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lavoro pubblicato sabato 3 giugno 2017
ultima lettura venerdì 20 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

WBB - 1 - L’ascesa delle Bestie [cap 20 (fine)]

di GhostWriterTNCS. Letto 333 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Leona e Alphard si sono diretti su Shytia, un pianeta controllato da criminali senza scrupoli. Lì hanno fondato una gilda, ma hanno bisogno di una grande impresa per dimostrare il loro valore: eliminare il fuorilegge che controlla la vicina città...........

20. Noi siamo la BBS

I quattro membri della BBS avanzavano con cautela, seguendo in silenzio Axel Rad-šatah. La struttura della villa di O’Neill era chiaramente quella di una base militare, ampia e robusta, tuttavia ogni ambiente era stato arredato con cura, combinando mobilia semplice ma elegante con svariate opere d’arte. Tra i quattro invasori, Kael era l’unico a poter vantare una certa conoscenza in storia dell’arte, quindi solo lui si era potuto accorgere che il valore dei capolavori che incontravano stavano progressivamente aumentando. La cosa non stupì il coleotteriano: se avesse avuto così tante opere d’arte e una villa intera in cui esporle, anche lui avrebbe concentrato le più preziose nei pressi della sua area privata.

Come preannunciato, l’onnipresente sistema di sorveglianza non dava segni di vita, e lo stesso valeva per le persone riverse a terra che di tanto in tanto incrociavano sul loro cammino. Nessuna di loro riportava segni di ferite, sembrava infatti che avessero solo perso i sensi.

Anche quello faceva parte del piano delle Bestie Selvagge: dopo aver lasciato Traumburg, avevano atteso un paio di giorni, dopodiché Leona e Kael erano tornati in città sotto mentite spoglie per cercare degli alleati. Ma non alleati qualsiasi: avevano bisogno di qualcuno che potesse accedere liberamente alla villa, così da poter disattivare i sistemi difensivi dell’ex base militare e spianare loro la strada. Non era stato facile trovare la persona adatta – O’Neill non era molto amato dai suoi subordinati, ciononostante quasi tutti avevano troppa paura per tradirlo –, alla fine però erano venuti a conoscenza della storia del metarpia e avevano deciso di fare un tentativo.

Durante la guerra civile Axel aveva combattuto sotto O’Neill, quindi, dopo la fine delle ostilità, aveva pensato che un uomo come lui sarebbe stato in grado di dare stabilità a Traumburg, rendendola una città sicura per sua moglie e sua figlia. Quando aveva capito le reali intenzioni dell’ex militare, era ormai troppo tardi, e la minaccia che venisse fatto del male alla sua famiglia gli aveva negato la possibilità di ribellarsi. Non era stato facile per lui accettare di tradire O’Neill per aiutare la BBS, alla fine però aveva capito che quella era la migliore occasione, anzi probabilmente l’unica, per riottenere finalmente la libertà.

Ora avanzava deciso, convinto della propria decisione, alle sue spalle c’erano Leona e Gardo’gan, pronti a respingere un eventuale attacco frontale, mentre a chiudere la fila si trovavano Alphard e Kael, che grazie alle raffinate percezioni e ai sofisticati sensori avrebbero potuto ridurre al minimo l’eventualità di subire un’imboscata alle spalle.

Tra i cinque, l’ibrido era quello che più di tutti avrebbe potuto avvertire la presenza di eventuali minacce, tuttavia non riusciva a concentrarsi fino in fondo. Prima aveva cercato di comportarsi in maniera allegra come al solito, ma in realtà si sentiva frustrato per aver perso così miseramente contro Danray. Lui era un supersoldato immortale, ma alla fine se erano salvi, era solo grazie a Leona. Certo, sapeva di non poter rivaleggiare con la forza della figlia dell’inferno, però non riusciva a darsi pace: avrebbe voluto fare di più per aiutarla.

Una volta sistemato O’Neill, per prima cosa si sarebbe comprato un’arma decente, e poi avrebbe cominciato ad allenarsi con molta più serietà, proprio come aveva fatto Gardo’gan. Cavolo, lui sì che si era fatto onore! Loro due avevano lo stesso compito, eliminare più nemici possibile mentre Leona si occupava di Hannibal, ma probabilmente lo spadaccino ne aveva sconfitti meno della metà del rettile.

