. Allora egli, ricorrendo alla collaborazione di Tedo, senza perdere tempo aveva cercato di prepararli alla meglio all'uso delle armi e alla lotta corpo a corpo. Il suo collaboratore, comunque, era il valente uomo d'armi al servizio del padre. Egli, già prima che lo fosse Kodrun, era stato allievo dell'esperto maestro Crout. Inoltre, sempre per ragion di stato, il futuro capo di Litios, oltre a imporre ai contadini il contributo umano che già conosciamo, aveva fatto requisire dal padre tutti i cavalli di loro proprietà. Tali quadrupedi, a conti fatti, erano risultati essere più di seimila capi; ma, secondo la sua teoria, per chi era disposto ad accontentarsi essi erano sempre meglio di niente.

Ursito avrebbe voluto affidare il comando del suo esercito a Tedo, il quale aveva una decina d'anni più del figlio. Inoltre, a parer suo, egli era molto in gamba e aveva un'ottima preparazione in fatti d'armi. Ma Kodrun si era opposto alla decisione paterna, rassicurandolo che, in quella imminente guerra contro i loro nemici tangali, nessuno meglio di lui avrebbe potuto portare alla vittoria l'esercito litiosino. Ammesso che ci fossero state delle reali possibilità di vincerla! Il valoroso giovane aveva fatto notare al padre che anch'egli stimava moltissimo il valoroso Tedo; però la sua fiducia era limitata alla sua indiscussa perizia nell'addestrare validamente nelle armi i propri allievi. Dal suo addestramento, infatti, erano sempre venuti fuori degli ottimi combattenti. Invece, a suo giudizio, per quanto riguardava la competenza nella strategia militare, egli non dimostrava delle doti particolari e fuori del comune. Perciò toccava a lui prendere il comando dell’esercito, se si voleva condurlo a una probabile vittoria.

Dello stesso avviso erano stati anche i consiglieri del padre, i quali, a quell'epoca, continuavano a essere Crout e Turoc. Si trattava dei due illustri maestri che avevano seguito rispettivamente la formazione psicofisica e quella intellettuale di Kodrun. Le loro valutazioni, in merito, erano collimate con quelle del loro illustre allievo di un tempo. Essi avevano fatto presenti al loro capo la mediocrità di Tedo e l'eccellenza del figlio in qualità di stratega. Per questo, nella maniera più assoluta, essi si erano espressi a favore del suo primogenito. A dire il vero, lo stesso Tedo aveva dichiarato a chi gli dimostrava la massima fiducia che soltanto la genialità bellica di Kodrun avrebbe potuto operare il miracolo in quella guerra, siccome essa si preannunciava completamente sfavorevole ai Litiosidi. Infatti, i pronostici di quello scontro armato incombente, considerati in ogni direzione, erano tutti a svantaggio dell'esercito litiosino. Le ragioni? Disponendo esso della metà dei soldati rispetto a quello tangalo, si prevedeva che in quel conflitto sarebbe stato senz'altro sconfitto.

Come si vede, solo dopo gl’interventi di tali personalità di spicco, le quali unanimemente si erano pronunciate a favore del suo primogenito, Ursito aveva finito per recedere dalla sua decisione. Così egli, senza nessun altro dubbio, aveva sciolto tutte le riserve e aveva delegato il figlio a comandare l'esercito litiosino. Il quale, in quel terribile frangente in arrivo, avrebbe contato soltanto quindicimila fanti e appena diecimila cavalieri.

Facendosi forte dei trentaseimila fanti e dei quattordicimila cavalieri al suo comando, Buscul alla fine aveva iniziato la sua campagna contro Litios, mostrando un ottimismo che era alle stelle e coltivando le migliori speranze. Egli aveva aperto le ostilità già all'indomani del suo sconfinamento, il quale era avvenuto durante lo scorcio di primavera, precisamente al tramonto di una splendida giornata. Fin dalle prime ore del mattino successivo, il capo tangalo aveva impartito alle sue truppe a cavallo l'ordine di razziare e bruciare tutte le fattorie che si trovavano su entrambi i lati della strada maestra. La quale era quella che la sua fanteria aveva cominciato a percorrere a marce forzate, puntando direttamente sul villaggio di Litios, poiché non vedeva l'ora di razziarlo e di distruggerlo.

