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lavoro pubblicato lunedì 26 giugno 2017
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le avventure dei Racconti (parte 3)

di Juls1794. Letto 246 volte. Dallo scaffale Fantasia

Correva disperata, su di lei un sole cocente, attorno solo un arido e desolato deserto. Appena dietro di lei, due uomini robusti e barbuti la inseguivano. Sapeva che doveva scappare, proteggere quello che le era stato dato in custodia. Era suo compito......

Correva disperata, su di lei un sole cocente, attorno solo un arido e desolato deserto. Appena dietro di lei, due uomini robusti e barbuti la inseguivano. Sapeva che doveva scappare, proteggere quello che le era stato dato in custodia. Era suo compito. (< Emma >) La sabbia le entrava nelle scarpe, appesantendole, e la rallentava. (< Emma? >) Non poteva mollare. Non ora. Dopo tutto quello che aveva passato? No, non si sarebbe arresa alla realtà.

< EMMAAAAA! >

Emma si spaventò a tal punto da ritrovarsi già in piedi, i capelli in un cespuglio aggrovigliato, l'espressione a metà tra lo spaventato e il sollevato. Le ci volle qualche secondo per realizzare che davanti a lei c'era una persona. Dovette concentrarsi per capire chi fosse: capelli neri a caschetto, occhiali, alta quanto lei. Oh, ma certo!

< Delia! che cavolo fai?>

< Beh, prima o poi ti saresti dovuta svegliare > Disse, gli occhi ridotti a due fessure.

Emma si era completamente scordata che dovesse venire sua cugina. Ne avevano parlato qualche giorno prima: poiché abitavano lontane, spesso passavano i weekend una a casa dell'altra. Sta volta toccava a Delia venire a trovarla.

Scesero le scale per arrivare in cucina, Emma ancora mezza addormentata, Delia, invece, già borbottava di dover studiare.

< Ma come hai fatto ad arrivare qui? > Chiese Emma mentre metteva su un caffè per entrambe. Sapeva benissimo che il senso dell'orientamento della cugina era equiparabile a quello di un pipistrello sordo, perciò si sorprese della risposta: < Con la macchina>

< Cosa? Come? > esclamò sorpresa.
< Con mio padre >
< Ah, ora ha più senso >

Delia fulminò la cugina: < Hai una faccia distrutta, > continuò, dimenticando l'ultima affermazione. Osservava le occhiaie piuttosto pronunciate < dormito poco? >
Emma ripercorse velocemente la notte precedente... si... un sogno... E poi... C'era qualcos'altro ... Qualcosa che le sfuggiva. Cos'aveva dimenticato?
< Un sogno strano si... Dei tipi mi inseguivano perché volevano una specie di sfera, tutta pulsanti e cigolii... > Emma si interruppe. Gli occhi spalancati, il cucchiaino con il quale stava girando il suo caffè si fermò, al centro della tazza. Fissava il vuoto.
Delia la osservava attenta. Aspettò paziente per un minuto.
< Ehm... Emma? > Delia riportò alla realtà la cugina, agitandole la mano davanti alla faccia. Quella si voltò talmente velocemente da spaventarla. Aveva uno sguardo da matta, il fatto che i suoi capelli fossero un vero disastro non aiutava.
Emma parlò senza freni, arrivando a mangiarsi le parole e gesticolando furiosamente: < UN UOMO! E' venuto un tipo ieri sera, "Mi stanno cercando" Ma ti pare normale? Un vecchio, io gli ho anche aperto, il cane non ha fatto niente, gli piaceva, l'ha anche salutato! Oddio mi ha dato quella cosa, me la sono pure sognata! E se fosse una BOMBA?! Oh dio devo fare qualcosa. Ah, ha detto che sarebbe stata al sicuro con me, ma perché? Ma chi la vuole sta cosa?! Ma che è, poi? Guardava il vialetto e poi si è messo a carponi e camminava, mi ha schiacciato anche le tende per affacciarsi. >

Balzò in piedi: < MARPENZA!>

Delia la guarava esterrefatta: < Cosa?>

< Ha detto di chiamarsi così>

Le due cugine si guardavano. Delia la osservava come se fosse una pazza e pensando già di internarla da qualche parte. Emma, invece, guardava la cugina con sguardo eccitato, pronta all'azione.
< Emma, tesoro... Mettiti seduta >
Emma obbedì. Delia trasse un sospiro profondo. Sapeva benissimo che la cugina era un tipo strano, ma non fino a questo punto. Decise di darle fiducia, come sempre.
< Allora. > Sospirò. < Ricomincia da capo.>

Emma spiegò per filo e per segno cosa era successo la sera prima, mimando anche le espressioni e ricreando ogni movimento dell'estraneo nella stanza. Poi le mostrò la sfera, che era rimasta nel cassetto delle posate, dove, per la paura che qualcuno la trovasse veramente, l'aveva nascosta la sera prima.
Delia era una di quelle persone che qualunque cosa le si desse in mano, lei srebbe stata capace di aggiustarla, qualunque fosse il problema. Ci capiva di meccanica e di macchine, non di pc, per quello era più portata Emma.
Le mise la sfera tra le mani: lei se la rigirò più e più volte, la osservò e spinse i pulsanti in più punti.
< E' una specie di enigma > Spiegò. < Ne ho visti di meccanismi del genere, ma mai così complessi. Mi ci vorranno ore, forse giorni per risolverlo. >
Delia aveva poche, ma marcate caratteristiche: era testarda (come la cugina), soloitaria, silenziosa e permalosa. Si, decisamente permalosa. Perciò non avrebbe permesso a una stupida sfera di avere la meglio.
Emma, un po' mossa dalla curiosità e un po' arresa ad una di quelle immutabili decisioni con cui era abituata a convivere da sempre, sospirò e si mise sul divano, ad accarezzare Napoleone che, nel frattempo, aveva a malapena sollevato la testa per vedere cosa stava succedendo per poi ributtarla giù con foga, tornando ad immergersi nel suo beato sonno.



Commenti

pubblicato il domenica 29 ottobre 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Bello, veramente... Ottimo!

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