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lavoro pubblicato domenica 4 giugno 2017
ultima lettura domenica 21 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le avventure dei Racconti

di Juls1794. Letto 355 volte. Dallo scaffale Fantasia

E se le parole scritte diventassero realtà? E se questa realtà facesse all'improvviso capolino nella vita vera? E se invece fosse quello che viene scritto ad influenzare la nostra realtà? Non ci capisci nulla? Tranquillo/a: neppure la protagonista........

Erano quasi le undici di una calda serata di inizio giugno. Nel cielo brillava un'incantevole mezzaluna e una piacevole brezza soffiava leggera in un piccolo paese di provincia. Il borgo era in fermento: da poco si era conclusa una partita di calcio proiettata sul grande schermo, appositamente installato per l'occasione nella piazza principale, già gremita di bancarelle varie e stand gastronomici. Visitatori, abitanti e addetti ai lavori, si agitavano convulsamente per le vie centrali, celebrando la prima festa estiva.
Dalla sua stanza, al piano terra di una villa bifamiliare, tuttavia, Emma non percepiva nessun rumore proveniente dai compaesani. Da poco, dato l'aumento improvviso di temperatura, aveva cominciato a tenere una finestra socchiusa di notte, perciò riconosceva chiaramente i suoni delle auto che passavano o quelli provenienti dalle abitazioni contigue. Era stesa sul suo letto, i capelli castani raccolti in una coda, gli occhiali poggiati sul naso retto, indossati per non affaticare ulteriormente i grandi occhi marroni, dopo una già impegnativa giornata di studio. Le dita, veloci, correvano sulla tastiera del pc e chissà cosa stavano creando. Era tutto nella norma: sua madre, che viveva al piano superiore, probabilmente era già caduta nel suo tipico sonno profondo; Napoleone, il suo grosso cagnone, sonnecchiava beato ai piedi del letto.
Nel piccolo paesino di provincia, nulla poteva far presagire quello che di lì a poco sarebbe accaduto.
"Toc toc. Bussarono alla porta" Digitò Emma.
In quel periodo stava scrivendo un romanzo di fantascienza. In effetti, iniziava sempre qualche lavoro per lasciarlo incompiuto per mesi, a volte anni, e infine cestinarlo senza pietà. Ma stavolta si era ripromessa che sarebbe stato diverso, anche perché si stava affezionando particolarmente alla protagonista, Tiria. Era così presa dal suo racconto, che non si accorse dei colpi provenienti dalla porta di ingresso.
"Tiria si diresse con passo incerto verso la porta, tendendo l'orecchio verso eventuali rumori sospetti. Avrebbe potuto essere Elos, il suo fedele compagno, oppure qualche componente del cerchio di acciaio. Doveva stare all'erta. La mano, pronta, sul cinturino della pistola." Leo si rizzò in piedi, scese le scale che collegavano il soppalco al salotto con angolo cottura, e si diresse verso la porta, tendendo le orecchie nere e setose verso l'intruso che, dall'altra parte, continuava a bussare con insistenza.
"Tiria, prendendo coraggio, spalancò l'uscio con un movimento repentino, estrasse subito l'arma e la puntò verso l'estraneo: un vecchio uomo barbuto fece velocemente capolino all'interno dell'abitazione; l'espressione tradiva paura e incertezza, non verso colei che gli puntava addosso la pistola, bensì verso l'esterno.
Il vecchio guardò la ragazza: < stanno arrivando > disse con voce di tomba."
I colpi erano diventati sempre più rapidi e potenti, generando non poca confusione. Emma, distogliendo finalmente lo sguardo dallo schermo del pc, unica fonte di luce nella casa, guardò verso l'origine di tale baccano (i colpi alla porta e l'agitato Napoleone che, nel frattempo, aveva cominciato ad abbaiare) e si alzò dal letto. Pensò, sorridendo, che in effetti fosse curioso che anche "qui" qualcuno bussasse alla porta. Intimò al cane di fare il bravo e senza indecisione aprì a quella che era sicura fosse sua madre. < ehi, mam...> cominciò a dire, ma fu interrotta dalla visione che ebbe in quel momento: un vecchio uomo barbuto fece velocemente capolino all'interno dell'abitazione, l'espressione tradiva paura e incertezza. Chiuse la porta appena dietro di sé e, dopo essersi messo a gattoni, stava osservando nervosamente attraverso le finestre il vialetto dal quale era venuto.
Napoleone assisteva impietrito alla scena, aspettando una qualche reazione della padrona per capire come comportarsi. Nel frattempo, Emma era più confusa di lui. Trascorsi i secondi, o forse minuti, necessari per esaminare la realtà che uno sconosciuto barbuto si fosse introdotto in casa sua e ora camminasse carponi in giro per il salotto, decise che era tempo di proferire parola: < ehm... mi scusi > disse, rivolgendosi all'uomo con voce pacata, nel tentativo di non agitarlo ulteriormente < cosa ci fa in casa mia? >
L'uomo le rivolse uno sguardo che definire da matto sarebbe un eufemismo: i capelli candidi arruffati, sul naso degli occhiali che sembravano più lenti di ingrandimento, la bocca in una smorfia inquieta: < non te l'ho già detto? >



Commenti

pubblicato il sabato 28 ottobre 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Devo dire che la trama mi piace, mi sembra intrigante, merito per il quale è opportuno continuare a leggerti. Un piccolo appunto lo devo fare, non mi è particolarmente chiara la traslitterazione tra i due racconti, la trasposizione dal letto al reale. Aggiungo, giusto per puntualizzare che sono presenti alcuni refusi fastidiosi che rallentano la lettura. Ma, a parte queste inezie, mi è piaciuto molto leggerti; complimenti.
pubblicato il sabato 28 ottobre 2017
Juls1794, ha scritto: In risposta a CanoviAlfredo Ringrazio molto per il commento, farò in modo di tenere bene a mente le critiche che sono state mosse :) In effetti non mi ero resa conto dei tanti errori (c'è un problema con il copia e incolla dal documento word al sito), correggerò immediatamente!

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