Ma i vari reparti d'assalto della cavalleria, già nelle loro prime scorrerie, si erano resi conto che in quelle terre c'era ben poco da depredare. I contadini, avendo giocato d'anticipo nell'abbandonare le proprie case coloniche, si erano portati dietro sia le bestie che le scorte di generi alimentari che erano state immagazzinate nei loro sili. Allora, venendo a mancare ogni possibilità di saccheggiare e d'infliggere dei supplizi alle persone, i Tangali, presi dalla rabbia, si erano dati a incendiare e a distruggere le vuote fattorie. Con quella loro iniziativa, avevano fatto tabula rasa delle abitazioni rurali incontrate perché appartenevano ai coloni litiosini.


Nel frattempo, Kodrun non era rimasto a girarsi e a rigirarsi i pollici, in attesa che la terra, sprofondando sotto l'esercito tangalo, se lo ingoiasse e risolvesse così tutti i problemi dei Litiosidi. Invece la sua mente era andata meditando come attirare la cavalleria nemica in qualche insidia e metterla così fuori combattimento, già prima della battaglia. Per l'esattezza, ciò sarebbe dovuto accadere senza neppure tanti sforzi, da parte dei suoi soldati! Egli aveva saputo che quanti facevano parte di essa invano andavano cercando ovunque l'opportunità di depredare e di ammazzare persone inermi. Anche perché la sopravvivenza del loro esercito dipendeva soprattutto dal riuscire a vettovagliare le truppe.

Stando così le cose, a ogni costo bisognava porre davanti a quegli assetati di sangue e di flagello la prospettiva di poter soddisfare facilmente la loro brama; ma non nella maniera che essi la intendevano e la stavano desiderando. Per comprendere meglio le mire di Kodrun, egli era intenzionato a offrire ai cavalieri nemici proprio quella eventualità; però esclusivamente come un vero miraggio. Invece, per quegli scalmanati cavalieri tangali, in concreto essa si sarebbe dovuta rivelare un'autentica trappola mortale, nella quale si sarebbe dovuto consumare il loro totale annientamento, senza far correre rischi a nessun suo soldato.

Così, dopo aver ponderato bene la situazione del momento e aver valutato le possibilità di successo che esso gli prospettava, Kodrun aveva voluto tentare la sorte con un suo piano, il quale avrebbe dovuto fargli giocare bene le sue carte. Il suo punto di forza, però, secondo lui, poteva essere unicamente l'elemento umano, cioè un provetto commediante con una comunicativa e un potere di convincimento eccezionali. L'uomo chiave di esso, nelle intenzioni del giovane stratega, esternando un atteggiamento simulatorio, avrebbe dovuto recitare magistralmente la sua parte di attore. Soltanto in quel modo, egli sarebbe stato in grado di convincere anche quelli che per loro natura si mostravano refrattari a concedere la propria fiducia perfino a colei che li aveva generati. Ma che cosa, in realtà, il geniale Kodrun stava facendo bollire in pentola all'oscuro di tutti quanti? Possiamo scommettere che si trattava di qualcosa di molto importante! Allora conviene affrettarci a venirne a conoscenza.

A sei miglia a ovest dell'altopiano che in seguito sarebbe stato acquistato da Chiorro, il futuro padre adottivo di Lucebio, c'era un avvallamento rettangolare, le cui dimensioni misuravano l'una cinque chilometri e l'altra tre. Essendo esso profondo una ventina di metri, vi si accedeva agevolmente per mezzo di un terrapieno, il quale era largo una decina di metri e risultava lievemente digradante verso l'interno. Alcuni affermavano che quella discontinuità di livello del terreno era una naturale depressione del suolo, la quale quasi sicuramente un tempo molto remoto era stato la sede naturale di un bacino lacustre. Ma poi, essendo andato incontro a un continuo e lento prosciugamento, alla fine esso era scomparso del tutto da quella fossa di modeste dimensioni. La maggior parte dei Litiosidi, invece, era convinta che era stata l'opera dell'uomo a ricavare dal terreno quell'affossamento, per cui non doveva essere considerato naturale.