Guardò l’anello argentato che portava al medio della mano sinistra, la cui superficie era impreziosita da sottili incisioni. La prossima volta sarebbe andata diversamente: avrebbe reso onore all’addestramento ricevuto da sua madre. Prima però c’era una cosa che voleva fare.

«Ehi, Kael.»

Il coleotteriano si voltò appena verso di lui.

«Mi faresti un favore?»

«Siamo arrivati» annunciò Axel una volta che ebbero raggiunto la fine di un ampio corridoio. «Dietro questa porta ci sono le stanze private di O’Neill.»

«Puoi aprirla?» gli chiese Leona.

Il metarpia scosse il capo. «Solo O’Neill può farlo.»

«Ci penso io» affermò Gardo’gan facendo un passo avanti e sciogliendosi le spalle.

Si preparò a colpire, ma la serratura scattò da sola e i battenti cominciarono a muoversi con aria solenne. Oltre la soglia si trovava un ampio studio, lo stesso dove il padrone della villa era solito ricevere i suoi uomini per assegnare loro gli incarichi. Anche quel locale richiamava lo stile degli altri ambienti, ma ad un livello nettamente superiore: la mobilia aveva un’aria più ricercata – in particolare l’imponente scrivania in legno che dominava l’ambiente – e ai lati opposti della stanza c’erano un paio di statue antiche dal valore inestimabile. Una parete era occupata quasi interamente da una finestra olografica raffigurante un panorama montano, mentre alle spalle della scrivania c’era una teca con all’interno un’armatura un po’ rovinata risalente ad alcuni anni prima.

E in piedi, appena appoggiato all’imponente tavolo, stava lui: Adolf O’Neill. Mentre nel giardino della villa si consumava un’aspra battaglia, lui aveva avuto modo di vestirsi e sistemarsi. Era da tanto che aspettava di ricevere qualcuno abbastanza forte e motivato da ucciderlo, quindi in un certo senso si sentiva in dovere di accoglierlo con il massimo rispetto.

Fece un passo avanti, sforzandosi di tenere una postura fiera nonostante la pancia voluminosa. «Devo ammetterlo, non pens-»

Un colpo di pistola interruppe le sue parole. Due. Tre. L’ex militare cadde all’indietro, sbatté contro la scrivania e poi stramazzò a terra.

Alphard restituì l’arma a Kael, che la prese senza palesare alcuna emozione. Al contrario, quando l’ibrido si voltò, scoprì di avere addosso lo sguardo incredulo di Gardo’gan e quello un po’ stupito di Leona.

Li guardò alternativamente per qualche istante. «Beh? Prima uccidi, poi chiacchiera. Dai, è la prima regola dell’assassino!»

Tra i quattro membri della BBS calò un inaspettato silenzio, fino a quando la figlia dell’inferno non si schiarì la voce per prendere in mano la situazione. «Bene, direi che adesso abbiamo davvero finito.»

«Ne sei proprio sicura?» obiettò Kael.

«Uffa, e chi manca? Abbiamo ucciso tutti, no?»

Il coleotteriano sospirò. «“Uovo dei Sindri” ti dice niente?»

La giovane drizzò coda e orecchie, tirandosi una pacca sulla fronte. Si era concentrata così tanto sui nemici da sconfiggere che si era completamente dimenticata dell’Uovo. «Cazzo, è vero! Eeh… Ehi, tu sai dov’è l’Uovo dei Sindri?»

Axel, rimasto sul ciglio della porta, annuì. «Si trova nel caveau, insieme a tutti i tesori più preziosi di O’Neill. Il problema è che O’Neill era l’unico in grado di aprirlo.»

«Troveremo un modo» gli assicurò Leona. «Dai, facci strada!»

Il metarpia entrò a sua volta nello studio e poi condusse le Bestie Selvagge nella zona riservata ad O’Neill, quasi ignorando il cadavere dell’ex militare che ancora perdeva sangue.

In breve raggiunsero il caveau e, come previsto dalla figlia dell’inferno, alla fine riuscirono ad aprirlo grazie all’inesauribile forza della giovane.

