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lavoro pubblicato martedì 20 giugno 2017
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

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Fairy Management

di Pani. Letto 523 volte. Dallo scaffale Fiabe

... E vissero tutti felici e contenti, finché non arrivarono gli uomini d'affari.Il mondo delle fiabe non era mai stato così in difficoltà. Nemmeno quando Eugenio, il drago gigante, aveva perso le lenti a contatto e aveva sbattuto ...

... E vissero tutti felici e contenti, finché non arrivarono gli uomini d'affari.

Il mondo delle fiabe non era mai stato così in difficoltà. Nemmeno quando Eugenio, il drago gigante, aveva perso le lenti a contatto e aveva sbattuto la testa contro la Luna. Nemmeno quando il mago Trifolus aveva cancellato per sbaglio la parola "principe". Per un mese non si era potuto più dire principessa per intero. Tutti pronunciavano "ssa" per tutto il tempo, come per la principessa Lilla: ‘ssa Lilla.

Edoardo era nato nel mondo delle fiabe, da che ricordava era sempre stato un cattivo. Aveva fatto il cattivo nella fiaba del "Topo e l'anatra", in "La rivolta dei rastrelli" e aiutante cattivo nel "Mattarello d'oro". Fiabe comunque di breve durata, di quelle raccontate a bambini svogliati che non stanno nemmeno ascoltando. Era un cattivo scarso, nessuno lo diceva, ma tutti lo pensavano. Non era diventato cattivo per vocazione, ma per necessità. I buoni erano troppi e non ne servivano più, così avevano scelto Edoardo: come quando ti scelgono ultimo per giocare a pallone. Edoardo aveva sempre fatto il cattivo controvoglia. Faceva il buono di tanto in tanto per fare dispetto e veniva sgridato. Sgattaiolava in altre fiabe e veniva sgridato. Faceva il cattivo con le persone sbagliate e veniva sgridato. Veniva sgridato spesso insomma. "Perché non fai il cattivo come si deve?" Gli dicevano tutti. Lui faceva spallucce e continuava a fare del suo peggio. Finché non erano arrivati gli uomini d'affari.

Erano arrivati umani in giacca e cravatta, con occhiali scuri e limousine. Umani che stanno al computer per lavoro, che parlano d'affari, che contano quanti capelli hai in testa con la calcolatrice. Che ti possono vendere una scorta di nuovi capelli biondi scontatissimi. Capelli biondissimi, provenienti dal lontano Paese dei Capelli, dove di capelli non ne hanno più tanti ora.

Gli uomini d'affari erano comparsi dal nulla. Li aveva portati nel mondo delle favole la legge, il mercato, gli affari (così dicevano). Edoardo conosceva molto bene tutti i portali fatati per altri mondi: scarpette rosse, armadi magici, velieri fantasma, ma di legge, mercato e affari non aveva mai sentito parlare. Come riuscivano a farti viaggiare da un mondo all'altro? Serviva il loro aiuto, avevano risposto sbrigativamente gli uomini d'affari. Il mondo delle favole non era abbastanza efficiente e redditizio per il mercato moderno. Il mercato era tutto, l'efficienza era tutto.

Edoardo aveva osservato con gioia l'arrivo di un po' di novità al paese delle fiabe. Era speranzoso che forse qualcosa sarebbe cambiato. Cambiato in meglio? Non lo sapeva. Era troppo piccolo per sapere cosa sperare di preciso.

Nelle prime settimane gli uomini d'affari cominciarono a girare a piccoli gruppi. Per le strade di Cittalandia, nei passaggi sotterranei di Sottobarba, tra le nuvole di PiccoAlto, per i sentieri di BoscoFavo, nelle rovine di Primaopoicrolla. Edoardo aveva cominciato a seguirli a breve distanza. Li spiava cercando di non farsi notare. Aveva scoperto che gli uomini d'affari si comportavano in modo assai strano. Non si fermavano a parlare con nessuno: solo brevi questionari e ricerche di mercato. Non assaggiavano caramelle né pan di zenzero, non salvavano principesse e nemmeno le mangiavano. Riuniti in gruppi di cinque-sei manager, assistenti, banchieri, avvocati o segretari si spostavano sempre veloci e silenziosi. Rimanevano uniti, come piccoli greggi di pecore mezze bianche e mezze nere. Passavano con poco interesse da una casa ad un castello, da un Ghiberlicchio ad un mostro marino, da una pentola dei desideri ad una carrozza di formaggio. Non si fermavano neanche per un piccolo picnic. Prendevano appunti su taccuini o Tablet. Parlottavano increduli e sbigottiti di aver trovato tanta disorganizzazione e inefficienza.