Lo comprovava il fatto che la sua base e le sue pareti laterali presentavano superfici relativamente lisce e non erose dai dinamismi meteorologici, quali erano appunto la pioggia, il vento e la forza penetrante dell’acqua. La qual cosa lasciava pensare che, in un'epoca recente, fossero stati il piccone a scalfire la prima e lo scalpello a levigare le seconde. Tra quelli che avanzavano tale teoria, ce n'erano alcuni, i quali ipotizzavano che in quel luogo, al tempo della costruzione di Terdiba, ci fosse stata una cava di travertino. Essa era servita a fornire all’erigenda città le grosse lastre di pietra, al fine di cingersi di mura. Perciò, tenendo per buona quest'ultima ipotesi, in seguito si sarebbe continuato a scavare in tale cava per estrarvi altre pietre, quelle che sarebbero poi occorse per l’edificazione della futura città di Dorinda.

Ebbene, Kodrun voleva servirsi di quell’enorme buca, la quale aveva la forma di un parallelepipedo, per mandare alla malora l'intera cavalleria tangala. Ma prima doveva riuscire a farla entrare in essa di propria volontà, grazie a un suo stratagemma. A tale scopo, egli intendeva far pervenire all'orecchio del capo dei Tangali che in quel luogo appartato e quasi nascosto si celassero le donne, i vecchi e i bambini di Litios, insieme con massicce scorte di vettovaglie. Il primogenito di Ursito, da parte sua, era sicuro che, a quella notizia, il capo dei Tangali non avrebbe resistito e avrebbe fatto di tutto per non lasciarsi sfuggire un’opportunità così preziosa in quei giorni di carestia per il suo esercito. Per cui egli sarebbe stato preso dalla premura d'inviarvi al più presto la sua cavalleria, con l'intenzione di farvi compiere da essa una grande carneficina. In pari tempo, la medesima si sarebbe dovuta anche impadronire delle provviste alimentari che vi erano tenute in custodia.

Kodrun sapeva benissimo che il suo avversario Buscul, per quanto potesse essere inesperto nell'arte della guerra, se la soffiata non fosse provenuta da fonte sicura e se non l'avesse anche verificata con un riscontro oggettivo, giammai avrebbe dato ordine alla sua cavalleria di agire in tal senso. Anche perché, nel ricevere un’informazione di quel tipo, fra le congetture che subito sarebbero venute a turbinare nella sua mente sospettosa, avrebbe occupato il primo posto quella dell’eventualità di un probabile tranello a regola d’arte. Comunque, egli era convinto che la vera difficoltà, più che provenirgli da come procurare a Buscul il suddetto riscontro capace di dissipare ogni suo dubbio, gli sarebbe invece derivata dalla scarsa possibilità di trovare la persona giusta che facesse al caso suo. Essa, prima che egli le conferisse quell'incarico di massima fiducia, avrebbe dovuto fornirgli le migliori credenziali possibili di potercela fare facilmente.

Per la verità, Kodrun, nello stesso tempo che aveva architettato il suo geniale piano, aveva pure pensato alla persona che era tagliata per esso, a opera della quale, il suo disegno strategico si sarebbe dovuto attendere il maggior successo. Egli, infatti, aveva fatto cadere la sua scelta su tale persona, benché fossero state lanciate accuse pesanti nei suoi confronti, da parte di coloro che la tacciavano d'ignobile tradimento. Ma egli si era sempre rifiutato di prendere perfino in considerazione simili accuse infamanti che le erano state mosse contro, ritenendole assurde e del tutto destituite di fondamento. Per questo la sua fiducia verso di essa era risultata maggiormente aumentata. Ovviamente, il lettore si sarà già reso conto che quella persona poteva essere soltanto Cinciok.

L'ideatore del piano, però, doveva ancora interpellarlo e sentire la sua opinione in merito, prima di affidargli la difficile incombenza. Inoltre, una richiesta da parte dell'arrotino di esserne esonerato avrebbe senz'altro mandato a monte il suo magnifico progetto. In esso, infatti, il personaggio di primo piano non poteva essere che lui, lo scaltro Tangalo che era da considerarsi un Litioside. A tale proposito, il giovane figlio del capo del villaggio aveva mandato a chiamare l'artigiano tangalo, il quale immediatamente si era presentato a lui. Allora egli, una volta che l'arrotino si era trovato davanti a lui, lo aveva accolto con molta cordialità. Invitandolo poi a mettersi comodo, il giovane aveva incominciato a parlargli in questo modo:

«Cinciok, ho da affidarti un incarico di fiducia abbastanza delicato. Sono convinto che solamente tu potrai svolgerlo con eccellenti risultati. Nel medesimo tempo, non ti nascondo che esso si presenta pericoloso al massimo per colui che dovrà espletarlo. Ti premetto anche che non sei obbligato ad accettarlo, se, dopo avere ascoltato e compreso di cosa si tratta, non ti sentirai di affrontare i rischi che da esso potrebbero derivarti. Dunque, qualora tu dovessi ricusare di assumerlo, ti assicuro che il tuo rifiuto non verrebbe ad alterare tanto la fiducia che ripongo in te, quanto la stima che nutro nei tuoi confronti. Ma anche mi offenderei senza meno, se tu ti ci buttassi a occhi chiusi, con la sola prospettiva di entrare nelle mie grazie, visto che tu già godi la mia stima e la mia fiducia da un sacco di tempo. Perciò, prima di precipitarti ad accettare il delicato incarico che sto per affidarti, esigo che tu venga a conoscenza dei suoi dettagli. Voglio che tu ponderi i gravi pericoli che potresti correre nel portarlo a termine, poiché potrebbero essercene. Mi sono spiegato abbastanza, Cinciok?»

«Certo che sì, Kodrun! Anzi, ti sei espresso a meraviglia! Quindi, puoi passare a parlarmi dei particolari dell'incarico che vorresti affidarmi, nel caso di una mia risposta affermativa. Tanto già prevedo che lo accetterò senza riserve, ossia indipendentemente dai rischi che esso sicuramente comporterà! Mi sono spiegato anch'io?»

«Per il momento, Cinciok, lascia perdere la risposta; ma ti obbligo a darmela a tempo debito! Sì, me la farai conoscere, dopo che ti avrò chiarito ogni cosa in merito alla missione che ho deciso di assegnarti, la quale dovrà essere l'inizio della fase attuativa di un mio piano. Sappi che è mia intenzione attirare la cavalleria tangala nella cava, da cui furono estratte le pietre per la costruzione di Terdiba. Dopo essere riuscito a trascinarvela dentro, la farò sbaragliare e distruggere dai miei contingenti. Così ci garantiremo pure la vittoria sulla fanteria dell'esercito tangalo, contro la quale dopo eviterò d’inveire, poiché permetterò a essa di scamparla con la fuga. A meno che chi ne è al comando non intenderà risolvere altrimenti la questione, costringendomi a prendere un provvedimento più drastico nei confronti dei fanti tangali!»

«Ciò che non comprendo, rispettabile Kodrun, è in quale modo si potrà riuscire ad attrarre la cavalleria tangala dentro la cava da te citata. Essa, come tutti sappiamo in Litios, non ha niente di niente che possa suscitare qualche interesse anche piccolo nei rapaci cavalieri tangali. I quali attualmente sono ingordi esclusivamente di grandi bottini e di stermini, dal momento che il tempo inizia a farli rimanere in secca!»

«È appunto per questo motivo che mi sono rivolto a te, Cinciok! Tu dovrai convincere Buscul a impartire alla sua cavalleria un ordine simile, sempre che tu te la senta di assumerti quest'onere. Infatti, nessun obbligo di natura morale ti costringe a non rifiutarlo, compreso quello che possa esserti dettato dall’amor patrio, non essendo tu nativo di Litios! Ma prima voglio che tu sappia qual è il mio punto di vista, riguardo al meraviglioso piano che ho ideato, per far fronte all'esercito tangalo. Sono convinto che tu solo potrai raggiungere l'obiettivo che esso si prefigge, per due soli motivi.»

«Quali sarebbero questi motivi, Kodrun, che ti hanno indotto a fare di me il personaggio principale del tuo piano, mostrandoti pienamente convinto che io sarò all’altezza del compito? Non hai anche messo in conto che potrei benissimo fallire nella mia opera che neppure conosco ancora? Comunque, avresti già dovuto farlo!»