Alphard, Gardo’gan e Kael cominciarono a raccogliere tutto quello che potevano, nel frattempo la figlia dell’inferno ne approfittò per andare in bagno e cominciare a pulirsi dal sangue che la incrostava dalla testa ai piedi.

“Se ti vedono conciata così, penseranno che siamo dei pazzi omicidi e ci scambieranno per i cattivi!” aveva esclamato l’ibrido.

Leona si tolse il giubbotto antiproiettile e cominciò a lavarsi le mani. Notando l’espressione corrucciata di Axel, che le aveva fatto strada fino al lussuoso bagno, decise di provare a rassicurarlo: «Appena avremo piazzato un po’ di roba, ti daremo la seconda parte del compenso.»

Lui fece un mugugno d’assenso, come se i soldi non lo interessassero minimamente. «Scusa, faccio una chiamata.»

La figlia dell’inferno annuì e cominciò a sciacquarsi la faccia.

Meno di due minuti dopo il metarpia fu di ritorno.

«Tutto a posto?» gli chiese lei.

Axel fece di sì con la testa. «Ho chiamato mia moglie» aggiunse dopo qualche secondo. «Lei e mia figlia sono andate alla stazione, così, se fosse andata male, almeno loro sarebbero potute fuggire mentre gli uomini di O’Neill erano impegnati qui alla villa.»

La giovane annuì. «Pensate di rimanere?»

Il metarpia si strinse nelle spalle. «Finalmente siamo liberi e possiamo andare dove vogliamo, ma la nostra casa è qui. Se riuscirò a trovare un lavoro, allora resteremo, se no dovremo andare a cercare altrove.»

Dopo essersi asciugata il viso, Leona andò a recuperare il suo giubbotto per dare anche a lui una rapida ripulita. «Sai, stavo pensando: che ne diresti di unirti alla Brigata? D’accordo, non saremo proprio dei santi, però stiamo bene insieme e ci farebbe comodo qualcuno con le tue capacità.»

Il metarpia, anche se interessato, preferì non sbilanciarsi troppo: «Ci penserò, grazie per l’offerta.»

I due tornarono al caveau e per la prima volta la figlia dell’inferno ebbe modo di vedere dal vivo quell’Uovo dei Sindri da cui tutto aveva avuto inizio. La forma era proprio quella di un grosso uovo grigio scuro, con la superficie formata da placche lisce e lucenti intervallate da solchi più scuri che di tanto in tanto pulsavano di un flebile bagliore azzurrino. Ovviamente non era l’aspetto a dargli valore, bensì la leggenda che lo identificava come l’unico oggetto capace di condurre alla mitica Fucina dei Sindri.

Nessuno dei presenti sapeva se tale voce fosse vera, in ogni caso erano ben felici di poter mettere le mani su un artefatto così prezioso.

Dopo aver razziato a dovere la villa, i cinque raggiunsero il giardino e lì trovarono una manciata di ex subordinati di O’Neill di nuovo in piedi. Uno in particolare si diresse verso di loro: era il centauro dal manto focato che in un primo momento aveva guidato la difesa del cortile.

«Che ne è di O’Neill?» chiese semplicemente.

«Morto» rispose Leona, lapidaria. «L’abbiamo ucciso.»

L’uomo chinò il capo, pensieroso più che dispiaciuto. «Avete intenzione di reclamare la città?»

«No. Questa città merita un vero governo, a noi interessano solo le opere d’arte di O’Neill. E non abbiamo intenzione di combattere ancora con voi.»

«D’accordo.» Il centauro fece per voltarsi, ma si fermò. «Chi siete voi?»

La figlia dell’inferno sollevò inconsciamente il mento, fiera. «Io sono… Noi siamo la Brigata delle Bestie Selvagge.»

L’ex subordinato di O’Neill chinò appena il capo in segno di rispettoso saluto e si allontanò.

Nel surreale clima di silenzio venuto a crearsi, alcuni raggi di sole cominciarono a filtrare da oltre le mura, rischiarando il giardino e scaldando l’atmosfera. Sarebbe stata un’alba meravigliosa e poetica, l’inizio di una nuova vita per Traumburg, ma proprio in quel momento una fastidiosa pioggerella cominciò a riversarsi sulla città.