Lo Scrittore delle fiabe, nel frattempo, aveva messo in pausa tutte le storie. Gli abitanti delle fiabe aspettavano diligentemente. Il popolo delle fiabe è conosciuto per essere molto curioso per natura: che si parli di buoni o cattivi, alberi o sassi. Infatti erano tutti curiosissimi, in attesa che gli uomini d'affari raccontassero una qualche storia.

Dopo alcuni giorni di riunione privata gli uomini d'affari ricomparvero di fronte a tutta la comunità per fare un annuncio: avrebbero aiutato il mondo delle fiabe, che sarebbe diventato un paese molto, molto ben organizzato!

Non era quello che si potevano aspettare, ma i festeggiamenti erano già stati preparati. Gli abitanti delle fiabe difficilmente rinunciano ad una festa. Festeggiamenti allora! Grandi pranzi, musica elfica e scoppi di petardodrago. Persino lo Scrittore di fiabe era in festa e aveva ufficializzato la pausa per tutti racconti di breve e lunga durata.

Gli abitanti delle fiabe li aiutarono a costruire un grande edificio per uffici e sale riunioni. Materiali insoliti erano stati richiesti: per i pilastri liquirizia senza zucchero, per i pavimenti lecca lecca schiacciati e sbriciolati, per le pareti cracker senza sale.
A turno avrebbero accolto ogni abitante del mondo delle favole e avrebbero dato loro consigli sul da farsi. Edoardo era tra gli ultimi della fila. Era sua abitudine arrivare sempre tardi alle riunioni...
Un omone in giacca e cravatta sedeva alla scrivania, uno faceva entrare gli abitanti, uno per volta veniva accompagnato all'interno. Tutti erano già in fila fuori dall'ufficio. Arrivati da tutto il mondo delle favole, gli abitanti erano felici anche di aspettare. Una squadra di gnomi passava lungo la fila consegnando spugne e gommapiuma in abbondanza. Questi paracolpi e copripunte servivano a proteggere gli abitanti. Nessun corno di unicorno, spada di spadaccino, artiglio di artigliodrago avrebbe fatto male ad alcuno.

Ogni volta che la segretaria diceva "avanti!" un abitante entrava. Ne usciva poi, pochi minuti dopo, con una pila di carte e documenti: con l'aria di chi ha ricevuto un compito impossibile. Edoardo non ci faceva caso. Sognava ad occhi aperti un nuovo mondo, un posto dove le fiabe erano più simili a lui, più libere forse. Forse Edoardo sarebbe stato un coraggioso principe o un mago del fuoco, ...

Le riunioni proseguirono fino a tarda notte. Venne il momento per Edoardo, ma non ci fu nessuno a chiamarlo.

I compiti erano stati tutti assegnati, era ora di tornare a casa. Tutti tornavano nei loro letti, nelle caverne o sotto i sassi. Accantonata la confusione e la stanchezza del giorno, gli abitanti delle favole dormivano e russavano già rumorosamente. Persino le creature notturne dormivano dopo quel giorno di fatiche. Gli uomini d'affari erano rimasti alzati, a correggere fiabe e documenti. Anche Edoardo era rimasto alzato, ancora fuori dall'ufficio, incredulo di non essere stato chiamato.

Era un nuovo giorno. Come ogni giorno al mondo delle favole iniziava quando il gallo arcobaleno cantava e lo Scrittore cominciava a scrivere "C'era una volta...".