«Invece sono sicuro che ce la farai, Cinciok! Quanto ai motivi, te li faccio conoscere all'istante. In primo luogo, essendo tu un connazionale di nascita dei Tangali, almeno per quanto riguarda la conoscenza della loro lingua e delle loro usanze, non ti sarà difficile dialogare con Buscul. In secondo luogo, hai il grande dono di riuscire sempre a persuadere la gente a fare o a non fare una determinata scelta. La tua favella suadente, per quanto mi risulta, non ha mai fallito nel penetrare a fondo l'animo umano e nel plasmarlo (evito di dire plagiarlo) secondo i tuoi voleri. In questo modo hai ricevuto da chiunque anche le risposte più riservate con la sua totale condiscendenza. Puoi stare tranquillo, in merito a tale tuo fare, poiché sono anche al corrente che tu hai sempre utilizzato l'arrendevolezza del tuo interlocutore sempre e soltanto per soddisfare la tua curiosità. Magari anche per dare un saggio consiglio subito dopo; ma giammai per un tuo larvato tornaconto o per ricattare qualcuno in seguito!»

«Ti ringrazio, esimio Kodrun, per l'immensa fiducia che hai dimostrato di riporre sempre in me, nonostante alcuni, giustamente ingannati dalle apparenze, seguitino nei miei riguardi a nutrire molta diffidenza e a insinuare cose orribili. Ma mi preme dichiararti con franchezza che davvero ha urtato la mia sensibilità e ha offeso la mia dignità la tua affermazione, secondo la quale in questa guerra io non avrei obblighi né morali né di amor patrio. Ebbene, a tale proposito, mi permetto di rammentarti che la protezione e la salvaguardia dei miei figli e di mia moglie, che i miei ex compatrioti non esiterebbero a uccidere se vincessero la guerra, costituiscono già per me due grandi obblighi morali. Ai quali nessuna minaccia di morte riuscirebbe mai a sottrarmi. Adesso ti ho reso bene l’idea, al fine di fugare ogni tuo dubbio in merito?»

«Meglio di così non avresti potuto esprimerti, Cinciok! Per tale ragione, ti ringrazio a nome mio e di tutto il popolo litiosino, per aver dichiarato di sentirti più un Litioside che un Tangalo. Inoltre, la tua franca dichiarazione mi esorta a convincermi ulteriormente che tu sei la persona che più di qualunque altra nel nostro villaggio si presta al mio piano segreto che ho rivelato soltanto alla tua persona. Te lo garantisco!»

«Volevo altresì farti presente, illustre Kodrun, che serbo soltanto un pessimo ricordo sia del mio villaggio natale che dell'intera Tangalia. Dove, nel trasferirmi nella nuova terra, non lasciai né genitori e fratelli, né parenti e amici. Perciò solo il villaggio di Litios può essere degno del mio amore e della mia venerazione. Di conseguenza, lo considero la mia nuova e unica patria. Esso mi ha dato un lavoro, una famiglia e una numerosa schiera di amici, i quali mi hanno sempre stimato e sorretto nella mia attività. Tutti, a cominciare da te, mi avete sempre dato una mano nei miei momenti più duri e difficili! Come vedi, anch'io, da quando ho messo piede in Litios, ho degli obblighi sia morali che di amor patrio e non esiterei a sacrificarmi per essi!»

«Ti chiedo scusa, Cinciok, se prima inavvertitamente ti ho ferito con le mie avventate parole, che adesso vorrei che non le avessi mai proferite. Ma ti assicuro che una cosa del genere non si ripeterà mai più da parte mia, dopo essermi reso conto di come la pensi nei tuoi rapporti con il nostro villaggio. Te ne ringrazio moltissimo!»

«Sei scusato, mio nobile Kodrun. Ma, ritornando al tuo piano, ciò che mi preoccupa in quella che dovrebbe essere la mia missione, è il fatto che non saprei come riuscire a convincere Buscul, senza potergli prospettare un ottimo affare. Tangalo o non Tangalo, se io mi presenterò da lui senza proporgli qualcosa di concretamente redditizio, egli non ci penserà due volte a ritenermi un impostore o, peggio ancora, uno sporco rinnegato che si è venduto al nemico. Se poi propenderà per la seconda versione dei fatti, immancabilmente non esiterà a farmi impalare dai suoi sadici aguzzini!»