«Aah, no! Io odio la pioggia!» imprecò Leona, cercando di coprirsi con le braccia. «Mi finisce sempre nelle orecchie e mi rovina tutti i capelli!»

«Sbrighiamoci a raggiungere la fermata» suggerì Alphard.

«E lui che fa?» chiese Gardo’gan accennando ad Axel.

«Me ne torno anch’io a casa» rispose il metarpia. «Voi andate pure.»

Le Bestie Selvagge lo salutarono rapidamente e poi corsero verso il grande cancello principale, che nel frattempo avevano riaperto.

Nonostante la pioggia sempre più insistente, non poterono fare a meno di notare le macchie rosse che pian piano si stavano moltiplicando sugli edifici: erano lenzuoli, vestiti o anche semplici pezzi di stoffa che i cittadini avevano esposto appena avevano capito che qualcosa era cambiato.

Il rosso, il colore degli indipendentisti nonché il simbolo dei loro ideali di libertà e autodeterminazione, poteva finalmente tornare a sventolare, fiero come dopo la fine della guerra civile.

«Sembrano contenti» commentò Leona, felice di scoprire che altre persone avrebbero beneficiato della loro impresa.

«In realtà il difficile per loro viene adesso» fece notare Kael.

«Ehi, non fare il guastafeste!» lo sgridò Alphard. «Siamo degli eroi! Certo, siamo anche degli assassini, ma siccome abbiamo ucciso i cattivi, allora siamo degli eroi! Giusto?»

«Mah, quello che conta è che adesso tutti sapranno chi siamo e quanto siamo forti» affermò Gardo’gan.

«Beh, non posso darti torto» annuì l’ibrido. «Ehi, aspettate: “Non siamo eroi, ma se avete bisogno di un eroe, chiamateci”. Potremmo usarlo come messaggio pubblicitario!»

«Possiamo parlarne dopo?!» imprecò la figlia dell’inferno. «Mi sto inzuppando tutta!»

I quattro si affrettarono a scendere nella più vicina fermata del treno, ma questo non bastò ad evitare loro di bagnarsi da capo a piedi. I loro vestiti erano robusti e impermeabili, tuttavia solo Kael si era preoccupato di rimettersi il casco.

«E con questo possiamo dire tanti saluti alla nostra uscita di scena trionfale» commentò Alphard.

«Certe cose è meglio lasciarle agli eroi col mantello» ironizzò Gardo’gan.

«Giusto! Dalle nostre parti si festeggia con fiumi di alcol!» esultò Leona. Sollevò il pugno e subito venne imitata dai suoi compagni. Perfino Kael si prese la briga di tirare su un braccio superiore.

Avevano appena portato a termine la loro prima vera impresa, era tempo di festeggiare, ma non si sarebbero crogiolati a lungo nel loro successo: la storia della Brigata delle Bestie Selvagge era solo all’inizio.


Epilogo

L’atmosfera all’interno della gilda era calda e movimentata, e questo perché il numero dei presenti era ormai raddoppiato. Axel Rad-šatah si era preso qualche giorno per riflettere sulla proposta di Leona, e alla fine aveva accettato di unirsi alla Brigata. Lui e la sua famiglia si erano trasferiti in uno degli appartamenti liberi e sua moglie aveva accettato di buon grado l’incarico di trovare i giusti elettrodomestici per ampliare la cucina e rendere fruibili altre stanze. Al contrario del marito, Sephiredd era una demone, aveva la pelle bruna e dei capelli argentei che sfumavano al lilla. Sua figlia Sora, seduta di fronte a lei, le assomigliava molto, fatta eccezione per i capelli verdi e piumati, e per il fatto che non aveva la coda.

Leona sollevò la bottiglia e mandò giù un lungo sorso di birra. «Aah, che bello avere nuovi membri!» esclamò tutta contenta.

«Già, peccato solo che quella sia una prima donna» commentò Gardo’gan, seduto accanto a lei con la sigaretta in bocca e un grande schermo olografico davanti.

Come sperato da Alphard, oltre ad Axel e alla sua famiglia, anche l’imenotteriana con il potere del fuoco aveva accettato di unirsi alla Brigata, tuttavia il suo atteggiamento vanitoso e un po’ egocentrico non le aveva fatto guadagnare molte simpatie.