Le principesse lisciavano i lunghi capelli, ma c'era poco tempo quella mattina. Ogni principessa poteva correre già dal suo principe per incontrarlo a metà strada o mettersi già tra le mani del drago per rendere tutto può sbrigativo. I draghi inviavano un'email ad ogni cavaliere per indicargli tempo e luogo dell'incontro. Gli avvocati di ogni drago e cavaliere si incontravano e risolvevano le dispute in tribunale. Principe e principessa potevano cominciare a vivere felici e contenti con un piccolo matrimonio tra pochi invitati.
Il mago della laguna e quello che abitava sulla luna dovevano preparare moltissimi intrugli in poche ore ogni giorno. Poi estraevano dalla roccia, per aspiranti principi, cavalieri e re: ascie, spade, picconi e Hula Hoop. Le streghe imbottigliavano sortilegi d'amore e di vendetta per rivenderli al nuovo supermercato della magia, con succursali a Cittalandia, Villaelfica e alla fortezza di Moscaliccio.
Tutti, maghi, maghe, streghi e streghe erano invitati a non lasciare oggetti magici sparsi per il paese, ma a conservarli nei magazzini reali in attesa che potessero essere venduti. Non c'erano più la solita spada magica abbandonata in un bosco o la lampada magica dentro una caverna nel deserto. Tutto era in ordine perfetto.
Il villaggio dei folletti era stato unito a quello degli elfi. Siccome elfi e folletti venivano spesso scambiati per uguali sembrava più efficiente farli abitare insieme. Il loro bosco era stato reso sicuro da possibili danni e incidenti. I rovi aguzzini erano stati impacchettati. Il fiume Sponda Ridente era stato ricoperto di cellofan. A BoscoNo e nella foresta di Perditempo erano stati installati cartelli e mappe per poter trovare sempre la via d'uscita più rapida.
Una squadra di gnomi e spiritelli sorvegliava le terre scure e quelle chiare. Il nuovo team "Bruttidibosco" annotava ogni nascita di nuovo protagonista e antagonista. Si prendevano poi nota delle storie già raccontate per evitare doppioni. Si sceglievano poi accuratamente i protagonisti delle storie, pochi e di alta qualità (il che creava un sacco di disoccupati a dire il vero). E i Bruttidibosco controllavano che nessuno cambiasse ruolo o che saltasse da una storia all'altra.
Fatine, fuochi fatui e lische di pesce volanti erano stati incaricati di raccogliere i moltissimi annunci degli abitanti: cercasi scarpette magiche, lenti a contatto perdute, cercasi cattivo per storia di magia, cercasi aiutante per Cavalier Ciliegia, cane Aldo cerca impiego come eroe o aiutante, ricercato Assassimido di CittàCoperta, Zibraffa e Corniglio fuggiti dal calderone mischiante di maga Gustava.

Edoardo aveva richiesto impiego dappertutto. I più erano così impegnati da non rispondere neppure, gli altri lo allontanavano dicendo semplicemente: "Non abbiamo più posto" o "Chiedi ad un altro". Fin dall'inizio di quella stramberia Edoardo aveva avuto una strana sensazione, ora riusciva solo a pensare: "Non sono riuscito a far parte delle nuove favole!".

Passò molto tempo. I lieti fini scarseggiavano. Gli abitanti lavoravano tutto il giorno per rendere i procedimenti più veloci, le storie efficienti e organizzate. I disoccupati giocavano d'azzardo o guardavano gli altri lavorare. Nessuno aveva più tempo per le favole. Lo Scrittore compreso aveva sì tolto la pausa per i racconti, ma le storie scorrevano così lineari che sembrava non arrivasse mai un finale. Diventava tutto grigio, silenzioso e monotono, mentre gli uomini d'affari brindavano al successo. Gli abitanti delle fiabe non capivano ancora cosa volesse dire "successo". Avevano anche dimenticato com'erano le vecchie fiabe e non sembrava più possibile vivere senza tutta quell'organizzazione e quelle sicurezze.