«Le obiezioni mosse da te, Cinciok, sono più che giuste. Lo so meglio di te che non puoi presentarti da Buscul a mani vuote, cioè senza una proposta che abbia il sapore di un affare appetibile. Ecco perché, facendola apparire un'autentica spiata, gli recherai la bella notizia che la cava è il nascondiglio di tutti i Litiosidi non abili alle armi e della gran parte del fabbisogno alimentare degli abitanti di Litios. Vedrai allora che la cosa lo interesserà tantissimo e lo spingerà ad affrettarsi a metterci le mani sopra. Così invierà immediatamente la sua cavalleria alla cava con il proposito di farvi sia piazza pulita delle persone sia il prelievo di tutte le vettovaglie che vi sono depositate. Il capo tangalo ha un disperato e urgente bisogno di rifornirsi di provviste alimentari. Con esse, egli dovrà sfamare il suo esercito, che assai presto si ritroverà a corto di alimenti, non avendo trovato ancora le fattorie che possano fornirglieli.»

«Ma Buscul, egregio Kodrun, non sarà così stupido da inviare alla cava la sua cavalleria, senza essersi preventivamente accertato di quanto sarò andato a riferirgli! Né tanto meno i cavalieri tangali saranno così sciocchi da dilagarvi a occhi chiusi, senza prima scorgervi le persone e le cose che, secondo la mia spiata, dovrebbero esserci. Ammesso poi che il loro capo, fatto molto improbabile, li invierà alla cava, senza prima fare verificare la fondatezza delle mie notizie dai suoi ricognitori fidati!»

«Cinciok, questo è un problema che toccherà a me risolvere. Quando tu lascerai Litios per andare incontro all'esercito tangalo, la cava sarà già completamente occupata dalle tende che dovranno accogliere le nostre donne, i nostri vecchi e i nostri bambini. Quindi, se Buscul deciderà d'inviare delle persone di fiducia a controllare, al loro ritorno esse non potranno che confermargli la fondatezza delle tue notizie. Solo che gli emissari, all'atto della loro conferma, ignoreranno che l'attendamento da loro osservato nella cava prima di ripartire, dopo non sarà più quello che hanno visto.»

«Perché esso dovrebbe essere diverso, valoroso Kodrun? Vuoi dirmi che cosa vi accadrà nel frattempo che i controllori tangali saranno andati via? Desidero saperlo!»

«Intanto che essi se ne ritorneranno al loro accampamento, mio carissimo amico, io provvederò a farlo evacuare completamente con la massima celerità, lasciandovi le sole tende vuote. Perciò le persone, da loro scorte in precedenza aggirarsi per la cava, saranno ricondotte di nuovo nel nostro villaggio, prima che Buscul vi faccia intervenire la sua cavalleria. Quanto a te, Cinciok, non appena i cavalieri tangali si saranno mossi dal loro campo per raggiungere la cava, ammesso che te ne sarà data l'opportunità, ti consiglio di abbandonare l'accampamento nemico alla chetichella e alla svelta. Dovrai allontanartene, prima che Buscul sarà venuto a sapere dei gravi risultati riscossi dalla missione che ha affidata alla sua cavalleria. Altrimenti finirai per mettere a repentaglio la tua vita. Con mio grandissimo cordoglio, naturalmente!»

«Il tuo piano, Kodrun, è stato ideato senz'altro alla perfezione e sono lieto di apprendere che sarò io ad avere in esso il ruolo del protagonista principale. Perciò mi adopererò con tutto me stesso, affinché quanto hai ideato abbia la riuscita che si merita. Ma sappiamo entrambi che il mio compito si presenta estremamente rischioso e non mi sarà facile svignarmela dall'accampamento tangalo. Comunque, se il mio sacrificio dovrà servire a salvare il nostro villaggio e la mia famiglia, che esso ben venga allora! Ormai sono già disposto ad accoglierlo con animo sereno e rassegnato!»

Le parole di Cinciok, che glielo presentavano votato al sacrificio supremo, avevano colpito immensamente Kodrun, facendolo commuovere in modo profondo. Alla fine di quel patetico momento, egli aveva avvertito il bisogno di abbracciarselo come un fratello. Soltanto dopo la sua calorosa effusione, il figlio di Ursito lo aveva lasciato congedarsi e andare. Ma, prima della sua partenza che lo doveva condurre dal capo dei Tangali, egli aveva voluto consentirgli di scambiarsi con i suoi familiari quello che molto probabilmente sarebbe stato il suo ultimo abbraccio d'amore e d'affetto.




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