«Dai, Gardo’gan, non fare il maleducato. È appena arrivata: dalle un po’ di tempo per ambientarsi» la difese Leona. Qualche giorno prima il sauriano le aveva rivelato il suo nome proprio, tuttavia la figlia dell’inferno aveva rinunciato ben presto all’idea di usarlo. “Mi chiamo Xhernan” le aveva detto, ma i tentativi della giovane di ripeterlo erano stati alquanto imbarazzanti.

L’imenotteriana intanto, dotata di un ottimo udito, aveva sentito il commento del rettile e la cosa non le aveva fatto molto piacere. In realtà si sentiva un po’ in colpa a tenere quell’atteggiamento pretenzioso, ma la verità era che le sembrava di essere state reclutata solo per il suo aspetto esteriore e non per ciò che sapeva fare. E in effetti a volerla nella Brigata erano stati soprattutto Alphard, che già in passato aveva dimostrato di apprezzare il suo fisico da modella, e Leona, che in quanto lesbica aveva ammesso di trovarla molto attraente.

«Fiammetta, che ne pensi di questo set da cucina?» le chiese Sephiredd mostrandole un gruppo di elettrodomestici in offerta.

La diretta interessata, che si era offerta di aiutarla, lesse rapidamente le descrizioni dei prodotti. La demone e la sua famiglia si erano stabiliti lì solo un paio di giorni prima di lei, quindi si era sentita molto sollevata a sapere di non essere l’unico nuovo membro.

«E comunque non ti preoccupare,» proseguì la moglie di Axel vedendola giù di morale, «all’inizio possono sembrare un po’… “selvaggi”, ma sono delle brave persone.»

L’imenotteriana le sorrise, grata per la sua comprensione.

«Beh, ragazzi, questa dovrebbe essere l’idea» affermò Gardo’gan ad alta voce per farsi sentire da tutti.

Gli altri membri della Brigata si riunirono davanti allo schermo olografico del sauriano, osservando con ammirazione il disegno appena realizzato: raffigurava una catena disposta ad anello, spezzata nella parte superiore per aprirsi in due maestose ali di fuoco.

«Wow, ma allora è vero che sai disegnare!» esclamò Alphard.

«Ah, ah, ah» ribatté ironico il rettile.

«È magnifico» affermò Leona, entusiasta. «Ora abbiamo anche il nostro stemma!»

Diede una pacca sulla spalla a Gardo’gan e poi fece qualche passo indietro per permettere anche agli altri di guardare più da vicino il disegno e di complimentarsi con il sauriano.

Con un sorriso sulle labbra bevve un sorso dalla sua immancabile bottiglia di alcolico. Anche con la sua forza mostruosa, non sarebbe mai riuscita a sconfiggere O’Neill senza l’aiuto dei suoi compagni – non le sarebbe nemmeno venuta in mente una simile impresa – quindi si sentiva incredibilmente fortunata ad averli incontrati.

In realtà ora che erano in otto le sembrava di essere un po’ più “marginale”, ma tutto sommato la cosa non le dispiaceva: più membri voleva dire più persone pronte ad aiutarsi a vicenda. E poi non c’era niente di meglio di avere qualcuno con cui condividere il proprio impegno quotidiano e i propri successi.

Portò una mano al braccio destro, accarezzando il monile dorato regalatole da sua madre. Finalmente la gilda dei suoi sogni stava prendendo forma, sentiva di avere di nuovo una famiglia: niente avrebbe potuto renderla più felice.

Seminascosti tra alcuni cespugli, due occhi chiarissimi osservavano da lontano la sede della gilda.

Dopo essere stato fatto a pezzi da Leona, Hannibal ci aveva messo un po’ per riuscire a riprendersi. Per evitare la morte, si era trasformato in un piccolo roditore più facile da rigenerare, si era nutrito del suo stesso cadavere e poi aveva divorato i pochi corpi rimasti all’interno del giardino di O’Neill.

O’Neill… Finalmente si sentiva libero dalla sua maledizione, finalmente poteva tornare a pensare lucidamente. La sua mente, piegata dai brutali esperimenti che l’avevano trasformato nel Mostro Bianco, aveva perso parte della sua originale intelligenza, ma la sua coscienza e la sua razionalità non erano mai scomparse del tutto.