Edoardo nel frattempo si era trasferito a BordoLibro, nella periferia delle favole. Aveva scavato in pagine stropicciate e vecchi paesaggi abbandonati per ritrovare qualche personaggio incompleto. Nel suo piccolo quartiere aveva costruito qualcosa di simile ad una brutta fiaba. C'erano un serpente fatto di corda, un popolo di sassi guerrieri, un monte parlante e irascibile, un veliero fatto di tappi di sughero e vecchie penne a scatto rotte, cento topi color erba, un paio di principi licenziati che facevano i contadini, una carrozza arrugginita e una pioggerella dispettosa a cui piaceva cadere soprattutto al contrario. Le storie erano disordinate e spesso senza fine. A volte da una storia si passava ad un'altra senza accorgersene. I buoni non erano sempre buoni e i cattivi nemmeno. I pochi personaggi litigavano spesso, ma poi facevano la pace e ridevano degli sbagli e delle vecchie disavventure. Ogni oggetto poteva diventare vivente con un pò di fantasia. Edoardo aveva riscoperto qualcosa di antico senza cercarlo. C'era qualcosa che non aveva più visto nelle favole. C'era in lui poca efficienza forse, ma una voglia di giocare, inventare e scherzare come mai prima d'ora.

Lentamente sempre più abitanti delle fiabe erano stati attirati da tanto chiasso di litigi e risa. Il popolo delle fiabe è conosciuto per essere molto curioso per natura: che si parli di buoni o cattivi, alberi o sassi. Infatti erano tutti curiosissimi, in attesa che Edoardo raccontasse qualche fiaba. Inizialmente forse c'era imbarazzo, ma tutti cominciavano presto a sperimentare piuttosto che ascoltare solamente. Raccontavano qualcosa di loro o provavano nuovi personaggi. Edoardo suggeriva sempre di cominciare con l'inventare storie brutte, di proposito (così poi era tutto in salita). I mostri provavano a fare gli eroi, gli eroi a fare i mostri. I nuovi arrivati miglioravano subito e cominciavano ad ammirare la capacità di Edoardo di poter raccontare tante storie e di interpretare tanti personaggi diversi. Edoardo poteva essere un drago, un principe, un contadino, un sasso parlante senza mai perdere il sorriso e la voglia di sperimentare cose nuove. Giocare e stare insieme era la cosa importante.

Era un nuovo giorno. Come ogni giorno al mondo delle favole iniziava quando il gallo arcobaleno cantava e lo Scrittore cominciava a scrivere "C'era una volta...".

Il popolo delle fiabe aveva rinunciato a rendere efficienti le favole. Il colore e il chiasso dei villaggi e dei boschi era tornato. Storie che sembravano quelle vecchie, ma con qualcosa di diverso...

Il cavaliere e il drago combattevano, ma non cercavano più di uccidersi a vicenda. Combattevano finché uno dei due non si arrendeva. Il giorno dopo potevano escogitare qualche nuova avventura, magari assieme. Ad esempio un giorno il drago poteva fare il cavaliere e il cavaliere poteva fare il drago, oppure insieme potevano affrontare un esercito di sassi guerrieri.
Le principesse incontravano principi, senza bisogno di essere salvate o attenderli su irraggiungibili torri. Principi e principesse pensavano meno ai sontuosi matrimoni e più al conoscere persone nei regni lontani.

Gli uomini d'affari? Gli umani erano stati velocemente dimenticati. Pochi cacciati via. Pochi avevano inseguito legge e mercato altrove. Altri si erano cambiati d'abito e uniti alle storie di bambini avventurosi, maghi innamorati e draghi coraggiosi.

... E vissero tutti felici e contenti, finché...



Commenti

pubblicato il venerdì 21 luglio 2017
Greta, ha scritto: Ciao! Lo stile mi piace, è scorrevole ma pittoresco, e anche la trama di per sè mi piace. Però mi sembra che, da quando Edoardo va nelle a Bordolibro, il tutto diventi un po' confuso. Forse avresti potuto perdere un po' più di tempo nel raccontare come, dalla periferia in cui è arrivato Edoardo, la voglia di giocare sia tornata anche nelle zone in pugno agli uomini d'affari, magari facendo partire il tutto da Edoardo, finalmente eroe, e descrivendo infine come l'aver sconfitto gli uomini d'affari migliori la sua reputazione in tutto il regno. Comunque, continua così! Leggerò altre tue fiabe
pubblicato il venerdì 21 luglio 2017
Pani, ha scritto: Ottimo consiglio, c'è un po' di finale da approfondire. Grazie :)

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