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lavoro pubblicato martedì 4 luglio 2017
ultima lettura venerdì 21 luglio 2017

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Il barbone

di abisciott1. Letto 193 volte. Dallo scaffale Horror

Il barbone        Uscii da casa presto quella mattina. Avevo un vago senso di irrequietezza che mi portai dietro fino a sera come un cagnolino assillante.    Salii a bordo della mia macchina nuova fiammante. Mi ero con...

Il barbone

Uscii da casa presto quella mattina. Avevo un vago senso di irrequietezza che mi portai dietro fino a sera come un cagnolino assillante.

Salii a bordo della mia macchina nuova fiammante. Mi ero concesso una Ford Mustang, vecchio modello. Era una macchina stupenda che guidavo con estremo piacere. Ogni volta che toccavo il volante provavo sensazioni inebrianti e brividi sulla pelle.

Mi diressi al lavoro. Il mio impiego era semplice. Facevo parte del team dei centralinisti e sinceramente rispondevo al telefono sempre con grande piacere. Era un lavoro che mi soddisfava e credo che soddisfasse anche il mio amico Jonesy.

Parcheggiai la macchina sotto un alberello per evitare che il sole di luglio danneggiasse la vernice nera del mio bolide, e mi recai presso la mia postazione. C’erano altre macchine in giro e fui contento in qualche modo. Significava che l’azienda era in subbuglio e tra tutta quella gente c’erano sicuramente acquirenti.

Davanti all’entrata c’era un barbone. Mi fermai per un momento per poi riprendere a camminare. L’uomo mi stava guardando e fui davvero a disagio. Non avevo con me neanche una moneta appresso e, sinceramente, non volevo sborsare venti dollari che mi ero portato dietro.

Gli passai accanto e lui mi disse qualcosa. <<Se non mi dai dei soldi te ne pentirai.>>

Il mio cuore cominciò a battere all’impazzita. Era stata una vera minaccia quella che avevo subito e non mi era mai successo. Entrai dentro a tutta velocità e mi lasciai alle spalle il barbone che sicuramente aveva dei precedenti. Ero sconvolto e mi promisi che all’uscita gli avrei donato i miei venti dollari o quello che sarebbe rimasto.

Andai alla mia postazione e salutai Jonesy. Lui mi vide abbastanza agitato e si avvicinò.

<<Che ti è successo? Sei bianco come un cencio.>>

<<Hai visto quel barbone lì fuori? Mi ha minacciato di dargli i soldi.>> Mi sentivo già meglio dopo averne parlato.

<<Lascialo stare, forse è ubriaco. Dobbiamo comunque avvisare la sicurezza. Ci penso io.>>

Jonesy era un vero amico e mi fece stare bene. Il mio animo ritrovò un po’ di felicità e mi misi subito a disposizione dell’azienda e delle persone che avrebbero telefonato.

Quando uscimmo fuori alle cinque circa del pomeriggio, non trovammo il barbone. Per me fu un vero sollievo anche se le sue parole mi circolavano nella testa ancora come farfalle nere.

<<Se ne è andato>>, dissi.

<<Già. Stai tranquillo. Quel tizio era ubriaco e magari adesso sta bevendo dopo aver rimediato un paio di dollari.>>

Sorrisi e convenni che era di sicuro così. Jonesy ed io ci salutammo e io salii nella mia Ford con grande entusiasmo. Poi mi diressi verso casa.

Parcheggiai sul vialetto e scesi. Ero abbastanza stanco del lavoro e mi capitava spesso ultimamente. Mi misi in testa che sarei dovuto andare dal medico a farmi fare una visita. In fondo una visita non era impegnativa. Il mio dottore ci impiegherà dieci minuti, pensai scuotendo la testa. Era un bravo dottore ma forse visitava troppo velocemente i pazienti.

Entrai in casa e mi sentii qualcosa di freddo al collo.

<<Non ti girare, bastardo.>>

Riconobbi la voce. Era il barbone. Cominciai a sudare dalla fronte e il mio petto si alzava e si abbassava ininterrottamente.

In qualche modo era entrato in casa mia e non era ubriaco. Era nel pieno delle sue facoltà mentali malate. Ed era riuscito anche a sapere dove abitassi. Come ha fatto? mi chiesi vagamente.

Spinse ancora più forte quello che doveva essere un coltello e sentii del sangue uscire dal mio collo.

<<Cosa vuoi?>> chiesi.

<<Soldi, che ne dici? Dammeli o ti faccio a pezzi.>>

Avevo paura ma non credevo che potesse farmi a pezzi veramente. Forse mi avrebbe ferito. Cercai di ragionare. In quel momento nessuno avrebbe potuto aiutarmi, nemmeno se mi fossi messo a gridare. Raccolsi tutto il coraggio che avevo e mi divincolai.

Solo per breve tempo però.

Il barbone mi afferrò il braccio e in un gesto rapido prese possesso della mia mano. Ciò che mi fece dopo mi fa rabbrividire.

<<Non devi scherzare con me!>>

La sua faccia era gonfia di rabbia e aveva la pelle rossiccia.

Mi prese il dito e melo tranciò di netto con il suo coltello. Non ricordo esattamente cosa pensai in quel momento, ma il dolore fu lancinante. Gridai e cercai ancora di divincolarmi per proteggermi il dito. Non ci riuscii.

<<Va bene! Avrai tutto quello che vuoi!>>

Allentò la presa ma il suo sorriso aumentò come una maschera dell’orrore. I suoi occhi erano deformi e mandavano una lucina febbrile.

<<Valli a prendere>>, mi ordinò.

Mi lasciò andare e cominciai a camminare verso la cassaforte a muro. La mano mi pulsava e non avevo il coraggio di guardare il moncherino. Sapevo solo che perdevo sangue a dismisura e che ero stanco più di quanto si potesse pensare. Forse svengo, mi dissi. Ma non dovevo. Assolutamente no. Il barbone mi avrebbe fatto a pezzi sul serio.

<<Questa è la punizione che ti meriti>>, disse dietro di me. <<Se mi avessi dato venti dollari non sarebbe successo nulla. Prendi i soldi.>>

Li presi e glieli diedi, con la faccia pallida e gli occhi mezzi chiusi. Lui mi sferrò un pugno al volto e caddi per terra. In quel momento pensai sbadatamente al mio amico Jonesy e a tutte quelle telefonate a cui avevo risposto. Fu il dolore a farmi venire quei pensieri.

Mi alzai venti minuti dopo, credo. Ero debole e spaventato.

<<Chi c’è?>> dissi. <<Chi c’è in casa mia?>>

Non ci fu nessuna risposta. Il barbone se ne era andato. Lasciai cadere la testa sul pavimento, poi mi alzai con grande sforzo. L’importante è che sia vivo, pensai.

Presi il telefono e chiamai la polizia. Fu l’unico cosa che potevo fare.



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