Ora che si era nutrito e che aveva potuto rigenerare tutto il suo corpo, gli restava ancora un desiderio da realizzare, qualcosa che O’Neill gli aveva sempre negato.

Dischiuse leggermente le fauci, sforzandosi di trasformare in parole il suo pensiero: «Le…o…na…»

***

«Se è interessato, le invierò un file con ulteriori dettagli» concluse l’ologramma con la sua voce falsata. Il volto dell’uomo era completamente in ombra, quindi ciò che catturava l’attenzione era il coniglio grigio con tre occhi che teneva sulle gambe.

«Nessun problema. Rapiremo il bambino senza destare sospetti» garantì Ulysses Dabrinski con voce ferma.

«Ottimo. Il file le arriverà a breve. Arrivederci.»

«Un’ultima cosa,» lo interruppe il treant, «come la devo chiamare?»

«Oh, il mio ruolo è solo quello di coordinare persone più capaci di me, quindi può chiamarmi semplicemente “Coordinatore”. Se non ha altre domande, la saluto.»

«La ringrazio per il suo tempo e per la sua fiducia. Arrivederci.»

L’ologramma dell’uomo col coniglio scomparve e subito dopo arrivò il file preannunciato. Il capo dei Boia Tagliagole non perse tempo e subito si mise a leggerlo.

Come i suoi compagni, anche lui era stato ucciso da Perséy El Sariq per ordine di O’Neill, tuttavia nessuno aveva preso in considerazione il fatto che ognuno di loro sarebbe potuto tornare in vita. Un membro della banda era infatti un potente stregone e necromante, quindi già molti anni prima aveva intessuto un incantesimo straordinariamente complesso ed elaborato che, in caso di morte innaturale di un membro del gruppo, avrebbe richiamato la sua anima dall’aldilà per impiantarla in un nuovo corpo preparato per lo scopo. In quel momento tutti i Boia Tagliagole erano dunque vivi e vegeti, magari un po’ fuori allenamento, ma sicuramente pronti a prendersi la loro vendetta.

Il vero problema una volta tornati in vita era che ben presto avevano scoperto che la loro base era stata razziata di tutto – perfino l’impianto elettrico era stato sradicato dalle pareti –, quindi non avevano potuto fare altro che ritirarsi lontano da Traumburg, in attesa di un’occasione per rifarsi innanzitutto del denaro perduto. E ora quell’occasione era arrivata.

Stando al file, il bambino in questione si trovava su un pianeta non spaziale chiamato Terra, tuttavia non era specificato il fattore che lo rendeva così importante da dover essere rapito. Poco male, l’unica cosa che gli interessava era che il lavoro suo e dei suoi uomini sarebbe stato ben ricompensato.

Quello sarebbe stato il primo passo per la rinascita dei Boia Tagliagole.


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Commenti

pubblicato il domenica 24 dicembre 2017
31243059946774, ha scritto: Ciao. Inizio col dire che preferisco dire tutto una sola volta, piuttosto che tutto separato. Rispetto ad altri racconti, questo ha preso due strade diverse. Una positiva e una negativa. Non l'ho mai fatto con un commento, ma serve per far capire cosa non mi è piaciuto. La prima parte del racconto è stata, purtroppo, lenta. Alcune descrizioni rovinavano l'effetto sorpresa tipo le armature e le armi. Altre volte si andava fuori tema, perdendo quel ritmo che potrebbe rendere il tutto interessante. Non manca, ancora una volta, la pesantezza nelle battaglie. All'inizio non ci fai caso, ma alla lunga... Forse l'unica cosa positiva che negativa è Leona. Fa tutto lei, ma... Ecco l'altra strada. I titoli dei capitoli fanno paura e ti fanno sempre dubitare che cosa potrebbe accadere. Il treno che prendono, il centro commerciale in cui vanno, simile a un film famoso e i talismani sono le unice cose che si salvano nella prima parte. Nella seconda parte tutto funziona a meraviglia compresi i protagonisti e il finale stesso. Una piccola domanda: Perché O'neill vorrebbe farla finita, ma non lascia perdere le difese? Forse è pazzo? Comunque, con questa risposta ho detto tutto. Ciao.

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