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lavoro pubblicato giovedì 8 giugno 2017
ultima lettura mercoledì 9 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache delle terre di Aidrabmol - Capitolo 25

di Chyprill. Letto 321 volte. Dallo scaffale Fantasia

aCapitolo Venticinqueb   30 anni prima   “Quale lieta novella!” “Sì, finalmente mio caro! Non sai che gioia riempie il mio cuore!” “La festa dei fiori e alle porte potremmo annunciare la notizia al p...

aCapitolo Venticinqueb

30 anni prima

“Quale lieta novella!”

“Sì, finalmente mio caro! Non sai che gioia riempie il mio cuore!”

“La festa dei fiori e alle porte potremmo annunciare la notizia al popolo durante la parata, cosa ne pensate?”

“No, aspettiamo che torni la tranquillità e quando saremo tutti più calmi faremo l'annuncio”

“Come volete mia signora”

Il giorno seguente l'intero regno era in fermento, ogni via era addobbata con fiori di ogni colore per accogliere il passaggio della parata.

Il re e la regina vestiti degli abiti da cerimonia sedevano sul cocchio reale a metà della fila ed attendevano pazientemente che fosse il loro turno di partire.

La carovana dei carri procedeva lenta tra il vociare della folla, ogni angolo della capitale era gremito di gente, sia abitanti del regno che forestieri arrivati da paesi lontani.

Tutto il mondo conosceva la grande festa di primavera di Onalim.

Gli schiamazzi più forti e la folla trepidante annunciavano finalmente l'arrivo della carrozza dei sovrani.

Il carro del re spiccava tra gli altri per la ricchezza dei suoi addobbi e per l'inconfondibile colore blu.

Il capitano delle guardie reali seguiva il re a cavallo del suo destriero, entrambi addobbati per la festa, uno in alta uniforme e l'altro con i bardamenti da parata lucidati a puntino.

Subito dietro i carri con le alte personalità e i rispettivi coniugi.

La piazza principale stava per essere raggiunta quando delle urla spezzarono la felicità del momento.

“Capitano!”

Alcune guardie avevano già raggiunto ed affiancato il loro comandante.

“Andate avanti e fatemi sapere cosa succede, massima priorità alla sicurezza del re!”

La processione si era fermata in attesa di notizie e l'ansia crescente si poteva quasi percepire.

“Ismael, andate a controllare voi stesso”

“No maestà, il mio dovere è proteggervi, ci penseranno i miei uomini ad appurare cosa sia accaduto”

I minuti passavano senza che giungesse alcuna notizia e la folla iniziava a scalpitare e a guardarsi impaurita intorno alla ricerca di un nemico invisibile.

Finalmente uno degli uomini tornò a fare rapporto .”Capitano, non c'è nulla, nessuno ha visto nulla, nessuno capisce da dove siano arrivate quelle grida”

“Va bene...procediamo allora ma con cautela...”

Mentre Ismael dava ai suoi uomini le direttive per riprendere il cammino in sicurezza un uomo alto e slavato si accostò a lui.

“Ismael....dov'è mia sorella?”

Il capitano delle guardie lanciò un occhiata al nuovo venuto e poi si voltò per cercare sua moglie con lo sguardo.

“Non la vedo, dovrebbe essere poco più indietro di noi....”

Mentre pronunciava quelle poche parole sentì alle sue spalle un sibilo.

Si voltò di scatto più velocemente che poteva e si mosse per affiancare il re, nella confusione nessuno sembrava aver capito cosa fosse successo, l'uomo slavato era scomparso tra la folla e la gente ammutolita e confusa aspettava che fosse fatta chiarezza.

“Maestà state bene?”

“Si non mi capacito di cosa stia accadendo”

“Qualcuno ha cercato di attentare alla vostra vita maestà! “

“La mia vita?! Ma io sto bene come vedete! “

Il re si alzò in piedi e rivolgendosi alla folla esclamò

“Che la parata continui!”

La folla accolse con clamore l'annuncio del sovrano e scoppiò in un fragoroso applauso.

“Sire...non credo sia il caso di sottovalutare la situazione...”

Il capitano cercò di insistere quanto meno per sedare ogni dubbio ma il re era preso a salutare i suoi sudditi e non gli dava retta così decise di rivolgersi alla regina.

“Altezza...almeno voi datemi ascolto...”

La regina però taceva, il suo voltò era emaciato e gli occhi parevano spenti e polverosi.

Ismael allora alzò la voce e la chiamò nuovamente.

“Regina Aeris!”

La chiamò così forte che anche il re si voltò e lei finalmente si destò dal suo torpore.

“Ditemi capitano...”

I loro sguardi si incrociarono, gli occhi della regina erano vitrei.

“Altezza....vi sentite bene?”

“Ah..”

Aeris si accasciò su se stessa e fu in quel momento che Ismael e il re videro con sgomento un piccolo dardo dalla punta acuminata che fuoriusciva dalle decorazioni floreali alle spalle della sovrana.

Il groviglio di fiori aveva in parte attutito il colpo ma non a sufficienza da impedire che la punta trapassasse lo strato di taffetà ed arrivasse a pungere come uno spillo la schiena della donna.

“Aeris, Aeris!!”

Il re cinse la moglie col suo braccio e la scosse lievemente ma lei restava china.

Il capitano allora allungò il braccio e le afferrò il polso e solo quel semplice gesto gli bastò per capire la tragicità del momento. La mano era pesante, cadente e di un gelido freddo che penetrava la carne.

“Maestà...”

“Aeris, Aeris, AERIS!!”

“Maestà...la regina...”

Il re continuò a scuoterla e a chiamarla con sempre più forza mentre il pubblico assisteva in un silenzio di tomba alla scena.

“Maestà....”

Il capitano insistette imperterrito a richiamare il suo re fino a che quest'ultimo alzò il capo e rivolgendoglisi con sguardo rovente gli rispose.

“ISMAEL! Prendi i tuoi uomini, vai da solo, fai quello che meglio credi!! MA TROVA CHI HA FATTO QUESTO! Voglio una testa, di chiunque sia! Fosse anche il sangue del mio sangue!”

“Sarà fatto mio signore!”

Il comandante delle guardie rispose sicuro al sovrano ma dentro di se sentiva il suo cuore raggelare dal terrore al pensiero che la persona che il re voleva su una picca potesse essere la stessa a cui lui aveva donato tutto se stesso.



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